Tan ta taaan, ta taa ta tan… (musichina della Barilla suonata con un dito) (non è il medio)

Prologo (tipo la guerra di Troia per l’Odissea)

È iniziato tutto con Laura Boldrini, presidente della Camera, che in un convegno su “Donne e Media” al Senato, parlando di rappresentazioni della donna nella pubblicità ha criticato gli spot in cui “i bambini sono tutti seduti a tavola e la mamma serve“. Tempo trenta secondi e sui social network si diffonde il panico: LA BOLDRINI VUOLE IMPEDIRE ALLE DONNE DI SERVIRE A TAVOLA!!!!1!!!!1!!
Arrivano i mangiamerda:

1377168_10151708908402842_815215317_n

E arrivano quelli troppo simpa:

Insomma, lo spunto viene traslato dalla rappresentazione pubblicitaria alla realtà e un sacco di gente inizia a delirare, tra cui donne rivendicano fieramente il loro piacere di servire a tavola (che nessuno ha messo in discussione) per non correre il rischio di essere scambiate per femministe. Qui c’è una bella raccolta di screenshot da Facebook.
La dice bene Zerocalcare:

Finisce qui? Sì, almeno questo lato della vicenda.

Primo

Poi succede che alla Zanzara, la spregiudicata (per usare un aggettivo che non mi faccia recapitare una denuncia) trasmissione di Radio24 condotta da Cruciani e Parenzo, intervistano sull’argomento Guido Barilla. Il signor Barilla, proprio lui. Qua c’è l’audio integrale della puntata.
Ha prima parole dolci per la Boldrini (che se non altro stanno sul pezzo, cioè sulle scelte pubblicitarie):

Un presidente della Camera che si mette a parlare di pubblicità, senza peraltro averne le competenze, è abbastanza patetico

Poi, dal momento 13:20 (subito prima Barilla ha rivendicato di avere fatto a metà anni ’80 uno spot “con una cinesina”, perché le cinesi non esistono, esistono solo le “cinesine”, anche quando non sono propriamente delle silfidi come la ragazza delle selezioni di X Factor) arriva la domanda di Cruciani sullo spot con la famiglia gay. Cruciani è uno sveglio, annusa il sangue, insiste, affonda i denti e Barilla casca scarpe e piedi e boxer nella trappola.
Barilla dice tre cose, rispondendo:

  1. Barilla-azienda non farà mai spot con una famiglia omosessuale
    -> se ai gay non va bene possono mangiare la pasta di una concorrenza;
  2. il concetto di famiglia sacrale è uno dei valori dell’azienda
    -> la donna è madre e centro concettuale di vita di questo organismo;
  3. gli omosessuali hanno il diritto a fare quello che vogliono senza infastidire gli altri
    -> non devono richiedere diritti che sono più o meno leciti, tipo l’adozione.

Poi il discorso torna sulla Boldrini, si passa ai processi di Berlusconi e altre cose.

Cosa succede dopo?
Succede che la Zanzara è una trasmissione molto seguita, soprattutto dai giornalisti, e l’uscita di Barilla, trasformata in titolese, fa “il giro del web”, nasce l’hashtag #boicottabarilla su twitter, “l’ironia del web”, la notizia arriva all’estero, shit storm, scuse di Barilla.

Le cose interessanti di questa vicenda sono alcune, secondo me.

Intanto si è verificato l’opposto di quello che è successo con la dichiarazione iniziale della Boldrini: si è spostato il discorso dal piano del reale a quello della pubblicità. I difensori di Barilla dicono che i gay (e i loro fiancheggiatori etero) vogliono boicottare i suoi prodotti perché non vuole fare pubblicità con omosessuali.
Ora, a parte il fatto che di coppie gay se ne vedono pochine nelle pubblicità in generale e che non c’era certo bisogno che Barilla esplicitasse il fatto che il modello della Barilla sia la famiglia del Mulino Bianco (che non a caso è uno marchio), il punto non è quello. Anzi, Barilla lo dice pure, tra l’altro senza essere nemmeno molto aggressivo: se un target non si riconosce nella nostra comunicazione non ci compra.
Dove Barilla diventa aggressivo è quando parla degli omosessuali al di fuori della pubblicità. È quello il punto: Guido Barilla esprime, a suo nome, idee che hanno quello sgradevole fondo di omofobia dato dall’uso della formula

Ognuno ha diritto a casa sua di fare quello che vuole, senza disturbare le persone che sono intorno

