“Armada” di Ernest Cline. Recensione.

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Armada è il secondo romanzo di Ernest Cline, già sceneggiatore di quel gioiellino che è Fanboys e soprattutto autore di Ready Player One.
RPO, uscito nel 2010, era più o meno l’equivalente contemporaneo dell’Isola del Tesoro di Stevenson: una grande caccia al tesoro che è anche una storia di formazione ambientata in un mondo avventuroso. Solo che Stevenson aveva i sette mari, Cline un MMORPG titanico nel quale il suo creatore aveva distillato e ricreato tutta la cultura pop-nerd della storia. RPO è uno spettacolare atto d’amore alle passioni del suo autore: i videogiochi, internet, i giochi di ruolo, la musica ed è uno dei libri avventurosi più belli degli ultimi anni. Specie se sapete di che cosa sta parlando Cline. O forse solo se sapete di che cosa sta parlando.

Con i primi soldi veri, Cline si è comprato una vera De Lorean.

Con i primi soldi veri, Cline si è comprato una vera De Lorean.

Armada, uscito a luglio del 2015, riprende in parte la formula del romanzo precedente: ci sono i videogiochi, ci sono i riferimenti alla cultura pop, c’è un protagonista giovane alla ricerca di se stesso. La storia è piuttosto semplice: in un futuro abbastanza prossimo (il 2018) un ragazzino amante dei videogiochi scopre che le sue abilità di pilota di caccia stellari dovranno essere usate per proteggere la Terra da un’invasione aliena. Sì, è una storia che avete già visto in almeno un film e letto in Ender’s GameCline è parecchio onesto (o paraculo) e inserendo una spruzzata di teoria del complotto per spiegare come film e romanzo servissero per preparare all’idea che questo un giorno sarebbe successo. Più in profondità, del resto, la storia è anche molto simile a quella del primo Guerre Stellari (lo fa notare anche il protagonista).
Armada è, come costruzione, un romanzo per ragazzi: non succede niente di davvero terribile (o quando succede viene metabolizzato piuttosto in fretta), c’è un happy ending appena appena sospeso per lasciare aperta la porta a un sequel, il protagonista è un ragazzino. Di fatto, il riferimento di Cline sono i film per ragazzi degli anni Ottanta, più che Heinlein. Come messa in scena, però, Armada è un porno pensato per i 30-45enni di oggi, in grado di cogliere tutti i riferimenti culturali che Cline infila – spesso a forza – nei dialoghi, al punto che ci sono dei momenti in cui sembra che i personaggi parlino tra di loro non per permettere al lettore di ricevere nuove informazioni su di loro o sulla trama ma per consentire a Cline di battere qualsiasi record di citazioni. Dopo aver letto un dialogo in cui flirtando una ragazza cita le famose tre priorità della vita di Conan credo si sia letto davvero tutto.

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Narrativamente, Armada fila come un missile. La scelta di fare svolgere gran parte del romanzo, il suo secondo atto, in una sola giornata aiuta a mantenere altissimo il ritmo. Il prezzo da pagare è però una fretta eccessiva nel fare succedere le cose, che non da tempo a nessun personaggio di elevarsi al di sopra del ruolo di figurina di cartone; un problema da cui non scampa neanche il protagonista, che pure è il narratore della storia. Non mi ha stupito leggere, nei ringraziamenti, che Cline ha già venduto i diritti cinematografici del romanzo: lunghezza e ritmo sono perfetti per il cinema. E rispetto a Ready Player One (che sarà comunque girato da Spielberg) non ci saranno tutti quei problemi di adattamento dovuti all’impossibilità di mostrare su schermo tutte le proprietà intellettuali citate nel libro.
Comunque: è un romanzo che mi ha fatto piacevolmente compagnia in un paio di giornate al mare e che consiglio come lettura disimpegnata e rilassata. Tra l’altro su Spotify qualcuno ha ricreato la compilation citata nel libro:

Quello che mi lascia perplesso di Armada e che conferma una sensazione già avuta con Ready Player One è l’eccessiva leggerezza con cui Cline affronta i suoi temi, senza esplorarne le reali implicazioni.
Mi spiego meglio: Ready Player One è ambientato in un futuro distopico in cui il mondo reale fa così schifo che il MMORPG al centro della storia diventa per molti una via di fuga necessaria. Tutta la storia gira attorno al salvataggio della sua indipendenza dalle grinfie di una multinazionale che vorrebbe metterci le mani sopra e snaturarlo. Credo sia uno dei primi romanzi di fantascienza in cui un mondo virtuale è contrapposto al mondo reale non in senso negativo ma in senso assolutamente positivo. Il tema dell’alienazione è scarsamente preso in considerazione: la realtà virtuale è l’unico mondo che per il protagonista vale la pena salvare (o l’unico che ha possibilità concrete di salvare?). Certo, alla fine si fa cenno alla possibilità di chiudere per sempre il mondo virtuale per permettere all’umanità di vivere la propria vita reale, ma sembra qualcosa messo lì per completezza.
In Armada, la situazione è più inquietante: la storia gira attorno all’idea che fin dagli albori l’industria videoludica sia servita per addestrare gli esseri umani a essere pronti al giorno in cui avrebbero dovuto affrontare una minaccia aliena. Con l’avvicinarsi del momento fatale, i videogiochi e i sistemi di controllo diventano sempre più realistici e dettagliati; tanto che (SPOILER) nessuno si accorge quando quella che sembra una missione collettiva come tante altre da giocare online è in realtà un vero attacco alla base aliena (FINE SPOILER). E al momento definitivo ogni computer, ogni console, ogni smartphone e tablet diventa il terminale di controllo di droni. Tutto questo viene raccontato senza alcun riferimento, neanche casuale o distratto, al nostro presente, in cui gli Stati Uniti combattono guerre attraverso droni pilotati da gente seduta davanti a quello che sembra di fatto un dettagliato simulatore di volo.

Va beh, questi sono inglesi

Va beh, questi sono inglesi.

Certo, poi nel romanzo c’è una critica al militarismo che di fatto fa rischiare la distruzione al pianeta, però non c’è quella riflessione sul presente che rende davvero interessante la fantascienza.
Cline usa invece il genere come un arredamento figo per raccontare storie che sono divertenti e si leggono bene, ma che, coerentemente con la sua fissa per gli anni ’80, restano in superficie ai temi che forse non si accorge nemmeno di trattare.

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3 commenti

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3 risposte a ““Armada” di Ernest Cline. Recensione.

  1. Davide

    A quando la pubblicazione in Italia???

    • Non saprei; il precedente era stato pubblicato da ISBN, che però è finita a gambe all’aria.
      In bocca al lupo al traduttore, comunque, che dovrà barcamenarsi tra milioni di citazioni e, ovviamente, verrà linciato per averne mancata qualcuna…

  2. Emanuele D.

    Bene, è esattamente la stessa recensione che avrei scritto io. Piaciuto molto, nonostante sia paraculissimo. Fila come un missile. Troppo leggero però. Sembra monco, gli manca qualcosa. Non son sicuro che Cline in futuro sia in grado di scrivere ancora un romanzo buono quanto questi primi due. Rischia si morire se non evolve.

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