Archivi del mese: aprile 2018

Giornalismo di serra

Nel suo chiarimento dell’Amaca sui filmati di professori umiliati/minacciati, Michele Serra lamenta, tra le altre cose, che avendo a disposizione per la sua rubrica solo 1500 caratteri non può che tagliare un po’ le curve e lasciare da parte distinguo e valutazioni di fino.

Ora, la cosa che mi viene da dire, a uno che di lavoro scrive, è che se pensi di non avere spazio per trattare accuratamente un argomento forse dovresti trovare un altro argomento o un altro taglio. Per esempio commentare il singolo caso e non lanciarti in generalizzazioni sul quadro più ampio. Ma questo doveva dirglielo, se non ci arrivava da solo, qualcuno a Repubblica. Come Gramellini, però, Serra deve avere raggiunto quello status per cui può fare il cazzo che gli pare. Chissà se qualcuno lo ha chiamato e gli ha fatto notare che se devi scrivere una cosa lunga per spiegare un pezzo di 1500 parole forse qualche problema c’è.

Il chiarimento, invece, si porta dietro un grosso problema di impostazione: non c’è un dato che sia uno. Serra si lancia in un’esposizione di taglio sociologico, ma senza una qualsiasi forma di indagine a monte la sociologia non si può fare. Abbiamo dei dati sulla violenza divisi per classe sociale? Come sono stabiliti i confini delle classi? Magari ce li abbiamo e i criteri sono anche ottimi, ma propenderei più per l’ipotesi che Serra proceda in base alla sua percezione del fenomeno, dando il significato peggiore del termine “opinionista”.

In assenza di dati, hanno ragione un po’ tutti e ne esce fuori la solita rissa (“il popolo del web contro i giornalisti”) che non serve a nessuno e non ci dice nulla.

Se non che una buona parte del giornalismo italiano fa decisamente passare qualsiasi voglia di spenderci dei soldi.

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