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Tutti gli Universi Paralleli del 2017

Periodicamente, pubblico sul mio Tumblr un post che inizia con “Un universo parallelo in cui…”. L’anno scorso avevo raccolto tutti quelli del 2016, ora tocca a quelli del 2017. Mi sento molto Forattini, anche quest’anno e vorrei ringraziare il M5S che è sempre fonte di grande ispirazione.

Un universo parallelo in cui De Andrè è ancora vivo e rilascia interviste per difendere il suo amico Beppe Grillo.

Un universo parallelo in cui De André non è morto e ha fermato Beppe Grillo con un semplice “Beppe, ma che è ‘sta belinata del blog?”

Un universo parallelo in cui se in un talent show dici “io sono un/a guerriero/a” poi devi fare tutte le puntate con le mutande di peluche come i Manowar nel 1982

Un universo parallelo in cui il sindaco di Roma viene indagato e per prima cosa avvisa Beppe Grillo.
No, aspetta…

Un universo parallelo (?) in cui tutti gli eletti in un movimento politico devono sottoscrivere una polizza sulla vita a favore dei leader e se tradiscono vengono uccisi facendolo sembrare un incidente

Un universo parallelo in cui dieci anni dopo che Licia Colò ha liberato a Ostia dei granchi vivi trovati al Carrefour i kaiju attaccano Roma.

Un universo parallelo in cui la gente va su Facebook sperando di trovare simpatiche variazioni su “mai una gioia”

Un universo parallelo in cui una legge illuminata impedisce agli studiosi di avere più di una pubblicazione per ciascun anno solare, semplificando la vita a noi che dobbiamo compilare bibliografie

Un universo parallelo in cui la flat tax serve per attirare stranieri ricchi da rapire a scopo estorsione.

 

Un universo parallelo in cui la gente sfina con Photoshop le foto di Claudia Cardinale venten… ah, no.
Niente

Un universo parallelo in cui la foto di Salvini con la maglia di Trump di fianco al manifesto con il capo indiano è un fotomontaggio.
Un universo parallelo in cui le malattie hanno acquisito una coscienza e manipolano gli esseri umani perché si oppongano ai vaccini

Un universo parallelo in cui ogni settimana in Italia si sorteggia una persona e la si mette in carcere fino a che non dimostra di non avere mai fatto nulla per meritarselo. Con diretta sul sito del Fatto Quotidiano e pungenti corsivi di Travaglio

 

Un universo parallelo in cui un ultranovantenne Claudio Villa è il reuccio di Facebook, alla faccia di Gianni Morandi

 

Un universo parallelo in cui la Spagna concede l’indipendenza alla Catalogna ma si riannette la Lombardia

 

Un universo parallelo in cui tutti alla corte di Eternia sanno benissimo che He-Man è il principe Adam ma non dicono niente perché lo psicologo dice che se lui sta bene così è meglio continuare ad assecondarlo.

 

Un universo parallelo in cui un viaggiatore del tempo arriva a Greccio e spiega a quel tale, Francesco, le nefaste conseguenze sul lungo periodo della rappresentazione della Natività che sta allestendo.

Un universo parallelo in cui quando nasci in Italia da genitori italiani non acquisci la cittadinanza automaticamente ma la conquisti solo attraversando a piedi, armato solo di un gladio con il quale difenderti dai mutanti creati dagli esperimenti nucleari, il tunnel tra il Gran Sasso e il CERN
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Poveri

Da un po’ di tempo si è deciso di lasciare perdere la guerra alla povertà e passare direttamente alla guerra ai poveri, in nome di efficienza e progresso, come cantavano quelli là. Per fare un esperimento, usate un’estensione per browser (Chrome o Firefox, per esempio) che permetta di sostituire alcune parole con altre e cambiate “migranti”, “clandestini”, “extracomunitari”, “profughi”, “rom”, “zingari” e quant’altro con “poveri”. I risultati sono interessanti: Grazie ad Addictions Grazie ad Aioros

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Oh, ma sei proprio un Gasparri

Un po’ è colpa anche mia.
Ho iniziato a usare quasi quotidianamente internet alla fine del 1998. Avevo appena iniziato l’università e avevo a disposizione un laboratorio informatico con connessione illimitata (a dire il vero la cosa era preclusa alle matricole, ma mi ero fatto fare la password prima che la circolare venisse diffusa e nessuno mi ha mai sgamato).

