2017, l’anno della svolta

In queste cose è facilissimo prendere delle cantonate e fare delle grosse figure di merda. Onestamente, spero un sacco di sbagliarmi, ma non credo.
Il fatto è che, secondo me, tra qualche tempo, quando ci guarderemo indietro, ci accorgeremo che l’estate del 2017 è stata una specie di spartiacque. O, quantomeno, uno di quei momenti in cui delle tendenze che hanno strisciato sottoterra di colpo emergono tutte insieme e diventano qualcosa di grosso.
Detta in breve, è assai probabile che il 2017 verrà ricordato come l’anno in cui in Italia è tornato normalissimo dirsi fascista, elogiare il fascismo e sostenere che chi è antifascista è anti-italiano. In cui “lo straniero” (non più “il clandestino”) è tornato a essere il bersaglio di tutto l’arco parlamentare, finalmente appiattito sulle posizione dei fascisti di Casa Pound e Forza Nuova. Quando il partito che dovrebbe (…) rappresentare la sinistra è capitanato da uno che tira fuori “aiutiamoli a casa loro” (scusate, “aiutiamoli davvero“, perché lo storytelling è importante) capisci che è finita.
E manca ancora il finale della discussione parlamentare dello “ius soli” (che ius soli non è, per giunta), che già tante emozioni ci aveva regalato.
C’è una vertiginosa lista di episodi di razzismo compilata a fine agosto da GriotMag, che è da leggere come una litania di follia e cattiveria. E non è completa. Manca per esempio il razzista spezzino che in Alto Adige non vuole vedere a servire ai tavoli una ragazza nera, perché si aspetta la donna “tipo heidi” (che è una bambina di dodici anni, ma va beh).
Manca l’allucinante vicenda del Tiburtino III, con una donna che si inventa un’aggressione da parte di un rifugiato dalla quale nasce un assedio squadrista al centro di accoglienza della Croce Rossa, con tanto di un uomo accoltellato. Nonostante sia emerso che la donna si sia inventata tutto, i fascisti hanno ottenuto dal Municipio di mettere in discussione il centro d’accoglienza.

Manca il surplus di indignazione per gli stupri di Rimini (anzi, per lo stupro, perché della donna transessuale peruviana frega un cazzo a nessuno, che non rientra bene nella cornice), con tanto di un fogliaccio come Libero che spara in prima pagine dettagli umilianti perché tanto della vittima non ce ne frega un cazzo, l’importante è che tutti tifiamo perché i polacchi si prendano i negri e, boh, li impicchino in piazza dopo averli torturati.

C’è un’atmosfera pesante.
Ci son odio e disperazione.
C’è l’humus fertile in cui il fascismo cresce così bene.
E non si vede all’orizzonte nessuno con il diserbante.

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