“Andiamo in Polonia” (12 di 15 – Westerplatte, first blood)

westerplatte

Un bel momento siamo lì che passeggiamo in riva al canale di Danzica, poco distante dalla Porta Verde (costruita per ospitare i re in visita, ma troppo gelida, e che oggi ospita tra le altre cose gli uffici di Lech Walesa*) e ci viene incontro un ragazzo con addosso una divisa militare della seconda guerra mondiale, completata da una benda sporca di sangue in testa. “Latrina!” esclamo ma quello non capisce la citazione di Top Secret! e si limita a darci il volantino della rievocazione dello scoppio della seconda guerra mondiale a Westerplatte, qualche giorno dopo.
Westerplatte è il nome di una striscia di terra proitettata sul mar Baltico, all’imbocco del canale di Danzica, dove tra le due guerre venne installata una base militare polacca. La situazione di Danzica dopo la Grande Guerra era un po’ ingarbugliata: la città stava in mezzo al famigerato “corridoio di Danzica”, creato per dare alla Polonia uno sbocco sul mare e che divideva i territori tedeschi della Prussia occidentale da quelli della Prussia orientale. Danzica, maggior porto della regione, aveva una popolazione a maggioranza tedesca ed era stata dichiarata “città libera” sotto il controllo della Società delle Nazioni, per quanto ai polacchi spettasse l’utilizzo del porto e una base militare, appunto quella di Westerplatte (già località termale).

Il corridoio di Danzica, per la precisione quello dell'albergo.

Il corridoio di Danzica, per la precisione quello dell’albergo.

Per l’elevato valore simbolico della questione del corridoio che spezzava l’unità territoriale tedesca, fu proprio a Westerplatte che le forze navali tedesche spararono i primi colpi contro la base polacca, alle 4:48 ora locale.**
Westerplatte era difesa da circa 200 uomini, i tedeschi avevano una corazzata con circa il doppio di uomini di equipaggio, comprese truppe da sbarco. La prima vittima della guerra fu un uomo polacco di 39 anni, Wojciech Najsarek, per la cronaca.
Fu un gioco da ragazzi, per i tedeschi?
Non proprio. Westerplatte si arrese solo la mattina del 7 settembre, lasciando sul campo una ventina di soldati polacchi e causando almeno duecento tra morti e feriti nelle fila tedesche. I militari tedeschi, che avevano dovuto fare ricorso a bombardamenti aerei e che avevano visto ricacciare indietro diversi tentativi di invasione da terra, furono così impressionati dalla resistenza polacca da concedere al comandante polacco Sucharski l’onore di portare con sé la propria spada in prigionia; esplorando la base dopo la conquista furono stupiti di non trovare una rete di bunker, convinti com’erano che la strenua resistanza ai bombardamenti fosse dovuta a quella. Nel frattempo la Polonia era già spacciata, ma Westerplatte aveva resistito e in quella settimana aveva tenuto occupati complessivamente 3.400 soldati tedeschi.
Come sempre, dietro a quello che si chiama eroismo ci sono sempre delle storie più complicate: Sucharski per esempio avrebbe voluto arrendersi già il 2 settembre, ma venne dichiarato vittima dello shock dei bombardamenti e il comando passato al suo vice, Franciszek Dąbrowski. Si riprese in tempo per la resa ai tedeschi, che tanto furono cavallereschi con lui (anche se sembra che a un certo punto la sciabola gli sia stata confiscata, in prigionia) quanto furono pragmatici con l’operatore radio Kazimierz Rasińsk, fucilato dopo un brutale interrogatorio per essersi rifiutato di rivelare i codici radio. Nel 1940 venne scoperta una fossa comune con i resti di soldati polacchi, probabilmente uccisi dai loro compagni dopo aver tentato di disertare.
Insomma, guerra.

