Archivi del mese: novembre 2019

Roberto Recchioni ha ucciso Dylan Dog

Disegno di Maurizio Rosenzweig

Nell’agosto del 2005, per la precisione, sulle pagine del numero 28 di John Doe, “La natura della Bestia”, quarto numero della seconda stagione della serie.
Erano i giorni in cui JD, la serie creata da Recchioni e Lorenzo Bartoli e pubblicato dall’Eura, una casa editrice romana famosa per le riviste Lanciostory e Skorpio, oltre che per le serie dedicate a Dago, era diventata una realtà solidissima del fumetto da edicola, presentando nel tradizionale formato “a quaderno” storie e disegni che era all’epoca impossibile trovare nei fumetti Bonelli.
Anche il concetto di serialità era diverso da quello bonelliano: lo spunto iniziale del numero uno (un umano responsabile di un’organizzazione metafisica che si occupa di gestire la morte degli esseri umani scopre che la Morte non sta rispettando le regole, le ruba la falce e fugge per impedirle di mettere in atto il suo piano) viene risolto dopo due anni di storie, definiti la prima stagione (come nelle serie tv), e con il numero 25 inizia una nuova stagione con nuove premesse e una trama orizzontale ancora più marcata, per cui gli episodi singoli diventano quasi incomprensibili.
Bartoli e Recchioni avevano scommesso, con John Doe, e raccoglievano i frutti: la serie vendeva bene e raccoglieva l’apprezzamento dei lettori e della critica. Ovviamente non sempre tutto era perfetto, ma il bello era vedere una serie che quando sbagliava lo faceva perché aveva puntato troppo in alto, non perché si era rinchiusa in dei cliché.

Copertina di Massimo Carnevale
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Sardine e capitoni (breve post pol-ittico)

E dopo un calembour del genere, chi mi ferma più?
Comunque, la comparsa all’improvviso sulla scena politica delle “sardine” ha messo in luce un paio di aspetti che forse varrebbe la pena affrontare (anche perché non mi pare di averne letto altrove).

La prima è una curiosa contraddizione. La piazza di Bologna si autoconvoca in riposta al comizio di Salvini a sostegno della candidatura alle elezioni regionali di Silvia Bergonzoni e, per ora, l’unica replica c’è stata in occasione del successivo incontro elettorale modenese. Quindi, il beneficiario implicito di questa mobilitazione è il governatore uscente della regione E-R, Bonaccini (PD).
Il quale però, nella stessa giornata in cui piazza Grande si riempiva di gente contro Salvini, commentava così l’apertura sullo ius soli del suo segretario di partito, Zingaretti:

“Ius Soli? In questo momento servono un grande piano di prevenzione contro il dissesto idrogeologico e cambiare la plastic tax”.

Una posizione compatibile con quella del Movimento 5 Stelle e che è anche dovuta alla percezione che l’uscita di Zingaretti sarebbe dannosa per la campagna elettorale perché “non si è calibrato bene il tono”.
Insomma, senza volere le “sardine” tirano la volata a uno che condivide la percezione delle tematiche dell'”immigrazione” come problematiche e come “favore a Salvini” (senza dimenticare che i possibili beneficiari dello Ius Soli comunque non votano, quindi…). A tal proposito, però, è bene ricordare questo tweet, che mi sembra colga bene la questione:

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Verso Oriente – da Gyantse a Tingri (4)

Il primo ricordo della mattina del 17 agosto è nella sala della colazione dell’albergo di Gyantse, dove una povera cameriera cerca di tenere a bada un’orda di italiani con una sola caraffa di caffè alla volta. Nei suoi occhi, c’è il terrore più nero, ma mi pare di ricordare che alla fine sia sopravvissuta all’assalto.
Nel lasciare l’albergo, guardo per un’ultima volta l’altarino con le offerte a varie statue di figure della religione buddhista, che la sera prima avevo scambiato per un buffet di snack a disposizione degli ospiti. Solo la prontezza di spirito di Lucilla mi ha impedito di (mutatis mutandis) bermi l’acqua di Lourdes da una statuina di plastica.

A questo punto, arrivati a novembre, la mia memoria degli eventi un po’ vacilla. Sul mio taccuino di viaggio leggo:

SHALU MONASTERO

Affreschi antichi, misto di stile cinese/mongolo

Ricostruendo da wikipedia, gli affreschi sono del XIV secolo; secondo alcuni viaggiatori, tra cui Alexandra David Neel, i monaci di Shalu erano in grado durante la meditazione di produrre dal proprio corpo un calore talmente intenso da asciugarsi i vestiti indosso (comodo).
Ricordo che il monastero era praticamente deserto, ma poco altro.

Monastero di Shalu. Le mura grigia indicano la sua appartenenza alla scuola di Sakya, una delle quattro del buddismo tibetano

Lasciati i monaci autoriscaldanti di Shalu, ci dirigiamo verso “Tashilumpo, ricca d’inestimabili tesori, che fu fondata dal primo Dalai Lama nel 1447, sede storica del Panchen Lama” (secondo il programma di viaggio).
Ora, chi è il Panchen Lama? Facciamocelo spiegare con uno schemino da Fosco Maraini nel suo Segreto Tibet:

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