Non si capisce bene che disturbo procurino i gay, ma Barilla reagisce come reagiscono in molti convinti quasi che l’unica alternativa agli omosessuali rinchiusi in circoli solo a loro accessibili sia il sesso di gruppo per strada. O la putiniana PROPAGANDA OMOSESSUALE.
È su quel punto che Barilla ha combinato un casino gigantesco per sé e per la sua azienda (nella quale statisticamente non possono che lavorare anche persone di qualunque orientamento sessuale e donne a cui il ruolo sacrale di angelo del focolare sta sulle balle).
A questo punto entrano in ballo i baldi difensori del diritto di espressione, armati di un concetto deviato di quel diritto, che definirei “chi prima arriva meglio alloggia”. Ne avrete letti in giro sul web o ne avrete incontrati per strada: sono quelli che criticano il boicottaggio annunciato ai prodotti Barilla rivendicando il diritto d’espressione di Guido Barilla.
Diritto d’espressione che nessuno ha leso in nessun modo: non c’era nessun esponente della lobby gay negli studi della radio a staccare il collegamento, nessuno lo sta perseguendo legalmente per quello che ha detto, non mi giungono voci di aggressioni ai suoi danni. Quello che è successo è semplicemente che Barilla ha espresso la sua opinione e un tot di gente ha ritenuto di esternare che considera quell’opinione una fumante pila di sterco.

one-big-pile-random-32625449-500-272

(premesso che ho molti amici che comprano pasta Barilla)


E qualcuno ha deciso che in virtù di quelle opinioni non vuole avere nulla a che fare con il loro proprietario. E visto che non può cancellare il numero di Guido Barilla dalla rubrica perché non ce l’ha mai avuto ha annunciato di non volere comprare i suoi prodotti.
È legittimo e nessuno ha impedito a Barilla di esprimersi.
L’idea che questa gente ha del diritto di espressione è che chiunque dica una cosa non possa essere contestato, in virtù di non si sa bene cosa. La fallacia logica è che basterebbe una mossa elementare di judo, l’equivalente discorsivo di una spazzata, per contestare Barilla sulla base del fatto che criticando le affermazioni della Boldrini sugli spot avrebbe leso il di lei diritto di espressione. Ma la Boldrini è una donna, per di più comunista e amica dei negri (e sicuramente dei froci), quindi ai paladini del “PRIMA IO!” non credo passi per la mente che pure lei possa avere dei diritti.

Insomma, in venti secondi scarsi uno dei più potenti industriali italiani è riuscito a devastare un’identità di marchio costruita in anni sul messaggio “dove c’è Barilla c’è casa”, neutro, inclusivo e semplicissimo ma che lui ha dimostrato di non avere mai compreso. C’erano mille modi in cui avrebbe potuto rispondere elegantemente alla domanda sugli spot omosessuali (banalmente: “se ne occupa l’ufficio marketing”). E invece, da uomo di destra legato all’idea di un passato in cui andava tutto bene (la Tradizione che si incarna nella famiglia al cui centro sta la donna generatrice di vita e nutrice) (sua moglie lavora anche, ma come lo dice sembra una cosa straordinaria a cui non si è ancora bene relazionato), si è sentito in dovere di partire lancia in resta e declinare l’idea che l’azienda abbia dei VALORI.
Il fatto è che un’azienda non dovrebbe vendere valori. Dovrebbe vendere beni o servizi. E se proprio vuoi avere un’azienda che si incarna in dei valori, devi lasciare che della loro espressione se ne occupino dei professionisti, negli spazi e dei modi appositi.
Perché, come ha dimostrato questa vicenda, basta un giornalista un po’ più furbo degli altri e ti fa fare la figura del cretino. In tutto il mondo.

Contorno

Non è poi sempre vero che i professionisti facciano un buon lavoro, sui valori. Pensate alla campagna twitter di Enel, #guerrieri. Una grande agenzia pubblicitaria, Saatchi & Saatchi, l’idea di giocare sulla doppia accezione del termine “energia”, investimenti in spot tv e poi su twitter ti dirottano l’hashtag e lo usano per parlare delle lotte contro di te e le tue politiche energetiche. [Update: ho fatto un post tutto sulla vicenda Enel – Guerrieri]
Insomma, la morale?
Cari marchi, non cercate di essere i nostri migliori amici. Ci vendete della roba o dei servizi. La nostra relazione finisce qui.

Annunci

1 Commento

Archiviato in società, televisione

Una risposta a “Tan ta taaan, ta taa ta tan… (musichina della Barilla suonata con un dito) (non è il medio)

  1. paola

    bè, il prete della cerimonia dell’altra domenica era trendissimo, allora…..in linea con guido barilla!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...