Dylan Dog 362 – Dopo un lungo silenzio

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E poi un giorno, dopo un lungo silenzio, esce un Dylan Dog con una storia nuova di Tiziano Sclavi (e una copertina paracula e bellissima che al tempo stesso cita Non è successo niente – il devastante romanzo tri-autobiografico di Sclavi -, saluta Angelo Stano che dal mese prossimo non disegnerà più le copertine di Dylan ed è ottima da farsi dedicare a Lucca Comics).
Esce un Dylan Dog di Tiziano Sclavi e tutte le chiacchiere sulla serie non servono più a nulla perché, ehi, ci sono 96 pagine di Dylan Dog scritte da Tiziano Sclavi da leggere.

Tiziano Sclavi secondo Alfredo Castelli

Tiziano Sclavi secondo Alfredo Castelli

Con Dopo un lungo silenzio, Sclavi aggiunge un altro quadro alla sua galleria di piccoli orrori quotidiani.
Secondo me a un certo punto nella percezione e nella concezione di Dylan Dog c’è stata un’interferenza e si è travisata l’idea di base: non è tanto che i mostri sono dei poveretti come noi che vanno compatiti (curiosamente, questa concezione dello sclavismo è stata ferocemente presa in giro proprio da Roberto Recchioni in un numero di John Doe, La natura della Bestia, in cui appare un’evidente parodia di Dylan che cerca di empatizzare con un mostro-mostro che per tutta risposta gli strappa le braccia e le usa per menarlo, fine parentesi) (nessuno degli hater di Recchioni, a quanto mi risulta, gli hai rinfacciato questa lesa maestà). Questa è una lettura sbagliata di quello che secondo me è il vero punto del lavoro di Sclavi: siamo noi, noi “normali”, che siamo sempre a un passo dal cadere dal nostro piedistallo e diventare dei “mostri”. A vedere le nostre vite scapparci di mano, incapaci di continuare a vivere normalmente nella società.
L’esempio più trasparente di questo è uno dei numeri più belli di Dylan Dog, forse il più bello, almeno per me: Memorie dall’invisibile. In questa storia un omino che già vive ai margini della società, ignorato e senza amici, diventa invisibile quando l’unica persona che ogni tanto lo salutava, una prostituta sua vicina di casa, viene uccisa. La vicenda che segue è bella, ma già la sequenza iniziale che racconta questa storia è un piccolo capolavoro.
In Dopo un lungo silenzio, non a caso disegnato da Giampiero Casertano, lo stesso di Memorie dall’invisibile, a un personaggio, Owen Travers, succede quasi la stessa cosa: la morte – improvvisa, imprevista e fulminea – della moglie gli toglie da sotto i piedi il mondo in cui aveva vissuto fino a quel momento e lo getta nell’incubo. Uno “fantastico” (sente la presenza della moglie morta in casa) e uno terribilmente concreto: l’alcolismo.
Allo stesso tempo, lo stesso Dylan Dog, astemio perché ex alcolista, si ritrova anche lui, per una leggerezza dettata invece dalla felicità, a tornare a bere senza riuscire a controllarsi.
Complicazioni.

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Se devo analizzare la storia lucidamente e razionalmente, non è certo la storia migliore di Sclavi, che in più punti trascina la narrazione pericolosamente vicina a un volantino del CICAP prima e degli Alcolisti Anonimi poi.
Ma quello che è potentissimo nella storia, al pari delle storie dello Sclavi migliore, è il generale senso di disperazione e solitudine che attraversa le pagine. Per quanto sintetica, la caduta verso il fondo di Dylan è drammatica e cruda, lontanissima dalla rappresentazione all’acqua di rose del suo alcolismo in un numero ambientato nel passato. Per intenderci, là il momento peggiore era quando si alzava una mattina dopo avere bevuto e sperava di arrivare al bagno senza vomitare (onestamente, un’esperienza che molti di noi, ventenni, hanno provato anche senza una dipendenza); qui c’è un delirium tremens e un risveglio con la faccia nel proprio vomito (un episodio raccontato dallo stesso Sclavi nel romanzo già citato). Il debunking dello spiritismo e delle foto dei fantasmi, per quanto come detto un po’ goffo, nel contesto della storia invece dà un senso di vuoto e di abbandono, amplifica la disperazione di Owen.

Tavola di Giampiero Casertano

Tavola di Giampiero Casertano

C’è una vecchia battuta, su Tex. A chi gli chiedeva se il ranger andasse mai a donne, un giorno Gian Luigi Bonelli rispose che sì, andava dietro alle donne ma solo nello spazio tra una vignetta e l’altro.
Mentre sappiamo fin troppo bene quando va a donne Dylan, non sappiamo davvero cosa faccia tra una vignetta e l’altra. O meglio, non lo sapevamo e ora invece non possiamo più fare finta di nulla.
Dylan tra una vignetta e l’altra va agli incontri degli Alcolisti Anonimi. Dylan cammina su molti fili sospesi tra diverse cose: la vita e la morte; il suo presente e il suo (non esaltante) passato; la razionalità e l’incubo. E quello, sottilissimo, che lo separa dalla dipendenza, perché non ci può essere una vittoria definitiva per lui.
È un eroe fragile, Dylan Dog. E con questa storia il suo creatore ce lo ricorda, mettendolo di fronte alla sua debolezza, all’incapacità di controllarsi. E parlandoci di un orrore che non ha tentacoli, artigli, lame affilate o ali da pipistrello: un uomo da solo in una stanza in cui una volta non era da solo.

Era ora che Tiziano Sclavi tornasse a scrivere.

3 commenti

Archiviato in bonelliana, fumetti

3 risposte a “Dylan Dog 362 – Dopo un lungo silenzio

  1. Questo numero è stato molto bello, la storia come hai detto tu non è proprio superlativa, ma è delicata, romantica (nel senso letterario del termine), aspettiamo le altre :)

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