David Bowie (1947-2016)

Venerdì ho ascoltato Black Star.
“Che angoscia,” ho pensato.
Questa mattina ho scoperto nel peggiore dei modi perché ci avevo sentito dentro qualcosa di così angoscioso.

Lo so che non è bello da dire di uno la cui carriera è fatta di una continua reinvenzione di se stesso e della propria musica, ma il “mio” David Bowie è quello che va da Space Oddity (1969) a Ziggy Stardust (1972). Massima stima per tutto quello che c’è dopo, ma per lo più non è musica che rientri più di tanto nelle mie corde.
Tra i cd di mio padre scoperti da ragazzino, quei due estremi, invece, spiccavano come due oggetti non troppo identificabili. Space Oddity era pieno di canzoni abbastanza lunghe, storte, non lineari. Nel libretto c’era una foto di Bowie nei panni di una sfinge.

tumblr_mvk9fpOdCr1qb1wbzo1_1280Ziggy Stardust era come un romanzo, da ascoltare rigorosamente tutto di fila. C’era scritto sul retro “TO BE PLAYED AT MAXIMUM VOLUME”. Lo facevi e arrivava pian piano la batteria di Five Years a gettarti nel dramma.
E poi c’era dentro LA canzone.
Mettetemi in mano una chitarra ed è probabile che entro trenta secondi io stia suonando l’attacco di Ziggy Stardust. In 3 minuti e 13 secondi Ziggy Stardust racconta la storia perfetta dell’ascesa e della caduta. When the kids had killed the man I had to break up the band. Bowie aveva raccontato Kurt Cobain quando Cobain era ancora un bimbo biondo e spensierato.

David Bowie l’ho visto domenica sera. In tv davano il Freddie Mercury Tribute. Cantava Under Pressure con Annie Lennox e poi All the young dudes con Ian Hunter e Mick Ronson (che sarebbe morto l’anno dopo e quella sarebbe stata la sua ultima esibizione); a un certo punto arrivavano Joe Elliot e Phil Collen dei Def Leppard a fare i cori. Brian May rispettosamente si ritirava a fare il ritmico a Mick Ronson. Bowie era elegantissimo, anche vestito da Barattolino Sammontana al pistacchio. Nelle versione di quella sera mancava Heroes, suonata subito dopo. E mancava il momento in cui Bowie si inginocchiava al centro del palco, senza averlo deciso prima, a recitare un Padre nostro per Freddie Mercury. “Avrei preferito se mi avesse avvertito prima”, dichiarò qualche tempo dopo Brian May. Bowie raccontò poi di essersi lasciato un po’ trasportare dall’emozione; un paio di suoi amici erano seduti vicino agli Spinal Tap e gli raccontarono che era riuscito a lasciare senza parole pure loro.
Quindi, ecco, come epitaffio potrebbe starci “lasciò senza parole gli Spinal Tap”.

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