Merdone, pestare il

Da anni, Massimo “Bart’s People” Gramellini ha una rubrica sulla prima pagina della Stampa nella quale scrive la sua opinione su qualcosa. Su qualsiasi cosa.
Con uno stile che ha evidentemente molti ammiratori, vista la longevità della rubrica e visto che gli stessi temi sono poi ripresi dall’autore il sabato sera in televisione da Fazio. Poi ci sono quelli che reggono a fatica sia lo stile di Gramellini sia i concetti che vengono veicolati: un pastone denso e sciropposo che può alternare indignazione, cauto ottimismo, sentimentalismo, moralismo, giustizialismo, spesso reazionario e conservatore. E io sono tra quelli: per me Gramellini è l’esempio di tutto quello che non dovrebbe essere il giornalismo, non ultimo per il vizietto di “aggiustare” i fatti perché si adattino meglio al messaggio (come nel caso di “Futoshi Toba“)

Il 9 giugno 2016, Gramellini ha pestato, come ogni tanto gli accade, il merdone.

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La sua opinione sulle nuove divise dell’Alitalia inizia, oltre che con un un erroraccio in terza riga (Etihad è di Abu Dhabi) che in un pezzo del vicedirettore di un giornale non è che faccia una bellissima figura, suonando subito l’allarme: i musulmani hanno sfondato le difese dell’Occidente e, scimitarra alla mano, hanno imposto a uno stilista milanese i centimetri di pelle da coprire del corpo delle hostess.
Per i più distratti, di seguito una foto dell’editoralista su un volo Torino-Roma, in compagnia di una hostess con la tipica divisa Alitalia.

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Le disegnava Frazetta, le divise.

La cosa buffa è che le divise di Etihad sono queste:

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E che le divise Alitalia degli ultimi trent’anni sono queste:

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Però ormai il Nostro è lanciato, ci ricorda che le calze verdi non appartengono alla cultura delle nostre donne (“non conosco una sola donna italiana che…” è il modo elegante di dirlo), con la strizzatina d’occhio al “ah, lo stile italiano”. Ti accusa di essere “un’anima bella” se non sei disposto come lui a sentirti a Vienna assediata dai Turchi e conclude con la tirata fallaciana che fa sempre fine e non impegna.

Questo pezzo è un po’ una summa di tutto quello che rappresenta il gramellinismo: un’opinione disinformata e paracula, condita di becero nazionalismo, un tono saccente e il piglio di chi ci crede tantissimo.
Su internet, il pezzo non è stato accolto benissimo.
Nei commenti dello stesso Buongiorno, sul gruppo Facebook Buongiorno un cazzo, su Linkiesta, da Mazzetta, su Vice, su twitter, il pezzo ha ricevuto critiche, sberleffi, insulti.
Fin qui niente di male.
Se non che, a un certo punto, nel tardo pomeriggio, la Stampa, la busiarda in persona, ha sgranchito i suoi poderosi apparati redazionali per correre in soccorso del suo vicedirettore. È intervenuto il vicedirettore Massimo Russo, con un pezzo sulla libertà di pensiero, che mette le sciocchezze di Gramellini sullo stesso piano di una vicenda più seria, ma che dimentica che il problema è che, come diceva Harlan Ellison, il diritto che si ha è quello della propria opinione informata. E Gramellini ha scritto i suoi pensieri su una roba di cui, evidentemente, non sapeva nulla.
Non puoi vedere due foto di una sfilata, ricordarti che le azioni sono in mano agli arabi, accendere il word processor e buttare giù quello che ti viene in mente. Dici che il committente è musulmano? Sei sicuro? Alitalia ha un ufficio stampa, se lo chiami (o lo fai chiamare, non sia mai che ti sprechi) magari puoi chiedere chi ha seguito la progettazione delle nuove divise. Guarda come erano le divise prima. Guarda come sono le divise di altre compagnie.

A un certo punto è intervenuta anche Anna Masera, che si occupa del rapporto con i lettori, su twitter:

È interessante che si derubrichi tutto a “va beh, ma è uno spazio leggero”, che ricorda un po’ quando Berlusconi diceva che non bisognava dare troppo peso alle dichiarazioni di Bossi (che in fondo era solo un ministro del suo governo). Quindi, se tu fai credere ai tuoi lettori, partendo da basi false, che dopodomani il burqa sarà obbligatorio per legge, non bisogna farci troppo caso perché è uno spazio “leggero” del giornale. Quindi sappiamo che ci sono spazi del giornale dove chi scrive può fottersene dei fatti. Mi sembra un concetto interessante, molto “giornalismo 2.0” come teorizzato dal direttore dell’Unità-renziana.
È curioso, perché da quello stesso spazio due mesi fa Gramellini ha tuonato contro Dorina Matei, con conseguenze tangibili.
Boh, magari allora dovrebbero mettere un bollino ogni giorno sul Buongiorno per dirci se quel giorno è serio o se sta cazzeggiando. Così ci regoliamo.

(Secondo me è andata che Gramellini, che deve essere uno di quelli che si fingono paciosi ma sono in realtà delle iene, si è incazzato come una biscia per come è stato accolto il suo pezzo e ha preteso di essere difeso dal giornale e sui social, dove figuriamoci se scende a discutere con qualcuno. È il direttore creativo, lui)
(E secondo me sabato sera la ripete uguale, da Fazio, questa storia).

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1 Commento

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Una risposta a “Merdone, pestare il

  1. paola

    ahahahah, non ti è proprio andata giù, eh? pero sì, hai ragione, se la poteva proprio risparmiare….

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