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Come non si pubblica il Mein Kampf

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Un “libro” non è quello che c’è scritto dentro. Quello è un testo.
Un libro è, più correttamente, la somma delle parti che lo compongono. Questa è una cosa parecchio importante per noi che di lavoro “facciamo libri”, definendo il nostro mestiere con una formula che indica tutto quello che succede da quando un testo arriva in casa editrice a quando vengono mandati allo stampatore i PDF definitivi.
Il formato del volume, il tipo di carta, la presenza di immagini, la gabbia grafica, il tipo di font usato sono tutti elementi che “fanno” un libro, che lo definiscono. Prendete una vecchia edizione di uno dei romanzi di James Bond scritti da Fleming e confrontatelo con la veste della recente edizione di Adelphi. Anche se la storia è la stessa, cambia tutto: la vecchia edizione è un libro mordi-e-fuggi, quella di Adelphi presenta le vicende di 007 in volumi raffinati, oggetti anche belli da esporre. Cerca di riqualificare quelli che sono romanzi di intrattenimento, non privi di un loro, ancorché sghembo, fascino, come grandi protagonisti della Letteratura.

La copertina della prima edizione italiana di Casino Royale, intitolato La benda nera

La copertina della prima edizione italiana di Casino Royale, intitolato La benda nera

 

L'edizione Guanda

L’edizione Guanda

 

L'edizione Adelphi, che – raffinatezza – riprende la copertina della prima edizione inglese

L’edizione Adelphi, che – raffinatezza – riprende la copertina della prima edizione inglese

 

Inoltre, un “libro”, specie se non è alla sua prima edizione, è anche tutti i discorsi che su quel libro sono stati fatti, il ruolo che ha svolto nella storia, sia quella letteraria sia quella del mondo o del Paese in cui è stato pubblicato.
Per esempio, come si pubblica un libro scritto da un dittatore che ha causato una guerra mondiale e, tra le altre cose, approvato un piano per lo sterminio dell’intera razza ebraica in Europa che, tutto sommato, gli è anche riuscito piuttosto bene? Non un romanzo giovanile o una silloge di poesie, no: proprio il suo manifesto programmatico.
Il Mein Kampf, tra tutti i libri “maledetti” è quello che senza dubbio si porta più a ragione questo titolo, essendo alla radice della morte violenta di svariati milioni di esseri umani tra il 1930 e il 1945. E non per un accidente della storia: proprio perché è stato messo in atto quello che in quel libro si teorizzava.
Nonostante questo, il Mein Kampf non è il Necronomicon: non è che se lo leggi diventi nazista automaticamente (come non è vero che il fascismo si cura leggendo). È bello pensare che si dia tutto questo potere ai libri, ma il MK da solo non basta a fare diventare nazista una nazione. Ci vogliono anche certe condizioni storico-sociali e una generale benevolenza del potere economico.
Sicuramente è un documento storico importante e come tale andrebbe trattato.
Il che è esattamente quello che non ha fatto il Giornale di Alessandro Sallusti quando ha deciso di proporlo come allegato al proprio giornale per inaugurare una serie di volumi dedicati al nazionalsocialismo. Continua a leggere

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Kobane Calling

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C’è una massima latina, sul muro di un palazzo di Corso Italia a Genova. Non la ricordo in latino ma dice una cosa del tipo “se non sai usarlo, il denaro è il tuo padrone, se sai usarlo è il tuo servo”. Considerato che è incisa su un lussuoso palazzo di inizio novecento non credo fosse un invito alla saggezza per chi passava ma un SUCATE grosso così ai poveracci che, evidentemente, non sapevano usare i loro soldi.
Cosa c’entra con l’ultimo libro di Zerocalcare?
Nel senso letterale, pochissimo.
Se al denaro però sostituiamo “successo”, però forse si inizia a intravedere qualcosa.

