Australia, 1. Melbourne, la vera Gotham City.

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Scopriamo Melbourne con gli AC/DC:

“Scusa giovane cameriera con questo taglio di capelli così studiatamente dimesso, ma che differenza c’è tra il batch coffee e il pour-over coffee?”
“Ah, il batch coffee è quello che viene fatto nella caraffa per tutti… il pour-over è… una cosa un po’ più tecnica…”
“Ok, prendo quello tecnico”
(“Che a casa mi faccio il caffè con l’aeropress, con chi credi di stare parlando? Non mi lascio impressionare da una bilancia e un termometro, io”)

Caffè tecnico. con carta di identità

Caffè tecnico. con carta di identità

La parte tra parentesi non l’ho detta davvero, ma questo dialogo è un po’ come ci ha accolto Melbourne.
In realtà, questo è successo a colazione, la mattina, dopo un viaggio lunghissimo iniziato con il pernottamento in uno dei due alberghi di Malpensa (il Moxy, un vero finto ostello scandinavo), un volo da Malpensa ad Abu Dhabi, tre ore di attesa, quattordici ore di Abu Dhabi – Melbourne per le quali ero riuscito però a prenotare uno dei rari posti senza nessun sedile davanti (check-in online ti amo).
Sopravvissuti alla feroce Immigration australiana, recuperati gli zaini, Lucilla e io abbiamo trovato in aeroporto ad attenderci Francesco, mio fratello, che vive a Melbourne ormai da sette anni e Amy, la sua fidanzata inglese. Con tanto di cartello, come per i veri VIP.
Infilare un viaggio in Australia in sole due settimane di ferie è un po’ un’ammazzata; ma le cose facili sono bravi tutti a farle.
Archiviata una rapida cena al pub, la prima sorpresa è, nel quartiere di Fitzroy, un murales di Keith Haring, uno dei 31 ancora conservati, tra l’altro restaurato dal vice presidente dell’Istituto Italiano del Restauro. Roba che Lucilla bisogna staccarla dal muro con la spatola. La seconda è trovare un pub con un sacco di cabinati originali di coin-op degli anni 80-90, nel quale costringo Francesco a un doppio a Final Fight (cosa che mi fa scoprire che non mi ricordo i compleanni dei parenti, ma come si fa lo schiacciatesta con Haggar sì).

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Poi la stanchezza ha la meglio e quindi, evocato un Uber torniamo a casa e tipo sveniamo (jet lag non ti temo).

Il giorno dopo è dedicato al tour di Melbourne. In bicicletta, che è più pratico: armati di caschetti (obbligatori) e luci di segnalazione (idem) affrontiamo il traffico della ciclabile (“la mattina in orario di punta è come in tangenziale”) e, appunto, andiamo a fare colazione in questo locale che sembra uno spot della Apple.
Melbourne ha una storia un po’ particolare: laddove Sydney (più a nord-est) è stata la città “ufficiale”, la Londra australe, Melbourne è nata più o meno clandestinamente nel 1835 per iniziativa di un gruppo di coloni provenienti dalla Tasmania (o Van Diemen’s Land – alle fattorie… trovi la bontà… – come si chiamava allora) senza l’autorizzazione né della Corona inglese né del governatore di Sydney. La cosa era, tecnicamente, illegale, perché tutto il territorio dell’Australia era considerato proprietà della Corona e quindi appropriarsene. Per questo, i coloni stipularono un accordo con le tribù di nativi della zona, redatto e firmato, con il quale prendevano in affitto la terra da loro, che in fondo ne erano i più corretti proprietari. Non è che da parte dei coloni ci fosse una particolare attenzione ai diritti dei nativi (che, probabilmente, non avendo il concetto di possesso della terra interpretarono l’accordo come una forma di “diritto di passaggio”, che invece faceva parte della loro cultura); era semplicemente un modo di cercare di evitare la forca. In qualche modo funzionò, perché nonostante il governatore di Sydney avesse dichiarato nullo quell’accordo in tempi record, nessuno dei coloni subì alcuna conseguenza. L’insediamento venne battezzato “Melbourne” (dal nome del primo ministro inglese dell’epoca) solo nel 1837; tra i sui nomi provvisori ci sono stati anche “Batmania” e “Batmanville” perché il colono più attivo nella sua fondazione, quello che primo trovò un posto lungo le rive del fiume Yarra e annotò “sarebbe un buon posto per un insediamento” si chiamava John Batman.
Qualcosa di questo spirito “non ufficiale” è rimasto nella storia della città, perché Melbourne sembra più a suo agio con l’essere la culla di una vivace scena artistica che non la capitale di uno stato (il Victoria). Ha una city, con grattacieli e palazzi di uffici, ma fatica a trovare un landmark che la renda riconoscibile: quindi le prova un po’ tutte.