cantieri_B:N

Oggi a Westerplatte si arriva da Danzica con una breve gita in battello. Si può scegliere tra un economico e spartano battello di linea e uno dei due cafonissimi galeoni pirata. I galeoni costano circa il doppio e a volte offrono intrattenimento a bordo, tipo gente che canta accompagnandosi con la chitarra canzoni marinare. Se vi interessa il genere, la raccolta Rogue’s Gallery è la cosa più bella del mondo e vi risparmia il senso di spaesamento del frullone culturale.
La cosa più bella del viaggio verso Westerplatte è che si gode una vista senza pari dello skyline dei giganteschi cantieri navali. Gru, gru e ancora gru, enormi navi alla fonda, strutture industriali titaniche stagliate contro un cielo in cui le nuvole giocano a rincorrersi e sembrano mettersi in posa perché voi possiate pubblicarle su Instagram con il tag #cloudporn. Poi ogni tanto ti volti e c’è Jack Sparrow che sta inseguendo il traghetto.

nave_pirata

AAARRRHHH!

A un certo punto si passa anche di fronte a una solitaria torre cilindrica, unica superstite della fortificazione che un tempo chiudeva l’accesso al canale che conduceva in città, per la quale ho una voce di Wikipedia solo in tedesco (o polacco, se preferite).

torre

Il sito di Westerplatte è una lunga striscia di terra. Dal molo ci sono due percorsi diversi che portano alla zona storica vera e propria: quello migliore è quello nel bosco, più scomodo rispetto alla strada (ma stiamo parlando di neanche un chilometro di cammino) ma corredato di pannelli informativi che ricordano dove si trovavano alcune strutture della base. Purtroppo da un certo punto in poi sono tutti rovinati e illeggibili. C’è anche una torretta di avvistamento, sicuramente ricostruita dopo la guerra, dove si può liberamente salire, così liberamente che nella stanzetta in cima qualcuno c’era andato a cagare di recente e c’era un tanfo che sconsigliava l’ingresso. Però si riesce comunque ad arrivare sopra alle cime degli alberi e scrutare il mar Baltico da cui arrivò il tedesco invasore e in fondo il tanfo di merda è verosimile nella ricostruzione. In fondo se hai appena avvistato il più potente esercito europeo che ti sta bombardando non credo che la tua biancheria intima sia proprio immacolata.

armato

armato1

Uno dei reperti più impressionanti della base è una palazzina di due piani e seminterrato colpita dai bombardamenti ma rimasta in piedi. I pavimenti, in cemento armato, sono sollevati e piegati come se fossero di lamiera e si può entrare negli ambienti del piano terreno e di quello interrato per osservare più da vicino qualsiasi dettaglio venga in mente. Lì dentro, mentre i missili e le bombe giocavano a dare nuove forme al cemento armato, c’erano degli esseri umani. Molti dei quali sono sopravvissuti, perché la struttura, pur crollando parzialmente su se stessa, ha creato una specie di bunker. Nel seminterrato sono ancora visibili le postazioni delle mitragliatrici, con i fori per fissarle alla muratura.

obelisco

Il punto d’arrivo di tutto il percorso, costellato di pannelli informativi che ricostruiscono la storia dell’attacco alla base e le sorti di Danzica e della Polonia nella prima fase della guerra (spoiler: a un certo punto arrivano pure i russi a prendersi la loro parte, come da accordi tra Stalin e Hitler) è l’obelisco commemorativo, perché come è noto il modo migliore di ricordare dei morti in guerra è erigere degli enormi cazzi di pietra. Questo è, nel genere, dotato di una bruttezza tutta sua e ricercata, perché non solo è a forma di “1” ma la pareidolia mi ci faceva vedere dentro un volto dai tratti molto buffi. In realtà, da alcune prospettive le intenzioni dell’artista o dei committenti, che volevano una spada spezzata piantata nel terreno, risultano abbastanza chiare. Poi vedi di nuovo la faccia e se ne va tutto a donnacce di malaffare.

spada

E ora, qualcosa di completamente diverso: cose sparse successe a Danzica.

