Un ennesimo post da pendolare

La prova del fatto che i pendolari sono persone civili (fin troppo) è che stamattina non state leggendo cronache di una rivolta alla stazione di Bologna, con i maxischermi della pubblicità presi a sassate, il club FrecciaRossa trasformato in sala d’aspetto di seconda classe e la stazione Alta Velocità lasciata lì com’è perché quella fa già pena a guardarla e non sembra il caso di infierire.
Premessa: ieri il regionale veloce per Milano delle 7.52, utilizzatissimo dai pendolari perché ferma in tutte le stazioni minori, parte in ritardo di 20 minuti perché LA CACCA. Venti minuti possono fare la differenza tra entrare in orario o in ritardo per molti di noi che fanno questa vita qua, specie se dove arrivi devi anche prendere degli autobus.

Stamattina lo stesso treno ripete l’exploit: non parte, ferrovieri che attraversano a folate i corridoi, il ritardo sul tabellone che cresce, che cresce e che mai viene giù.
Attorno alle 8.15 chiedo a un ferroviere che passa così veloce che sembra uno shinkansen se mai partiremo: “Non sappiamo quando” risponde, la voce trasfigurata dall’effetto doppler. Impreco, tiro un calcio al sedile davanti (che risulterà l’unico atto di violenza contro cose o persone registrato nella mattinata), scendo a guardare il tabellone degli orari.
Fuori ci sono tipo cinque ferrovieri che cercano di capire quale porta non funziona. Ora, io non ne so di niente di treni e non posso che credere alla buona fede di gente che sta lavorando, per di più a contatto con un pubblico con a disposizione una riserva più o meno illimitata di sassi. Fatto sta che i regionali sono fatti in modo che se c’è una porta che non va ci vogliono cinque persone che lavorano per mezz’ora per capire dove sia il guasto. Italia, 2013. Alla fine si prende male parole un ferroviere non in servizio che era su quel treno come passeggero ed era l’unico che cercava di dare delle spiegazioni ai passeggeri.
Inizia il gioco d’azzardo: aspettare che parta questo? Prendere quello dopo che comunque è in ritardo pure lui?
A un certo punto, la svolta: treno soppresso. I più punk si imbarcano su un FrecciaBianca. Io resto lì che se becchi il controllore con il belino girato ha pure ragione lui.
Poi la contro-svolta: hanno fatto arrivare sul binario di fianco un altro treno, si usa quello che non è rotto.
Mi siedo. È fatta? No.
A un certo punto vedo gente che scende, gente che so che di solito scende dove scendo io.
“Parte prima quello per Piacenza in ritardo,” dicono. Ulteriori imprecazioni. Sono le 8.30.
Alla fine, a fatica arriva il treno dalla Romagna, vomita i suoi provatissimi passeggeri (secondo voi funzionava l’aria condizionata) e ci saliamo pure noi.
Lasciamo Bologna all’alba delle 8.40.

Uno spettatore esterno avrebbe notato che in tutto questo, a parte alcuni sfoghi magari accesi, tutto si è svolto con una bovina e rassegnata passività da parte dei passeggeri. Scendiamo, risaliamo, aspettiamo, imploriamo informazioni.
Giornate così capitano circa una volta al mese. Va peggio quando nevica, ma anche d’estate con le “variazioni di turno del personale” (trad. “non sappiamo gestire un piano ferie”) non si scherza mica. E non su linee per gente che va a divertirsi (e che comunque ha tutto il diritto di avere un servizio decente), ma su linee frequentate da persone che il treno lo usano per andare a lavorare e pagano anticipatamente per il servizio.
Ma, appunto, siamo gente che vuole solo andare a lavorare, fino a che il lavoro c’è. Non abbiamo voglia di metterci ad assaltare in massa i FrecciaBianca (una volta potevi fare l’abbonamento agli intercity con cui potevi prendere sia IC sia i regionali, poi hanno tolto prima gli IC e poi la possibilità di prendere i treni regionali con i biglietti per treni di fascia superiore), non abbiamo voglia di occupare binari, tirare sassate o sfasciare distributori automatici (benché la tentazione sia molto, molto, molto forte).
Vogliamo solo andare decentemente da A a B in tempi ragionevoli. Vogliamo che ci dicano come stanno le cose, non perché cambi molto dal punto di vista pratico ma per una questione di educazione e rispetto, per non sentirci dei capi di bestiame trasportati lungo la linea.
Non è che vogliamo poi molto.
Ma non ce lo danno lo stesso.

E a questo punto viene voglia di sognare un mondo dove le stazioni debbano essere presidiate ogni mattina e ogni tardo pomeriggio da reparti anti-sommossa, che almeno si passa il tempo intanto che si aspetta il treno.

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2 commenti

Archiviato in il cotone nell'ombelico, treni

2 risposte a “Un ennesimo post da pendolare

  1. Condivido in forma ridotta queste sofferenze per il mio breve viaggio verso Modena. Capisco bene di che si parla: le ferrovie italiane mi hanno fatto esaurire il mio manuale di imprecazioni.

    Sbaglia la regione: dovrebbero intervenire e mettere dei livelli di servizio minimi, e anche qualche soldo. Ma non lo vogliono capire. Sembra di stare a Cuba, ma con molto meno divertimento.

  2. In teoria un livello minimo c’è nel contratto, perché un paio di volte mi è capitato (quest’anno, per esempio) di avere un mese di abbonamento gratis per accumulo di disservizi nel corso dell’anno.
    Però direi che scatta solamente quando nevica e per giorni la situazione diventa impossibile; altrimenti con i normali disservizi non si raggiunge la quota di ritardi.

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