Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 10: Non provocare la giusta ira della scimmia delle nevi! Le tue carni bolliranno nelle pozze della morte!

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Se non mi fossi imbarcato in questa cosa dei titoli da cartone animato, questo post si intitolerebbe “quella volta che una
scimmia voleva menarmi e aveva pure ragione”.
Come penso molti sappiano, in Giappone è possibile incontrare delle scimmie. Cartelli che spiegavano come comportarsi in caso di incontro con dei primati li avevamo visti a Inari, ma ci sono posti dove le scimmie si possono osservare da molto, molto vicino.
Per esempio al Jigokudani Yaen-Koen, nei pressi di Nagano.
Qui si trova una colonia di macachi delle nevi che, dagli anni sessanta, ha preso l’abitudine di andare a fare il bagno in una pozza termale, in quest’amena località chiamata “valle della morte” per le ripide pareti e le sorgenti vulcaniche (tanto che in paese dalle fontanelle esce acqua bollente).
Pagando un biglietto, si accede alla pozza e ai suoi dintorni.
Può capitare che si arrivi troppo presto e le scimmie siano ancora nel bosco impegnate nelle loro attività da scimmia, illustrate da alcuni cartelli nella baracchetta all’ingresso.

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Per esempio.

In quel caso hai tutto il tempo per familiarizzare con le regole sul comportamento da tenere in presenza delle scimmie: in pratica, il concetto è “guardare e non toccare”, non dare cibo (che sennò si abituano all’idea che gli esseri umani sono fonte di cibo ed è un casino), non cercare il contatto visivo, non avvicinarsi troppo e non fare rumori.
Ok.
Poi le scimmie arrivano ed è tutto bellissimo.

Proprio come nel disegno!

Proprio come nel disegno!

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Proprio come nel disegno

Le scimmie gironzolano libere e felici, facendosi i fatti loro. Alcune fanno il bagno, altre si spulciano, i cuccioli giocano, ogni tanto ci sono degli adulti che berciano e minacciano di prendersi a manate in faccia, qua e là una sveltina… insomma, una giornata tipo nella vita di una scimmia.
A un certo punto, inizio a riprendere un cucciolo. Visto che sono scemo e quello è di spalle, faccio come fosse un gatto: gli faccio chk chk chk per farlo girare. Vediamo che cosa succede.

Lo scattino del braccio alla fine mi ha tolto un paio di anni di vita. Perché poi, tra l’altro, spiegalo che la scimmia ti ha menato, probabilmente ti ha portato via mezza faccia, e ha pure ragione lei.
Tra l’altro, come spiega un cartello, i macachi non sono evoluzionisti e non gliene frega niente se sei un lontano parente.

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Se volete osservare in sicurezza le scimmie, potete farlo grazie alla webcam.

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Per soggiornare, abbiamo trovato lo Shimaya, una ryokan (albergo in stile tradizionale) vicino alla stazione, con ottime recensioni, giustificate una volta che sei preparato all’incontro con il signor Yumoto, il proprietario.
Da quando siamo entrati, abbastanza presto, è successo nell’ordine che: ci siamo levati le scarpe, Yumoto ci ha fatti sedere nella hall dicendo che le stanze non erano ancora pronte e potevamo iniziare a compilare i moduli e poi lui ci avrebbe portato al parco delle scimmie in macchina; mentre eravamo alle prese con i moduli, di colpo era urgentissimo che legassimo insieme i nostri bagagli; mentre ero alle prese con la corda è diventato urgentissimo uscire e andare al parco delle scimmie. Il tutto in un inglese volenteroso ma non immediato. Io, che odio la concitazione, per di più avevo i Dr. Marten’s, che non sono propriamente immediati da allacciare/slacciare; ragione per cui sono polemicamente salito in macchina a piedi nudi e mi sono infilato le scarpe lì. Arrivati all’ingresso del parco dopo avere rischiato la vita sia per il riscaldamento a sessanta gradi dell’auto sia per la guida sportiva del nostro ospite e concordato un appuntamento telefonico per farci venire a riprendere, abbiamo avuto un po’ di tregua.
Poi, tornati in albergo si è consumata la grande incomprensione della onsen.

Onsen in giapponese significa terme. Come detto, la zona trabocca letteralmente di acqua bollente, quindi dopo le scimmie il piano era di bollirci come astici pure noi. Chiediamo quindi a Yumoto se può consigliarci un posto e lui tira fuori un raccoglitore con quelle che sembrano foto scattate in varie strutture; ci colpisce una vasca su una terrazza affacciata sulla valle con la gente che fa il bagno al tramonto. “Questa! Questa!” diciamo eccitati come macachi giapponesi. “Ok,” dice lui. “Vediamoci qua sotto alle cinque”.
Intanto andiamo a pranzo in un posto assurdo, sempre indicatoci da lui, che è praticamente casa di qualcuno, con tanto di librerie piene di manga.

Ne ho aperto uno ed era un hentai

Ne ho aperto uno ed era un hentai. Non ho preso niente con i tentacoli, a pranzo.

Poi ci ritiriamo nelle nostre stanze per il primo pisolino pomeridiano della vacanza, che io affronto molto seriamente, tipo che quando suona la sveglia prudentemente puntata alle 16.40 ho di nuovo sei anni e i miei genitori mi hanno svegliato alle 4 di mattina per andare a Piombino a prendere il traghetto per l’isola d’Elba e non so nemmeno come mi chiamo.
Ci ritroviamo nella hall e Yumoto ci fa: “non avete gli asciugamani?”. Noi lo guardiamo un po’ strano. “Non ce li danno là?”
“No no, prendete questi” e tira fuori degli asciugamani dell’albergo.
Fuori è tragicamente buio (è novembre, in montagna). Yumoto ci guida per le strade del paesino con una torcia elettrica.
Poi apre il cancelletto di quella che è evidentemente un’abitazione privata con giardino.
Siamo tutti molto perplessi ma lo seguiamo. Entra in una casetta che si apre sulla terrazza che abbiamo visto in foto, leva dei pannelli di polistirolo e voilà la nostra onsen.
Noi immaginavamo di andare alle terme, invece ci ha portati nel cortile di casa sua.
Superato il primo smarrimento, organizziamo dei turni per cambiarci (ci ha chiesto se volevamo che aprisse l’altra casetta, ma non abbiamo capito, ancora rintronati e stupiti, e abbiamo detto di no) e ci infiliamo tutti e cinque in questa acqua caldissima.
La mia sensazione è quella della morte. Il mio organismo reagisce alla combinazione di stanchezza e temperatura del corpo altissima assumendo che ho la febbre e quindi, in quanto maschio, sto per morire di morte morta. Passo dieci minuti di inferno, poi una volta che la temperatura si è stabilizzata inizio a godermela. Certo, il fatto che ci sia una fontanella di acqua fresca in un angolo aiuta. E anche l’arietta fresca della sera montana, in cui puoi tranquillamente startene in piedi in costume senza sentire freddo, tanto sei riscaldato.
Alla fine stazioniamo lì dentro per un tempo apparentemente infinito, quantificabile sulle due ore, tanto che quando torniamo, con la consistenza e la temperatura di un passato di verdure, Yumoto si stupisce che siamo rimasti lì dentro così a lungo.
Noi eravamo molto più stupiti dalla ciambella imbottita del wc della casetta, però.

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つづく

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