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Recupero crediti – un racconto

  Nel 2010 partecipai a una specie di concorso di scrittura online, organizza da non ricordo più che azienda e gestito da Francesco Dimitri. Ogni settimana si riceveva una “carta” e si doveva fare procedere la propria storia secondo quella carta, per un numero molto basso di battute. Un buon esercizio. 

Ora credo che su web non ci sia più traccia di tutto ciò. Ma ho scoperto per caso di avere salvato tutto quanto. La mia storia era un fantasy, che riprendeva alcune cose di un racconto più lungo che stavo provando a scrivere nello stesso periodo. Con le limitazioni delle regole del gioco, lo svolgimento è per forza di cose un po’ concitato. Ma tutto sommato non è malissimo. Eccola qui.



Non riuscivo a capire a che punto fossi. La mia vita e la mia strada mi avevano portato fin là. Ma il bello stava per cominciare

Risalita
L’ultima cosa che ricordavo erano le nocche del marinaio, gigantesche, un attimo prima che mi colpissero. Era stato in gamba, pensai mentre mi tiravo in piedi. Dovevo essere rimasto svenuto per qualche minuto; non poteva essere andato lontano. Piotr era stato chiaro: nessuno va con le sue ragazze senza pagare. E recuperare i suoi soldi da quel dannato marinaio prima che ripartisse era il mio lavoro.

Attacco
Infatti eccolo lì, fuori dalla taverna dell’Oca che scherza con un gruppo di altri marinai. Cinque persone sono davvero troppe, visto che è bastato lui per mandarmi al tappeto. Mi nascondo nell’ombra di un vicolo e penso a cosa fare. Qualcuno mi si avvicina. Due uomini, gli abiti curati. Mi si piazzano davanti e sguainano daghe da sotto i mantelli. “Dovevi startene giù” mi dice uno dei due. Poi mi sono addosso.

La scelta
Fuggire o combattere. È la mia città. Sono i miei vicoli. Basterebbero due svolte e questi idioti sarebbero persi. Ma Piotr vuole i suoi soldi e io voglio sapere perché qualcuno sta cercando di sbudellarmi per proteggere un marinaio delle isole dell’est. Quindi resto. Estraggo il coltello appena in tempo per deviare il primo fendente. Il secondo uomo non riesce ad avvicinarsi, non trova lo spazio. Sono i miei vicoli.

Desiderio
Ci riprovano con un altro assalto, provano a stringersi per attaccarmi in due. Inutile. Mi basta un allungo per tagliare uno dei due sull’avambraccio e sfiorare l’altro, tanto sono stretti e impacciati. Poi la voce di una donna alle loro spalle: “Va bene, basta così”. Si bloccano, abbassano le armi. Dal buio non appare una donna, ma una dea. “Che cosa vuoi?” mi chiede. I soldi del marinaio, prima. Ora vorrei lei.

Successo
“Voglio i due assi d’argento che il vostro amico non ha dato a Yania” dico. È tutto quello che posso sperare di ottenere. Lei accenna un sorriso, lunghe dita affusolate frugano in una sacca di velluto nero. “Questo dovrebbe bastare” dice. Fisso incredulo la moneta d’oro che ora brilla nella mia mano, luccicante come fosse appena uscita dal conio. Non avevo mai visto una moneta simile. Non viene dalle isole dell’est.

Sogno
“Basta e avanza” dico. “Ma perché?” “Qualcuno ci ha chiesto di proteggere quel marinaio”. La donna fa un cenno ai suoi due compagni e se ne va. Resto solo a guardare la moneta e capisco. Cavalieri. Si muovevano e combattevano da Cavalieri. Era da molto tempo che non pensavo più a loro, al fatto che un tempo avevo cercato di essere uno di loro. Ma era stato solo un sogno da bambino. E il risveglio era stato brusco.

Speranza
Ed è brusco anche ora, il ritorno alla realtà. Tentacoli. Giganteschi. Emergono dalla strada come radici impossibili sotto al terzetto di Cavalieri e li lanciano in aria come pupazzi. Il vociare dei vicoli diventa una cacofonia di urla. Nella confusione, vedo il marinaio, sta scappando da questa parte. Non vede il tentacolo che sta per ghermirlo. Io sì. E per la prima volta posso fare qualcosa. Qualcosa da Cavaliere.

