Archivi del giorno: 16 maggio 2019

Non ce ne saremmo neanche accorti

Dopo essere stato, venerdì 10 maggio, al Salone del Libro, mi sono reso conto che, probabilmente, se Altaforte non avesse attirato su di sé l’attenzione millantando una presentazione del libri-intervista a Matteo Salvini, probabilmente la stragrande maggioranza dei visitatori quasi non avrebbe notato la sua presenza.
Sarebbe stato un altro stand base di 8mq, il modulo minimo dell’allestimento, con una posizione non male (praticamente all’ingresso dell’Oval – che per altro rispetto ai padiglioni della fiera era praticamente a Salice d’Ulzio), a cui dedicare magari un’occhiata distratta sulla strada per le cittadelle dei big.
Ma proprio perché la presenza di una casa editrice legata a un’organizzazione di stampo fascista sarebbe sembrata innocua è stato un bene che (seppure all’ultimo minuto e con motivazioni che hanno più a che fare con una sabauda “bella figura” che non con una decisa presa di posizione) ad Altaforte sia stata chiusa la porta del Salone.
Non preservarne la sacralità o cose del genere (quella vi saluta mentre prende i soldi degli editori a pagamento o dei corsi motivazionali), ma proprio perché è uno spazio pop e perché la presenza di CasaPound avrebbe permesso ai “fascisti del terzo millennio” di piantare un’altra bandierina nel loro percorso di accettazione nella società.
L’esclusione, che probabilmente frutterà alla casa editrice molto più di quanto avrebbero incassato con la vendita dei libri, ha poco a che fare con una censura a Salvini, come denunciato. Un libro firmato da Salvini (di cui si parlò anche parecchio per alcune cose accadute a certe sue copie) è saldamente nel catalogo di Rizzoli (e probabilmente era pure in vendita al loro stand); e comunque quella pubblicata da Altaforte non sarà certo la intervista encomiastica a un potente della storia dell’editoria italiana (per quanto la vicinanza di un ministro dell’interno a un movimento neofascista è invece un fatto nuovo e tutt’altro che rassicurante).
Semplicemente, qualcuno è stato finalmente costretto a prendersi la responsabilità di tracciare una riga per terra e dire “i fascisti no”.
Abbiamo iniziato con il Salone del Libro.
Sarebbe bello se la stessa consapevolezza si diffondesse in altri spazi, specie tra i voltairiani immaginari che in questi anni hanno retto il sacco a gente simile nel nome del “dialogo” e del “confronto delle idee”.
Non funziona così.

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