6 1 Sfigato, nazi edition.

In questi giorni ho assistito su Twitter, grazie all’opera meritoria di gente come Vendommerda e Necrotweet alla parata di sfigati nazisti che inneggiavano a quell’altro sfigato di merda di Erich Priebke.
Già, perché Priebke, come tutti i nazisti, era una merdina d’uomo a cui la Storia ha regalato un ruolo purtroppo tragico sul palcoscenico.
Intanto non era un militare. Era un membro delle SS, non delle Waffen SS. La differenza è che la prima era un’organizzazione paramilitare, la seconda un corpo militare vero e proprio. Più precisamente, Priebke faceva parte della Gestapo. Era uno sbirro, in pratica. Il fronte non l’ha mai visto neanche in cartolina. Una specie di imboscato rispettabile, fino a che i territori occupati non hanno sviluppato forme di resistenza.
Perché fu assegnato all’Italia? Perché aveva fatto il cameriere in Liguria, prima della guerra.
Quando si tratta di rastrellare dalle carceri i prigionieri da fucilare per la rappresaglia, non si accorge che lui e Kappler si ritrovano con cinque ostaggi in più dei 330 richiesti (dieci per ognuno dei 33 soldati tedeschi morti in via Rasella) fino a che non sono già alle cave di tufo e a quel punto è tardi per rimandarli indietro perché avrebbero raccontato tutto.
Come ufficiale spara ai primi condannati, come racconterà Kappler al processo, poi il suo eroico ruolo è quello di spuntare i nomi dei morti.
Finita la guerra è così eroico che fugge da un campo di prigionia inglese per non affrontare il processo, si affida al Vaticano (e tanti saluti al misticismo pagano delle SS) (lasciate perdere il Gott mit uns sui cinturi, quella era una roba dell’esercito ed era una vecchia tradizione prussiana) e se la coniglia in Sud America.
A quel punto, con il culo parato, non si preoccupa più di nascondersi.
Solo che nel 1994 viene rintracciato da una troupe della tv americana e, intervistato, ammette tranquillamente la sua identità, il suo ruolo nella strage e tutto quanto.
A questo punto viene estradato in Italia per il processo.
In Italia diventa rapidamente la mascotte di una vasta gamma di fascisti di varia natura, intanto che viene condannato all’ergastolo.
Stoicamente, affronta la pena dei domiciliari (che non sono troppo diversi dalla vita di un ultraottantenne) con una creatività più latina che teutonica (gli avrà fatto male vivere in Argentina): si fa fare un permesso per andare a lavorare nello studio del suo avvocato.
Il suo testamento “shock”, cioè un’accozzaglia di stronzate negazioniste come si trovano a manciate nelle pagine di milioni di coglioni su internet si conclude con l’ultima paraculata di una vita condotta nella meschinità. Dopo ribadito che gli ebrei (che sono comunque la maggioranza tra gli uomini più potenti del mondo) se la sono cercata perché dovevano capire che marcava male e avere negato l’esistenza delle camere a gas, dice:

 se un domani si dovessero trovare queste prove, la condanna di cose così orribili, di chi le ha volute e di chi le ha usate per uccidere, dovrebbe essere indiscussa e totale. Ma credo di poterlo escludere con certezza

Neanche le palle di essere stronzo fino in fondo.
Solo uno sfigato, un povero sfigato che solo degli sfigati ancora peggiori possono venerare come un eroe.
Il funerale gliel’hanno fatto e ci può anche stare.
La tomba magari no. Che già abbiamo quella di quell’altro sfigato di Mussolini, meta di sfigati suoi pari.
Avere anche il sacrario nazista sarebbe francamente un po’ troppo.

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4 commenti

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4 risposte a “6 1 Sfigato, nazi edition.

