Lo scherzo che continua a uccidere

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Una volta Alan Moore, che ormai odia la DC Comics più di quanto a noi comuni mortali sia possibile immaginare, ha detto che va ormai avanti da anni ricicciando le buone idee che lui ha avuto negli anni Ottanta.
Chissà come gongola ora che la lunga onda di una sua storia per Batman del 1988 è diventata la miccia di una polemica di quelle che si guadagnano pure un hashatg su twitter.
In breve, per festeggiare i 75 anni del Joker, a giugno le testate DC usciranno con delle copertine variant dedicate al più iconico avversario di Batman. Per la serie di Batgirl Rafael Albuquerque, disegnatore brasiliano, ha pensato di ripescare dal passato comunque dei due personaggi una delle pagine più cupe della storia di Batman, raccontata da Alan Moore in un episodio, disegnato da Brian Bolland intitolato The Killing Joke. Anche se non lo avete letto, probabilmente ci siete entrati in contatto senza saperlo se avete visto il secondo Batman diretto da Nolan, perché il Joker di Heath Ledger è dichiaratamente ispirato a quello della storia di Moore. Per farla breve, in The Killing Joke Moore indaga sulla psicologia del Joker e sul suo rapporto con Batman, concludendo – senza troppe sorprese – che sono due psicopatici non troppo dissimili l’uno dall’altro. Nel corso della storia, il Joker va a casa del commissario Gordon, spara alla figlia, che è in realtà Batgirl, e lo rapisce cercando di farlo impazzire. Anche facendogli vedere foto della figlia nuda e ferita (sopravviverà, anche se su una sedia a rotelle, per poi riprendere a camminare in un reboot recente). A questo proposito, uno dei giganteschi non-detti di questa storia è, da 27 anni, se Barbara Gordon sia stata violentata o no; una versione scartata di una tavola divulgata qualche tempo fa ha riaperto il dibattito.

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A destra la versione pubblicata, a sinistra l’originale

Per la cronaca, Moore dice che non pensava a uno stupro; cosa che del resto sembra un po’ lontana dalla psicologia del Joker. A sfavore del barbuto autore inglese pesa però il fatto che sembri ricorrere alla violenza sessuale come elemento narrativo con una certa facilità. Grant Morrison, che odia Moore di un odio tutto suo, cordialmente ricambiato, dice che è ossessionato dallo stupro; certo che è, così a memoria, ci sono violenze sessuali nelle principali opere maggiori di Moore, da Watchmen in giù.
Comunque, alla fine della storia, il Joker racconta una barzelletta a Batman e i due si fanno una bella risata. Poi forse uno dei due uccide l’altro o si ammazzano a vicenda. Non si capisce bene; l’unica cosa certa è che si fanno una bella risata insieme.

Insomma, comunque la si giri, The Killing Joke è una storia parecchio pesante, in cui il Joker esprime la sua malvagità sicuramente su scala meno eclatante che quando cerca di fare impazzire tutta Gotham, ma in modo straordinariamente più inquietante. Anche l’assunto di fondo, quasi da manuale dello sclavismo, che a volte quello che separa un mostro da una persona normale è una giornata storta, contribuisce a fare del ritratto del Joker tratteggiato da Moore qualcosa da maneggiare con una certa cura (per la cronaca 2: Moore, che tra un po’ negherà di avere mai lavorato per la DC, dice che comunque come storia non è niente di speciale e non racconta niente di interessante).

Per contro, Evil Monkey su Fumettologica descrive così la nuova serie di Batgirl:

Stewart non analizza, racconta semplicemente il mondo di una giovane supereroina ventenne. Anche l’ambiente giovanile e artistoide è semplicemente fotografato come dato di fatto, non demolito alla maniera della web serie Dalston Superstar. Leggerezza, banalità e nessuna voglia di sovvertire nulla. Pare di essere dalle parti dell’Her di Spike Jonze, con un futuro così prevedibile e banale da essere la rappresentazione più memorabile del domani da dieci anni a questa parte. Colorini pastello, consumatori che vogliono prodotti fatti a mano senza volersele sporcare, continui simulacri di un mondo che non esiste più (gli smartphone nascosti dentro custodie da piccoli diari segreti).

La serie è studiata con lo scopo esplicito di allargare lo spettro di lettori, andando a pescare in categorie solitamente trascurate dal fumetto statunitense come gli adolescenti dotati di vita sociale e le ragazze. Vedremo se l’occhio lungo degli autori avrà ragione e se questo adagiarsi sui luoghi comuni della contemporaneità verrà premiato rispetto a tanti giochi al rialzo tipici della produzione di massa di questi anni. Per ora quello che abbiamo tra le mani è uno dei pochi autentici tentativi di collegarsi alle nuove generazioni, fatto con consapevolezza e polso della situazione. Vedremo se i destinatari ne saranno altrettanto convinti.

Una gestione che ha esordito con questa copertina:

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Bene. Ora tornate in cima e riguardate la copertina di Albuquerque. È un gran disegno. È terribilmente drammatica e, anche se non avete letto The Killing Joke, terribilmente disturbante e minacciosa. Ma non minacciosa per finta come sono quasi sempre le copertine dei fumetti, per cui sai sempre che per quanto grave possa apparire la minaccia l’eroe o l’eroina se la caverà; questa è una situazione minacciosa per davvero. Albuquerque ha interpretato il Joker di Moore forse ancora meglio di Bolland e il terrore negli occhi di Barbara Gordon è ancora più terrificante pensando che questa Batgirl è la stessa che ci è stata presentata sorridente e sgamata mentre si fa una foto con il cellulare.
Per farla breve: è successo un casino, in molti si sono lamentati della cover, con gli argomenti più disparati. Cameron Stewart, sceneggiatore della serie, ha scritto su twitter che ci sono anche state minacce, non nei confronti di chi difendeva la copertina o di Albuquerque, ma verso chi la criticava. Alla fine lo stesso disegnatore ha chiesto di ritirare la copertina ed è stato accontentato.
Quello che in fondo mi stupisce di più di questa storia non è il cedimento della DC alle lamentele del web, ma il fatto che a nessuno, sembra, sia venuto in mente prima che forse fare collidere il revisionismo super-eroistico degli anni ’80 con la sensibilità pop e paracula di questi anni non era una buona idea.
Il trionfo dell’universo cinematografico Marvel ha portato una specie di restaurazione agli anni Sessanta nelle aspettative dei lettori nei confronti dei supereroi: gli Avengers sono conciati come gli Ultimates, è vero, ma si rifanno decisamente alle atmosfere solari dei fumetti di una volta.

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L’universo cinematografico DC è notoriamente più tristanzuolo, ma una serie come Batgirl, da quello che leggo, mi sembra più vicina allo spirito “leggero” di un fumetto per ragazzini. E non è difficile capire perché una copertina così dura, che si rifà a un periodo in cui alcuni autori cercarono di fare toccare temi impegnativi a personaggi di massa, possa oggi sembrarci così aliena, minacciosa e fuori posto su una serie del genere.

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2 commenti

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2 risposte a “Lo scherzo che continua a uccidere

  1. bel sunto anche se aspetterei di leggere il numero in questione, magari c’è un cambio di tono anche nella narrazione… magari…

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