[Parentesi storica per i più giovani: nel 1998 avere internet a casa era mediamente scomodo perché dovevi pagare un abbonamento per potervi accedere, quando navigavi tenevi occupata la linea telefonica e la connessione ti costava a scatti come una telefonata urbana. Ecco, ora sembro mio padre quando raccontava che lo mandavano a comprare il ghiaccio]

Non sono stato un vero e proprio early adopter, però nel 1998 eravamo circa 4.000.000, un quinto di oggi.
Accedere a internet, allora, era un’esperienza a suo modo sconvolgente: di colpo, avevi a disposizione TUTTO. Potevi leggere giornali stranieri online, accedere a gruppi di discussione che andavano dal triviale all’esoterico, scoprire che c’era gente che aveva messo in piedi siti personali dedicati a quasi qualsiasi cosa ti venisse in mente. Tutto quello che restava fuori dall’imbuto dei media tradizionali, costituito da limiti fisici, economici, culturali, lì c’era.
Le parole “cerca su internet, lì trovi tutto quello che qua non trovi” devo averle pronunciate almeno una volta.

Oggi, il panorama è radicalmente cambiato: internet è un’esperienza quotidiana per un numero sempre crescente di persone e il filtro “tecnico” che rendeva pubblicare informazioni su un sito non accessibile a tutti è stato neutralizzato.
Credo che sia stato Beppe Grillo uno dei più grandi divulgatori dell’uso della Rete in Italia, intesa come Bengodi grazie alla quale risparmiare (Skype, per esempio) e in cui informarsi da fonti libere e indipendenti che raccontano quello che gli altri non dicono.
Ora, lungi da me difendere a spada tratta in toto il sistema dei media tradizionali, però questi hanno in potenza (e non sempre applicano) un meccanismo virtuoso, quello del gate keeping. I “guardia di porta” sono quelle figure che decidono che cosa viene messo in circolo nel sistema dell’informazione e cosa no. Dico che è potenzialmente virtuoso perché dei gate keeper illuminati, in un mondo ideale, applicando sia i criteri di notiziabilità sia le buone pratiche del giornalismo (tipo considerare vera una notizia solo se proviene da almeno tre fonti autonome), possono tenere pulito il flusso delle informazioni. Ovviamente questo modello ideale deve fare i conti con la realtà, con gli interessi economico e politici del mondo dell’informazione e tutto quanto; però sulla carta un sistema basato sulla limitatezza fisica del supporto (le pagine di un giornale, i minuti di un notiziario) è potenzialmente più virtuoso di uno basato sulla virtuale assenza di limiti fisici e barriere economiche all’entrata, che può invece fare affidamento solo sul buon senso dei suoi autori.

Ce lo dimostra il proliferare di sitacci come “Il corriere del mattino” o simili, che mescolano notizie vere ad altre false, allo scopo di attirare quanti più clic possibili e/o influenzare l’opinione pubblica tramite la disinformazione, il più delle volte a sfondo razzista o comunque discriminatorio. Riuscendo per giunta a volte a farsi riprendere dalla stampa tradizionale o da senatori della Repubblica.
Il successo di questi cumuli di letame ha le sue radici proprio nell’antico mito a cui anche io ho contribuito, in buona fede: quello che su internet puoi trovare quello che nessuno ti dice da altre parti.
Solo che, beata ingenuità, all’epoca in pochi pensavamo che a volte se una cosa non la dice nessuno è perché è falsa.

Cosa si può fare?
La prima cosa è diffondere un po’ di sana consapevolezza del mezzo, identificando i siti che pubblicano fregnacce. Una lista da cui partire è quella di BUTAC. Ma basterebbe usare un po’ di buon senso (se una notizia ce l’ha solo “Il corriere del mattino delle notizie vere” è una cazzata. E diffonderla chiedendo “Ma sapete se è vero?” o per deriderla fa solo il loro gioco – anche se non mettete il link)
La seconda è iniziare a usare “Gasparri” per etichettare tutti gli scemi che ci cascano.

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E quella non era una supercazzola?

Vedete qual è il problema con Grillo?
Che ieri è risaltato fuori questo video dell’aprile del 2012

e alla fine sembra che l’ipotesi più diffusa (forse per amor di patria) è Grillo stesse facendo uno scherzone. Non si sa bene perché, non si sa bene a chi, ma lasciamo perdere. Vasco Rossi può fare i clippini deliranti e lui no?

E il problema dove sta?
Il problema è che non c’è molta differenza da questo video qua, in cui invece era notoriamente serio.

E niente, un pezzo del nostro futuro è in mano a questo signore qua.

