“Andiamo in Polonia” (2 di 15; impressioni preliminari su Cracovia)

Riassunto della puntata precedente: scampati a un Ferragosto a Orio al Serio, prendiamo un volo Ryan Air in cui passiamo un’ora e mezza a dire “no grazie” agli assistenti di volo che cercano di venderci rose e arriviamo a Cracovia.

I primissimi approcci con la città non sono il massimo. Arriviamo alle sette di sera a Ferragosto, in una stazione completamente deserta perché tutti i negozi sono chiusi per la festività dell’Assunzione della Madonna.
L’albergo è fortunatamente a due passi dalla stazione, ma quando chiedo alla reception una mappa della città mi viene dato un foglio malamente fotocopiato sul quale riusciamo a malapena a farci segnare la posizione dell’albergo. Poi però usciamo, attraversiamo la piazza, entriamo sotto l’arco di una delle porte della città, oltre il barbacane e… Senza girarci troppo in tondo, Cracovia è incantevole. Cuore culturale e artistico della Polonia, già capitale dal 1038 al 1569, ha avuto l’incredibile sorte di uscire dalla Seconda guerra mondiale sostanzialmente intatta. Il risultato è che il suo centro storico, circondato dal parco del Planty che ha preso il posto delle mura cittadine, è ancora oggi quello originale (mentre per esempio Varsavia e Danzica sono state ricostruite sulla base della documentazione esistente).

Il palazzo sta a metà della piazza; dall’altra parte ce n’è altrettanta

Al centro della città vecchia c’è la più grande piazza medievale esistente (che dopo l’invasione nazista venne dedicata ad Adolf Hitler), una roba da 40.000 metri quadri (circa cinque campi da calcio, per usare l’unità di misura ufficiale della stampa italiana per le superfici) (quella ufficiosa, o meglio da pigra traduzione di notizie da siti americani, è l’isola di Manhattan) con al centro un edificio abbastanza grande da farmi credere, la prima volta che ci sono capitato, che in realtà fossero due piazze. In realtà l’edificio al centro è un mercato coperto, costruito nel XVI secolo per dare ordine alle bancarelle dei mercanti di tessuti. Verso il fondo della piazza svetta una torre isolata, unico residuo di un municipio medievale distrutto nel XIX secolo. Pare che un tempo i sotterranei del municipio ospitassero una taverna e, al di là di una porta, le prigioni cittadine.
La grande chiesa che si trova nell’angolo nord-est della piazza è la Basilica dell’Assunzione ed è, credo, una delle più belle dell’intero Paese (non fosse altro per il fatto che è rimasta così com’è). Trovarla aperta non è semplicissimo, perché noi siamo riusciti a entrarci un paio di volte, di straforo, solo quando c’erano messe appena finite o in procinto di iniziare, però vale la pena provarci. Da uno dei due campanili (asimmetrici) della basilica ogni ora viene suonato l’hejnal, uno squillo di tromba di cinque note che si interrompe bruscamente. Ricorda, o almeno così vuole la tradizione, una vedetta del XIII secola ucciso da una freccia mentre dava l’allarme dopo aver avvistato i Tartari che si avvicinavano alla città. Incredibile a dirsi, in quattro giorni che siamo stati a Cracovia siamo passati mille volte in piazza e non siamo mai riusciti a sentirlo. Ascoltiamolo insieme ora:

