Terra leggiadra. Due giorni in Liguria 4: Toirano

Oltre ventimila anni fa: all’inizio dell’inverno, spinti dall’istinto, orsi delle caverne, creature che popolavano l’Europa, delle dimensioni degli attuali grizzly, si inoltrano nel fondo di una grotta, fino alla stanza meno fredda e umida, dove fanno la loro tana. In primavera, i più deboli tra loro non riescono a rialzarsi. Succederà ogni anno, per innumerevoli anni.

Circa dodicimila anni fa: alcuni uomini (Sapiens, quindi come noi) entrano in una grotta sul fianco di una valle che va verso il mare. Hanno con sé delle torce, avanzano in quell’ambiente ostile tenendosi sempre vicini alla parete sulla loro sinistra, a un certo punto si mettono a gattonare sul terreno fangoso. Arrivano fino a una stanza più ampia, tirano delle palle di argille sul muro.

1950: alcuni ragazzi di Toirano (SV) danno la caccia ai pipistrelli in una grotta poco fuori dal paese. Per caso scoprono un passaggio fino a quel momento rimasto inosservato, si inoltrano nel profondo della montagna e trovano…

Non è l’inizio di un numero di Martin Mystère (anche se probabilmente sarebbe un bel numero di Martin Mystère) ma è la storia dei tre eventi principali che riguardano le Grotte di Toirano, una delle meno note attrazioni turistiche liguri. La storia dovrebbe in realtà partire molto, molto, molto tempo prima, quando l’acqua iniziò a scavare la pietra della montagna e continuò fino a formare un sistema di cavità, ognuna con diverse formazioni geologiche.
Quella che ho raccontato è infatti solo la storia della grotta detta “della Basura”, cioè della strega (ma questa volta Triora non c’entra nulla): le altre tre grotte (Santa Lucia superiore e inferiore, Colombo) non sono mai state visitate dall’uomo preistorico e hanno interesse prevalentemente geologico.

La visita alle grotte di Toirano è una passeggiata sottoterra di un chilometro circa, alla confortevole temperatura di 16 gradi centigradi. Di fronte alle grotte, c’è il fianco di una montagna sfigurato da una cava, ma se aguzzate la vista potrete notare che dalla roccia spuntano dei volti dipinti; sono opera di Mario Nebiolo, un pittore specializzato in pittura acrobatica su grandi superfici.
Si entra nelle grotte dal versante nord, nella grotta della Strega e quasi subito si incontra la stanza che ha dato il nome alla grotta negli anni Cinquanta: il salotto della strega, un piccolo lago sotterraneo in cui si specchiano formazioni rocciose da copertina di disco progressive rock, tutte create dal lento colare dell’acqua calcarea, che una goccia alla volta ha depositato granelli di roccia.
Poco più avanti c’è il cosiddetto corridoio delle impronte, con i segni del passaggio degli esseri umani (e una zampata d’orso) impressi nell’argilla indurita. Poi il laghetto, nelle cui acque vive un piccolo crostaceo, il nifargo, cieco e depigmentato, molto diffuso nelle acque sotterranee. Nell’acqua ci sono alcune monetine (sigh) e la guida deve esplicitamente ricordare di non buttare monete perché il metallo può danneggiare l’habitat del bestiolino (oltre a essere un’usanza idiota) (la realtà è che siamo in Liguria: se la guida, ligure, vede qualcuno che butta dei soldi si tuffa per afferrarli e questo è molto traumatico per il povero nifargo).
Impressiona la zona successiva, il cimitero degli orsi. Dal terreno emergono ossa, gigantesche, per una profondità di settanta centimetri, concentrate in questa zona da una barriera naturale che le ha bloccate qui quando si è formato un fiume sotterraneo che ha spazzato la zona. I tre scopritori moderni della grotta portano a Toirano, come prova della loro scoperta, un femore gigantesco; dal terreno ne emergono un paio che fanno capire che l’orso delle caverne doveva essere davvero una bestia impressionante. Siccome si è estinto dopo la datazione delle tracce umane nella grotta, potrebbe essere che la spedizione preistorica avesse come lo scopo la caccia di qualche esemplare del bestione; o forse la grotta con il suo carico di ossa era considerata un qualche tipo di luogo sacro.
In questo senso, la penultima sala, quella detta “dei misteri”, sarebbe significativa, con le sue palline di argilla tirate contro il muro: pare che un rito in uso ancora in Lapponia nel XVII prevedesse di lanciare palle di fango contro una pelle d’orso come rituale magico (questa l’ho letta su wikipedia). A ogni modo, la sala dei misteri è da anni esclusa dal percorso di visita per questioni di conservazione delle impronte, che non si sono pietrificate e su cui le luci potrebbero fare nascere muffe e microorganismi che finirebbero per distruggerle.
L’ultima sala della grotta, prima del tunnel artificiale che conduce alla grotta di santa Lucia, è detta “antro di Cibele”, la dea della fertilità, per le formazioni tondeggianti che ricordano delle mammelle (e/o dei grossi peni); un altro luogo surreale.
Poi si entra in un pratico tunnel scavato nella roccia viva per creare un percorso turistico più pratico tra due grotte. La grotta di santa Lucia superiore, che viene percorsa a ritroso, dal fondo all’imboccatura, è più interessante dal punto delle formazioni geologiche, con cristalli simili a coralli che fioriscono sulle pareti, ma lo è meno dal punto di vista della storia: fino alla metà del secolo scorso era nota la prima parte, molto spoglia, ma nessuno si era mi accorto che la grotta proseguiva più in profondità. L’attrazione più brutalmente spettacolare di questa grotta è quasi in fondo, ed è nota come la “torre di Pisa”: una colonna di otto metri di altezza, formatasi circa due milioni di anni fa in un sacco di tempo. Nella stessa sala si vede un’altra colonna spezzata in due (e poi rinsaldata) da un terremoto di un sacco di centinaia di migliaia di anni fa (sempre per quella faccenda della terra leggiadra).
La parte terminale della grotta, o meglio il suo imbocco, è oggi usata come spazio per concerti e spettacoli. Da qualche anno un’azienda vinicola la utilizza come cantina per l’invecchiamento dello spumante.