ZC è attualmente il fumettista italiano più venduto in libreria e, verosimilmente, tra gli autori di libri in generale più letti in Italia. Il suo è un successo che si è costruito con una progressione naturale e costante, fatta di piccole/grandi circostanze fortunate (la pubblicazione sul Canemucco, l’autoproduzione della Profezia dell’Armadillo, le storie del lunedì sul web, l’incontro con quella macchina da guerra che è la Bao) che hanno permesso a ZC di portare le sue storie a un pubblico sempre maggiore. In questo crescendo, quello che è rimasto costante è quello di cui a ZC interessava raccontare; in questo senso, ZC è riuscito a usare il suo successo per essere sempre più libero di fare quello che preferisce. Certo, ci sono le cose su commissione per Wired, che hanno quasi sempre quel tono di “che mi tocca fare, va beh, gliel’ho promesso, facciamolo”, ma se si prende la successione delle opere da libreria di ZC (escludendo le due raccolte di storie apparse sul blog, che sono comunque importanti ciascuna per la storia inedita che contiene e che fa un po’ il punto su quello che è successo fino a quel momento nella vita e nella carriera), è facile vedere come sia andato avanti per un suo percorso coerente e organico. La Profezia è una storia autobiografica che cerca di dare un senso a un lutto; Un polpo in gola è un romanzo come quelli che Ammanniti non scrive più, su quello che ci portiamo dietro del passaggio tra infanzia e adolescenza; Dodici è una storia di zombi usata per parlare di Rebibbia; Dimentica il mio nome è una storia familiare in cui si fanno i conti con le scelte di chi ci ha preceduti.
Al centro di queste storie c’è sempre un’analisi di sé, delle proprie scelte e delle loro conseguenze. A differenza delle storie per il blog, qui l’aspetto “politico” della vita di ZC emerge con forza; mai come pippone/predicozzo ma come costante, come modello a cui tendere e distanza da quel modello. Continua a leggere

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Mille strappi di morbidezza

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Scusate la faccia

I fatti sono noti: il giorno dell’ennesima visita a Bologna di Matteo Salvini (che potrebbe anche starsene a casa sua invece che venire a rompere il cazzo qui) alcuni militanti di Hobo, un collettivo universitario “antagonista” entrano nella Feltrinelli di piazza Ravegnana – quella sotto le due torri, la Feltrinelli per eccellenza – strappano le pagine di alcune copie del libro scritto dal segretario della Lega (appena pubblicato) e diffondo il filmato, ironicamente accompagnato dalle note della sigla di Daltanius.
La cosa su cui ci sarebbe più da discutere, secondo me, è se l’uso della canzone sia ironico o no: Extraterreste via da questa terra mia viene, per così dire “messo in bocca” a Salvini, in absentia, o è rivolto a Salvini?
Invece, in un Paese che giornalmente condanna alla distruzione migliaia di copie di libri perché non li compra nessuno e quindi prima o poi vanno al macero, è partito il Grande Coro di Vibrante Sdegno, con grande gioia di quelli che si sentono molto provocatorii ad accomunare fascismo e antifascismo. Perché, insomma, i libri non si toccano. Subito seguiti dai voltairiani d’accatto che hanno annunciato che avrebbero comprato il libro per protesta, solidarietà, vanità o chissà perché.
Poi è arrivato Saviano e ha scritto delle robe su Gian Giacomo Feltrinelli. Non propriamente centrate.