Per dire.

Per dire.

Pubblicità fatta bene (a una gran serie)

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Alcune cose viste/fatte a Melbourne:

  • La Biblioteca di Stato del Victoria, con una sala di lettura ottagonale, nei cui ambienti sono allestite alcune mostre. Tra le cose esposte, l’armatura indossata da Ned Kelly, bandito ed eroe nazionale non ufficiale, durante lo scontro a fuoco in cui fu catturato (un pistolero in armatura: quanto è figa l’Australia?) (Al cuore, Ramon!).
  • Un sacco di vicoli completamente coperti di street art di tutti i tipi.1 (5)
  • AC/DC Lane. La cerimonia di intitolazione fu molto sobria: “Melbourne’s Lord Mayor John So launched ACDC Lane with the words, “As the song says, there is a highway to hell, but this is a laneway to heaven. Let us rock.” Bagpipers then played It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘n’ Roll).1 (6)
  • Un singolo vicoletto dove, a occhio e croce, c’era un’offerta alimentaria più varia che in tutto il centro storico di Bologna (io quelli che si lamentano del cibo all’estero, davvero non li capisco; in moltissimi paesi puoi mangiare decentemente roba da tutto il mondo)1 (7)
  • Ho mangiato il pho, la famosa zuppa vietnamita. Buona (anche se, mi diceva Francesco, ci sono posti dove la facevano meglio).
  • Ho assaggiato il Vegemite, una roba di cui gli australiani vanno matti. In pratica, è dado da brodo da spalmare: è salato e… boh, è salato. Deve essere un gusto acquisito, ma non credo di avere voglia di acquisirlo (tra l’altro, mi sa che una roba che avevo trovato da ragazzini a colazione quando stavo a Malta in vacanza studio era il Marmite, che è la versione inglese della stessa roba).
  • La National Gallery of Victoria (gratuita) con una bella selezione di arte locale (“europea” e aborigena) dal XIX secolo ai giorni nostri.
    Questo numero non lo ricordavo

    Questo numero non lo ricordavo

     

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    Lord Vader is melting again

    Lord Vader is melting again

     

  • Abbiamo fatto la spesa in un supermercato locale, ammirando la grande varietà di salsine da spuntino disponibili (e i secchielli da chilo di hummus). Le banconote australiane sono in plastica, quindi possono tranquillamente finire in lavatrice o in mare senza danni. Le monete vanno da quelle enormi a quelle minuscole: i 50 centesimi sono una medaglia enorme, i due dollari un affare grande come le vecchie cinquanta lire.
  • Scoperto che esiste un servizio di consegna di carta igienica a domicilio. Che si chiama “Who gives a crap“.
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    Vi ricordate quando prendevamo in giro i giapponesi che fotografavano tutto? No, niente.

     

Mi è spiaciuto non avere avuto più tempo da passare a Melbourne, perché è una di quelle città che sono, più che da vedere, da “vivere”, girando per i locali e i negozi, mangiando 18 volte al giorno per assaggiare tutto quello che hanno da offrire, eccetera eccetera. Ma spero ci sarà una seconda occasione.

Nella prossima puntata: canguri! Koala! Pinguini! Italiani imbecilli!

(Disclaimer: come tutti i resoconti di viaggio dal 2013 a oggi, so quando li inizio ma non so se li finirò mai. Mettevi l’anima in pace)

9 commenti

Archiviato in australia, viaggio

9 risposte a “Australia, 1. Melbourne, la vera Gotham City.

  1. 1) Non lo finirai mai, come gli altri.
    2) Sei disdicevole.
    3) Manco mezzo post su Abu Dhabi? Pigro.

  2. Paola Bergami

    Lucilla da staccare con la spatola! Geniale😂

  3. DarthA

    Ancora, ancora!

  4. Enne.

    Melbourne è bellissima, però se trovi l’occasione ti dirò che anche Sydney é fantastica, si nasconde sotto uno strato di falso ordine.. E soprattutto se ti piace il genere “strano ma suggestivo”non puoi non andare nel suburb di king cross ( la parte che i tipici cittadini di Sydney ripudiano,ma che a mio parere é la più bella)

  5. Mari

    Il giro di melbouren, ahimè, lo abbiamo altato causa mia distrazione sulla tabella di marcia!! :( Siamo andati via la mattina successiva al nostro arrivo per andare a vedere Phillip Island ed i pinguini! Ai quali dedicherò i prossimi minuti per leggere il tuo racconto! :) CONTINUA A SCRIVERE!!!! :-D
    Marisa

  6. Mari

    Errori di battitura come piovesse…

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