– una mattina troviamo in albergo un buffet per la colazione pieno di pesce e, dopo un primo tentennamento, ci sfondiamo di tartine al salmone. Alle 9 di mattina.
– una sera entriamo in una pasticceria, che ha questo bancone che sembra il paradiso dei dolci. Scruto con attenzione queste torte misteriose e poi dico: “dai, prendo questa che sembra un tiramisu, chissà che cosa sarà”. Era un tiramisu. Buono, ma non sono arrivato in cima all’Europa per mangiare del tiramisu. Mi rifaccio la sera dopo con un capolavoro di fragole sospese nella gelatina.

Nella foto, quel poco che ne rimaneva quando mi è venuto in mente di fare una foto.

Nella foto, quel poco che ne rimaneva quando mi è venuto in mente di fare una foto.

– Una sera tornando in albergo incocciamo in una gatta per strada e ci fermiamo a coccolarla un po’. La rivediamo due giorni dopo, la mattina che stiamo partendo, davanti all’albergo. È venuta a salutarci.
– Un po’ come i ferraresi, anche i danzichesi (o danzichiani o quello che vi pare) sembrano amare indossare abiti storici, di quando in quando.

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– In Polonia abbiamo trovato moltissimi musicisti e artisti di strada, ma a Danzica un ragazzo ha vinto il premio versatilità. L’abbiamo trovato la prima volta che suonava la batteria per un gruppo di breakdancers (idea parecchio figa), poi il giorno dopo che suonava la fisarmonica per i fatti suoi e sono quasi certo di averlo visto una terza volta suonare qualcosa con un terzetto di musica classica. Idolo.
– Il Nettuno di Danzica è decisamente meno bello di quello di Bologna, ma il suo tridente-doccino è davvero all’avanguardia.

nettuno

Fine della puntata. Il prossimo episodio vedrà in campo i cavalieri teutonici e un incontro inaspettato.

Ah già, le note:

* Su Lech Walesa ho questo ricordo, allucinante. All’epoca delle elezioni polacche in cui Solidarnosc trionfò, fine anni ottanta, a Striscia la Notizia mandarono in onda questa clip di Walesa che baciava una sostenitrice, pericolosamente vicino all’angolo della bocca. Con il tipico meccanismo della ripetizione percussiva, il frammento era replicato, avanti e indietro, un milione di volte in un paio di secondi. Stacco e si vede un camper che sobbalza, mentre una voce femminile dice “Oh Walesa, Lech! Lech!”. Fine dell’allucinante ricordo.
** In realtà circa otto minuti prima i tedeschi avevano iniziato il bombardamento della cittadina di Wielun, priva di qualsivoglia obiettivo militare, facendo 1300 morti (il doppio di Guernica). Non so bene perché l’attacco di Westerplatte sia considerato l’inizio della guerra invece che questo bombardamento, ma penso che sia perché il bombardamento di Wielu fu un atto unidirezionale, mentre quella di Westerplatte fu una vera battaglia. Tra i preparativi alla guerra merita una menzione l’assalto condotto alla torre radio di Gleiwitz da truppe tedesche travestite da polacche, che doveva servire per dare all’opinione pubblica l’idea che la Germania si stesse difendendo da un’aggressione polacca.

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2 commenti

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2 risposte a ““Andiamo in Polonia” (12 di 15 – Westerplatte, first blood)

  1. Adriano

    Ciao carissimo! Uso spudoratamente il tuo blog come fosse un servizio pubblico per porti una domanda (visto che tu sai sempre un sacco di cose, e se non saprai rispondermi almeno potrò dimostrare che non sai proprio proprio tutto…). La canzone “Varsavia” di Pierangelo Bertoli (bellissima, qui il link se non la conoscete http://www.youtube.com/watch?v=FAAOfJmM-R8) a quale episodio storico si riferisce?
    Un saluto da Genova!

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