Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 1: Un viaggio lungo un giorno! Il cibo prima del giusto sonno!!

Amici di Buoni Presagi, ma soprattutto amiche di Buoni Presagi (cit.), inizia un’altra serie di post di viaggio. Questa volta tocca al Giappone; nelle mie intenzioni il format questa volta dovrebbe prevedere una sezione in fondo al post con informazioni più o meno pratiche per chi volesse ripetere il viaggio o parti di esso.
Per la prima volta ho portato in viaggio un caro amico, Cthulhu, che vedrete spesso immortalato sullo sfondo di tipici panorami nipponici. Mi piace pensare di essere un po’ l’Amelie di R’lyeh.

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Questa in realtà è la copertina della Lonely Planet. Il ponte è quello del giardino di un albergo di Tokyo.

Atterro a Osaka circa 28 ore dopo essere uscito di casa mia a Bologna.
In mezzo ci sono state circa quindici ore di volo e tredici di attese e spostamenti (da Bologna a Milano, da Milano a Malpensa).
Non ho particolari emozioni, se non il sollievo di essere arrivato sano e salvo. Forse sono troppo stanco per averne. La preoccupazione principale è trovare dove cambiare il voucher per il Rail Pass, il fondamentale abbonamento del treno per gaijin che ti permette di scorazzare liberamente per la rete ferroviaria nazionale.
Il Giappone non è mai stato una delle mie mete irrinunciabili: l’unico manga che abbia mai letto e collezionato per intero è Video Girl Ai, provo un sottile fastidio per gli otaku italici, non frequento i videogiochi, non ho mai visto la terza serie di Kenshiro, non ho mai visto quello e nemmeno questo. Faccio molta fatica a leggere i manga non ribaltati. Il mio luogo dell’immaginario è l’America, per tagliarla corta. Però è capitata l’occasione di andarci con un’amica che ci è già stata diverse volte, capisce e parla il giapponese; abbiamo trovato un volo relativamente economico, prenotato con nove mesi di anticipo, e così eccoci qua a Osaka.
Quest’anno così non siamo più solo io e Lucilla: ci sono Paola, l’amica di cui sopra, Antonio (suo marito) e Aurora (una loro amica). Sono partito avendo solo una vaga idea del percorso che faremo, se non nelle sue tappe fondamentali: prima Osaka, poi una puntata a Hiroshima, poi Tokyo, poi l’Italia.

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Il primo impatto con il Giappone, quindi, è un aeroporto, che sembra uguale a tutti gli altri aeroporti del mondo, solo con delle scritte diverse e più giapponesi degli altri. Mentre ci aggiriamo tra i piani alla ricerca dell’ufficio dove prendere i pass del treno passiamo davanti a un paio di ristoranti; uno espone, come moltissimi, le riproduzioni in plastica dei piatti che è possibile ordinare. Sono bellissime.
Poi troviamo l’ufficio, cambiamo i biglietti, cerchiamo la ferrovia e la troviamo.
Curiosamente il treno è pieno di giapponesi. Dal finestrino scorre un panorama di sobborghi piuttosto europeo.
Cambiamo treno nella stazione di Osaka, che ancora ha il sapore del non-luogo (ho fatto tutto un post su un aeroporto senza scrivere “non-luogo”, adesso concedetemene uno, per favore), poi finalmente arriviamo alla nostra destinazione, una stazione dal ben augurante nome di Fukushima.
Sui pilastri del cavalcavia sono disegnati i sette dei della fortuna, ma non basta ancora.
Qualcosa che arriva quando svoltiamo l’angolo ed entriamo nella via dove si trova l’ostello. Ecco il Giappone fatto proprio come lo disegnano: una lunga via pedonale fiancheggiata da case basse, con i fili della luce che sembrano moltiplicarsi da un palo all’alto in quelli che sembrano nodi impossibili da sciogliere. Al piano terreno di ogni palazzina c’è un posto dove mangiare: è quasi ora di cena, dalla vetrina di una specie di bettola vedo salary men che bevono sorbiscono ramen dalle ciotole. Per la strada persone che si affrettano, qualche bicicletta.

