Oh, ma sei proprio un Gasparri

Un po’ è colpa anche mia.
Ho iniziato a usare quasi quotidianamente internet alla fine del 1998. Avevo appena iniziato l’università e avevo a disposizione un laboratorio informatico con connessione illimitata (a dire il vero la cosa era preclusa alle matricole, ma mi ero fatto fare la password prima che la circolare venisse diffusa e nessuno mi ha mai sgamato).

[Parentesi storica per i più giovani: nel 1998 avere internet a casa era mediamente scomodo perché dovevi pagare un abbonamento per potervi accedere, quando navigavi tenevi occupata la linea telefonica e la connessione ti costava a scatti come una telefonata urbana. Ecco, ora sembro mio padre quando raccontava che lo mandavano a comprare il ghiaccio]

Non sono stato un vero e proprio early adopter, però nel 1998 eravamo circa 4.000.000, un quinto di oggi.
Accedere a internet, allora, era un’esperienza a suo modo sconvolgente: di colpo, avevi a disposizione TUTTO. Potevi leggere giornali stranieri online, accedere a gruppi di discussione che andavano dal triviale all’esoterico, scoprire che c’era gente che aveva messo in piedi siti personali dedicati a quasi qualsiasi cosa ti venisse in mente. Tutto quello che restava fuori dall’imbuto dei media tradizionali, costituito da limiti fisici, economici, culturali, lì c’era.
Le parole “cerca su internet, lì trovi tutto quello che qua non trovi” devo averle pronunciate almeno una volta.

Oggi, il panorama è radicalmente cambiato: internet è un’esperienza quotidiana per un numero sempre crescente di persone e il filtro “tecnico” che rendeva pubblicare informazioni su un sito non accessibile a tutti è stato neutralizzato.
Credo che sia stato Beppe Grillo uno dei più grandi divulgatori dell’uso della Rete in Italia, intesa come Bengodi grazie alla quale risparmiare (Skype, per esempio) e in cui informarsi da fonti libere e indipendenti che raccontano quello che gli altri non dicono.
Ora, lungi da me difendere a spada tratta in toto il sistema dei media tradizionali, però questi hanno in potenza (e non sempre applicano) un meccanismo virtuoso, quello del gate keeping. I “guardia di porta” sono quelle figure che decidono che cosa viene messo in circolo nel sistema dell’informazione e cosa no. Dico che è potenzialmente virtuoso perché dei gate keeper illuminati, in un mondo ideale, applicando sia i criteri di notiziabilità sia le buone pratiche del giornalismo (tipo considerare vera una notizia solo se proviene da almeno tre fonti autonome), possono tenere pulito il flusso delle informazioni. Ovviamente questo modello ideale deve fare i conti con la realtà, con gli interessi economico e politici del mondo dell’informazione e tutto quanto; però sulla carta un sistema basato sulla limitatezza fisica del supporto (le pagine di un giornale, i minuti di un notiziario) è potenzialmente più virtuoso di uno basato sulla virtuale assenza di limiti fisici e barriere economiche all’entrata, che può invece fare affidamento solo sul buon senso dei suoi autori.

Ce lo dimostra il proliferare di sitacci come “Il corriere del mattino” o simili, che mescolano notizie vere ad altre false, allo scopo di attirare quanti più clic possibili e/o influenzare l’opinione pubblica tramite la disinformazione, il più delle volte a sfondo razzista o comunque discriminatorio. Riuscendo per giunta a volte a farsi riprendere dalla stampa tradizionale o da senatori della Repubblica.
Il successo di questi cumuli di letame ha le sue radici proprio nell’antico mito a cui anche io ho contribuito, in buona fede: quello che su internet puoi trovare quello che nessuno ti dice da altre parti.
Solo che, beata ingenuità, all’epoca in pochi pensavamo che a volte se una cosa non la dice nessuno è perché è falsa.

Cosa si può fare?
La prima cosa è diffondere un po’ di sana consapevolezza del mezzo, identificando i siti che pubblicano fregnacce. Una lista da cui partire è quella di BUTAC. Ma basterebbe usare un po’ di buon senso (se una notizia ce l’ha solo “Il corriere del mattino delle notizie vere” è una cazzata. E diffonderla chiedendo “Ma sapete se è vero?” o per deriderla fa solo il loro gioco – anche se non mettete il link)
La seconda è iniziare a usare “Gasparri” per etichettare tutti gli scemi che ci cascano.

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