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Alcune cose che ho imparato da un fake

L'ufficio di Mario Monti a Palazzo Chigi

Secondo voi la prima preoccupazione di Mario Monti il 9 novembre 2011, appena è stata annunciata la volontà di Napolitano di nominarlo senatore a vita è farsi consegnare da Berlusconi la password di un improbabile account di twitter intestato a Palazzo Chigi?

Se pensate di sì, non siete da soli.
La vicenda di @palazzochigi (ora @PChigi) l’account fake di Mario Monti su twitter è stata un bel reagente che ha suscitato reazioni interessanti sull’uso che gli italiani fanno della Rete.
Per un riassunto esauriente di quello che è successo, il punto di partenza è questo Storify di Uomoinpolvere, che contiene i link a tutto quello che dovete sapere.
Per i frettolosi, un riassunto per sommissimi capi: @palazzochigi esisteva dal 2009 e risultava “intestato”  a Silvio Berlusconi. Il 9 novembre del 2011 è passato sotto la guida di Mario Monti e ha iniziato un’intensa attività di diffusione di messaggi che inneggiavano a sobrietà, austerità e rigore:

Austerità,sacrificio,serietà. Questa la ricetta per recuperare i 20 anni di sprechi. Mi attende un incarico difficile ma sono ottimista.
#Italia è ora di dormire. Domani iniziano i sacrifici.Dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera.
Dopo una frugale e austera colazione mi reco al colle dove incontrerò il Presidente Napolitano. La lista dei salvatori dell’#Italia è pronta
È abbastanza facile rendersi conto che sia un fake: Monti non è ancora presidente del consiglio, quindi figurarsi se riterrebbe austero e rigoroso emettere già messaggi come se lo fosse. Però d’altro canto lo stile potrebbe trarre in inganno, i messaggi sono perfettamente in character e sono i giorni in cui mezza Italia è in preda all’euforia di incontrare il nuovo capo.
E quindi succede che un sacco di gente inizia a rispondere come se stesse parlando con il vero Monti.
È un tripudio di auguri di buon lavoro, complimenti per essere su twitter, richieste, anche qualche dubbio. A un certo punto chi si occupa di tenere traccia delle risposte più esilaranti getta la spugna e affida il tutto a un servizio automatico, che tanto nel mucchio si trovano comunque perle gustose.
GRANDE @palazzochigi, decisamente al passo con i tempi il che per i ns. tempi è piuttosto raro
@palazzochigi Complimenti per l’apertura di questo. Finalmente qualcosa di nuovo dopo anni di power point auto celebrativi in prima serata..
@palazzochigi fra lo stile monastico dei primi benedettini ed il vivere quotidiano di un uomo sobrio. Piacevolmente stimolante. Buon lavoro
(ho levato gli autori per carità, ma ai link trovate tutto)
In tutto questo, già il 16 novembre era online un articolo che ricostruiva la vicenda del fake, facilmente reperibile cercando “fake palazzochigi” su google. Ma nel frattempo, il 14 novembre, Andrea Sarubbi, parlamentare PD, aveva già chiamato le guardie:

