Per un fascismo presentabile

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Ogni anno, da tempo, orde di fascisti si radunano a Predappio per commemorare la marcia su Roma nel paese natale di Mussolini, che ci è pure sepolto.
È un evento per lo più ignorato dall’informazione e dal “grande pubblico”, se non come nota di colore. Ovviamente, già l’idea che esista una tomba di Mussolini sulla quale tutti i nostalgici della dittatura possono andare a commuoversi davanti ai resti di quello che hanno fermato mentre scappava dall’Italia fingendosi un soldato tedesco ubriaco (e hanno avuto il buon gusto di fucilarlo prima che ce lo fossimo trovato una decina d’anni dopo in parlamento) è folle. La storia delle vicissitudini della salma di Mussolini tra il 29 aprile 1945 e il 1 settembre del 1957 riassume in sé tutta l’ingombrante presenza dei fascisti nella Repubblica negli anni successivi alla guerra (e dopo). Un bignami parzialissimo è la voce su Wikipedia, ma andrebbe letto il libro di Sergio Luzzatto, Il corpo del duce, per avere il quadro completo.
Un reportage su cosa sia Preadappio oggi l’ha scritto Wu Ming 1 e si intitola Predappio Toxic Blues.

A Predappio, tutto l’anno, si vende roba così. Foto di Jadel Andreetto da Predappio Toxic Blues, su Giap.

Quest’anno, però, ha fatto molto rumore un articolo dell’inviato di Repubblica, che riportava la presenza di un’ex candidata sindaco di Forza Nuova di Budrio, nel bolognese, che sfoggiava una maglietta con il logo “Auschwitzland” che riprendeva quello di Disneyland. 44916379_10155473138731650_3651130403881746432_n.jpg

Questo fatto, coerentemente con quando già teorizzato da Zerocalcare in una storia per L’espresso da cui viene la vignetta qui sopra, sembra avere acceso qualche scintilla di indignazione nell’opinione pubblica, che di colpo sembra avere scoperto quello che succede a Predappio.
Sembra.
Perché mostrando una straordinaria capacità di ignorare il quadro generale per fissarsi sul particolare, l’attenzione si è concentrata solo sulla persona in questione e la sua maglietta, con il consueto copione di battute, battutine, fotomontaggi, una spruzzata di insulti sessisti (che fanno sempre fine). Al momento in cui scrivo la personalizzazione è arrivata al punto che lei (dalla quale hanno preso le distanze sia Forza Nuova sia Casa Pound*, per giunta) rilascia interviste in cui dà la colpa allo stress che le ha fatto mettere la prima maglietta che le era capitata, senza neanche farci caso (un po’ come quel calciatore che a Marzabotto ha festeggiato un gol facendo il saluto rimano e levandosi la maglia della squadra per mostrare quella che aveva sotto, che – SFIGA! – aveva l’aquila della RSI stampata sopra).
Immagino che a breve la vedremo invitata in televisione a spiegare il suo guardaroba.

Cosa rimane sullo sfondo?
Il contesto. La parata di centinaia, forse migliaia, di sfigati che inneggiano alla dittatura diventa una tapezzeria un po’ folcloristica, in una specie di tableaux vivente del mito del “buon italiano e del cattivo tedesco”, nel quale è comprensibile e accettabile celebrare la marcia su Roma e la presa del potere da parte dei fascisti. Ma, per carità, che cattivo gusto quella maglietta!
Auschwitz e il suo sistema industriale di distruzione degli esseri umani sono, dal punto di vista storico, la logica conseguenza della marcia su Roma, sono il punto più alto dell’infezione fascista che si sparse dall’Italia in tutta Europa, assumendo in ciascun Paese caratteristiche diverse per adattarsi e sopravvivere.
Non è possibile continuare ad accettare questa rimozione, conscia e inconscia, individuale e sociale, del ruolo giocato dall’Italia nella prima metà del Novecento.
Quella maglietta era agghiacciante, ma era sfoggiata in un contesto altrettanto agghiacciante, che invece sta passando in cavalleria, dopo decenni ormai di aperta apologia del fascismo da parte di giornalisti, politici, creatori di bufale, semplici cretini.

* Forza Nuova organizza ogni anno il raduno fascista. La presa di distanza di Casa Pound fa parte delle differenze tra FN e loro. In sintesi, FN è tecnicamente neo-fascista, si rifà cioè all’esperienza della destra fascista post-mussoliniana, che ha sempre vissuto con il culto del Grande Morto. Quelli di CP invece sono più legati al fascismo in sé, cercano almeno all’esterno di proiettare un’immagine più sgamata e proiettata nel futuro (il famoso “fascisti del terzo millennio”), meno legata a quella nostalgia che è invece il core business dei loro rivali forzanuovisti. Poi, certo, fanno i superiori ma quando gli tocchi il DVCE si arrabbiano pure loro e fanno gli scherzoni.

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