Ma andiamo con ordine.
È stato un atto violento? Sì. È stata fatta della violenza contro delle cose.
Ma, cosa vuol dire, nel 2016, distruggere delle copie di un libro con i pensieri di Matteo Salvini?
Se la vostra risposta contiene “roghi, nazisti, fascisti!1!” mi sa che possiamo anche salutarci qui. Pensare che la libertà di espressione di Matteo Salvini, che vive in televisione 24/7, sia minacciata da alcune copie di un pamphlet danneggiate da un gruppo di universitari, se vi calmate un attimo, vi renderete conto anche voi che suona un po’ ridicolo (non fosse altro perché il gesto ha avuto l’ovvia conseguenza di permettere a Salvini di fare parlare ancora di sé e del suo libro).
So che piace molto citare a sproposito una cosa che Voltaire non solo non ha mai detto ma probabilmente non ha mai neanche pensato, ma anche qui sarebbe il caso di darsi una regolata. Le opinioni non sono cose che esistono nell’iperuranio: se sei il segretario di un partito nazionale, che governa comuni, province e regioni, ha avuto ministeri e ha ispirato leggi (Bossi-Fini, anyone?) le tue opinioni non solo solo opinioni. Sono azioni. Azioni che influenzano la vita delle persone o che vorrebbero farlo. E molti di noi magari sono disposti ad accettare che qualcuno, sbagliando, pensi che Pete Best suonasse meglio di Ringo Starr o che Sgt. Pepper è meglio di Revolver. Invece, non è che se uno ha intenzione di rendere più complicata la vita a degli altri esseri umani dobbiamo dire “oh, pofferbacco, non sono d’accordo ma prego, lo dica pure”. No. La verità è che ci sono idee che non dovremmo accettare e contro le quali è giusto lottare. Io non darei la vita per permettere a Salvini di esprimersi: io vorrei che Salvini avesse quelle idee di merda e vorrei che non avesse a disposizione tutti i megafoni del mondo per diffonderle.
E non è che se quelle idee sono pubblicate tra due dorsi di cartonicino, con un codice ISBN diventano intoccabili.
I ragazzi di Hobo hanno danneggiato delle proprietà della Feltrinelli (che ha le spalle larghe abbastanza da sopportare quella perdita inventariale); persino per la legge non dovrebbero rispondere di altro che di questo.
Vedo un’obiezione in fondo alla sala: “EH, MA ALLORA QUELLO DI CASA POUND CHE HA DANNEGGIATO I FUMETTI SATIRICI SU MUSSOLINI A ROMICS HA FATTO BENE?”
Grazie per la domanda.
Intanto, è di Casa PWND, quindi già parte svantaggiato. Ma quello che è successo a Roma è molto più vicino all’intimidazione di quello che è successo a Bologna. Le vittime della patetica (nella forma) spedizionaccia del Di Stefano jr. erano nelle intenzioni gli stessi autori del fumetto. E i danni, grandi o piccoli che siano stati, li ha subiti un piccolo editore. Tra l’altro, prendersela con le barzellette perché non si è capita una battuta mi sembra un livello davvero bassissimo. Per questo è giusto percularli, perché manco sono riusciti a fare quello che volevano.
Poi, oh, neanche l’azione di Hobo mi sembra una gran alzata di ingegno, ma trovo assurdo ed esagerato il modo in cui si è reagito.

Ma torniamo, per chiudere, a Saviano.
Che scrive:

Per prima cosa alla libreria, quella stessa Feltrinelli di piazza Ravegnana famosa perché lì Gian Giacomo Feltrinelli istruiva i librai affinché lasciassero i lettori liberi di leggere i libri per intero – andando ogni giorno a leggerne un pezzetto, come fosse il salotto di casa propria – senza comprarli. Quella stessa dove persino qualche furto era tollerato. E tollerare il furto di un libro significa capire che la cultura è nutrimento.

Ora. A parte che la Feltrinelli di piazza Ravegnana era il regno di Romano Montroni, più che di Feltrinelli,
Feltrinelli era un uomo d’affari e di cultura, ma probabilmente, da comunista terzomondista, avrebbe cercato di non farcelo nemmeno entrare, nelle sue librerie, il pamphlet politico di uno xenofobo che va a braccetto con i fascisti.
Perché bisogna prendere un uomo come Gian Giacomo Feltrinelli, che è stato complesso, sanguigno, radicale, e farne un’altra figurina nella Grande Raccolta per la Gioventù Panini dei Buoni-a-tutto-tondo?
Come se tutto fosse uno speciale di Fazio, un editoriale di Gramellini?
Il conflitto esiste, le ideologie esistono e le persone con cui possiamo essere in linea di massimo d’accordo possono fare delle cose che non condividiamo o che non comprendiamo.
Non è necessario cercare di ricondurre tutto a un’unità, verso il basso.

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Recupero crediti – un racconto

  Nel 2010 partecipai a una specie di concorso di scrittura online, organizza da non ricordo più che azienda e gestito da Francesco Dimitri. Ogni settimana si riceveva una “carta” e si doveva fare procedere la propria storia secondo quella carta, per un numero molto basso di battute. Un buon esercizio. 

Ora credo che su web non ci sia più traccia di tutto ciò. Ma ho scoperto per caso di avere salvato tutto quanto. La mia storia era un fantasy, che riprendeva alcune cose di un racconto più lungo che stavo provando a scrivere nello stesso periodo. Con le limitazioni delle regole del gioco, lo svolgimento è per forza di cose un po’ concitato. Ma tutto sommato non è malissimo. Eccola qui.



