“Andiamo in Polonia” (6 di 15; Wroclaw terra di gnomi)

Riassunto: mai arrivare troppo presto in aeroporto, ma andate a Cracovia che è bella, basta stare attenti agli italiani idioti e alle vespe fuori dalle miniere di sale

In Polonia se vai in rosso la banca ti manda Chuck Norris a casa.

La prima cosa che uno dovrebbe sapere di Wroclaw è che non si pronuncia “vroclav”, ma “frotsuav” (ascolta). Se dovete andare in Polonia è bene iniziare ad allenarvi presto a pronunciarlo perché non è così semplice come sembra. Il nome tedesco è Breslau, ed è decisamente più comodo, ma siccome la città è passata di nuovo alla Polonia solo dopo la seconda guerra mondiale e solo dopo che Hitler decise di farne una roccaforte radendo al suolo più o meno tutto quello che non serviva a scopi militari, capirete che non è il caso di usare il nome tedesco, da cui deriva poi quello italiano che è Breslavia. Ma ovviamente se dici “Breslavia” non ti capisce nessuno.
Se guardi la cartina, Cracovia e Wroclaw non sono molto lontane, ma il treno ci mette circa quattro ore e mezza e il pullman più veloce ce ne mette tre. Sulle prime credevo che la signorina dell’ufficio informazioni non avesse capito bene la città, invece è proprio così. I tempi di viaggio all’interno della Polonia sono decisamente rilassati.
La mattina della partenza siamo proprio spiaciuti di lasciare Cracovia e il terrore di esserci giocati per prima la carta migliore e di essere costretti da lì in poi a trascinarci stancamente da una Viseu all’altra è fortissimo. Per consolarci, alla stazione delle corriere ci adeguiamo a tutti gli altri viaggiatori e acquistiamo “la ciambella del viaggiatore”, una ciambella di pane coperta di semi che, ognuno nella sua versione preferita sembrano portarsi in viaggio tutti quelli che vediamo.
Ovviamente, il viaggio è una parentesi grigiastra di cui ricordo pochissimo, se non due signore che hanno parlato ininterrottamente per tutte e tre le ore.
Quello che ricordo benissimo è l’assalto frontale del caldo appena sceso dal pullman. Roba da trentacinque gradi e umidità all’ottanta percento, esattamente il mio clima preferito, specialmente dopo quattro giorni di piacevole fresco e caldo sopportabilissimo nelle ore più calde della giornata.
Per risparmiarci lo sbattimento di trovare un bus che ci porti in centro, facciamo la signorata di prendere un taxi. Quando riprenderemo il taxi per andare dall’albergo alla stazione scopriremo un miracolo che si ripeterà altre volte: il tragitto stazione-albergo costa il doppio di quello di ritorno, quando il taxi te lo chiama l’albergo. Tonni noi che ci facciamo fregare come i peggio bambini: il tassametro nascosto dalla leva del cambio con la tariffa notturna invece di quella diurna. Grazie al cambio favorevole euro-zloty, in ogni caso spendiamo meno di taxi in due settimane di Polonia che nei due tragitti casa-stazione e stazione-casa a Genova.
Archiviata la pratica albergo (un elegante quattro stelle in cui ci presentiamo come nostro solito con gli zainoni da saccopelisti con sommo disgusto del compostissimo personale della reception), ci avventuriamo per la città alla ricerca di cibo, che sono ormai le tre e la ciambella del viaggiatore è un lontanissimo ricordo. Risolviamo la questione con due fette di cheesecake, che io scelgo di accompagnare con un bel “ice coffee”. Mi aspetto di vedermi arrivare un caffè freddo, mi arriva una pinta di affogato al caffè con panna. Che costa più o meno come il bicchiere d’acqua di Lucilla. In Polonia, infatti, l’acqua è considerata alla stregua di una qualsiasi bibita, come del resto un po’ in tutto il mondo al di fuori dall’Italia. Solo che la dose standard di acqua nei ristoranti e nei caffè sembra essere la 0,20. A volte in bottiglia, a volte direttamente in un bicchiere, con l’immancabile fettina di limone. La volta che ci hanno portato la cara vecchia bottiglia da mezzo litro ci è sembrata GIGANTESCA.

La piazza vecchia di Wroclaw

Ecco un’altra cosa da sapere di Wroclaw: se ci arrivi da Cracovia, hai questo strano dejavu davanti alla grande piazza con al centro un grosso edificio. La piazza è molto più piccola ma l’edificio al centro è talmente grande che in realtà al suo interno ci sono delle strade.
Dopo le distruzioni della guerra, quello che si vede oggi di “antico” di Wroclaw è in parte frutto di una scelta politica ben precisa, vale a dire “degermanizzare” il più possibile la città, facendo sparire per esempio tutti i monumenti tedeschi non religiosi. Considerato che la città è stata per secoli sotto il dominio tedesco (in diverse forme), si può capire che arbitrio sia stato; ma la situazione dei territori passati dalla Germania alla Polonia dopo la guerra (e più in generale il tema del nazionalismo polacco) è un argomento troppo vasto e complesso per essere affrontato da uno che da quelle parti c’è stato due settimane con una Lonely Planet di quattro anni fa. Se ne imparo di più poi vi so dire.
Resta il fatto che, comunque sia stata ricostruita, la piazza è un posto piacevolissimo (fatti salvi i sedicimila gradi centigradi; c’era gente che si metteva a mollo nella fontana per alleviare il caldo), circondata com’è su quatto lati da un ben amalgamato mix di edifici di stili diversi, dal rinascimentale al liberty, oggi occupati prevalentemente da locali e ristoranti, anche di catene come Pizza Hut. La facciata del municipio al centro della piazza invece è distintamente gotica. Come esci dalla piazza, invece, ti trovi accolta da architetture decisamente più moderne e spartane, palazzi di epoca comunista oggi trasformati in appartamenti per gli studenti dell’università. Sono bruttini ma per fortuna sono proporzionati all’altezza dei palazzi più antichi (o presunti tali) quindi almeno non rompono l’armonia.

