Finlandiamo, Ep. 5: Back to Suomi (un post di passaggio)

Riassunto delle puntate precedenti: siamo andati in Finlandia, per la precisione a Rovaniemi. La sera prima di arrivare in Norvegia (la nostra destinazione è Capo Nord), scopriamo che la macchina a noleggio non può uscire dalla Finlandia. Per fortuna, un intraprendente finlandese ci mette una pezza.Arriviamo così in Norvegia, dove andiamo a fare due passi nel nulla, prima di venire invitati a tornare indietro. Poi incontriamo degli italiani e ci fingiamo morti come gli opossum. Arriviamo a Capo Nord e ci imbamboliamo per ore a guardare l’orizzonte.

Se non ricordo male dovrebbe essere una statua di Samuel Balto, un sami norvegese che partecipò alla prima attraversata documentata della Groenlandia nel 1888. Si trova a Karasjok, dove Balto morì.

Se non ricordo male dovrebbe essere una statua di Samuel Balto, un sami norvegese che partecipò alla prima attraversata documentata della Groenlandia nel 1888.
Si trova a Karasjok, dove Balto morì.

Con Capo Nord termina il nostro viaggio in Norvegia: la giornata successiva è infatti dedicata al ritorno in Finlandia, con destinazione Ivalo, da dove prenderemo un volo per Helsinki.
È un po’ un viaggio di ritorno e come tutti i viaggi di ritorno ha una certa dose di mestizia. Inoltre è una tappa parecchio lunga: per questo abbiamo previsto una sosta nella ridente Karasjok, che la infida Lonely Planet ci garantisce essere il principale centro della cultura Sami in Norvegia (i Sami sono quel popolo che ti viene in mente quando dici “lappone”) (come in “un lappone che con un morso ti strappa le palle”). Il problema è che a queste latitudini e con questa densità, quando ti dicono “città” devi leggere “incrocio tra due strade a lunghe percorrenza dove trovi un distributore di benzina e un supermarket”. Karasjok ospiterebbe anche un museo sulla cultura sami e una specie di parco tematico sullo stesso argomento, ma quando arriviamo è tutto talmente desolante che, dopo avere inutilmente cercato un posto per mangiare qualcosa che non fosse lo spaccio del distributore che fa hot dog (che hanno pure un bell’aspetto, se non fai caso all’odore di benzina che viene da fuori), decidiamo di ripartire e puntare alla Finlandia e tanti saluti.
Quando arriviamo a varcare il confine possiamo segnare un piccolo primato: siamo stati due giorni in Norvegia senza mai toccare una singola moneta o banconota locale. La Norvegia infatti non usa l’euro ma lì, come in Finlandia, riesci a pagare veramente tutto con il bancomat o la carta di credito, fosse anche solo un magnete da cinque euro. La cosa straordinaria è che lì, in mezzo al niente, la linea del POS è velocissima.

Se volete fare bella figura con gli amici viaggiando da quelle parti, raccontate loro che le strade tra Norvegia e Finlandia furono migliorate tra il 1943 e il 1944 dai nazisti, utilizzando prigionieri di guerra catturati in Europa e spediti al Nord con le loro belle divise estive. Non ne sopravvissero molti.

Al rientro in Finlandia tiriamo un bel sospiro di sollievo perché siamo di nuovo in un Paese dove siamo sicuri di essere coperti dall’assicurazione della macchina noleggiata. Non facciamo a tempo a gioire che ci si piazza davanti un camper targato Ravenna che va a una ventina di km/h sotto il già basso limite di velocità. Dici: sorpassarlo? Già, peccato che la strada, a due corsie, sia un saliscendi continuo (vedi fare lavorare prigionieri di guerra? Non hanno voglia di fare le cose bene e spianare tutto) per cui è un casino vedere se si ha abbastanza strada libera, la macchina abbia l’accelerazione dei Puffi e il camper non sia propriamente collaborativo. Nei venti minuti che trascorriamo dietro al nostro amico ravennate sento uscire dalla bocca di Lucilla insulti inumani e spero che i camper non abbiano un meccanismo per usare i liquami del serbatoio del wc come arma di difesa.

