Finlandiamo, Ep. 4: Nordkapp

Riassunto delle puntate precedenti: siamo andati in Finlandia, per la precisione a Rovaniemi. La sera prima di arrivare in Norvegia (la nostra destinazione è Capo Nord), scopriamo che la macchina a noleggio non può uscire dalla Finlandia. Per fortuna, un intraprendente finlandese ci mette una pezza. Arriviamo così in Norvegia, dove andiamo a fare due passi nel nulla, prima di venire invitati a tornare indietro. Poi incontriamo degli italiani e ci fingiamo morti come gli opossum.

Ho le prove.

Ho le prove.

Una cosa che dovreste sapere di Nordkapp (in italiano Capo Nord) è questa: non è il punto più settentrionale del continente europeo. Intanto perché in realtà sta su un’isola, che si chiama Magerøya e poi perché in realtà il punto più settentrionale di quest’isola è un altro.
Perché quindi tutti conoscono Capo Nord?
Ci arriviamo.

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DSCN1426Intanto, c’è da dire che la strada per arrivare a Magerøya è bellissima.
Noi la affrontiamo in una giornata piovosa, che però non fa altro che aumentare il fascino dei panorami: si passa da una sterminata brughiera, poi, arrivati a Olderfjord, ti trovi sulla costa. Nuvole incombenti, prati che sembrano arrivare al mare, renne che passeggiano sulle spiagge, cottage colorati, rocce. Pioggia e vento.
Persino Cthulhu si sentiva a casa propria.

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Per arrivare a Magerøya in auto non ci sono ponti o traghetti, ma un lungo tunnel su cui un tempo gravava un pedaggio parecchio costoso, a detta della Lonely Planet; però ora non si paga più niente perché una volta recuperati i costi di costruzione l’accesso è diventato gratuito. Grazie, turisti degli anni passati. A buon rendere!
Una volta trovato il campeggio, ricomincia la ricerca di un posto dove pranzare. Per fortuna nel principale centro abitato dell’isola, Honningsvåg, troviamo un posto dove fanno il granchio reale e così, all’incirca alle 15.30, facciamo un gradevole pranzo-merenda, io con una patata al forno ripiena di burro e granchio, Lucilla con una zuppetta di pesce. Poi per uno sgradevole incidente linguistico chiudiamo ordinando del caffè americano nel vero senso del termine, cioè quella roba che fanno allungando l’espresso con l’acqua calda. In effetti la cameriera aveva anche espresso perplessità quando avevamo ordinato, ma noi siamo andati dritti come tonni in una tonnara. Ma alla fine non era così terribile.
Un’attrazione di Honningsvåg è l’Artico Ice Bar, un bar i cui arredi sono realizzati interamente con ghiaccio prelevato dai laghi lapponi in inverno e rinnovati ogni anno. Per accedervi bisogna pagare un biglietto (che dà diritto anche a un giaccone termico, perché ovviamente il tutto è tenuto sottozero) e noi non ci siamo andati. Però si può gironzolare nel negozio di souvenir al piano terrreno, dove staziona anche l’alaskan malamute (o “quel grosso husky”, se come me non siete così pratici di razze canine) del proprietario.

