I libri letti nel 2018 – il meglio

Stando a Goodreads (che va bene il ritorno al blog, ma Anobii non è più cosa) (comunque c’è gente che usa ancora last.fm, ho visto) nel 2018 ho letto 93 libri. La lista dettagliata con i voti si trova là, qui faccio solo un riassunto dei titoli che si sono meritati secondo me il massimo dei voti.

Off Season – Jack Ketchum
Ketchum è morto nel 2018 e mi è sembrato il momento buono, dopo dieci anni dal primo, leggere un altro suo libro. The girl next door mi era piaciuto tantissimo, ma mi aveva anche lasciato brutalizzato; da qui il timore di affrontare di nuovo le pagine di Ketchum. Ci avevo visto giusto, perché anche questo (il suo romanzo di esordio) è una sgroppata ferocissima nell’incubo, con scene splatter e di tortura a tratti insostenibili. Non è una lettura per tutti, ma se avete voglia di qualcosa che vi prenda a pugni nello stomaco ogni due o tre pagine, servitevi.
(La prima edizione fu ampiamente mutilata dall’editor e il povero Ketchum si trovò a esordire con un romanzo che non sentiva più suo e che, nonostante i tagli, fu comunque condannato dalla critica come troppo violento e pornografico. Questa era la versione completa)

Cinzia – Leo Ortolani
Ci sarebbe da scrivere un trattato intero sulla figura di Cinzia, la transessuale platinata nata sulle pagine di Rat-Man come macchietta e che con il tempo è diventata uno dei personaggi più complessi della serie (ma sempre al centro dell’occasionale battutaccia da fare cadere le braccia). Qui, Ortolani la proietta fuori dalle vicende del Ratto e sforna un capolavoro di maturità. In equilibrio quasi sempre perfetto tra sensibilità e irriverenza, la storia è una commedia romantica con inserti musical dai tempi perfetti, che rende a Cinzia finalmente tutta la giustizia che merita.

La ragazza sbagliata / Come una famiglia – Giampaolo Simi
Li metto insieme perché sono uno il sequel dell’altro. Pure di Simi avevo letto un romanzo anni e anni fa e poi più niente, ma in questo caso perché non ne avevo un ricordo indelebile. Con La ragazza sbagliata, invece, ho scoperto un autore lucidissimo, capace di mettere in scena una storia che riecheggia quei casi di cronaca conclusi con sentenze che lasciano tanti dubbi a tutti, per costruire una riflessione sulla verità, su come sia cambiato il giornalismo e l’ opinione pubblica in vent’anni di storia italiana. È un noir, senza ispettori simpatici, ma con tanti lati oscuri e passioni distruttive. Come una famiglia ne è il seguito e rielabora sotto un’altra luce il tema del rapporto genitori/figli, sempre alla ricerca di una verità sfuggente e che si piega ad altre necessità.

La Jeunesse de Mickey – Tébo
È molto bella questa collana della Giunti che pubblica le varianti “d’autore” pubblicate in Francia sul personaggio di Topolino. Questo volume, in particolare, è impreziosito da uno humour surreale e un disegno umoristico che riesce, nelle vignettone a doppia pagina, a raggiungere vette di spettacolarità inaspettate. Del Topolino originale forse è rimasto poco o nulla, ma è divertentissimo ed è una di quelle cose che ti rimettono in pace con il fumetto tutto.

Pantheon: The True Story of the Egyptian Deities – Hamish Steele
Ancora un fumetto, che racconta la complicata vicenda della disfida tra gli dèi Horus e Seth, uno dei pilastri fondanti della mitologia egizia. Lo fa, però, con gli strumenti del fumetto underground e un senso dell’umorismo che fa esplodere e amplifica tutti i tratti  più assurdi e controversi del materiale di partenza (e sono parecchi: la mitologia egizia è parecchio bizzarra). C’è un sacco di violenza, parecchio sesso, un certo rigore scientifico e persino un po’ di poesia.

