“Andiamo in Polonia” (5 di 15; e non fa male)

Riassunto delle puntate precedenti: volo low-cost, Cracovia città bellissima, anche fuori dal centro-centro, ma l’italiano in ferie non distingue l’ingresso di un campo di concentramento da quello del villaggio turistico di Sharm.

La Risposta è sottoterra.

Quando ho scoperto che tra le cose che avremmo visitato in Polonia c’era una miniera di sale ho pensato immediatamente, come dovrebbe fare qualunque buon conoscitore di Dylan Dog, “come a Golconda”.
In realtà c’è poco da scherzare, perché la miniera di sale di Wieliczka, a 40 minuti di autobus dal centro di Cracovia (per essere più precisi, 40 minuti di autobus dall’albergo, che era esattamente di fronte alla fermata) non solo è uno dei siti turistici più visitati del Paese, ma è anche antichissima. Infatti, benché gli scavi delle prima gallerie risalgano al XIII secolo, già in epoca preistorica gli abitanti della zona sfruttavano l’acqua salata che sgorgava dalle sorgenti della zona per conservare i cibi in salamoia.
Ora premete “play” qua sotto:


Più tecnicamente, quello di Wieliczka è salgemma, sale che deriva dall’evaporazione di masse d’acqua salata e che resta imprigionato negli strati di roccia. Possono esistere vene di salgemma spesse da pochi centimetri a TANTISSIMO.
(fermate pure la sigla)
Il percorso turistico di Wieliczka, per dire, è lungo circa 3 chilometri e mezzo, vale a dire meno di un decimo di tutti i cunicoli della miniera, che scende fino a 327 metri di profondità. Tradotto in sale, vuol dire che questa miniera ha fornito arterioscleriosi a tantissima gente, fino a che nel 2007 l’estrazione del sale non è terminata perché ormai i costi di estrazione erano diventati troppo alti in rapporto al prezzo di vendita del sale, quindi oggi funziona solo come attrazione turistica.
Fuori dalla miniera c’è un piacevole parchetto, che ha la curiosa caratteristica di essere abitato da vespe ferocissime. Nel giro di pochi minuti, Lucilla che era seduta pacifica su una panchina si è trovata con una puntura e lo stesso è capitato a un altro signore italiano (che ancora un po’ e si faceva ricoverare per direttissima).
La visita è consentita solo attraverso visite guidate, disponibili in più lingue (italiano compreso). Alla cassa propongono l’acquisto di un biglietto aggiuntivo per poter fare foto e video dentro la miniera, ma in realtà vale solo da un certo punto in poi; prima, infatti, si può fotografare liberamente. Benché non costi granché, il biglietto per fotografare alla fine non serve a una mazza perché tanto dentro le luci basse e il sale lucido garantiscono delle foto mediamente orrende.

Tatooine

A ogni modo, che c’è da vedere in una miniera di sale?
Beh, intanto c’è il sale. Tutta la miniera è scavata dentro al sale. La guida ti invita a fare una prova e leccare le pareti (o almeno leccarti prima il dito e poi la parete): è sale, scuro e lucido, ma sale. Grazie a questa caratteristica, dentro alle miniere non vive alcun tipo di animale o pianta. E anche l’aria è così incredibilmente salubre e ha caratteristiche benefiche che c’è una clinica privata specializzata in problemi respiratori che si trova interamente dentro alle miniere. Non è la cosa più bella del mondo?

Quello scuro è sale. Quello bianco pure, solo che si forma per la condensa (grossomodo, non stavo attento quando lo spiegava) (l’avevo detto che le foto vengono uno schifo?)