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Il tratto di strada finale da Honningsvåg a Nordkapp è un’altra successione di panorami spettacolari e siamo abbastanza fortunati da poterceli godere incorniciati da un cielo costellato di nuvole che sembrano dipinte. Solo, tira un po’ di vento. E c’è un altro problema: la colonna sonora. Prima di partire ho preparato una decina di cd da ascoltare durante i viaggi. Tutta roba assemblata con cura, cercando di rispettare i gusti miei e quelli di Lucilla. Poi ne ha preparato uno anche Lucilla. Che è quello che abbiamo ascoltando salendo a Capo Nord. Per una spiacevole combinazione, ora quei panorami sono indelebilmente associati nella mia mente a Tocca qui degli Articolo 31.
Ma dicevamo di Capo Nord.
Secondo Wikipedia, il punto più a nord dell’Europa continentale è Kinnarodden, sempre in Norvegia. Mentre il punto più a nord di Magerøya è in cima alla penisola di Knivskjellodden e si trova circa un chilometro e mezzo più a nord di Nordkapp. Perché allora vanno tutti a quest’ultimo?
Facile: ci arriva la strada.
Per arrivare a Knivskjellodden bisogna parcheggiare a qualche chilometro da Nordkapp e mettere in conto una camminata di 9 chilometri ad andare (e altrettanti a tornare). Il vantaggio è sicuramente che d’estate non avete il problema del buio perché, come forse ho già detto, la notte non scende mai e quindi potete metterci tutto il tempo che volete. Lo svantaggio è che poi una volta arrivati a destinazione non c’è niente per ripararsi, per esempio, dal vento, che da quelle parti tira degli schiaffi non da poco.
Quindi il grosso dei visitatori tira dritto fino a Capo Nord e quell’altro lo fotografa da lì.

Knivskjellodden

Knivskjellodden.

Nordkapp è definito dalla Lonely Planet in un impeto di acidità “la trappola per turisti più a nord in Europa”.
Effettivamente per accedervi bisogna pagare un biglietto piuttosto caro (sui 25 euro) e dentro c’è un gift shop enorme, un paio di ristoranti costosi e alcune attrazioni un po’ deludenti, però la vista che si gode dal promontorio è straordinaria. Che poi, uno si domanda: hai davanti solo del mare e, se va bene, delle nuvole, come può essere così spettacolare? Boh, vero. Ma lo è.
Più prosaicamente, Capo Nord è il punto dove si incontrano il mar di Norvegia (che è parte dell’Atlantico) e il mare di Barents (che invece fa parte dell’oceano Artico). È sulle mappe dal 1553 (ma i Sami frequentavano la zona per andare a farci rituali); tradizionalmente il primo “turista” è considerato il ravennate Francesco Negri, che ci arrivò nel XVII secolo perché era curioso di sapere se la gente riusciva a vivere oltre una certa latitudine. Il visitatore più curioso è il re di Thailandia Chulalongkorn, che nel 1907 lasciò la sua firma su una pietra (oggi visibile nel centro visitatori) e donò alla Norvegia oggetti che costituiscono un piccolo museo thailandese (di una stanza) ospitato nello stesso edificio.
A me piace molto anche il monumento della mamma con il bambino, nel quale quest’ultimo sembra indicare qualcuno che è stato appena spazzato via dal vento e si trova ormai quasi al Polo Nord.

Così.  (foto di Lucilla) (ho già detto che mi sento Gianni Morandi, sì?)

Così.
(foto di Lucilla) (ho già detto che mi sento Gianni Morandi, sì?)

Già, perché quando arriviamo il promontorio è battuto da un vento feroce. Quel tipo di vento che poco ci manca che ti sbatta per terra mentre ridi isterico dicendo “maccheccazz…?”
A peggiorare le cose, io ho questa giacca a vento di almeno una taglia più grande (che ho pure portato per anni tutti i giorni, ora tutte le volte che mi capita di indossarla non capisco perché andassi in giro con una roba così enorme) che offre al vento una superficie da pubblicità della Sector (NO LIMITS). Probabilmente potrei lanciarmi dalla scogliera e planare fino alla Groenlandia, se azzecco i venti. Potete osservare un filmato a riguardo:

Tutto attorno è una parata di gente che rischia di cadere, cani esterrefatti, gente che si stringe alla scultura in ferro (che essendo rialzata è ancora più esposta). Ma non importa perché è tutto bellissimo.