Cambio di vento
“Giù!” urlo al marinaio e mi butto sul tentacolo. L’impatto con la carne compatta, viscida e fredda è ripugnante e fa male come prendere un altro pugno in faccia, ma ce la faccio: lo devio quanto basta per permettere al marinaio di evitarlo. “Di là, svelto” gli urlo mentre mi rialzo. Questa roba è uscita dalla fogna che passa qui sotto, la prima cosa da fare è andare dove la fogna non passa. Se riesco ad arrivarci.

La scommessa
È il caos. Cadaveri. Urla. I tentacoli hanno creato un cratere. Un occhio giallo, enorme, mi fissa da sotto le lastre di pietra spezzate. Un tentacolo mi ondeggia davanti come un serpente. Sembra invitarmi a fare la prima mossa. Ma io ho solo un pugnale. Non posso far niente. O forse no. Mi volto. C’è un uomo dietro di me, lo sguardo fisso e le labbra serrate. Un mago? Un incantesimo? C’è solo un modo per scoprirlo.

Coraggio
Ce ne vuole di fegato per dare le spalle a un mostro con tentacoli grandi come gli alberi delle navi ormeggiate al porto. Ma quando è l’unica possibilità che hai per salvarti non è così difficile trovarlo. Sento il tentacolo vibrare alle mie spalle, ma io non sono più lì. Con un balzo sono alla gola di quello che spero sia il mago che ha dato vita a quell’orrore. I suoi occhi passano dalla fissità al terrore.

Il mondo aperto
La lama entra nella pelle tenera della gola dell’uomo. Crolla al suolo senza un lamento, inondato di sangue, mentre i tentacoli svaniscono. Resta solo quel grande buco in mezzo alla strada. E le persone morte. Il marinaio mi sta guardando. Pulisco la lama del coltello in uno straccio, lo getto via. “Mi hai salvato” dice “Perché?”. “Volevo vedere che si prova a fare il lavoro di un Cavaliere, almeno per una volta”.

Gli altri
Il marinaio sembra perplesso. “Cavaliere?” “Quei tentacoli hanno ammazzato fuori una squadra di Cavalieri che ti seguiva per proteggerti”. “Proteggere me? E perché? A chi può importare di me?”. Fantastico. In che razza di guaio mi sono andato a infilare? Intanto sta arrivando una pattuglia della Guardia Cittadina. Alla buon’ora. “Andiamocene” dico al marinaio “cercheremo qualcuno che ci aiuti a capire”

Affidamento
Ma chi è che ci può aiutare? E in che modo? I vecchi dicono che la città è viva e che sente i tuoi pensieri. Che se cammini e desideri qualcosa e non pensi a dove stai andando lei ti porterà dove hai bisogno. Forse questa notte è proprio quello che ci vuole. Andare. Non pensare. Da qualche parte finiremo. “Dove stiamo andando?” chiede il marinaio. “Nel posto giusto. Qualunque sia” rispondo.

Autoaffermazione
E il posto giusto lo riconosco solo quando ci passo davanti. Il Tempio dei Cavalieri. La facciata di marmo bianco è così pura che anche di notte sembra brillare di luce. Il grande portone di bronzo si spalanca davanti a noi. Sulla soglia c’è il Capitano dei Cavalieri e il suo seguito. “Ben ritrovato Rifieal di Halfwood” dice il Capitano. “Sei riuscito a portarci chi cercavamo”. E tutti sguainano le spade.

Amico
“Ma che cosa volete da me?” urla il marinaio. Già: che cosa vogliono i Cavalieri da questo ragazzo dalle spalle larghe, i capelli radi e i denti che ballano in bocca? “Due settimane fa la tua nave ha fatto sosta in un’isola disabitata dei mari dell’ovest” risponde il capitano. “E dei marinai scesi a terra tu sei l’unico che è tornato indietro. La cosa che avete svegliato ha ucciso tutti gli altri. Ha lasciato in vita perché potessi dare alla luce la sua progenie, che sta crescendo nel tuo petto. Ecco quelli che vogliamo: ciò a cui darai vita” “Quindi quella ferita era…” “Un’inseminazione. Presto da te usciranno i piccoli di un demone delle isole. Un’arma straordinaria da usare contro i nemici della Capitale.” Le ginocchia del marinaio cedono. Vomita. “Prendetelo” dice il Capitano ai suoi. “Non così in fretta” dice una voce alle mie spalle. Piotr. “Molto interessante Capitano” dice. “Ma il marinaio l’ha trovato un mio uomo. Spetta a noi.” Con Piotr ci sono almeno cinquanta uomini armati. Altrettanti Cavalieri escono dal Tempio con le spade in pugno. “Vedremo” dice il Capitano. Adoro questa cazzo di città. Sorrido e sguaino il pugnale. Poi il petto del marinaio si squarcia con un orribile suono liquido.