Anche piantarci degli alberi davanti non è una cattiva idea, comunque.

Una terza cosa che uno dovrebbe sapere di Wroclaw è la faccenda degli gnomi.
Camminando per la città, prima o poi vi capiterà di vedere la statua in bronzo di uno gnomo, alto sui venti centimetri, magari con una valigia in mano, intento a leggere un libro, addormentato vicino a una porticina. E poi ne vedrete un altro. E poi ancora un altro, fino a che non passerete tre quarti dal vostro tempo a Wroclaw guardando per terra e non vi accorgerete dei due gnomi arrampicati su un lampione.
La nostra infida guida ce ne segnalava uno a ridosso della piazza principale e lasciava cadere lì la cosa dicendo “ce ne sono altri 15 sparsi per la città”. Balle. Devono essere almeno un centinaio e nei negozi potete comprare anche delle mappe che vi indicano la posizione dei più comodi da raggiungere (e non avete idea di quanto siamo stati vicini a comprarne una), oltre alle riproduzioni dei più famosi. Non mi risulta esista un applicazione per smartphone, ma non mi stupirei se saltasse fuori. Spesso la loro collocazione non è casuale, ma in qualche modo collegata alla storia o alla natura del posto in cui si trovano, come per esempio nel caso degli gnomi-pompieri davanti a una chiesa andata in fiamme nel 1976.

Il povero gnomo al gabbio si affaccia dalle finestre dell’antica prigione, oggi un asilo.

E’ curioso però che la storia di queste buffe mascotte della città non solo è relativamente recentissima (il primo è apparso nel 2001) ma è anche collegata alla storia politica della Polonia degli anni ottanta. Risale infatti all’inizio di quel decennio la formazione di un gruppo di protesta clandestino chiamato Pomarańczowa Alternatywa (Alternativa arancio) che si opponeva al regime attraverso forme di protesta ispirate all’assurdo e al non-sense, in alternativa ai movimenti “seri” come Solidarnosc. Tra le loro consuetudini c’era quella di disegnare gnomi sulle macchie lasciate dalla copertura degli slogan anti-comunisti sui muri, oltre che la messa in scena di forme surreali di protesta (oggi diremmo quasi dei flashmob), la cui repressione generava situazioni demenziali come (cito wikipedia, che tutte queste cose le prendo da lì) arrestare 72 Babbo Natale (manco fossero stati a Portland) o tutti quelli che indossavano qualcosa di arancione. La loro azione più eclatante fu la “marcia degli gnomi”: 10.000 persone in corteo per il centro di Wroclaw con dei cappelli da gnomo. Tra gli slogan: “cittadino, aiuta la polizia, picchiati da solo”.
Nel 2001 il gruppo editoriale Agora, proprietario di uno dei principali quotidiani polacchi, ha finanziato la realizzazione della scultura in bronzo di uno gnomo, da collocare su richiesta dell’amministrazione cittadina nel punto dove solitamente si svolgevano le azioni di Alternativa arancio; un caso unico di riconoscimento ufficiale postumo a un movimento clandestino sovversivo.
Nel 2005 sono stati collocati altri cinque gnomi, in uno stile totalmente diverso dal primo, che è diventato poi quello “ufficiale”. Uno di loro, vicino all’università, fa il verso alla statua di uno spadaccino nudo poco distante:

Uno…

…e due (His name is Grimble Grumble)

Poi ne hanno messi altri nel 2008 e poi la cosa deve essere scappata di mano a qualcuno perché oggi non si riesce nemmeno a trovare il numero esatto di questi gnometti, che alla lunga sono pure un poco inquietanti, con i loro nasi all’insù e gli occhietti porcini.
Se non si vuole comprare la cartina, il modo migliore per scovare gli gnomi è fare attenzione alla gente accucciata con la macchina fotografica. Nove volte su dieci ha trovato uno gnomo.

A proposito, di Pink Floyd: la vetrina di un ottico (daltonici, presbiti, mendicanti di vista…)

(continua…)

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6 commenti

Archiviato in polonia, viaggio

6 risposte a ““Andiamo in Polonia” (6 di 15; Wroclaw terra di gnomi)

  1. paola

    viva gli gnomi!!!!!

  2. baldo da rimini

    bello lo gnomo motociclista ma perche all entrata di una chiesa

  3. claudio molteni

    cerco fabbrica di gnomi in polonia o germania o china

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