Cerchiamo di non essere stupidi tutti insieme

Non credo di potere dire di essere Charlie, non fosse altro perché all’epoca delle famigerate “vignette danesi” io e Charlie Hebdo avevamo due posizioni differenti. E ancora oggi penso che quella vicenda, in quel contesto, in quegli anni, avesse più a che fare con la propaganda che non con la libertà d’espressione.
Ma è ovvio che non ci sia bisogno di essere d’accordo al 100% con CH per essere agghiacciati dall’attacco alla sua redazione e annichiliti dall’assurda idea di un’irruzione con le armi nella redazione di un giornale (e in qualunque altro posto, ovvio; ma la redazione di un giornale ha un valore simbolico ben preciso per quella cosa che chiamiamo “cultura occidentale”. E soprattutto in Italia è una cosa che storicamente si associa con il fascismo, dalla devastazione della sede dell’Avanti fino alla bomba alla redazione del Manifesto nel 2000).
Che poi “Je Suis Charlie” venga usato, almeno in Italia, da persone che se CH fosse pubblicato nel nostro paese ne invocherebbero la chiusura un giorno sì e l’altro pure, non aiuta molto.

Non so molto della Francia, della sua società, della sua situazione politica. Quindi non posso sapere che cosa abbiano rappresentato i tre giorni “neri” di inizio gennaio per loro.
Però ho visto come sono stati raccontati e interpretati in Italia; e di colpo è stato come fare un salto indietro nel tempo di 10 anni.
Sulla bacheca di Facebook ho visto ricomparire la Fallaci di “La rabbia e l’orgoglio”, presentata come una Cassandra. La stessa classe dirigente che ha brigato per desertificare il panorama satirico italiano si è scoperta paladina della libertà d’espressione (il culmine è la Santanchè che vorrebbe pubblicare CH in Italia). Ridicoli tromboni dichiarano lo stato di guerra, ma con l’elmetto sembrano ancora più stupidi di quanto già non siano. In Veneto una circolare della Regione chiede alle scuole di ottenere dai genitori musulmani la dissociazione dagli attacchi (questa in effetti potrebbe essere una cosa inedita). Altri riaprono i dibattito sui limiti della satira. Si invoca la revoca di Schengen.
Tutte cose che mi sembrano follia e reazioni isteriche e scomposte che sono l’ultima cosa di cui dovremmo avere bisogno.
Dopo l’11 settembre 2001, Susan Sontag scrisse una cosa del tipo “Va bene, piangiamo tutti insieme, ma cerchiamo di non essere stupidi tutti insieme”.
Se la Fallaci avesse avuto ragione, dal 2001 a oggi l’intera Europa dovrebbe essere un campo di battaglia. O, quantomeno, il 7 gennaio 2015 Parigi avrebbe dovuto essere sconvolto da centinaia di attacchi simultanei. Invece no. La guerra che l’Islam starebbe portando in Europa è fatta di una manciata di attentati in 13 anni, che non sembrano granché incitare le comunità islamiche residenti all’insurrezione. Del resto, se così fosse, gli assalitori di Parigi sarebbero potuti scomparire inghiottiti dalla solidarietà della comunità islamica, come succede in Italia ai killer di mafia e camorra nel loro territorio. Se volete pensare, come Salvini, che il kebabbaro sotto casa vi sgozzerebbe come un agnellino, fate pure: ma ricordatevi che la paranoia è una malattia mentale per la quale dovreste cercare aiuto medico.
Tutto questo, ovviamente, non vuol dire dimenticare che esistono aspetti dell’Islam odiosi che sono gioiosamente abbracciati da musulmani in tutto il mondo e, soprattutto, che esistono realtà islamiche mostruose come ISIS o Boko Haram, la cui visione del mondo ha effettivamente dichiarato guerra alla mia. Per quanto riguarda questi ultimi, però, mi sembra che a oggi le loro principali vittime siano, fosse anche solo per una ragione geografica, altri musulmani, considerati “non abbastanza musulmani” (poi vi chiedete dove sta l'”Islam moderato”) o musulmani in modo sbagliato.

Salvini, Le Pen, la Fallaci e tutti quelli come loro non sono parte della soluzione: sono parte del problema. E i tre giorni di Parigi sono stati per i partiti di destra un dono dal cielo (senza cadere in dietrologie, credo sia abbastanza evidente). Ma più razzismo, più intolleranza, più diffidenza, sarebbero un dono dal cielo anche per i loro “avversari”, dei quali in realtà hanno un gran bisogno per fomentare la paura su cui si basa il loro consenso.