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La foto qui l’ho scattata sull’autobus tornando dalla Children Book Fair di Bologna, dopo avere smesso di ridere

Da animali a dèi: Breve storia dell’umanità – Yuval Noah Harari
Negli ultimi 2/3 anni Harari mi sa che l’hanno letto un po’ tutti e io sono arrivato buon ultimo. Per chi dovesse arrivare ancora dopo di me, si tratta di una panoramica su come i Sapiens abbiano conquistato il mondo, prima diventando l’unica specie umana sulla Terra e poi differenziandosi dagli animali. Il trucco, spiega Harari, è che siamo capaci di trattare cose che non hanno esistenza fisica come se ce l’avessero. Quando Harari poi inizia a proiettarsi nel futuro e raccontare quello che potremo diventare, il tutto diventa vertiginoso. È una di quelle letture che aiutano a considerare con più attenzione il mondo in cui viviamo, le sue dinamiche, le sue promesse e le sue minacce. Se dovessi consigliare un solo libro tra quelli letti lo scorso anno, probabilmente sarebbe questo.

Bilal. Viaggiare, lavorare, morire da clandestini – Fabrizio Gatti
Sempre attuale, è la raccolta di una serie di reportage fatti da Gatti sulle rotte dei clandestini, che attraversano il Sahara e che, all’epoca, terminavano nel CPT di Lampedusa nel quale il giornalista è riuscito a farsi rinchiudere per documentarlo dall’interno (essendo i CPT offlimits per i giornalisti, se non in situazioni controllatissime). È un libro abbastanza vecchio, ma tornato drammaticamente d’attualità dopo le ultime elezioni. Al netto di un certo compiacimento di Gatti in alcuni punti della narrazione, è un affresco molto ben fatto della vita – e della morte – di chi si mette in viaggio nella speranza di trovare in Europa accoglienza.

Hammer of the Gods – Stephen Davis
La controversa biografia non autorizzata dei Led Zeppelin è una specie di classico della scrittura musicale, anche se è stata ampiamente criticata e sconfessata dai diretti interessati. Il peccato originale è che è per lo più basata sulle sole testimonianze del tour manager degli Zeppelin, Richard Cole, cacciato prima dell’ultimo tour del gruppo, nel 1980. È probabile che Davis abbia esagerato, ma poco importa, perché questa versione delle vicissitudini dei LZ è esattamente quello che chiunque vorrebbe sentirsi raccontare: grande musica, tour infiniti, sesso, droga, magia nera, squali, groupies, distruzione di camere d’albergo… Ma in più va riconosciuto a Davis di essere riuscito a trasmettere tutta l’ammirazione che la musica dei Led Zeppelin, in tutte le fasi della loro carriera, dovrebbe suscitare (e la lettura è stata l’occasione per un nuovo ripasso di tutta la discografia, da cima a fondo).

Macerie prime. Sei mesi dopo – Zerocalcare
Con l’uscita in due volumi separati da sei mesi di attesa (gli stessi che passano nella storia), Macerie prime andrebbe considerata come un’unica opera, che dà un’idea di come se la sta passando una generazione (molto lasca) che ha scoperto che il futuro che si era immaginato crescendo non era più disponibile. Con tutte le conseguenze che questa situazione “sociale” ha sulle vite personali. Il punto di forza di ZC sta in due cose, che anche qui risplendono: la capacità di parlare di sentimenti stando sempre in un equilibrio pazzesco sopra al patetico e quella di costruire delle metafore attingendo a un immaginario fantastico condiviso ma mai banale.

Che i cadaveri si abbronzino – Jean Patrick Manchette, Jean-Pierre Bastid
Quante varianti possiamo costruire sulla rapina finita male, quella in cui un qualche punto del piano non funziona e la fuga si trasforma in un massacro? Tantissime, ma questa è una delle migliori. Uscito nel 1971, mette in scena il confronto tra rapinatori e polizia in un villaggio del sud della Francia semi-abbandonato, abitato solo da un’eccentrica pittrice alcolizzata e una variegata corte di casi umani che lei ospita. È feroce, è divertente, beffardo e abbastanza radicale. Nonostante abbia quasi cinquant’anni sul groppone, è stato pubblicato in italiano solo nel 2017.

Kings of the Wyld – Nicholas Eames
È un fantasy, e ne ho scritto più diffusamente sull’altro blog. Per riassumere, è una lettera d’amore alla mitologia del rock e al caro vecchio Dungeons and Dragons. La storia è quella di un gruppo di vecchie glorie che riunisce la banda per salvare, se non il mondo intero, almeno una frazione del proprio mondo. C’è un mondo fantasy costruito su un’idea semplice ma efficace, personaggi ben tratteggiati e persino qualche punta di inattesa commozione. L’idea di trattare gli avventurieri come fossero rockstar funziona perfettamente e riesce a dare una coerenza al tipico immaginario dei giochi di ruolo. Davvero un esordio azzeccato.

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