Non riuscivo a capire a che punto fossi. La mia vita e la mia strada mi avevano portato fin là. Ma il bello stava per cominciare

Risalita
L’ultima cosa che ricordavo erano le nocche del marinaio, gigantesche, un attimo prima che mi colpissero. Era stato in gamba, pensai mentre mi tiravo in piedi. Dovevo essere rimasto svenuto per qualche minuto; non poteva essere andato lontano. Piotr era stato chiaro: nessuno va con le sue ragazze senza pagare. E recuperare i suoi soldi da quel dannato marinaio prima che ripartisse era il mio lavoro.

Attacco
Infatti eccolo lì, fuori dalla taverna dell’Oca che scherza con un gruppo di altri marinai. Cinque persone sono davvero troppe, visto che è bastato lui per mandarmi al tappeto. Mi nascondo nell’ombra di un vicolo e penso a cosa fare. Qualcuno mi si avvicina. Due uomini, gli abiti curati. Mi si piazzano davanti e sguainano daghe da sotto i mantelli. “Dovevi startene giù” mi dice uno dei due. Poi mi sono addosso.

La scelta
Fuggire o combattere. È la mia città. Sono i miei vicoli. Basterebbero due svolte e questi idioti sarebbero persi. Ma Piotr vuole i suoi soldi e io voglio sapere perché qualcuno sta cercando di sbudellarmi per proteggere un marinaio delle isole dell’est. Quindi resto. Estraggo il coltello appena in tempo per deviare il primo fendente. Il secondo uomo non riesce ad avvicinarsi, non trova lo spazio. Sono i miei vicoli.

Desiderio
Ci riprovano con un altro assalto, provano a stringersi per attaccarmi in due. Inutile. Mi basta un allungo per tagliare uno dei due sull’avambraccio e sfiorare l’altro, tanto sono stretti e impacciati. Poi la voce di una donna alle loro spalle: “Va bene, basta così”. Si bloccano, abbassano le armi. Dal buio non appare una donna, ma una dea. “Che cosa vuoi?” mi chiede. I soldi del marinaio, prima. Ora vorrei lei.

Successo
“Voglio i due assi d’argento che il vostro amico non ha dato a Yania” dico. È tutto quello che posso sperare di ottenere. Lei accenna un sorriso, lunghe dita affusolate frugano in una sacca di velluto nero. “Questo dovrebbe bastare” dice. Fisso incredulo la moneta d’oro che ora brilla nella mia mano, luccicante come fosse appena uscita dal conio. Non avevo mai visto una moneta simile. Non viene dalle isole dell’est.

Sogno
“Basta e avanza” dico. “Ma perché?” “Qualcuno ci ha chiesto di proteggere quel marinaio”. La donna fa un cenno ai suoi due compagni e se ne va. Resto solo a guardare la moneta e capisco. Cavalieri. Si muovevano e combattevano da Cavalieri. Era da molto tempo che non pensavo più a loro, al fatto che un tempo avevo cercato di essere uno di loro. Ma era stato solo un sogno da bambino. E il risveglio era stato brusco.

Speranza
Ed è brusco anche ora, il ritorno alla realtà. Tentacoli. Giganteschi. Emergono dalla strada come radici impossibili sotto al terzetto di Cavalieri e li lanciano in aria come pupazzi. Il vociare dei vicoli diventa una cacofonia di urla. Nella confusione, vedo il marinaio, sta scappando da questa parte. Non vede il tentacolo che sta per ghermirlo. Io sì. E per la prima volta posso fare qualcosa. Qualcosa da Cavaliere.

Cambio di vento
“Giù!” urlo al marinaio e mi butto sul tentacolo. L’impatto con la carne compatta, viscida e fredda è ripugnante e fa male come prendere un altro pugno in faccia, ma ce la faccio: lo devio quanto basta per permettere al marinaio di evitarlo. “Di là, svelto” gli urlo mentre mi rialzo. Questa roba è uscita dalla fogna che passa qui sotto, la prima cosa da fare è andare dove la fogna non passa. Se riesco ad arrivarci.

La scommessa
È il caos. Cadaveri. Urla. I tentacoli hanno creato un cratere. Un occhio giallo, enorme, mi fissa da sotto le lastre di pietra spezzate. Un tentacolo mi ondeggia davanti come un serpente. Sembra invitarmi a fare la prima mossa. Ma io ho solo un pugnale. Non posso far niente. O forse no. Mi volto. C’è un uomo dietro di me, lo sguardo fisso e le labbra serrate. Un mago? Un incantesimo? C’è solo un modo per scoprirlo.

