“Andiamo in Polonia” (8 di 15, cose che possono dare fastidio)

Riassunto: mai arrivare troppo presto in aeroporto, ma andate a Cracovia che è bella, basta stare attenti agli italiani idioti e alle vespe fuori dalle miniere di sale. Inoltre, a Wroclaw occhio che si inciampa negli gnomi e che gli oggetti dipinti possono essere più lontani di quello che sembrano.

Gente che ha vinto tutto

Che poi, questa cosa che i polacchi sono cattolicissimi a volte smette di essere divertente e affascinante e diventa da prendere a craniate sul naso qualcuno.

Metti per esempio che sei a Wroclaw e ti stai avventurando nella parte della città costruita sulle isolette dell’Oder (lo stesso fiume della Francoforte meno famosa, mentre quella della fiera del libro e della BCE sta sul Meno) quando di colpo, sul fianco di una chiesa ti trovi una serie di cartelloni dedicati all’aborto. Una serie di cartelloni piuttosto espliciti dedicati all’aborto, in mezzo a una strada, con fetini a pezzi, sangue e Hitler.

L’ho presa da lontano ma qualcosa si intravede.

Passato il momento in cui ti domandi se si può fare una cosa del genere, ti domandi se forse invece di sbatterti in faccia Hitler non sarebbe più pratico non fare finta che i preservativi non esistono (vedi post precedente). Notizia del giorno: la risposta è . Pensa un po’.

L’isola della cattedrale in versione panoramica (clicca per ingrandire).

Comunque, una parte di Wroclaw è stata costruita su isolotti collegati da ponti; la più importante e affascinante di queste isole è quella che ospita la cattedrale, un’ecclesiastica oasi di silenzio che ha un qualcosa di veneziano e che rappresenta la parte più antica della città. Praticamente rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, la cattedrale gotica è stata ovviamente ricostruita uguale all’originale in appena sei anni, con i suoi campanili simmetrici (la cui copertura è stata in realtà finita nel 1991). Su uno dei due campanili si può salire grazie a un ascensore e godersi la vista della città o, meglio ancora, dei buffi doccioni in rame che qua vanno tanto.

Yuk!

Se poi volete fermarvi a dormire di fianco alla cattedrale…

Dove ci sono delle isolette ci sono anche dei ponti. E dove ci sono dei ponti…

TA-DAN! I LUCCHETTI!

I lucchetti dell’ammmore si trovano pure qui. Per la cronaca, Moccia è tradotto pure in Polonia e abbiamo visto suoi libri nelle librerie. La domanda è: tutta colpa sua? Possibile? O ci sono tradizioni di innamorati precedenti?
Perché se così è, se è tutta colpa di Moccia (e/o di lettori e lettrici di Moccia in Erasmus) dobbiamo prendere in considerazione l’ipotesi che l’uomo con il cappellino sia lo scrittore italiano la cui opera ha inciso più profondamente sulla realtà da chissà quando. Con buona pace di Saviano.
Applausi per lo spirito imprenditoriale polacco: di fianco al ponte c’era un omino che non solo vendeva lucchetti ma che per una modica cifra incideva pure i nomi sul metallo.

Nella foto si può vedere anche una coppia di sposi, una delle millemila che abbiamo avvistato in giro per le città accompagnate da un fotografo. L’ipotesi che abbiamo sviluppato, dal tempo e dalla flemma con cui svolgevano le operazioni, è che in Polonia non si usi fare le foto del matrimonio immediatamente dopo la cerimonia ma in un secondo tempo (o meno probabilmente prima). Nei punti più caratteristici, come appunto la zona della cattedrale, capita anche che si trovino contemporaneamente più coppie di sposi, ciascuna con il suo fotografo (più l’assistente del fotografo).

“Adesso vengo giù e ve le suono, eh!” disse il vendicativo e iracondo Dio dell’Antico Testamento.

Essendoci i canali, a Wroclaw si può fare anche dei giri in battello, quei giri sempre un po’ tristanzuoli di una mezz’oretta, quaranta minuti, ma che almeno ti fanno vedere il waterfront della città da una prospettiva diversa.
Il diversivo più interessante è quando da un ponte un tizio si butta in acqua. Un’acqua così melmosa e brutta che già stare sul battello ti fa sentire contaminato, però questo si butta lo stesso. In fondo fa caldo (e il tizio non sembrava proprio in bolla).
Il nostro battello non è lontano dal punto in cui si è tuffato, c’è uno scambio di battute in polacco tra il pilota e il tuffatore, che nel frattempo sta nuotando per riguadagnare la riva, poi il pilota prende la radio e trenta secondi dopo vediamo un motoscafo della polizia sfrecciare verso il tizio che nel frattempo si sta rivestendo. Per dire l’efficienza.

