Legittima difesa – Gennaio 2012

Leggo per legittima difesa
Woody Allen

Benvenuti a Legittima difesa, la rubrica dei libri già nota come Autodifesa, che da quest’anno assume il titolo corretto.
Rispetto all’anno scorso, titolo a parte, non cambia nulla. Pareri non richiesti sui libri letti nel mese precedente.

More about Hard Day's KnightPartirei con quello divertente, che è Hard Day’s Knight di John G. Hartness, un romanzo che appartiene all’affollatissima categoria dello urban fantasy e ha per protagonisti due vampiri detective alle prese con ferocissimi demoni che hanno intenzione di scatenare l’Armageddon.
Se vi suona come la fiera del trito e ritrito è perché è esattamente quello: la fiera del trito e ritrito. Ed è pure il primo volume (comunque autoconclusivo) di una serie più lunga, lo vedete quel “vol.1” sulla copertina?
Però, Hartness ha dalla sua parte alcuni pregi non da poco: intanto ha un buon senso del ritmo e anche se abusa di frasi a effetto alla fine dei capitoli la storia è quella che in inglese si definisce un “page turner”, in cui sei continuamente incuriosito dagli sviluppi ad andare avanti. Poi ha avuto la divertente intuizione di rifarsi ai romani della serie di Hap e Leonard di Joe R. Lansdale per caratterizzare i due investigatori, che sono due cazzoni che si prendono molto poco sul serio. In ultimo, l’ebook viene venduto su amazon a 89 centesimi.
Quindi alla fine questo Hard Day’s Knight è un po’ come quelle schifezze che compri al discount perché costano poco e comunque sai che sono schifezze per cui è inutile spenderci troppo: un libretto divertente di cui puoi scordarti dieci minuti dopo averlo letto ma che non ti dà l’impressione di essere stato fregato.
Narrativa di intrattenimento, pura, semplice e onesta.

More about La casa per bambini speciali di Miss PeregrineAvevo invece una certa dose di aspettative per La casa per bambini speciali di Miss Peregrine (Rizzoli) di Ransom Riggs, perché l’idea di partenza,raccontare la storia dietro a foto d’epoca che grazie ai primordiali interventi di fotoritocco davano a personaggi dalla capacità sorprendenti – come la bimba che levita della copertina–, mi sembrava parecchio interessante. E le fotografie (che purtroppo sul Kindle non si vedono benissimo) sono senza dubbio tutte affascinanti e inquietanti come solo le vecchie fotografie sanno essere. Poi però c’è da costruirci attorno una storia, e qui Riggs sembra iniziare bene per poi a poco a poco scivolare sempre di più nel già visto e nel già letto: a un certo punto sembra di trovarsi in una versione per ragazzi di Cabal di Clive Barker, ibridato con un po’ di Big Fish di Tim Burton.
Ma forse non è neanche tutta colpa di Riggs ma della Rizzoli che ha preso un romanzo pensato per young adults e l’ha “vestito” come un romanzo destinato a un pubblico generico, nella speranza di imbroccare il successo crossover (alla Harry Potter, per intenderci). Purtroppo la storia non ha le spalle abbastanza larghe da reggere un simile peso e alla fine, se si ha un po’ di frequentazione del genere, risulta parecchio prevedibile, come prevedibile è il non-finale che in realtà fa del libro semplicemente il prequel di un’avventura più ampia che non credo seguirò.

More about Cultura di destraChe cosa sia la cultura di destra è un tema che è tornato per qualche tempo in voga nelle discussioni immediatamente successive al doppio omicidio di Firenze dello scorso dicembre (scusate se non uso il termine “strage”, ma vorrei mantenere un minimo di proporzioni per salvaguardare la potenza che la parla dovrebbe avere; due morti sono una cosa orribile, ma non sono una strage), quando si scopri che Gianluca Casseri, il militante di Casapound che un bel giorno è uscito di casa per andare a sparare agli “allogeni”, era un appassionato di Lovecraft e Tolkien piuttosto conosciuto nel giro dei tolkieniani di destra.
Alla fine ho pensato che fosse il momento giusto per affrontare un libro che avevo in coda da un po’ di tempo, Cultura di destra (Nottetempo) di Furio Jesi. Una nota a margine: oggi sembra incredibile che Jesi, morto appena 39enne nel 1980, abbia avuto una carriera accademica e un’attività di pubblicazione così intensa in così poco tempo. Fosse nato più tardi probabilmente sarebbe ancora a verbalizzare esami per conto del suo relatore di tesi, chissà.
Comunque. Che cosa è la cultura di destra, per Jesi? Lo dice espressamente in un’intervista del 1979, riportata nel libro:

la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si può modellare e mantenere in forma nel modo più utile. La cultura in cui prevale una religione della morte o anche una religione dei morti esemplari. La cultura in cui si dichiara che esistono valori non discutibili, indicati da parole con l’iniziale maiuscola, innanzitutto Tradizione e Cultura ma anche Giustizia, Libertà, Rivoluzione. Una cultura insomma fatta di autorità e sicurezza mitologica circa le norme del sapere, dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire. La maggior parte del patrimonio culturale, anche di chi oggi non vuole essere affatto di destra, è residuo culturale di destra.

Per sostenere questa tesi, Jesi porta numerosi esempi, per lo più letterari, ma c’è anche un profetico spazio per “Luca, il marchesino dei motori”, vale a dire l’allora giovane e già rampante Montezemolo, la cui vita viene presa a esempio di “un’autorità carismatica fatta di ricchezza, distinzione, eleganza, internazionalità, saper vivere, buon gusto, la forma più nuova e subdola della cultura di destra” (dall’articolo-recensione su Doppio Zero a cui vi rimando per leggere un commento fatto da qualcuno con basi teoriche molto più solide delle mie).
E a tal proposito, fate l’esercizio di vedere in quante delle caselle indicate da Jesi riuscite a collocare Mario Monti e l’ammirazione per la sua figura (o, più facile ancora, quella per De Falco).
È un libro interessante e che ha il pregio di trattare di cose “alte” con un linguaggio che è preciso e tecnico ma mai più di quanto serva; Jesi sembra avere un ottimo gusto per la narrazione, il che rende la lettura molto piacevole. È un libro ancora attuale, non tanto perché l’autore avesse il dono della profezia ma perché le cose, in trent’anni, si sono mosse molto poco, in Italia.

More about Chiedi alla polvereChiusura di gennaio per John Fante e Chiedi alla polvere (Einaudi), che è uno di quei libri per cui vorrei usare l’abusata espressione “scritto con il cuore”. Ho trovato solo un po’ lenta la partenza, ma poi una volta che la storia di Arturo Bandini, aspirante scrittore nella Los Anglese degli annni Trenta ha preso il largo non ce n’è stato più per nessuno.
Fante ti sbatte in faccia tutto, la disperazione, la speranza, l’eccitazione, la povertà, il trionfo, il crollo, la follia. Come se scrivesse spinto da un bisogno insopprimibile di mettere su carta una storia, di immortalare la California e i suoi abitanti.
Tra l’altro a un certo punto, dal passato, tira un potentissimo “cialtroni” ad ampie fette dell’attuale blogosfera (aspirante)letteraria:

Più Sammy parlava, più diventava cordiale. La cosa che lo interessava maggiormente era il lato finanziario della professione di scrittore. Si informò su quanto pagava questa rivista e quanto quella, e affermò di essere convinto che, in campo letterario, riusciva solo chi aveva le conoscenze giuste. Solo chi aveva un fratello, un cugino o un amico in una casa editrice poteva sperare di veder pubblicato un proprio racconto. Inutile cercare di dissuaderlo e io non mi ci provai nemmeno, tanto più che questo suo modo di ragionare era tipico di chi non sapeva scrivere.

E poi ci sono in mezzo delle micro-storie straordinarie, come la vicenda del vitello, e una storia d’amore sghemba, sbagliata, impossibile e destinata alla distruzione. E il titolo che, alla fine, non è più solo una frase bellissima e misteriosa ma qualcosa di più (non dico che cosa, che poi è spoiler).
L’edizione Einaudi è completata da un bel po’ di testi di corredo, compresa un’introduzione di Baricco che magari è meglio leggere dopo il libro, visto che racconta più di quello che dovrebbe.

Ecco. Per gennaio avrei finito qua. Curiosità: solo il libro di Jesi l’ho letto cartaceo, gli altri tre come ebook.

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