Coraggio
Ce ne vuole di fegato per dare le spalle a un mostro con tentacoli grandi come gli alberi delle navi ormeggiate al porto. Ma quando è l’unica possibilità che hai per salvarti non è così difficile trovarlo. Sento il tentacolo vibrare alle mie spalle, ma io non sono più lì. Con un balzo sono alla gola di quello che spero sia il mago che ha dato vita a quell’orrore. I suoi occhi passano dalla fissità al terrore.

Il mondo aperto
La lama entra nella pelle tenera della gola dell’uomo. Crolla al suolo senza un lamento, inondato di sangue, mentre i tentacoli svaniscono. Resta solo quel grande buco in mezzo alla strada. E le persone morte. Il marinaio mi sta guardando. Pulisco la lama del coltello in uno straccio, lo getto via. “Mi hai salvato” dice “Perché?”. “Volevo vedere che si prova a fare il lavoro di un Cavaliere, almeno per una volta”.

Gli altri
Il marinaio sembra perplesso. “Cavaliere?” “Quei tentacoli hanno ammazzato fuori una squadra di Cavalieri che ti seguiva per proteggerti”. “Proteggere me? E perché? A chi può importare di me?”. Fantastico. In che razza di guaio mi sono andato a infilare? Intanto sta arrivando una pattuglia della Guardia Cittadina. Alla buon’ora. “Andiamocene” dico al marinaio “cercheremo qualcuno che ci aiuti a capire”

Affidamento
Ma chi è che ci può aiutare? E in che modo? I vecchi dicono che la città è viva e che sente i tuoi pensieri. Che se cammini e desideri qualcosa e non pensi a dove stai andando lei ti porterà dove hai bisogno. Forse questa notte è proprio quello che ci vuole. Andare. Non pensare. Da qualche parte finiremo. “Dove stiamo andando?” chiede il marinaio. “Nel posto giusto. Qualunque sia” rispondo.

Autoaffermazione
E il posto giusto lo riconosco solo quando ci passo davanti. Il Tempio dei Cavalieri. La facciata di marmo bianco è così pura che anche di notte sembra brillare di luce. Il grande portone di bronzo si spalanca davanti a noi. Sulla soglia c’è il Capitano dei Cavalieri e il suo seguito. “Ben ritrovato Rifieal di Halfwood” dice il Capitano. “Sei riuscito a portarci chi cercavamo”. E tutti sguainano le spade.

Amico
“Ma che cosa volete da me?” urla il marinaio. Già: che cosa vogliono i Cavalieri da questo ragazzo dalle spalle larghe, i capelli radi e i denti che ballano in bocca? “Due settimane fa la tua nave ha fatto sosta in un’isola disabitata dei mari dell’ovest” risponde il capitano. “E dei marinai scesi a terra tu sei l’unico che è tornato indietro. La cosa che avete svegliato ha ucciso tutti gli altri. Ha lasciato in vita perché potessi dare alla luce la sua progenie, che sta crescendo nel tuo petto. Ecco quelli che vogliamo: ciò a cui darai vita” “Quindi quella ferita era…” “Un’inseminazione. Presto da te usciranno i piccoli di un demone delle isole. Un’arma straordinaria da usare contro i nemici della Capitale.” Le ginocchia del marinaio cedono. Vomita. “Prendetelo” dice il Capitano ai suoi. “Non così in fretta” dice una voce alle mie spalle. Piotr. “Molto interessante Capitano” dice. “Ma il marinaio l’ha trovato un mio uomo. Spetta a noi.” Con Piotr ci sono almeno cinquanta uomini armati. Altrettanti Cavalieri escono dal Tempio con le spade in pugno. “Vedremo” dice il Capitano. Adoro questa cazzo di città. Sorrido e sguaino il pugnale. Poi il petto del marinaio si squarcia con un orribile suono liquido.

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TRBNGR – Una storia di sesso, violenza e vendetta

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Un omicidio efferato. Unico indizio, la targa di un’auto: TRBNGR.
Per i detective Richard Patterson e Julius Cuomo è l’inizio di una corsa contro il tempo, sulle tracce di un assassino spietato.
Un thriller sovrannaturale sopra le righe, volgare e violento.
Sesso, violenza e vendetta in una storia lanciata a capofitto verso l’abisso.