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TRBNGR – Una storia di sesso, violenza e vendetta

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Un omicidio efferato. Unico indizio, la targa di un’auto: TRBNGR.
Per i detective Richard Patterson e Julius Cuomo è l’inizio di una corsa contro il tempo, sulle tracce di un assassino spietato.
Un thriller sovrannaturale sopra le righe, volgare e violento.
Sesso, violenza e vendetta in una storia lanciata a capofitto verso l’abisso.

TRBNGR è il mio quarto ebook; il primo a non avere per protagonista lo Spadaccino.
È una storia di vendetta, ambientata negli Stati Uniti verso la fine del primo decennio del XXI secolo. Dentro ci sono un sacco di parolacce, parecchio sesso, sangue e, spero, un po’ di umorismo grottesco.
Se il nume tutelare dello Spadaccino era Robert E. Howard, qui aleggia lo spettro di Garth Ennis e, attraverso di lui, Joe Lansdale. Con una spruzzata di Alan D. Altieri. Il tutto presentato alla mia maniera, giusto per non fare un calco pedissequo di cose che già esistono.
Sono 22.000 parole, il che vuol dire che è quella che gli anglosassoni chiamano “novella” (usando una parola che noi non usiamo più, se non a scuola).
Al momento TRBNGR è disponibile solo sul Kindle Store di Amazon, per 1 euro tondo tondo (gratis per gli abbonati a Kindle Unlimited). Può essere letto sui dispositivi Kindle e su tutte le applicazioni di Kindle installabili su computer, smartphone e tablet. Il file è privo di DRM, quindi può essere convertito in epub per essere letto su tutti gli altri lettori di ebook, attraverso applicazioni come Calibre.

Siccome TRBNGR ha ovviamente un debito enorme con i Turbonegro, un gruppo punk/metal/glam norvegese (per semplificare la cosa, loro definiscono quello che suonano “Death Punk”), già a partire dal titolo, lascio a loro l’ultima parola.
Siete pronti per un po’ di oscurità?
Siete pronti per un po’ di divertimento?

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Gente di mare – fumetti con salsedine

Copertina di Stefano Turconi

Copertina di Stefano Turconi.

L’inizio della promozione sul catalogo di Bao Publishing mi sembra il momento giusto per parlare di una storia a fumetti che parla di mare e che probabilmente, se non fossi andato al mare, non avrei mai preso in considerazione.
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Klein Venedig

[…] diverse delle opere che ho preso in esame hanno premesse ucroniche implicite: non fanno ipotesi “controfattuali” su come apparirebbe il mondo prodotto da una biforcazione del tempo, ma riflettono sulla possibilità stessa di una tale biforcazione, raccontando momenti in cui molti sviluppi erano possibili e la storia avrebbe potuto imboccare altre vie. Il “what if” è potenziale, non attuale. Il lettore deve avere l’impressione che in ogni istante molte cose possano accadere, dimenticare che “la fine è nota”, o comunque vedere il continuum con nuovi occhi (e qui torna il discorso sullo sguardo). “What if potenziale”. L’esistenza nella valle del Mohawk, prima della rivoluzione americana, di una comunità mista anglo-“irochirlandese” è un’ucronia implicita, possibilità nascosta – non importa quanto remota – di una biforcazione del nostro continuum

Il passo qui sopra, alcuni lo avranno più riconosciuto, proviene dal Memorandum sul New Italian Epic di Wu Ming 1, un testo su cui a suo tempo scrissi alcune cose anche io.
A distanza di tempo, quest’idea dell’ucronia potenziale mi è rimasta come una delle cose più interessanti e potenzialmente creative di tutto il testo (che non era un manifesto o una guida per la creazione di nuove opere, ma una riflessione su un campione di testi pubblicati negli anni precedenti): per abitudine consideriamo la Storia come una strada più o meno dritta, larga e luminosa, ma basta uscire appena un poco dall’immagine che abbiamo delle vicende del mondo così come ci vengono, per comodità, insegnate a scuola, per scoprire che il suo cammino è invece tortuoso, colmo di deviazioni che il più delle volte finiscono contro un muro ma non prima di avervi fatto vedere delle belle fette di panorama.
Ne ho avuto conferma di recente, iniziando a raccogliere le idee per la prossima storia dello Spadaccino (lo so che un tempo su questo blog si parlava di un sacco di cose, ma al momento gira così: mi interessa quello che gira intorno allo scrivere storie. C’è un sacco di gente in giro molto più brava di me a scrivere delle cose di cui scrivevo una volta e mi sembra inutile fare peggio quello che fanno altri). Continua a leggere

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“Armada” di Ernest Cline. Recensione.