Il Giappone è proprio come lo disegnano

Il Giappone è proprio come lo disegnano

L’ostello è a due minuti dalla stazione. L’ingresso ti accoglie con la cortese ma ferma richiesta di levarti le scarpe per entrare. Dopo quasi trenta ore con le stesse scarpe addosso non c’è bisogno di insistere molto. Dentro ci sono delle ciabatte monotaglia piuttosto orribili, di cui impareremo prestissimo a fare senza. Si paga in anticipo, ma c’è una specie di tessera a punti utilizzabile in altri ostelli della stessa catena: con quello che spendiamo abbiamo diritto subito a un omaggio e scegliamo un bustone di snack giapponesi che non abbiamo poi il coraggio di aprire e che ci siamo spupazzati per tutto il Giappone. Adesso è sul tavolo della mia cucina. In attesa.
Il tempo di prendere possesso delle stanze, cambiarsi e rinfrescarsi il minimo sindacale e siamo già per strada, che abbiamo un invito a cena. La destinazione è delle più improbabili: un ristorante italiano. Ma non italiano generico: di cucina marchigiana. Credo di non averlo mai visto in Italia un ristorante di cucina marchigiana, al di fuori delle Marche. E invece la mia prima cena in Giappone sarà in un ristorante marchigiano di Osaka. La proprietaria è una ragazza giapponese che Paola ha conosciuto anni prima, Kumiko, che ha portato in Giappone ricette e ingredienti dopo avere trascorso un anno e mezzo dalle parti di Ancona.
Per arrivare al suo ristorante peniamo un po’ perché in Giappone le vie non hanno nomi (se non in rarissimi casi) e le indicazioni sono tipo caccia al tesoro (”gira a destra dopo quello che fa gli udon”, una cosa così). A peggiorare le cose, non è detto che un ristorante si affacci sulla strada: potrebbe essere al primo o secondo piano di un palazzo (cioè, secondo le indicazioni giapponesi al secondo o terzo, perché il nostro piano terreno per loro è il primo piano). Per fortuna Kumiko manda dei suoi amici a prenderci, altrimenti saremmo ancora lì adesso a cercare. Due dinamicissimi e snellissimi ragazzi giapponesi, che si barcamenano tra un paio di saluti e qualche parola di italiano, ci accompagnano su per due piani in un palazzo prefabbricato parecchio brutto, nella traversa anonima di una grande strada di scorrimento. Quando varchiamo la soglia dell’Osteria della cicerchia, siamo in un altro mondo. Il locale è piccolissimo, c’è spazio per un bancone con una decina di sgabelli, un tavolo per quattro e il bagno. La cucina è a vista, Kumiko cucina e serve i clienti. Tutto l’arredamento è in legno, rustico; sembra di stare nella cucina di un casa di campagna. Gli amici di Kumiko sono cuochi anche loro, si stanno preparando a fare un viaggio in Italia, chiedono informazioni su posti da vedere e cose da mangiare. Ne approfitto per piantare il pippone del pesto con il basilico di Prà e per spiegare i pansoti con la salsa di noci. Un altro dei ragazzi è un suonatore di shamisen, ma non ne ha uno dietro, quindi mi resta la voglia di provarlo. Intanto mangiamo. Bene.
La cucina italiana di Kumiko è credibilissima e ci mette davanti piattini con qualsiasi cosa a getto continuo. A un certo punto, panico, trippa al sugo con i fagioli. Non ho mai mangiato la trippa ma che fai, rifiuti qualcosa che ti viene offerto? E così, per la prima volta in vita mia, nel posto più lontano da casa mia in cui sia mai stato, in un ristorante marchigiano gestito da una giapponese, mangio la trippa. Sa di carne.
La serata si conclude per esaurimento forze. Siamo un po’ picchiati dal jet lag e dal viaggio, ripariamo in ostello per prepararci alla prima giornata piena in Giappone; giusto per sicurezza prenotiamo per la sera dopo al ristorante sotto quello di Kumiko, che fa gli okonomiyaki (so cosa sono perché guardavo Ranma).

つづく

Informazioni pratiche:
> Osteria La Cicerchia
Cucina marchigiana. Se siete in zona e sentite bisogno di cibo italiano, è valida.

> Ostello J-Hoppers
Nel quartiere di Fukushima, in mezzo a decine di ristoranti, comodo per i mezzi.

> Japan Rail Pass
Si può fare solo online e solo se visitate il Giappone come turisti. Permette di salire su qualsiasi treno della JR (le FS giapponesi), Shinkansen compresi (salvo due linee). In questo caso però dovete prenotare il posto alla biglietteria in stazione. Vale anche per la metropolitana di Tokyo e alcune linee minori e traghetti. Per accedere ai binari bisogna mostrarlo all’omino che sta nel gabbiotto di fianco ai varchi automatizzati. Va mostrato anche all’uscita.

3 commenti

Archiviato in giappone, viaggio

3 risposte a “Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 1: Un viaggio lungo un giorno! Il cibo prima del giusto sonno!!

  1. Primo!
    Dato che sei stato veloce, non sottolineerò il fatto che “non-luogo”, in questo post, è stato usato BEN 2 volte!

  2. Effevis

    Comunque trovo davvero ingiusto che uno che non ha mai letto questo ma soprattutto quello se ne vada in vacanza in Giappone e io no…

    “Il Giappone è proprio come lo disegnano” mi ha fatto venire in mente la mia prima notte in America: mentre collassavo stanchissimo dopo una ventina di ore di viaggio nel letto di un mothel tra L.A. e Santa Barbara fui preso da un dubbio. Aprii il cassetto del comodino e il libro dei libri era proprio lì dove avrebbe dovuto essere: fu allora che realizzai la corrispondenza tra il cinema e la tv americana e il nostro neorealismo.

    Grazie per il reportage lo aspettavo con trepidazione.

  3. Aspettavo questo post :)
    Ottimo.
    (archivio subito tra i Preferiti da ripescare prima di partire per il mio futuro viaggio di nozze).
    Ciao Alessandro!

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