Usciti dalla grotta e tornati dai sedici gradi all’agosto ligure, si può salire ancora un pochettino e arrivare in un paio di minuti alla grotta di santa Lucia superiore, che sulle prime potrebbe non sembrare una grotta perché davanti al suo ingresso nel XV secolo è stato costruito un santuario. La grotta vera e propria si estende per circa 250 metri dietro all’altare e in alcuni giorni è visitabile. A noi è andata bene e, guidati da una ragazzina imbarazzatissima, ci siamo addentrati anche qui, per godere di ancora un pochettino di fresco.
La grotta non è paragonabile alle altre due: le poche formazioni geologiche interessanti sono state portate via nei secoli per decorare le “grotte” di ville e giardini della nobiltà ligure e restano solo alcune formazioni in cui la fede popolare ha voluto riconoscere gli “arredi” della santa durante la sua permanenza nella grotta. Abbiamo così il letto, il trono (santa Lucia aveva un sederino proprio piccolo), l’inginocchiatoio e il confessionale. Una tragica caratteristica della grotta è che è umidissima (all’ingresso c’è anche una piccola fonte di acqua ritenuta benedetta dalla santa e utile a guarire i disturbi alla vista) e che non ci sono passerelle, solo qualche ringhiera, così il visitatore potrebbe essere portato a credere che la colonna nella grotta inferiore sia stata in realtà spezzata da un’orribile bestemmia della santa, scivolata mentre andava in bagno di notte.
A ogni modo la grotta è stata molto frequentata nei secoli e sulle pareti si leggono firme di visitatori del santuario anche piuttosto antiche, roba del seicento, a cui si mischiano quelle degli abitanti della zona che usarono questa grotta e quella superiore come rifugi durante i bombardamenti del 1944. Addirittura su una parete c’è disegnato uno spartito con una melodia, che è un grazioso quasi-mistero (o un bello spunto per una qualche storia).

Toirano, che giustamente cerca di sfruttare le grotte per portare visitatori in paese, è un paesello grazioso che si gira in mezz’oretta intanto che cercate un posto dove mangiare qualcosa o bere. Non ha il fascino degli altri posti visitati il giorno prima, trovandosi banalmente in pianura e non arroccato su un qualche rilievo. Con il biglietto delle grotte si può visitare anche il museo etnografico, che noi abbiamo però bellamente snobbato.

Fine del breve resoconto sulla due giorni ligure.
Spero che possa servire come spunto a qualcuno che voglia farsi un paio di giorni in Liguria lontano dalle spiagge. Se devo fare una classifica delle cose che valgono lo spostamento, direi:

  1. Triora
  2. Dolceacqua
  3. Grotte di Toirano
  4. Bussana Vecchia
  5. Sanremo
  6. Seborga

Come al solito, grazie a Lucilla, la migliore compagna di viaggio (e non solo) possibile.

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2 commenti

Archiviato in liguria, viaggio

2 risposte a “Terra leggiadra. Due giorni in Liguria 4: Toirano

  1. emanuele

    sempre un piacere leggere i tuoi post vacanzieri (ti seguo dal viaggio in terra basca..). grande!

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