TRBNGR è il mio quarto ebook; il primo a non avere per protagonista lo Spadaccino.
È una storia di vendetta, ambientata negli Stati Uniti verso la fine del primo decennio del XXI secolo. Dentro ci sono un sacco di parolacce, parecchio sesso, sangue e, spero, un po’ di umorismo grottesco.
Se il nume tutelare dello Spadaccino era Robert E. Howard, qui aleggia lo spettro di Garth Ennis e, attraverso di lui, Joe Lansdale. Con una spruzzata di Alan D. Altieri. Il tutto presentato alla mia maniera, giusto per non fare un calco pedissequo di cose che già esistono.
Sono 22.000 parole, il che vuol dire che è quella che gli anglosassoni chiamano “novella” (usando una parola che noi non usiamo più, se non a scuola).
Al momento TRBNGR è disponibile solo sul Kindle Store di Amazon, per 1 euro tondo tondo (gratis per gli abbonati a Kindle Unlimited). Può essere letto sui dispositivi Kindle e su tutte le applicazioni di Kindle installabili su computer, smartphone e tablet. Il file è privo di DRM, quindi può essere convertito in epub per essere letto su tutti gli altri lettori di ebook, attraverso applicazioni come Calibre.

Siccome TRBNGR ha ovviamente un debito enorme con i Turbonegro, un gruppo punk/metal/glam norvegese (per semplificare la cosa, loro definiscono quello che suonano “Death Punk”), già a partire dal titolo, lascio a loro l’ultima parola.
Siete pronti per un po’ di oscurità?
Siete pronti per un po’ di divertimento?

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Gente di mare – fumetti con salsedine

Copertina di Stefano Turconi

Copertina di Stefano Turconi.

L’inizio della promozione sul catalogo di Bao Publishing mi sembra il momento giusto per parlare di una storia a fumetti che parla di mare e che probabilmente, se non fossi andato al mare, non avrei mai preso in considerazione.
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Klein Venedig

[…] diverse delle opere che ho preso in esame hanno premesse ucroniche implicite: non fanno ipotesi “controfattuali” su come apparirebbe il mondo prodotto da una biforcazione del tempo, ma riflettono sulla possibilità stessa di una tale biforcazione, raccontando momenti in cui molti sviluppi erano possibili e la storia avrebbe potuto imboccare altre vie. Il “what if” è potenziale, non attuale. Il lettore deve avere l’impressione che in ogni istante molte cose possano accadere, dimenticare che “la fine è nota”, o comunque vedere il continuum con nuovi occhi (e qui torna il discorso sullo sguardo). “What if potenziale”. L’esistenza nella valle del Mohawk, prima della rivoluzione americana, di una comunità mista anglo-“irochirlandese” è un’ucronia implicita, possibilità nascosta – non importa quanto remota – di una biforcazione del nostro continuum

Il passo qui sopra, alcuni lo avranno più riconosciuto, proviene dal Memorandum sul New Italian Epic di Wu Ming 1, un testo su cui a suo tempo scrissi alcune cose anche io.
A distanza di tempo, quest’idea dell’ucronia potenziale mi è rimasta come una delle cose più interessanti e potenzialmente creative di tutto il testo (che non era un manifesto o una guida per la creazione di nuove opere, ma una riflessione su un campione di testi pubblicati negli anni precedenti): per abitudine consideriamo la Storia come una strada più o meno dritta, larga e luminosa, ma basta uscire appena un poco dall’immagine che abbiamo delle vicende del mondo così come ci vengono, per comodità, insegnate a scuola, per scoprire che il suo cammino è invece tortuoso, colmo di deviazioni che il più delle volte finiscono contro un muro ma non prima di avervi fatto vedere delle belle fette di panorama.
Ne ho avuto conferma di recente, iniziando a raccogliere le idee per la prossima storia dello Spadaccino (lo so che un tempo su questo blog si parlava di un sacco di cose, ma al momento gira così: mi interessa quello che gira intorno allo scrivere storie. C’è un sacco di gente in giro molto più brava di me a scrivere delle cose di cui scrivevo una volta e mi sembra inutile fare peggio quello che fanno altri). Continua a leggere

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