L’ignoranza è una trappola

Il modello – ideale – degli stati moderni si basa sulla sinergia tra tre elementi:

  • L’istruzione, che forma cittadini in grado di formarsi un’opinione analizzando le nozioni che riceve dall’informazione, al fine di votare con la maggiore consapevolezza possibile per i propri rappresentanti nelle istituzioni;
  • L’informazione, che contestualizza la propaganda prodotta dai partiti politici, la analizza, la verifica e fa da “cane da guardia” al potere. Lo Stato sostiene il sistema dell’informazione di diversi orientamenti politici, al di là del mercato, perché è dal mosaico risultante che viene fuori qualcosa il più vicino possibile alla “verità” (con tutte le virgolette del caso)
  • La politica, nel senso dell’insieme dei partiti, organizzazioni finalizzate a fare eleggere i propri rappresentanti per poter prendere decisioni per il benessere dello stato – a seconda della propria visione del mondo.

Li ho elencati da quello di livello più elementare a quello più alto. Va da sé che se si demolisce il primo livello, poi vacilla tutto il resto.
Per esempio, nel momento in cui si dà un valore strumentale all’ignoranza, intesa come richiamo reazionario al ridurre tutto il mondo alle proprie intuizioni e pulsioni, si fa passare l’idea che l’istruzione sia un trucco per mistificare il naturale stato delle cose. È uno dei grandi trionfi della destra, da sempre: far passare le proprie idee reazionarie e conservatrici come “naturali” e tutto il resto come sofisticazione. Ed è quello che fanno le varie pagine FB dedicate all’ignoranza, che creano un umorismo tutto basato sull’idea che ci siano cose “sane e buone”: a tutti piace mangiare carne, a tutti piace fare commenti pesanti sulle donne, a tutti piace risolvere i problemi tirando dritti (la campagna “bomberista” di Gilette Italia), a tutti piace prendere in giro i “marocchini”, i negri, le femministe, gli slavi, ecc. È la stessa palude in cui sguazza la propaganda del ministro degli interni sul web.

Oggi, in un’intervista a Repubblica, lo spiegano benissimo due illuminati maestri della complessità culturale del mondo contemporaneo, Dolce e Gabbana.

Ovviamente, è una cazzata. È chi non sa che, per definizione, è più probabile che cada vittima dei propri preconcetti. Come appunto ci hanno mostrato splendidamente i due stilisti con l’epocale campagna pubblicitaria cinese, una vicenda dalla quale non hanno evidentemente capito nulla.
Spiace anche che la loro sparata venga presa così, acriticamente, e diventi una “provocazione” con tanto di titolone; spiace perché è segno di un giornalismo che non si accorge nemmeno di chi sta lavorando, consapevolmente o meno, per scavargli la fossa.

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