La sera del 20 novembre @palazzochigi è stato chiuso, non si sa se a seguito di questa segnalazione alla polizia postale o perché le segnalazioni di utenti che una volta scoperto il fake si erano sentiti oltraggiati hanno superato la soglia critica che fa attivare gli automatismi di cancellazione.
Segue, ovviamente, dibattito.
I sostenitori di @palazzochigi rivendicano la legittimità dell’account perché il contenuto dei messaggi, con il loro ossessivo insistere su quelle due o tre parole d’ordine, la storia dell’account e la diffusione dell’informazione della sua natura “non realistica” facevano capire di che cosa si trattava esattamente.
Da parte di chi applaude la chiusura, invece, si denuncia la “confusione” che quell’account creava negli utenti e si paventa anche un reato di furto di identità. In controluce, anche se mai esplicitata, siamo in molti a credere che chi ha agito così non vedeva di buon occhio un perculamento di Monti. Del resto, l’account ha funzionato a pieno regime tra il maggio del 2010 e il maggio del 2011 a firma “Silvio Berlusconi” senza che nessuno avesse da ridire.
Mi sono ripromesso di usare il meno possibile la parola “satira” perché in questi dieci anni l’abbiamo consumata così tanto che ormai non serve più a nulla, quindi dirò che secondo me @palazzochigi operava su due piani: quello dello scherzo, perché comunque il suo intento era quello di fare credere, almeno per un attimo, che si trattasse davvero di un account ufficiale e quello della critica al discorso politico di Monti e alla sua ricetta. Una volta che ti rendi conto che quello non può essere il vero Monti, ciò che scrive – che è simile a quello che dice il vero Monti – aiuta a far vedere di che cosa parliamo quando parliamo di governo Monti (probabilmetnte): un gruppo di compiti signori che con molto garbo e savoir faire si apprestano a operare una cura medievale sui nostri culi, se posso citare Tarantino senza venire accusato di omofobia (mi inquietano le cure medievali a prescindere, su qualunque parte del mio corpo possano venire applicate). Inoltre: chi parla di possibilità di confusione tra Monti e il suo fake implicitamente ammette che il nuovo PresDelCons (Prof. Dott. Arch. Lup. Mann. PresDelCons, scusate) è indistinguibile da una sua caricatura fissata con austerità, rigore e frugalità che raccomanda ai cari dip… ai concittadini, scusate, di andare a letto presto. E questo è un effetto implicito divertentissimo di cui questa gente non si rende conto.
Insomma, se poi volete usare quella parola là consumata per brevità va anche bene, ma sappiate che io la intendevo così.
Quindi per me l’account poteva benissimo restare dov’era. Purtroppo twitter, regolamento alla mano, poteva tranquillamente obliterarlo; ma non è detto che ciò che è legittimo per i TOS di un servizio sia pure giusto (“ho letto e accetto le condizioni” è la più diffusa menzogna del web).
Tra l’altro questa vicenda ha fatto emergere uno dei lati di twitter che meno sopporto, vale a dire tutto quel sottobosco di professionisti del web trenta-quarantenni che comunicano a cancellettate spiritose (già il #sapevatelo del post di Sarubbi è da mettere mano alla Luger), tipo quelli riuniti sotto il nome di SocialEroi (che la Lipperini ribattezza efficacemente “tecnoesaltati“). Tutti coalizzati a colpi di “come siamo corretti, come siamo social” per fare chiudere una roba che non faceva del male a nessuno.
Ma del resto non è niente che non abbia già visto da vicino.
Un paio di anni fa un mio amico, dopo non mi ricordo più che uscita papale sulle radici cristiane, aprì un gruppo su facebook chiamato “Difendiamo le radici cristiane – No alle cifre arabe nella scuola”. In pochissimi giorni si trovò 10.000 iscritti; solo che mentre fino a una soglia x gli iscritti erano praticamente tutte persone abbastanza istruite da capire il senso della cosa, a un certo punto iniziarono ad arrivare persone che, in un senso o nell’altro non avevano capito nulla. Il manifesto partiva serio ma svaccava già alla prima parentesi, per poi partire nell’assurdo e chiudersi nell’assurdo (lo riporto per intero perché è un gioiello a cui vorrei avere pensato io):
Rimediamo all’errore commesso dai nostri antenati quando, con il loro permissivismo, hanno lasciato che l’Islam venisse a minare le profonde radici CRISTIANE! dell’Europa e dell’ITALIA!, imponendoci le sue CIFRE ARABE! (Poi, poco importa se il sistema di numerazione decimale-posizionale ha avuto origine in India, non mi sembra il caso di alzare inutilmente il livello della dissertazione e fare, chessò, della cultura.)

Essì! EBBRAVI! Ieri le cifre arabe, domani il BURQA?
Meglio un uovo oggi che una GALLINA domani? Perché ogni tanto enfatizzo parole alla cazzo scrivendole in MAIUSCOLO?

Sono venuti ad instillare il veleno del numero zero nelle nostre menti, ma io dico che è ora che BASTA!!! TORNIAMO AI NUMERI ROMANI!!! Per svariate ragioni:

I – così posso scrivere “primo” con UNA LETTERA SOLA;

II – è un sistema di numerazione additivo, e “addittivo” ti fa capire che non può che diventare sempre PIU’ GRANDE!;

III – l’hanno inventato i ROMANI!, che si sa, sono i fondatori della nostra GRANDE PATRIA! (Tutti sanno che Cavour era Primo Ministro di GIULIO CESARE!);

IIII (anzi, no IV, via, ma quant’è ganza ‘sta numerazione!) – che i ROMANI! sono anche i fondatori del CRISTIANESIMO!, infatti se non fosse stato per loro Gesù non l’avrebbero crocifisso, magari l’avrebbero lapidato e adesso anziché farci il segno della croce ci tireremmo I SASSI! (E chissà poi cosa ci sarebbe appeso NELLE AULE!);

V – per Vendetta!;

VI – perchè con i numeri ROMANI! esami come Analisi Matematica non sono più fattibili e ce li togliamo DALLE PALLE!

