Bob Dylan ad Harlem, Guccini e la Caselli, quel secchione di Fabrizio

Riassunto della puntata precedente: vado sull’archivio della Stampa, cerco la prima volta che hanno parlato di musicisti famosi. Adesso, un aggiornamento veloce pre-capodannizio.

Dicevo che i Beatles sembravano servire come passepartout per raccontare il resto della musica rock.

Vedi per esempio come viene titolato un articolo del 1965, il primo su Bob Dylan (la storica foto con Suze Ruotolo si sposta in didascalia dalle strade del Village a quelle di Harlem):

L’articolo si appoggia tra le altre cose su una dichiarazione di Lennon (“Il più intelligente dei Beatles”) che dice che Dylan ha nel cantare delle inflessioni da negro. Da lì l’articolista parte per ricondurre tutto a quello. Per esempio:

Si mette nei panni di un negro per sapere cosa prova. La sua ragazza lo pianta in asso: «Non pensarci due volte, va tutto bene — canta —. Io sto dalla parte buia della strada, non pensarci due volte, va tutto bene».

I Doors, curiosamente, sono accolti parecchio bene. Forse le voci degli eccessi di Morrison non sono mai arrivate fino a Torino, perché le prime menzioni che trovo, il 12 giugno 1968 e il 29 ottobre dello stesso anno sono recensioni, favorevoli, dei loro singoli, perse in mezzo ad altre cose più o meno improbabili.

"un po' astruso"

 

Fanno capolino anche nel bill del Festival dell’Isola di Wight, a cui viene dedicato un articolo in una terza pagina di tutto rispetto, il 25 agosto del 1970:

Il signor Knaus, benefattore delle mammane.

Il festival viene presentato, dopo i soliti discorsi sugli idoli dei giovani, così:

Al festival saranno presenti anche sacerdoti che distribuiranno ai capelloni fuggiti da casa cartoline, gratuite da inviare ai genitori, almeno per fare loro sapere che non sono morti. Altri religiosi si terranno pronti ad assistere ì ragazzi in bisogno spirituale (o nel corso di un «viaggio» allucinogeno andato male). La gente del luogo è tollerante, dopo l’invasione dello scorso anno, è pronta a tutto, purché i ragazzi non spaventino gli animali. Non mancano i critici, naturalmente. Un ex colonnello vuole che i poliziotti aggrediscano a frustate i barbuti e zazzeruti ribelli. «Rumore, fornicazione, droghe, sporcizia, rifiuti», così ha definito il festival l’ex militare. La classe media soffre a vedere i propri figli educati nelle «Public Schools» finire negli stracci di una ribellione che di musicale ha solo il nome. Il «potere dei fiori» è morto, sono rimasti gli spettacoli. Per oggi, è atteso Leonard Cohen, professione cantante. Per aderire al Festival, ha preteso di essere accolto da una scorta di sei motociclisti.

Un po’ di metal? Gli Iron Maiden vengono citati per la prima volta in un articolo del 1981 che parla dei Saxon:

Un bignami della NWOBHM

C’è poi, in aprile, un reportage da un concerto dei Maiden all’Ariston di Sanremo:

Paul Di'Anno dice ai giovani fan di stare lontani dalla droga perché se cala la domanda i prezzi si abbassano.

E gli italiani? Tipo: Guccini. Eh, Guccini.
Articolo sul Festival di Castrocaro del 12 ottobre 1967:

Caterina Caselli è arrivata nell’alone di una curiosità creata dalle notizie di un suo presunto fidanzamento segreto con Francesco Guccini, studente universitario, bravo interprete di pezzi con la chitarra, autore tra l’altro delle più recenti canzoni da lei incise: Per fare un uomo e Dio è morto. Le chiediamo: «A quando il matrimonio?». Lei risponde con vivacità, ridendo: «Con Francesco non ci sarà matrimonio. Il fidanzamento è tutta un’invenzione». Ma è davvero questa la verità?

Noi di Buoni Presagi crediamo di no.
De André invece, fin da subito, fa la figura del primo della classe:

 «Quando carica d’anni e di castità / fra i ricordi e le illusioni / del bel tempo ohe non tornerà / troverai le mie cantoni  nel sentirle ti meraviglierai che qualcuno abbia lodato / le bellezze che allora più non avrai». Così si inizia il «Valzer per un amore», di Fabrizio De André: il pezzo più commerciale fra quelli finora scritti, musicati ed eseguito dal giovane cantautore genovese. Fabrizio è un umanista, studioso di teatro e di storia dell’arte, di letteratura, laureando in legge (con una tesi sul diritto di sciopero), ammiratore di George Brassens, appassionato del Rinascimento. E dello spirito rinascimentale le sue composizioni hanno la voglia di vivere, la malinconia sottile e la gioia ‘esaltata del «Carpe diem ». Ha scritto finora poche canzoni, ma «Il testamento» e «Il ritorno di Carlo Martello dalla battaglia di Poitlers» sono inserite in quasi tutti i juke-boxes e nel repertorio delle orchestrine dei locali notturni. Le altre sue composizioni sono «La ballata dell’eroe», «La guerra di Piero», «La ballata del Michè», «La canzone di Marinella». Insieme con altri quattro pezzi nuovi, verranno incise nel primo long-playing di Fabrizio, che uscirà a fine mese. Di essi, due sono canzoni di origine medioevale, «Fila la lana», dalla ballata di un Trovatore lorenese del ‘400, forse Bertrand de Villecroix, e «Tieni la vita mia», composizione anonima francese, del ‘500, il cui titolo originale era «Belle qui tiens ma vie captive dans tes yeux». Insieme con un amico, attore e chitarrista, anch’egli genovese, Vittorio Centanaro, Fabrizio le trovò a Parigi, nello sgabuzzino di un vecchio negozio di musica.

Che fine avrà fatto Anna Marchetti, la nuova Mina scoperta al circo?

7 commenti

Archiviato in musica

7 risposte a “Bob Dylan ad Harlem, Guccini e la Caselli, quel secchione di Fabrizio

  1. Francesco

    Bello anche questo! In un articolo viene citato anche il concerto degli Iron Maiden nella mia città natale. Mi sono detto: “Vuoi vedere che…?” Ed eccolo qua: http://www.megaupload.com/?d=0QM2ZJQ5. Ah. L’internet.

    • :D Fantastico.
      A me leggendo il booklet di Live after Death ha sempre fatto impressione vedere che tra i tanti posti hanno suonato a Pietra Ligure, in quel tour.
      Comunque i Maiden hanno sempre avuto un gran rapporto con l’Italia. Il primo tour che fecero con Dickinson fu proprio in Italia, ma la motivazione era molto più pratica: Bruce non sapeva ancora bene i testi quindi si dissero “massì, iniziamo in italia, tanto non capiscono una parola comunque e se anche sbagli non si accorge nessuno”.

  2. no ma che roba meravigliosa, bob dylan negro, i sacerdoti ai concerti hippie, ancora, bravò!

  3. Pingback: La logica delle predizioni | A Day in the Life

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...