Colei che canta

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È disponibile sul Kindle Store di Amazon Colei che canta, la seconda avventura dello Spadaccino, il personaggio già incontrato ne L’isola del Teschio.

La vicenda si svolge molti anni prima, nel 1530, nella Vienna scampata all’assedio turco. Qui lo Spadaccino incontrerà una compagna misteriosa e dovrà risolvere il mistero di una casa infestata, cercando di portare a casa la pelle.
Il racconto è un po’ più lungo del precedente, costa meno (sono riuscito a capire come calcolare i prezzi di Amazon per fare cifra tonda) e ha un tono molto diverso dal primo. Anche il personaggio, essendo un ragazzo di vent’anni, non è lo stesso incontrato molti anni dopo. Insomma, tutto quello che non andrebbe mai fatto in campo di serialità credo di averlo fatto.
L’idea era quella di scrivere una storia rocambolesca, dove ci fosse più spazio per dialoghi (spero) brillanti e allo stesso tempo un po’ di horror. Uno degli elementi della storia è il mio omaggio al racconto di Robert E. Howard Pigeons from Hell, che avevo tradotto un paio di anni fa.

L’anteprima scaricabile copre i primi due capitoletti e un pezzo del terzo; la si può leggere, senza scaricare niente, da amazon.com, cliccando sulla copertina del libro.
Qui sotto, il primo capitoletto:

 1.
Vienna, 1530. Dopo l’assedio.

Pioveva.
Da giorni. Il cielo sopra Vienna era una coperta di grigio da cui l’acqua non sembrava mai stancarsi di cadere.
Lo spadaccino non ricordava più come fosse camminare senza che il fango delle strade si aggrappasse agli stivali e li riempisse d’acqua, non ricordava più se potevano esistere abiti asciutti.
Si era lasciato alle spalle la locanda, la borsa più leggera di quando era entrato, la pancia gonfia di birra. Aveva giocato a dadi e aveva perso. Forse lo avevano imbrogliato, forse era stata solo sfortuna, forse aveva sbagliato a continuare a svuotare il boccale che qualcuno gli riempiva. I suoi avversari, un alsaziano, un polacco e un austriaco, sembravano intendersela bene e alla fine si erano spartiti quasi la sua intera paga di una settimana. In poco meno di, quante ore? Una, due?
Quello del baro era un mestiere redditizio.
Era quasi sicuro di essere sulla strada giusta per tornare al palazzo dove il suo padrone era ospitato. Quasi perché al buio e sotto la pioggia tutte le strade sembravano uguali e perché a ogni passo la testa gli pulsava di un dolore sempre più sordo.
Si fermò per appoggiarsi a un muro e lo sentì scivolare sotto la schiena. Senza neanche capire come si trovò con il culo per terra, nel fango freddo e viscido. Tre sagome sbucarono dall’oscurità. Non gli fu difficile riconoscerle, nonostante lo stordimento: l’alsaziano, il polacco e l’austriaco.
“Amici,” disse, ma tutto quello che gli uscì dalle labbra fu un biascicare penoso. Le sagome si deformarono e si allungarono.
“Hai una bella spada, italiano,” disse l’austriaco. “È un peccato che tu non abbia voluto giocarla. Ti saresti risparmiato questa scena pietosa. Ci avresti risparmiato di usare del buon veleno per uno come te.”
Nella pioggia riconobbe il suono di una spada sguainata, intravide il bagliore dell’acciaio. “Ma c’è gente che pagherà bene per una lama del genere. Signor Rumeckzy, faccia quello che deve fare.”
I passi del polacco che gli si facevano incontro nel fango suonavano come il verso di un batrace. Lo spadaccino cercò di scappare ma tutto quello che ottenne fu di rovesciarsi su un fianco. Una morte ridicola.
“Senza rancore, italiano,” disse una voce sopra di lui.
Non ebbe tempo di prepararsi alla morte e fu una fortuna, perché non morì.
Sentì il tonfo di un corpo che cadeva accanto a lui e capì che era quello del polacco. Altre spada sguainate, il suono di passi di corsa. Non vedeva niente, riusciva solo a trascinarsi nel fango come un verme.
Ci furono delle grida, lame cozzarono tra di loro, un altro grido, una bestemmia smozzicata in tedesco e poi più niente.
Solo la pioggia.
Lo spadaccino cercò di alzarsi, di nuovo invano.
Qualcuno gli si avvicinò.
Sentì una mano leggera che si appoggiava alla sua fronte, dita gli aprirono a forza un occhio. Intravide un volto dai contorni delicati.
“Sopravviverai,” disse una voce di donna.
“Io… chi sei?”
“Shhh, non parlare. Aggrappati a me, devo portarti via da qui.”
“L’austriaco…”
“Non pensare a lui, ora. Devi alzarti.”
Lo spadaccino fece uno sforzo ma non riuscì a muovere un muscolo. Fu la donna a sollevarlo e metterlo seduto. “Bene, è un inizio,” disse lei. “Ora in piedi.”
Lei gli mise le braccia sotto le ascelle e si appoggiò a lui per alzarlo. Confuso, lui registrò il contatto dei seni contro il suo petto, le braccia ben tornite. Nello stordimento della droga, pensò che lei doveva avere il corpo di una dea. Provò a spingere con le gambe e registrò un debole successo.
Era di nuovo in piedi. La testa gli pulsava di un dolore feroce, gli occhi ancora non volevano saperne di aprirsi.
“Adesso dobbiamo camminare,” disse lei. “Non ci vorrà molto, te lo prometto.”

Il file è privo di DRM quindi può essere convertito in epub attravero Calibre, nel caso non disponiate di un Kindle o di una delle applicazioni di lettura Kindle per computer, tablet o telefonini. Per farlo, selezionate l’opzione di trasferimento tramite computer a destra; vi troverete con un file azw3, da aprire con Calibre e convertire.

Come già per l’altro racconto, grazie a chi vorrà leggerlo e troverà il tempo per recensirlo, su amazon o altrove, o condividere il link.
Buona lettura.

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3 commenti

Archiviato in Libri, paperback writer

3 risposte a “Colei che canta

  1. torgul

    Io non so se posso recensirlo, già per il primo Amazon mi ha sgridato perchè non lo avevo comprato…

  2. adriano

    Come diavolo hai fatto a scoprire come calcolare le cifre tonde su Amazon? Mi passeresti cortesemente questo segreto (ben custodito)?
    Grazie!

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