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Armada è il secondo romanzo di Ernest Cline, già sceneggiatore di quel gioiellino che è Fanboys e soprattutto autore di Ready Player One.
RPO, uscito nel 2010, era più o meno l’equivalente contemporaneo dell’Isola del Tesoro di Stevenson: una grande caccia al tesoro che è anche una storia di formazione ambientata in un mondo avventuroso. Solo che Stevenson aveva i sette mari, Cline un MMORPG titanico nel quale il suo creatore aveva distillato e ricreato tutta la cultura pop-nerd della storia. RPO è uno spettacolare atto d’amore alle passioni del suo autore: i videogiochi, internet, i giochi di ruolo, la musica ed è uno dei libri avventurosi più belli degli ultimi anni. Specie se sapete di che cosa sta parlando Cline. O forse solo se sapete di che cosa sta parlando.

Con i primi soldi veri, Cline si è comprato una vera De Lorean.

Con i primi soldi veri, Cline si è comprato una vera De Lorean.

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Omarsharif ibn Guglielmo – una satira

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L’unico film con Omar Sharif che abbia mai visto è Top Secret!, che come tutti sanno è il più bel film del mondo.
Qualche anno fa, però, all’epoca delle “vignette su maometto” dopo che in una discussione qualcuno mi scrisse “voglio capire tu come faresti della satira sull’Islam” scrissi una roba che aveva il nome dell’attore nel titolo. Non è propriamente satira sull’Islam, o almeno non solo sull’Islam.
Mi è ovviamente tornato in mente e sono andato a ripescarlo. Non sono sicurissimo della mia vena comica, ma mi sembra passabile. Eccolo qui sotto in tutto il suo splendore:

OMARSHARIF IBN GUGLIELMO

Quella mattina, il signor Anselmo Bartoletti, pensionato ottantenne, venne cacciato di casa presto dalla moglie, la signora Luisa Ceccarelli in Bartoletti, sua coetanea, che doveva fare le pulizie di primavera.
«Non tornare prima di mezzogiorno», gli aveva intimato mentre scendeva le scale.
Anselmo aveva guardato l’ora. Erano le otto e mezza.
Sospirando, si era diretto verso l’edicola, aveva comprato il giornale e poi era andato al parco a leggerlo. Dopo mezz’ora si era già stufato, ma le lancette gli dicevano che non erano nemmeno le nove e un quarto. Che fare? Dove andare?
Poi il suo occhio cadde su di una piccola notizia della pagina della città.
“Si inaugura oggi la Festa delle Religioni”, diceva il giornale. E spiegava che in Fiera ci sarebbero stati gli esponenti di diverse religioni che sarebbero stati a disposizione del pubblico per spiegare il loro credo, le loro idee e la loro storia. “Un’occasione di incontro per capirsi meglio”, spiegavano gli organizzatori.
Da lì alla Fiera, calcolò Anselmo, ci volevano venti minuti di bus. Avrebbe potuto spendere un bel po’ di tempo ad andare fin là. E poi avrebbe gironzolato tra gli stand, facendo due chiacchiere con chi lavorava lì. E poi era sempre meglio che andare a vedere gli scavi dei tubi del gas con Galleani e Purselli, come faceva di solito la mattina. Tornò all’edicola, comprò due biglietti e si mise ad aspettare il 54. Poi affrontò i tre gradini del bus, roba da far venire paura anche a uno che aveva il militare negli alpini. Per timbrare il biglietto dovette far scansare un giovanotto che se ne stava appoggiato alla macchinetta obliteratrice. E poi rimase in piedi, troppo orgoglioso per chiedere a qualcuno di cedergli il posto. Dopo venti minuti di accelerazioni assassine, svolte brusche, frenate improvvise e ripartenze da Formula Uno il 54 scaricò i suoi passeggeri davanti ai brutti palazzoni della Fiera, un incubo fascista di cemento armato e vetro che metteva angoscia solo a nominarlo. Erano trent’anni che si pensava di buttarlo giù per rifarlo nuovo, ma nessuno aveva mai presentato un progetto che non fosse ancora più allucinante di quello.
Già provato dal viaggio, il signor Anselmo avanzò a piccoli passi verso la biglietteria, superato a destra e manca da trentenni che avevano fatto tutto il tragitto seduti, guardandolo quasi con schifo.
Pagò otto euro alla cassiera per entrare. Nessuno sconto, di nessun tipo. Conoscersi meglio, pensò, è un’attività piuttosto costosa.

