Klein Venedig

[…] diverse delle opere che ho preso in esame hanno premesse ucroniche implicite: non fanno ipotesi “controfattuali” su come apparirebbe il mondo prodotto da una biforcazione del tempo, ma riflettono sulla possibilità stessa di una tale biforcazione, raccontando momenti in cui molti sviluppi erano possibili e la storia avrebbe potuto imboccare altre vie. Il “what if” è potenziale, non attuale. Il lettore deve avere l’impressione che in ogni istante molte cose possano accadere, dimenticare che “la fine è nota”, o comunque vedere il continuum con nuovi occhi (e qui torna il discorso sullo sguardo). “What if potenziale”. L’esistenza nella valle del Mohawk, prima della rivoluzione americana, di una comunità mista anglo-“irochirlandese” è un’ucronia implicita, possibilità nascosta – non importa quanto remota – di una biforcazione del nostro continuum

Il passo qui sopra, alcuni lo avranno più riconosciuto, proviene dal Memorandum sul New Italian Epic di Wu Ming 1, un testo su cui a suo tempo scrissi alcune cose anche io.
A distanza di tempo, quest’idea dell’ucronia potenziale mi è rimasta come una delle cose più interessanti e potenzialmente creative di tutto il testo (che non era un manifesto o una guida per la creazione di nuove opere, ma una riflessione su un campione di testi pubblicati negli anni precedenti): per abitudine consideriamo la Storia come una strada più o meno dritta, larga e luminosa, ma basta uscire appena un poco dall’immagine che abbiamo delle vicende del mondo così come ci vengono, per comodità, insegnate a scuola, per scoprire che il suo cammino è invece tortuoso, colmo di deviazioni che il più delle volte finiscono contro un muro ma non prima di avervi fatto vedere delle belle fette di panorama.
Ne ho avuto conferma di recente, iniziando a raccogliere le idee per la prossima storia dello Spadaccino (lo so che un tempo su questo blog si parlava di un sacco di cose, ma al momento gira così: mi interessa quello che gira intorno allo scrivere storie. C’è un sacco di gente in giro molto più brava di me a scrivere delle cose di cui scrivevo una volta e mi sembra inutile fare peggio quello che fanno altri).
Dopo un esordio pulp-avventuroso, le due storie successive si sono assestate su una sorta di orrore sovrannaturale rinascimentale che, a giudicare dal numero di commenti e copie scaricate, risulta meno interessante. Siccome scrivo per essere letto da qualcuno, mi sembra che il messaggio sia chiaro: più ambientazioni esotiche, più avventura, meno Europa. Il che non mi dispiace nemmeno, a dirla tutta.
Dopo avere vagliato un paio di ipotesi, mi sono concentrato sull’idea di un’avventura in Sud America, all’incirca tra il 1458 e il 1550, periodo in cui il personaggio riesce a varcare l’Oceano. La prima cosa, al solito, è un giro su wikipedia per farmi un’idea delle cose successe in quegli anni nel Nuovo Mondo, perché va bene tornare alle basi, ma uno sfondo storico non solo dà più solidità alla storia ma spesso fornisce anche degli spunti.
E infatti, basta poco e arriva la tua ucronia potenziale.

Musterung-Welser-Armada

La storia è buffa: nel 1528 l’imperatore Carlo V è indebitato fino al collo con una famiglia di banchieri di Augusta, i Welser, grazie ai cui soldi si è comprato l’elezione a Imperatore del Sacro Romano Impero. Cosa fa per sdebitarsi? Affida loro una provincia del Nuovo Mondo: il Venezuela, che i bavaresi prontamente ribattezzano Klein Venedig.
Ora, uno si immaginerebbe che dai una provincia a dei tedeschi e subito ti tirano su una colonia modello.
Non proprio. Costruiscono due città, tre fortezze, deportano 4000 schiavi africani per coltivare la terra e poi per vent’anni si dedicano alla ricerca di El Dorado. Spedizioni su spedizioni vengono inviate nell’entroterra senza ottenere altro che agguati da parte dei nativi e malaria.
La storia del colonialismo tedesco in Venezuela finisce quando nel 1546 l’imperatore decide di avere ripagato a sufficienza il suo debito e manda le truppe a riprendersi la provincia.

Uno scenario del genere è più che fertile per ambientare una storia. Abbiamo almeno quattro culture (i nativi, gli africani, i tedeschi, gli spagnoli) che convivono; spedizioni perdute; un territorio ostile nel quale si favoleggia si trovino tesori incommensurabili, lontano dalla civiltà.
Tutti ingredienti ottimi per ottenere il sapore che ho in mente: una storia di intrattenimento che racconti almeno una parte di una vicenda poco conosciuta.
Ora si tratta solo di inventarmi una ricetta che li dosi nelle giuste proporzioni…

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