Affascinante segnaletica nautica.

Già che ci siamo, scesi dalla barca, facciamo due passi su un’altra isoletta dove non c’è niente, solo una specie di parco pieno di ventenni che bevono birra seduti sulle rive e che ci guardano come se fossimo due che non possono che avere sbagliato strada (più o meno come i genovesi tendenzialmente guardano i turisti in giro per la città).

Uno degli errori fatti a Wroclaw è stato non prendere la colazione nel nostro lussuoso albergo: non era compresa nell’offerta di Booking, costava parecchio in proporzione al resto e ci siamo detti “ma figurati, con quei s0ldi lì quasi ci pranziamo!”. Piccolo prolema: nel centro di Wroclaw sembra che non esistono posti che aprono prima delle undici. Quindi rimediare una colazione può essere problematico, se non fosse per il benemerito Monsieur Cafe, che apre all’alba delle nove ed è attrezzato per fare una colazione decente, con torta, croissant e muffin. Le teiere con i baffi sono un bel tocco, come l’arredamento IKEA che dà sempre quell’impressione di familiare perché “uh, questo ce l’ho anch’io, questo ce l’ha in casa Tizia, quello è come quello che voleva prendere Tizio”. (Credo che l’80% dei posti dove abbiamo mangiato avesse qualcosa di IKEA dentro.)
È stato buffo, invece, scoprire un paio di giorni dopo l’esatta ragione sociale di una pasticceria (italiana) in cui ci eravamo rifugiati alla ricerca di qualcosa di dolce la sera prima.

Giuro che sull’insegna c’era un altro nome. E a questo punto sono contento di avergli sporcato un intero portatovaglioli cercando di prenderne uno con le dita sporche di cioccolato.

Quando i nostri giorni a Wroclaw giungono al termine, sappiamo che è il momento di affidarci alle ferrovie polacche, che sulla tratta Wroclaw-Poznan sono più affidabili e rapide dell’autobus. Il punto a vantaggio delle ferrovie polacche è che fare il biglietto, alle macchinette o allo sportello, è piuttosto rapido e semplice. E sono molto economiche, al cambio in euro. Il problema è che la qualità del servizio è di quelle che ti fa promettere solennemente che al ritorno in Italia non dirai nulla di cattivo su Trenitalia per una settimana, una settimana e mezzo.
I treni per le breve distanze, da quello visto in stazione, sono abbastanza moderni, ma quelli per le lunghe distanze, gli “intercity” (si chiamano così anche là) sono credo degli anni ’80 e viaggiano con infinita calma. Rispetto ai nostri treni a scompartimenti, il corridoio è molto più spesso e i posti sono quattro per fila, con i sedili spesso rivestiti in quella pelliccetta sintetica che magari fa tanto bello quando fuori ci sono meno trenta gradi, ma che con trenta gradi è una raffinata tortura. In più, niente aria condizionata, solo finestrino (che per fortuna si può aprire). Aggiungeteci che ogni tanto si resta fermi dei quarti d’ora (già compresi nell’orario) in stazione ad aspettare che passino altri treni in direzione contraria e avrete il quadro di un viaggio non esattamente idilliaco. Ma in fondo, chi se ne frega, sei in vacanza, stai pagando quasi niente, fa parte del gioco.

Ovviamente l’ultimo gnomo lo abbiamo fotografato in stazione (“vieni, sono sicuro che ci deve essere uno gnomo pure qua!”)

Prossima fermata: Poznan!

 

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4 commenti

Archiviato in polonia, viaggio

4 risposte a ““Andiamo in Polonia” (8 di 15, cose che possono dare fastidio)

    • Mi sa che quelli a Danzica mi erano sfuggiti; ne ho trovati a Poznan di sicuro.
      A questo punto mi sa che faccio una ricapitolazione di tutti i lucchetti sui ponti incontrati nel corso di vari viaggi…

  1. ““Adesso vengo giù e ve le suono, eh!” disse il vendicativo e iracondo Dio dell’Antico Testamento.”

    …mentre il più bonario Gesù ammonisce: “guarda che lo fa davvero, eh?!”

    Le ferrovie in polonia sono al contrario delle ferrovie in Romania, quindi. Là i treni intercity vengono dal futuro, avanti di almeno una 15 d’anni sui treni “moderni” italiani e 3/4 anni su quelli tedeschi, mentre i treni a corta percorrenza sembrano diligenze a cui abbiano APPENA staccato il cavallo o il bue per attaccare una locomotiva a legna!

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