In generale, tutto nel centro storico è bello e piacevole.
Il centro è quasi del tutto pedonalizzato. I due nemici naturali di chi gironzola da quelle parti sono le carrozze e le macchinine elettriche.
Le prime sono le classiche trappolette per turisti: un giro romantico su una carrozza aperta trainata da due cavalli e guidata da una coppia di vetturini (sono quasi sempre due) annoiati, ma di solito hanno la faccia parecchio annoiata anche quelli che ci viaggiano sopra. Ne passa una ogni 2 minuti circa, tu senti il pestare degli zoccoli sull’acciottolato e hai pochi istanti per levarti dalla strada prima di venire triturato. Non commettete mai l’errore di sedervi a sfavore di vento nella piazza davanti alla fila delle carrozze in attesa, a meno che non siate feticisti dell’odore di sterco di cavallo.
Le macchinine elettriche, invece, sono tipo quelle per i campi da golf, ma in versione pullmino e sono quelle dei giri turistici per la città. Ci sali sopra, concordi il percorso con l’autista e quello ti fa partire l’audioguida nella tua lingua. I ragazzi che guidano questi aggeggi si trovano a tutti gli incroci principali; un terzo del tempo a Cracovia lo passi a dire “no grazie”. Credo che si possano usare anche come taxi quando non hai più voglia di camminare, ma noi non abbiamo mai ceduto alla tentazione. La cosa tremenda di questi aggeggi è che sono davvero silenziosissimi. Straordinari per l’inquinamento acustico ma pericolosissimi per tutto il resto.

Nei nostri giri del primo giorno partiamo dal Collegium Maius, il più antico edificio di Cracovia, risalente al Quattrocento, già sede dell’Università, dove studiò anche Copernico. Nel cortile, alle 11 e alle 13, l’orologio batte l’ora dando il via a una breve sfilata di personaggi; è la copia di un orologio del XIV secolo, ma non è molto d’effetto. Semplicemente, dei pupazzi di legno scorrono lungo un binario da una porticina all’altra.
E’ invece interessante la visita guidata alle sale visitabili dell’edificio, disponibile in più lingue. Siccome quella in inglese era troppo tardi, abbiamo deciso di spacciarci per spagnoli per convenienza d’orario (in italiano non ci sono guide, o almeno non c’erano quel giorno). In fin dei conti, in Portogallo avevamo fatto di peggio, aggregandoci a una visita in francese delle cantine di Porto per non sprecare il buono per l’assaggio gratis; il fatto che nessuno di noi sapesse nulla di francese non ci aveva certo fermati. Questa volta almeno Lucilla lo spagnolo lo sa e io quando è parlato piano lo capisco. Per fortuna la guida lo parla molto piano e alla fine mi rendo conto che la capiamo meglio noi che gli spagnoli veri che ci fanno compagnia. Durante la visita, che racconta la storia dell’edificio e mostra la biblioteca e alcuni ambienti ricostruiti scopro una cosa che mi arrovellava da anni.
Avete presente quando si visita un palazzo antico e ci si trova davanti a una successione di stanze una dietro l’altra ciascuna delle quali era l’appartamento di qualcuno? Io mi sono sempre domandato come vivesse la gente, se doveva attraversare due stanze per andare in camera sua. Sarò tardo, tardissimo, ma quando la guida ci ha spiegato che ovviamente le aperture attraverso le quali passavamo da una stanza all’altra dei professori erano state create per le visite, mentre l’accesso di ogni stanza era in origine da una porta che dava sul ballatoio… beh, mi si è aperto un mondo. E’ sempre bello imparare cose nuove.
Nella collezione dei Collegium ci sono alcune cose interessanti, come degli strumenti astronomici in uso all’epoca in cui Copernico studiava lì, che aveva quindi probabilmente usato, e un mappamondo del 1510 in cui compare per la prima volta il continente americano (tanta stima per la buona volontà, la precisione era quella che era, ovviamente). C’è pure un Oscar, donato dal regista Adrzej Wajda (insieme ai premi di Cannes, Berlino e Venezia), che diventa ufficialmente l’Oscar che ho visto da più vicino in vita mia, scavalcando quello che Bob Dylan teneva sull’amplificatore durante il tour del 2001. E c’è anche la medaglia del premio Nobel per la letteratura vinto nel 1996 dalla Szymborska, che lì aveva studiato.

A febbraio era la poetessa preferita di tutti i social network

Nell’aula magna, tra i ritratti dei rettori spunta a tradimento anche Joannes Paulus Magnus, vale a dire il caro vecchio Giovanni Paolo II.