DIFENDIAMO LE RADICI CRISTIANE! TUTELIAMO LE NOSTRE TRADIZIONI! RESPINGIAMO I MOSTRI DI VEGA! COMBATTIAMO LE DOPPIE PUNTE! Non vogliamo le cifre arabe, ISLAMICHE! E nemmeno la filosofia greca, PAGANA! E neanche la geometria di Euclide, GRECO quindi PAGANO! E neppure la chimica, che gli alchimisti sono ADEPTI DI SATANA! E nemmanco la scrittura, inventata dai Fenici ADORATORI DI BAAL!

ONORE E GLORIA!

STATO E FAMIGLIA!

CASA E CHIESA!

SALSA E MERENGUE!

DUNGEONS E DRAGONS!

Ecco, a un certo punto sula bacheca iniziarono a comparire messaggi di fascisti che inneggiavano alle radici cristiane convinti di essere tra loro simili e di gente che la pensava come chi amministrava la pagina ma che non aveva capito nulla del suo vero contenuto. Com’è come non è, nel giro di dieci giorni la pagina venne chiusa per segnalazioni, verosimilmente dopo una “crociata” di segnalazione da parte di quelli che teoricamente dovevano essere dalla “nostra” parte (dico nostra perché nel frattempo ero diventato amministratore). Il gruppo è poi stato ricreato, ha una dimensione più contenuta e non ha più avuto problemi.

Insomma, la divagazione per dire che internet, purtroppo o per fortuna, non è già più quello “di una volta”. L’aumento di gente che si avventura nella “parte abitata del web” fa  sì che i codici che prima credevamo diffusi non lo sono più così tanto (scusate il tono da veterano, che mi fa anche un po’ ridere; ma tutto sommato in tredici anni di uso del web e sette di blog qualcosina ho visto cambiare – e chi è in rete da ancora prima ne avrà visto ancora di più). E quando le cose che richiedono la decifrazione di codici complessi tra role playing, verità, menzogna, mascheramento e quant’altro (you can quadrato semiotico anything you want) escono dalla cerchia di persone per cui sono state pensate e arrivano a un pubblico più ampio i risultati sono spesso disastrosi per chi è “di nicchia”. Tra l’altro twitter, con la recente invasione di volti della tv (Fiorello che da della rosicona a Sabina Guzzanti! Jerry Scotti! E chissà quanti altri a breve) rischia di diventare facilmente il nuovo facebook (finché stanno lontani da tumblr possono fare quello che vogliono).

Però c’è un però.
Al netto dell’idiozia, del servilismo, dell’ingenuità, dell’analfabetismo nell’uso degli strumenti di internet, molte delle persone che hanno interagito con l’account fake di Palazzo Chigi hanno espresso il desiderio di potere avere un rapporto più diretto con chi li governa (o almeno con uno stagista). Hanno trovato tutto sommato logico che nel 2011 il governo avesse aperto un canale di comunicazione (anche unilaterale) su un social network di grande diffusione.
Non che essere sui social network sia un valore in sé, per le istituzioni. Però in questo senso i molti aspiranti interlocutori di Monti hanno dato un’indicazione delle cose che vorrebbero da chi li governa.
Sembrerà una scemata, ma @palazzochigi ha forse involontariamente fornito ai futuri consulenti di immagine del governo un buon case study da cui partire per valutare eventuali strategie future di comunicazione in rete.
Non male, per una cosa nata FOR TEH LULZ.

Se siete arrivati fino a qua meritate un premio (un fake che genera confusione e che andrebbe bannato):

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Ruled by demency

Proprio mentre Nonciclopedia e Vasco Rossi firmano il trattato di pace in un tripudio di miccette, in “sciopero” entra Wikipedia Italia.
Al momento in cui scrivo, tutte le pagine dell’enciclopedia italiana rimandano a un comunicato che spiega in che cosa consista il comma 29 del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, in discussione in questi giorni alla Camera:

Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.