DSCN1499Restiamo a Nordkapp ore. Un po’ fuori, a farci prendere a schiaffi dal vento, un po’ dentro a comprare souvenir, mandare cartoline, guardare il filmato panoramico sulle stagioni nell’isola. Poi di nuovo fuori. Poi di nuovo dentro.
Risolviamo la cena, dopo avere dato un’occhiata al menu del ristorante, con dei dolcetti (io rischio l’incidente diplomatico con la cassiera quando mi servo una cucchiaiata di panna acida per accompagnare il cinnamon roll, panna acida che era pensata solo per i waffle).
Il piano è restare lì fino a che il sole non sole non tramonta (anche se Nordkapp è famosa per il sole di mezzanotte, agosto è troppo tardi) e lo portiamo felicemente a compimento. Certo, non vediamo il sole tramontare in mare ma solo dietro alle nuvole sull’orizzonte, però possiamo ritenerci soddisfatti.
Per concludere in bellezza, tornati in campeggio ho la malaugurata idea di controllare la posta del lavoro perché potevano esserci alcune cose da inoltrare ai colleghi rimasti in ufficio.
Avete presente quando dicono che non bisognerebbe mai farlo? Ecco.
Qui fate finta che ci sia una foto di me che a mezzanotte e mezza cerco di comporre una mail di scuse in inglese, litigando con il correttore automatico, la connessione ballerina e qualsiasi altra cosa.

Continua

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11 commenti

Archiviato in norvegia, viaggio

11 risposte a “Finlandiamo, Ep. 4: Nordkapp

  1. “tocca qui” è pura poesia. nonché un pilastro della cultura musicale italiana anni 90, stolto! ti dovevo dare in pasto alle renne! :-P

  2. Jean

    Ciao, sono sempre quello che ci è stato diversi anni fa :)
    Purtroppo io rientro nella categoria di quelli che il tunnell l’hanno pagato: non ricordo più di preciso quant’era la cifra, comunque a distanza di anni brucia ancora come se fosse successo ieri…
    Ricordo anche con dispiacere la nave da crociera carica di italiani arrivata proprio insieme a noi: puoi immaginare l’imbarazzo nel sentire gente che urlava “ma cos’è ‘sta cagata” “tutto qui?” “senti che vento” (ecc ecc)

    • Dai, sono stati soldi investiti bene (del resto come dice la LP, “su quest’isola niente è gratis a parte le camminate – in realtà pare che se arrivi a Nordkapp a piedi o in bici o comunque con mezzi non a motore ti fanno entrare gratis).
      A noi è andata abbastanza bene perchè a NK non c’era quasi nessuno, solo mentre andavamo via sono arrivati un paio di pullman di croceristi, portati lì a vedere il tramonto. Con i connazionali avevamo già dato la mattina (in realtà il campeggio, come ci ha detto con un filo di preoccupazione la ragazza alla reception, ne era pieno, ma non ce ne siamo accorti)

  3. allora le foto sono meravigliose, come scrivi anche, però la foto con il “grande husky” dovevi farla, che poi dare ad un alaskan malamute dell’husky è come dare del vigile a uno della stradale, pericolossissimissimo!! Belle foto!!

  4. paola bergami

    Questo racconto è letteralmente “volato”…..ahahah, visti i probabili 50 nodi di vento! ma veramente divertente! !!!

  5. elvi

    Vedi te. Sono stata l’anno scorso alla punta più a nord (la camminata in effetti è lunghissima ma senza molti dislivelli, si può fare) con sole, temperatura gradevolissima, silenzio e vista mozzafiato; non sarei mai venuta via. E poi dopo a NK a vedere il sole di mezzanotte (era luglio, gli ultimi giorni buoni). Biglietto salatissimo, crocieristi a gogò e una nebbia che la Valpadana je spicciava casa. Un freddo umido che non si può immaginare e un panorama uguale a quello dal balcone di casa mia nelle mattine d’inverno. Vista la mia esperienza mi trovo abbastanza d’accordo con la Lonely Planet, ma riconosco che a condizioni meteorologiche invertite forse la penserei diversamente.

    • Beh sì, penso che se avessimo beccato nebbia e folla pure noi il resoconto sarebbe stato ben diverso. Per fortuna, come dicevo sopra, non c’erano più di una ventina di persone (che ovviamente si spostavano esattamente dove volevo fare delle foto quando volevo farle)

  6. Pingback: Finlandiamo, Ep. 6: chitarre infernali a Helsinki | buoni presagi

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