Dentro la miniera, è ovvio, non ci si limita a camminare per tre chilometri e mezzo in corridoi di sale: ogni tanto il corridoio si apre in sale che ospitano ricostruzioni della vita dei minatori, delle tecniche estrattive e di puntellamento della miniera, sculture in sale di personaggi importanti legati in qualche modo alla storia del sito.
C’è, per esempio, la ruota a cui viene legato Conan nel primo film, che serviva per muovere un argano; ci sono dei bruttissimi manichini di tizi impegnati nei mestieri buffi della miniera tipo “dare fuoco al metano finché sono sacche piccole, che se poi diventano grosse saltiamo tutti per aria”; ricostruzioni delle ripidissime scale scavate nel sale usate per muoversi nella miniera; i pali di legno chiamati “testimoni” che venivano piantati a puntellare le volte delle camere che venivano man mano scavati e che servivano a capire se il soffitto stava per crollarti sulla testa, anche se non era dato di sapere quando.
Come si può intuire, i minatori di Wieliczka facevano, come poi tutti i minatori, una vita decisamente grama; per questo uno dei loro hobby, fin dal medioevo, è sempre stato quello di adornare determinate sale della miniera con sculture di tema religioso, creando vere e proprie cappelle scavate nel sale. La più antica di queste non è visitabile in estate perché l’umidità che inevitabilmente, nonostante le precauzioni di doppie porte piazzate ovunque, scende giù dal pozzo di accesso alla miniera, danneggia le statue al suo interno, già praticamente ridotte a moncherini.
Se ne può visitare un’altra, un po’ più recente, ma il vero pezzo forte della miniera è la cattedrale scavata nel sale da tre minatori, che ha più o meno questo aspetto:


La foto viene da Wikipedia perché a questo punto si doveva pagare per fare le foto. Tutto quello che si vede è scavato nel sale, comprese le fughe delle piastrelle; sono di cristalli di sale anche le decorazioni dei lampadari, mentre su una delle pareti c’è uno straordinario bassorilievo che riproduce l’Ultima Cena di Leonardo con una perizia prospettica di prim’ordine, che fa sembrare l’opera molto più profonda di quanto non sia.
Quello che mi ha lasciato stupito è che nessuno ha mai pensato di mettere qua sotto la miglior statua possibile della moglie di Lot, ma forse perché non si capirebbe bene la differenza con gli altri personaggi.
In compenso, qua sotto, a 300 metri di profondità, si trova uno dei vertici della vacanza: il Giovanni Paolo II di sale.

Dal vivo rende molto di più, purtroppo lì sotto le fotografie vengono uno schifo.

Si tratta del mio secondo Giovanni Paolo II preferito della vacanza polacca (per vedere il migliore bisogna aspettare Poznan), una delle cose più assurde che abbia mai visto. “L’unica statua di sale di Wojtyla a 300 metri di profondità,” diceva la guida e onestamente non ho avuto il coraggio di chiedere se era l’unica statua di sale del papa al mondo o l’unica a 300 metri di profondità.
Poi c’è anche un lago sotterraneo, ma onestamente dopo che hai visto una chiesa scavata nel sale con statue del genere hai un po’ fatto giornata. E poi il vero capolavoro, la vera cattedrale, non è tanto quella scavata nel sale bensì l’incredibile lavoro di carpenteria che sorregge, con travi disposte ad arte, la volta di una sala altissima. Un capolavoro di ingegneria che mi ha fatto pensare a che cosa devono essere le chiese in legno norvegesi.
Wieliczka è decisamente un posto unico al mondo; tra l’altro dentro c’è una piacevole temperatura di 14° che fa sì che quando esci di colpo ti sembri tutto caldissimo e umidissimo.
Rispetto alla visita ad Auschwitz la compagnia si è rivelata un po’ meno piacevole. Di colpo sembrava di essere tornati in gita scolastica alle medie, con un sacco di gente che si attardava, parlava dei cazzi suoi mentre la guida parlava e poi si lamentava di non aver sentito nulla.
Tra l’altro la guida, essendo una donna poco materna e dai metodi spicci, viene immediatamente etichettata come “SS”; più realisticamente parlava un po’ come la Massironi quando faceva Natolia (o come Asia Argento, è poi la stessa cosa).
Ma tutto passava in secondo piano davanti a una meravigliosa bambinetta di quell’età per cui sapeva appena camminare da sola e parlare, che durante la lunga discesa di una settantina di piani di scale aveva iniziato a esclamare “aiuto! Il gruppone mi segue! Ma io non sono la guida!”
La visita è lunghetta, anche con la pausa in mezzo al bar (bel lavoro, trecento metri sottoterra), anche perché quando pensi che sia finita in realtà ti viene proposto di continuarla al museo della miniera. Se decidi di lasciare perdere perché comunque la guida ti ha detto che sono le stesse cose che hai visto nella miniera ma messe dentro delle teche, per arrivare all’ascensore hai davanti ancora un quarto d’ora circa di cammino con la prima guida di passaggio, che probabilmente parla solo polacco e fino all’ultimo non sai se ti sta portando davvero all’ascensore o a nutrire il balrog.

Dai, non possono non avere un balrog.