Una cosuccia da niente che fa sì che se per esempio Massimo Carlotto dovesse capitare su questo blog, e leggere questa frase:

Non credo che Carlotto sia particolarmente misogino, ma semplicemente deve essergli scappata la mano nel voler rimarcare quanto Giorgio Pellegrini, il suo protagonista, e il mondo siano malvagi.

potrebbe, nel caso si senta offeso o mal rappresentato, costringermi a pubblicare una smentita. Automaticamente. Entro 48 ore.
Non so che cosa accadrebbe se, putacaso, lo facesse mentre sono in vacanza senza possibilità di leggere la posta elettronica. Immagino oscuramento del sito, multa, confino a Ponza dei parenti prossimi.
E tutto questo senza che ci sia possibilità di appello da parte mia o una decisione di una terza parte imparziale.
Metilparaben ha messo in piedi un divertente post didattico sulla faccenda, che mostra che buffo pasticcio rischiano di diventare le pagine web nei prossimi giorni.

Ma qual è lo scopo di un provvedimento simile? Al di là del rendere un sacco incasinati gli scazzi tra utenti “comuni”, intendo.
Se già parlare di gente con tempo e soldi per farti scrivere lettere dagli avvocati può comportare dei rischi ora, con questa norma non c’è nemmeno più bisogno che uno ti mandi delle diffide, per infilarti nei pasticci. Quindi di conseguenza scrivere di più o meno chiunque rischia di diventare fonte di scocciature.
Il potere della scocciatura non è una cosa da poco; i suoi effetti a lungo termine li potete vedere nelle statistiche sulla lettura in Italia, per esempio.
Infatti, dopo la Riforma luterana, la Chiesa cattolica si trovò per vari motivi a poter esercitare un controllo molto forte dal punto di vista temporale solo sulla penisola italiana; e decise di schermarla il più possibile dagli influssi provenienti da oltr’alpe, lande temibili che pullulavano di gente che scriveva e leggeva un sacco. I libri diventarono così uno dei principali interessi dell’inquisizione e nel 1558 venne pubblicato il temutissimo “Indice dei libri proibiti”. Aggiornato spesso per adeguarsi alla pubblicazione di nuovi titoli, l’Indice portò all’idea che il possesso e la lettura di libri fossero attività che rischiavano di attirare le attenzioni dell’autorità e provocare problemi. Quindi la cultura italiana si atrofizzò e si provincializzò perché, per esempio, erano proibiti tutti i libri prodotti da determinati stampatori europei.
E il risultato a lungo termine è che tutt’ora il libro e la lettura in Italia sono cose un po’ da gente stramba che ha voglia di perdere del tempo (e questo da prima della televisione, complici anche tassi di alfabetizzazione agghiaccianti, simpatica conseguenza del fatto che nel mondo cattolico manco hai bisogno di saper leggere perché la Bibbia te la legge il parrocco). (Dovremmo chiedere i danni di guerra alla Santa Sede, altro che l’Ici).

Ecco, secondo me l’idea che c’è sotto a una legge stupida stupida stupida come questa (ho già detto “stupida”?) è qualcosa di simile: mettere le persone davanti a un timore immediato.
La rettifica così formulata (48h, automatica) è la stessa che si applica ai quotidiani (anche se avete mai visto una smentita pubblicata nella stessa posizione della notizia?).
Ma un conto è una testata giornalistica, che ha una struttura ed eventualmente può permettersi spese legali, e un conto è l’intera galassia di blog, siti e affini, situazioni diversissime tra loro per dimensioni, scopi, utenza.
A me va benissimo che se uno scrive delle cose che oltrepassano il diritto di espressione e violano il diritto all’immagine di qualcuno ci siano delle conseguenze; ma deve deciderlo un soggetto esterno.
Dare a qualsiasi imbecille la possibilità di ottenere smentite da chiunque solo perché sì è stupido.
(Comunque se passerà questa legge ci saranno un sacco di opportunità comiche, vedrete) (ma anche un sacco di tristezza infinita)

PS: la legge 223 del 1990, sul sistema radiotelevisivo (la famosa Mammì), dà facoltà ai soli telegiornali di chiedere un parere terzo al Garante sulle richieste di rettifica (art. 10):

Fatta salva la competenza dell’autorità giudiziaria ordinaria a tutela dei diritti soggettivi, nel caso in cui il concessionario privato o la concessionaria pubblica ritengano che non ricorrono le condizioni per la trasmissione della rettifica, sottopongono entro il giorno successivo alla richiesta la questione al Garante che si pronuncia nel termine di cinque giorni. Se il Garante ritiene fondata la richiesta di rettifica, quest’ultima, preceduta dall’indicazione della pronuncia del Garante stesso, deve essere trasmessa entro le ventiquattro ore successive alla pronuncia medesima.

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