Lou Reed e i fatti miei

Chi c’era in copertina sul primo numero della fanzine “Punk”?

Su Lou Reed ho da raccontare un paio di cose su come le sue cose abbiano più o meno incrociato la mia vita. Intanto, la prima volta che qualcuno ha usato una canzone per dirmi delle cose, quella canzone era questa qua: Un paio di anni prima io e un mio compagno di liceo suonammo Walk on the wild side alla festa della scuola. Io ero (e per moltissimi versi sono tutt’ora) un pessimo chitarrista e lui, Riccardo, non era davvero un cantante. Le premesse per il disastro c’erano tutte. Per essere sicuri di schiantarci meglio avevamo reclutato come coriste tre compagne di classe, su basi puramente estetiche (e/o perché abbastanza incoscienti da accettare la parte), poi in un attimo di incoscienza, dopo avere recuperato un batterista che non aveva mai suonato con le spazzole in vita sua, siamo riusciti ad avvalerci della collaborazione al basso del miglior musicista della scuola. Un tizio che, per dire, oggi ha una voce su Wikipedia e ha pubblicato tre dischi di progressive. Come andò? Credo bene. Era la prima volta che suonavo in pubblico come unico chitarrista e non ricordo di avere sbagliato accordi in modo catastrofico (mi sa che per evitarmi problemi con il FA l’ho suonata con il capotasto al quinto tasto), l’assolo finale fatto con il basso fu proprio bello, le ragazze non stonarono particolarmente. Il personale docente non sembrò prendere bene il fatto che alcuni versi fossero stati cantati in italiano (“ma non ha mai perso la testa neanche quando l’ha preso in bocca”, per esempio). E stranamente non venne apprezzato il fatto che attaccammo in fondo alla canzone un frammento, a dire il vero piuttosto lungo, di un’improvvisazione nata mesi prima nelle serate della settimana bianca scolastica, intitolata Don Tonino: una carrellata (molto reediana) di personaggi bizzarri e disgustosi (e vocaboli ricercati o dialettali o desueti; l’inizio recitava “Lui è Don Tonino, luvego e un po’ tremebondo”) che poteva andare avanti anche per delle mezz’ore intere, sempre con SOL, LA, RE. Circa sei persone in tutto capirono che cosa stavamo facendo e perché, ma per noi era una cosa straordinaria che non potevamo non fare. Purtroppo, non ci fu alcuna conseguenza disciplinare per avere cantato di pompini in italiano alla festa della scuola, quindi l’episodio è molto meno punk di quello che potrebbe essere. Sipario con i Dictators  (che nel 1975 avevano un pezzo che diceva “I think Lou Reed is a creep”) che fanno i Velvet Underground:

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