(L’ultimo pensiero è per gli scemi che sostengono che il video dell’uccisione del poliziotto davanti a Charlie Hebdo sarebbe un falso perché la testa non esplode come in Call of Duty: curatevi e/o cercate cosa ha da dire chi ha un minimo di infarinatura di balistica)

12 commenti

Archiviato in politica, società

12 risposte a “Cerchiamo di non essere stupidi tutti insieme

  1. paola

    bello!!!!!! d’accordissimo su tutto…

  2. Mik

    Va quasi tutto bene ma affermare che il poliziotto, nel video, venga colpito alla testa da un proiettile (come affermano tutti i media francesi) è ridicolo, e la veemenza con cui l’articolo cerca di negare questo fatto (“curatevi”) non migliora la situazione. Un proiettile esce dalla canna di un Ak-47 a circa 900 chilometri l’ora. Dalla distanza di un metro, se anche non facesse esplodere la testa “a mò di melone” come in molti video su internet, se anche facesse dei fori di ingresso e di uscita PERFETTAMENTE netti e puliti, a maggior ragione la quantità di energia portata dal proiettile farebbe rimbalzare la testa all’indietro con una forza tale da spostare il corpo intero (e lo stesso, detto per inciso, se fosse stata colpita la spalla). Invece, nel video, la testa non ha neanche il minimo sussulto. Il fatto che per molti secondi non si veda neanche un po’ di sangue (dovrebbe sgorgare immediatamente a fontanella con un foro di uscita pulito), diventa a questo punto secondario. Non è un semplice falso, è un falso clamoroso, ridicolo.

  3. Mik

    “Madonna” quanto lavoro (fesserie, roba per mocciosi, ma pur sempre lavoro). Spero che almeno li paghino bene…

  4. Mik

    Comunque lapsus, ho scritto che il proiettile (7.62 mm, con una massa di 8 grammi) esce a 900 km all’ora, in realtà esce a 800-900 METRI al secondo, che sono circa 2500 chilometri l’ora. Uno studente di fisica nemmeno troppo bravo potrà calcolare l’energia portata dal proiettile a un metro. A occhio, sono circa 1800 joules. Sufficiente a spezzare il collo.

    • Sì, il NWO paga bene, in contanti e puntuale.
      Ma quindi, quale sarebbe il senso della messinscena?
      Hanno ammazzato quelli dentro e hanno inscenato la morte di quello fuori?
      O sono vivi anche quelli dentro e hanno seppellito delle bare piene di sassi?
      Sono un po’ confuso.

  5. Mik

    Questo lo lascio a te immaginarlo. Che a Charlie Hebdo siano morti, è poco ma sicuro. Anche perché era gente allergica allo Stato e poco propensa a farsi tirare dentro dei giri poco chiari. Forse la scena in strada, che è quella che doveva servire per mostrarla alle masse, richiedeva delle “abilità” diverse da quelle dei killer. Forse, semplicemente per non sovraccaricare nessuno, l’hanno delegata e fatta studiare ad altri. Secondo me, la cosa più probabile è che i veri killer siano spariti immediatamente, invece di restare venti minuti nel centro di Parigi ad allarme già dato, come recita la vulgata ufficiale. Quelli della scena dell’omicidio del poliziotto, tieni presente, erano (interessante, no?) vestiti esattamente come i reparti speciali che dopo sono intervenuti a cercare di bloccarli (così dicono), e potevano sparire trasformandosi in “reparti speciali” in qualunque momento.
    Ti saluto con una cronologia degli avvenimenti:
    1 – 9 novembre 2014: il governo francese in massima allerta dopo inspiegabili voli di droni sopra le stazioni nucleari francesi.
    2 – 23 novembre 2014: Netanyahu avvisa la Francia che votare a favore dello Stato palestinese sarebbe un “grave errore”.
    3 – 6 dicembre 2014: inaspettatamente, Hollande incontra Putin a Mosca, sfidando la mafia antirussa.
    4 – 31 dicembre 2014: la Francia vota a favore dello Stato palestinese
    5 – 5 gennaio: Hollande richiede la fine delle sanzioni alla Russia, sfidando ancora il blocco antirusso
    6 – 7 gennaio: la Francia subisce il classico “attacco terrorista”, con le seguenti caratteristiche:
    a) i testimoni, descrivendo i terroristi, dicono che erano così metodici che li avevano scambiati per forze d’elite francesi anti-terrorismo.
    b) Amchai Stein, il vice caporedattore del canale israeliano IBA channel 1, si trova per caso sulla scena dell’attacco e posta foto della sparatoria.
    c) Secondo i media francesi, gli autori dell’attacco, Said e Cherif Kouachi, sono stati identificati dalle carte d’identità lasciate durante la fuga. Ciò ricorda i passaporti (in quel caso indistruttibili) trovati l’Undici settembre.
    d) Parigi, 11.50 di mattina, appena prima dell’ora di punta, il primo giorno dei saldi di gennaio, i video mostrano i terroristi su strade praticamente vuote.
    e) gli assalitori fanno una fuga molto comoda, e spariscono del tutto dopo un inseguimento ad alta velocità in pieno giorno, dopo essere rimasti per venti minuti in pieno centro di Parigi dopo l’allarme.
    7 – 7 gennaio: la Francia avvisa i palestinesi: non presentate di nuovo la domanda all’ONU per il riconoscimento dello Stato.

  6. Mik

    Vivere senza pensare, me ne rendo conto, è più lieto e fa anche bene alla pelle.

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