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Inari, sull’omonimo lago, è un villaggio al centro della provincia più estesa della Finlandia, che occupa ben il 5% della superficie totale del territorio nazionale). Curiosamente, quando siamo stati in Giappones, siamo stati in un altro posto chiamato Inari.
Anche questo è un importante centro per i Sami e qui ha sede un museo dedicato alla loro cultura, il Siida. Si tratta di un museo diviso in due parti: un edificio che ospita reperti, pannelli informativi sulla vita nell’artico, oggetti legati alle attività della caccia, della pesca e dell’allevamento delle renne, oltre a mostre fotografiche. All’esterno invece si trovano parecchi edifici in legno che riproducono le strutture che si potevano trovare nei villaggi tradizionali; in molti casi si tratta di edifici autentici, smontati e ricostruiti qui. L’esempio più eclatante è il capanno usato come tribunale fino al 1905, al cui interno si possono leggere ancora le scritte lasciate da chi era in attesa di giudizio.
All’interno di altri edifici sono stati invece piazzati manichini e suppellettili per dare un’idea di come dovevano apparire quando erano abitati.DSCN1545 DSCN1543

Sempre all’esterno si trova una mostra di opere a sfondo politico di un gruppo di giovani artisti di cultura sami, totalmente priva di spiegazioni in inglese che aiutino a contestualizzare le immagini al di là di quello che appare più o meno ovvio. Comunque credo che molte delle opere avessero a che fare con le forme di discriminazione che subiscono a livello legislativo – per incompatibilità tra concetti della cultura tradizionale e leggi modernie – i Sami finlandesi (e non solo loro).

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Identità che convivono.

A Ivalo siamo ospitati nel ridente Navarniemi Holiday Center, un campeggio con un sacco di cottage affacciato su un placido lago che sarebbe molto bello se il clima non sembrasse quello di ottobre e non fosse, tipo, deserto.

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A un certo punto, mentre esploriamo i bagni per cercare di capire se si può fare la sauna (no), compaiono pure tre renne spettacolari, che si rifugiano in una proprietà privata prima che riusciamo ad avvicinarle.DSCN1552

Il campeggio è gestito da una signora di mezza età dall’aria un po’ fulminatina, che ci accoglie alla reception in fondo a una grande sala comune deserta a eccezione di una signora più anziana che stira. Quando le chiediamo se si può avere una birra (in fondo c’è scritto “restaurant”, fuori) ci risponde che no, stasera no perché il giorno dopo arriva un grosso gruppo di gente e hanno da fare. Quindi amen, niente birra.

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Il mattino dopo, all’aeroporto di Ivalo, ci succede una cosa per la prima volta nella vita: arriviamo all’aeroporto e lo troviamo chiuso. Non perché c’è uno sciopero ma perché è proprio chiuso: apre solo due ore prima dell’arrivo o della partenza del primo aereo e noi siamo arrivati due ore e dieci minuti prima. Alla fine siamo i primi a entrare, aspettiamo ancora un po’ per ridare le chiavi al tizio della Hertz (che non si accorge che siamo stati in Norvegia, nonostante temessimo potesse essere uno tipo Sherlock Holmes e riconoscere il terriccio di Capo Nord con una sola occhiata), aspettiamo ulteriormente per l’apertura del bar. Qui facciamo la conoscenza con la pulla, una prelibatezza finlandese costituita da una morbidissima pagnotella dolce aromatizzata al cardamomo dalla quale diventiamo immediatamente dipendenti e che consumiamo con avidità per prepararci al volo sparagnino della FinnAir che ti offre giusto il succo di mirtillo (che per altro non abbiamo mai incontrato al di fuori dei voli della compagnia di bandiera, forse se lo fanno preparare apposta).
E poi finalmente si parte, destinazione Helsinki. Dove il sole a una certa ora tramonta per davvero.

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