“Se sbalio mi meterete dicioto”

Giovanni Paolo II in Polonia si trova ovunque; a Cracovia ancora di più, visto che è stato poi arcivescovo della città per una ventina d’anni (iniziando come vice) prima di diventare papa. Nella biglietteria della Cattedrale, tra l’altro, c’è un distributore automatico di medagliette con la sua effigie. E fuori dalla Cattedrale c’è una statua che sembra fatta apposta per farsi dare il cinque – una foto che avrei fatto, se non avessi avuto come l’impressione che mi avrebbero linciato.

La foto al distributore però l’ho fatta

La Cattedrale di Cracovia sta dentro al castello del Wavel, che si erge rialzato sulla Vistola. Primo nucleo della futura città, il castello ospita alcuni musei tra cui quello dove è custodita la Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci. Tenendo fede alla nostra tradizione di gente che nei musei tende ad annoiarsi per sovraccarico, non ne abbiamo visitato nemmeno uno. In compenso ci siamo avventurati dentro la Cattedrale, che è in realtà un unico, immenso, continuo, cimitero dedicato ai sovrani polacchi del passato. Il suo interno è infatti per lo più occupato da monumenti funebri e cappelle mortuarie della nobiltà polacca. Ci si eleva quando si sale nella torre dove è custodita la gigantesca campana di San Sigismondo (va molto di moda farsi fare una foto mentre si regge il batacchio della suddetta campana, ma non mi sembra questa gran cosa), poi quando ci si immerge nelle cripte regali è come entrare in un corso rapido di storia polacca. La lista delle sepolture comprende tra gli altri Stefan Bathory (zio della famosa Elisabetta e voivoda di Transilvania, che è il titolo nobiliare più figo che possa esistere) e quel simpatico omofobo di Lech Kaczyński (più signora), il presidente della Repubblica morto nel 2010 in un incidente aereo mentre si recava in Russia a commemorare il massacro di Katyn. C’è anche Jozef Piłsudski, il generale che nel 1920 fermò l’avanzata sovietica alle porte di Varsavia e diventò in seguito al colpo di stato del 1926 leader della nazione.

Ma tutto questo impallidisce davanti alla vera attrazione del Wavel: la statua del drago che SPUTA FUOCO. Non so bene come sia la leggenda, fatto sta che ai piedi del castello, lungo la passeggiata sul fiume, c’è questa statua di un drago che ogni 4-5 minuti tira un paio di fiammate verso il cielo, per la gioia di grandi, piccini e fan dei Rammstein.

Il drago in “Nextwave” di Ellis/Immonen

Tra le altre cose belle che si possono vedere in riva alla Vistola ci sono anche i boccali di birra che si fermano a chiacchierare del più e del meno:

Quando cerchiamo di scoprire dove si trova la compagnia che promette gite sul fiume serali con grigliata incorporata e non la troviamo, iniziamo a farci domande sulla nostra Lonely Planet, che già aveva preso un paio di toppe su prezzi e locali. Per farla breve, la guida LP della Polonia è stata aggiornata per l’ultima volta nel 2008. Come l’abbiamo scoperto mi sono sentito come Bart a Knoxville (c’è una puntata dei Simpson per tutto, lo sapete no?)

(continua, che di Cravovia c’è ancora tanto da dire)

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4 commenti

Archiviato in polonia, viaggio

4 risposte a ““Andiamo in Polonia” (2 di 15; impressioni preliminari su Cracovia)

  1. annie

    Kudos per i post :) LP è di solito inaffidabile per ristoranti ed affini. A Washington nel 2010 l’ultima versione ne segnalava un bel po’ che eran stati chiusi :(

  2. Pingback: “Andiamo in Polonia” (3 di boh; ancora Cracovia) | βuoni presagi

  3. Buonipresagi ottima relazione! Ora forse dovrei cambiare il nome del mio blog e battezzarlo ottimi presagi! Perche’ eccellente e’ l’aggettivo piu’ idoneo a descrivere la mia vita a Wroclaw, ci siete stati? :)

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