Unico souvenir comprato: due buste di sale, una normale e una al basilico. Il famoso basilico polacco, ma è stato un pensiero che mi ha colto solo una volta riaperta la valigia a casa.

Tra le altre cose che ci è capitato di vedere a Cracovia, c’era un bella mostra fotografica sulla vita nella Germania dell’Est e la costruzione del monumento a Marx ed Engels a Berlino.
La mostra era molto sobria e mi ha fatto venire in mente che Cracovia (e poi più avanti il resto della Polonia che abbiamo visitato) sembra essere straordinariamente immune, almeno a prima vista, dalle forme più o meno velate di ostalgie (il neologismo tedesco indica specificamente l’ambivalente nostalgia degli ex cittadini della Repubblica Democratica per la loro vita pre-unificazione, ma in generale si può applicare un po’ a tutto l’ex blocco sovietico). Non ci sono nemmeno bancarelle che vendono cianfrusaglie dell’epoca della Cortina di Ferro; o se ci sono io non le ho viste.
La traccia più tangibile era un volantino che avevamo preso da qualche parte di dei tizi che proponevano dei tour “comunisti” in Trabant, sulla falsariga di quello che si può trovare a Berlino, ma anche dal sito sembrano più che altro mettere in scena uno spettacolo a uso e consumo di turisti particolarmente confusi sulla geografia. Anche se, certo, il tour con annessa gita al poligono per sparare con il kalashnikov è un’idea quantomeno originale. L’unica cosa interessante è che fanno visitare Nowa Huta, “il regalo di Stalin a Cracovia”, un quartiere operaio costruito negli anni cinquanta per ospitare i lavoratori delle acciaierie costruite ad hoc (e cinque volte più estese del centro storico) per infondere nella città, intellettuale e aristocratica, una sana dose di operaismo. La cosa non andò affatto a buon fine, tanto che come disse lo stesso Stalin, applicare il comunismo alla Polonia era stato “come cercare di sellare una mucca”.
Così, senza visitare Nowa Huta, ci prepariamo a lasciare Cracovia…

C’è da dire che comunque non è gente che fa tanti giri di parole per spiegarti che vende un negozio.

(continua)

5 commenti

Archiviato in polonia, viaggio

5 risposte a ““Andiamo in Polonia” (5 di 15; e non fa male)

  1. ma è pazzesco, qui in italia per trovare la INNA devi cercare in tutti negozietti più sordidi, chiedendo al proprietario, a bassa voce, e in polonia te la sbattono sulle insegne?

    gran resoconto, comunque. ti commento solo questo post perché sono pigro, ma ho letto anche gli altri e sono pronto a dimostrarlo in tribunale, se necessario.

  2. I polacchi sono grandi produttori e consumatori di INNA. È noto che la seconda guerra mondiale è iniziata perché anche Hitler ne era ghiotto, così come Stalin, ed entrambi volevano metterci le mani sopra.

  3. Muoio dalla curiosita’ chi era questa guida nelle miniere:) Meno male non sono stata io, ma ce ne sono alcune che assomigliano alla Massironi! Complimenti per aver ricordato tanti particolari, dovrei soltanto correggere l’informazione sulla profondità – scendi prima a 64 metri, vai un bel po’ seguendo sempre i corridoi al primo livello, poi scendi a 90 metri e vieni a salutare il Papa Giovanni Paolo II a 101 metri. Il ristorante è al terzo livello, 135 metri sotto la superficie e praticamente non si scende più giù, sotto ci sono altri scavi ma non visitabili.
    Il sale bianco sopra la roccia grigia cresce grazie alle infiltrazioni dell’acqua dolce (per esempio piovana) dalla superficie che incontrando il salgemma ne assorbe finché può, però dopo evapora (si tratta di perdite sottili) e il sale rimane a forma di cristalli, per questo dapertutto potevate vedere “cavolfiori”, stalattiti o sale cristallino sopra le pareti.
    Ti saluto con il nostro saluto tipico “Che Dio vi benedica!” (perché non è vero che ci odia, è un gentiluomo che non si intromette e non ti vuole disturbare se hai scelto di essere autosufficiente:)

    • :-) Grazie per la precisazione sulle profondità; ho scritto un mesetto abbondante dopo la visita e devo avere fatto confusione (effettivamente fare quasi 300 metri di scale sarebbe un po’ complicato).
      Vorrei rispondere con “grazie” in polacco, ma confesso che in due settimane non sono riuscito a comprenderne l’esatta pronuncia! (mi frega la vocale finale)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...