  1. Alessandro Pià

    Proprio un bell’articolo. Senza una fonte che sia una. Tanto per dirne una, alcune fonti che ne ricostruiscono i processi (che avrai sicuramente letto…), all’epoca dei fatti lo danno in carico alla Gestapo, altre alla Kriminalpolizei, altre ancora alla Sicherheitspolizei und des SD (che racchiudeva le precedenti 2 + il servizio di sicurezza [leggasi servizio informazioni]) se non a tutte e 3 le organizzazioni contemporaneamente. Sarebbe quindi opportuno leggere il memoriale che lo stesso Priebke consegnò alla magistratura militare italiana dove ricostruiva la propria carriera (ovvio che l’ha scritto lui e quindi può far sorgere dubbi, ma, tant’è). Poi Priebke stanziava in Italia da un certo punto del conflitto in poi “per coordinare le tattiche e le strategie” e successivamente fu dal carcere di Rimini che fuggì, dopo aver ricevuto documenti falsi a Roma e si rifugiò in Argentina, a San Carlos de Bariloche, ai piedi delle Ande argentine, dopo essere passato per Bolzano grazie all’assistenza dell’organizzazione ODESSA. Priebke venne appoggiato anche da alcuni preti altoatesini, quali Johann Corradini di Vipiteno e Franz Pobitzer di Bolzano, ma anche dal vicario separazionista Alois Pompanin, che gli concesse il battesimo cattolico, e fu aiutato nella sua fuga dalla rete di contatti gestita dal sacerdote croato Krunoslav Draganović, che era staziato pure quello in Italia. Ciliegina sulla torta a precisazione sulle tue affermazioni ti dico anche che la sentenza di condanna evidenzia l’erroneità del luogo comune secondo il quale la legge di guerra avrebbe permesso la fucilazione di 330 prigionieri come rappresaglia dell’attentato di via Rasella e che il mero numero delle vittime fucilate, 335 persone (cinque in più), sia stato il solo capo di imputazione a carico di Priebke (essendo le 330 residue considerate “obbedienza agli ordini”). La condanna è stata infatti emessa per tutte le 335 vittime della strage. Inoltre fu una squadra investigativa di una emittente statunitense della ABC a beccarlo. E furono le autorità argentine a decidere, vista l’età e lo stato di salute, per gli arresti domiciliari. L’Italia fu quella che chiese l’estradizione. Dimentica del fatto che qualche funzionario a Roma gli aveva permesso la fuga (italiani sfigati – loro sì), appena si scopre quanto sono fanfaroni, corrono subito ai ripari come il bimbo beccato con le mani nella cioccolata, deploervoli). In Italia fu condannato ma il tribunale militare non eseguì la sentenza per decorso dei termini e Piebke rimase in carcere solo per il tumulto messo su dagli ebrei in aula gidati da Pacifici. Tanto valeva sparargli in testa in mezzo alla strada, visto che quel processo lo abbiamo pagato noi italiani con le tasse, sai funziona così. Questi vogliono il processo, però poi non gli va bene la sentenza, ma che cazz??? (…) va beh basta, i processi continuarono (e a suon di spese) e si arriva addirittura che Antonio Serena chiese la grazia per motivi umanitari!! Bahahah ridicolo, prima merda e grazia. Ma che è??
    Questo tuo, è uno sfogo più che un articolo sensato. Ah e guarda che non sono un nostalgico nazista (tanto che ti ho dato +/- ragione sulla questione “Fosse Ardeatine”), ma solo uno che non apprezza invettive (verso qualsiasi individuo) mancanti di fonti comprovanti le affermazioni scritte. Cerca tutti i nomi e fatti che ho citato in riferimento alla questione Prebke e troverai parecchie cose interessanti. Da leggere senza farsi prendere dall’emozionalismo.
    Ciao!

    • Ciao. Hai ragione, non sono uno storico, non sono un giornalista, questo è un blog personale (una specie di fossile vivente di un’altra era della blogosfera) e questo articolo è esattamente uno sfogo, come mi pareva chiaro già dal titolo. Il grosso delle informazioni vengono dalla wiki in inglese, integrate con le fonti trovate in nota e qualche articolo qua e là.
      Ovviamente taglia un po’ netto su parecchie questioni. Mi sembra però che l’impianto di base possa reggere alle tue precisazioni.
      Anzi, forse la paradossale evoluzione del processo che evidenzi aggiunge un non so che di grottesco (alla fine se ci si pensa l’unica reale conseguenza del processo per lui è che ha dovuto vivere a Roma, dove come mostrano le foto gironzolava più o meno tranquillo).
      L’unica cosa che vorrei precisare (ma potrei essermi espresso male io) è che non sposa il luogo comune di Priebke processato solo per i 5 in più (mentre se non ho capito male Kappler venne processato per i 15 morti non compresi nell’ordine scritto – il 33° soldato tedesco morì dopo la diramazione dell’ordine). Riporto la faccenda dei cinque in più perché fa un minimo di contrasto con l’altro luogo comune, quello della precisione e dell’efficenza, ma non dico che il processo fu sui cinque morti in più-
      Sulla ABC hai ragione, è americana e ora correggo.

  2. Guisepi

    Credo che le sovrapposizioni Gestapo, Kriminalpolizei, Sicherheitspolizei, SD, SS, nascano dalle progressive incorporazioni di organi di polizia e di sicurezza sotto le spinte accentratrici di Himmler.
    Al di là del memoriale citato, basterebbe W. Leszl, Priebke, Anatomia di un processo, Editori Riuniti (1997).
    Quanto al post, più che sfogo emozionale (emozione che tuttavia si avverte prepotentemente) mi è sembrato una pratica versione for fascist dummies, sull’assurdo di considerare eroe un tale che a vario titolo si è sempre e solo occupato di vittime con le mani, letteralmente, legate.

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