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Gatto e Libertà. Una storia dello Spadaccino

GattoLiberta

Alla fine Gatto e Libertà, la terza avventura dello Spadaccino (di cui forse avete sentito parlare) è uscita.
Si svolge tra il 1546 e il 1547, con una parentesi nel 1540; nella cronologia delle storie pubblicate finora sarebbe la seconda avventura, tra Colei che Canta e L’Isola del Teschio.
È una storia più lunga delle altre, circa il doppio, e contiene alcuni elementi del romanzo storico: ci sono personaggi realmente esistiti tra i suoi personaggi e parte della vicenda è collegata a un fatto piuttosto importante nella storia genovese, la Congiura dei Fieschi. Oltre a questo, c’è ovviamente una componente sovrannaturale e si racconta anche qualcosa sul passato dello Spadaccino.
Se avete letto i miei post di un paio di estati fa sulla Liguria, Terra leggiadra, potreste ritrovare alcune cose familiari.
Ecco intanto un assaggio: l’azione si svolge in Corsica, nel 1540.

I due genovesi furono gli ultimi a uscire dalla taverna.
Il vino aveva sciolto la lingua dello spadaccino e aveva barattato i racconti delle sue avventure nel mondo con i resoconti di quello che era successo a Genova negli ultimi anni. L’uomo con il cappello sembra sapere molte cose della politica cittadina.
La notte estiva era tiepida e profumata, il cielo sgombro di nuvole un tappeto di stelle.
La taverna di Ghjuvan era poco più in alto dell’abitato, sperata da un viottolo che correva tra i campi.
“Anche tu hai una bella spada, ragazzo mio,” disse lo spadaccino. “Deve esserti costata un sacco.”
Quello scrollò le spalle. “Il giusto.”
“Spero che tu la sappia anche usare bene, perché credo che ne avremo bisogno.”
I pisani. Sette di loro erano schierati sulla strada, in un semicerchio. Li aspettavano, armati di coltellacci.
“Avete la lingua lunga, genovesi,” disse uno di loro.
“O forse siete voi che avete le orecchie lunghe,” ribatté l’uomo con il cappello, così svelto che un paio di pisani risero senza pensarci.
“Zitti, idioti!” disse uno di loro, un po’ più sveglio dei compari.
I genovesi sguainarono le spade. L’uomo con il cappello proseguì: “È questo l’amor proprio dei figli della seconda Roma? Vi si dà dei conigli e ridete?”
Lo spadaccino girò lentamente su se stesso: i pisani li stavano accerchiando. Si trovò schiena contro schiena con il compagno. Sfoderò anche il pugnale, che sarebbe stato utile per parare. Il suo compagno fece lo stesso. Pensò che fosse un peccato non avere a disposizione una pistola, poi non ci fu più tempo per pensare.
Gli assalitori avevano il vantaggio del numero, i due genovesi armi più lunghe con cui potevano tenerli a distanza, o almeno provarci. Al primo assalto lo spadaccino rimediò un lungo graffio sul petto, il suo compagno un colpo di striscio alla gamba destra. Ma a due pisani era andata peggio: uno aveva ricevuto un colpo alla mano che gli aveva quasi segato il polso fino all’osso, l’altro, infilzato al basso ventre dallo spadaccino, si contorceva a terra in un lago di sangue. Gridava come un maiale scannato.
“Bastardi,” urlò uno dei pisani prima di guidare un nuovo assalto. L’acciaio danzò di nuovo, levando scintille, strappando vesti e carni, spillando sangue. Lo spadaccino uccise un altro avversario, lo stesso fece il suo compagno. I tre pisani rimasti in piedi, più quello con il polso devastato, si guardarono. I due genovesi sorridevano, sporchi ed ebbri di sangue, mentre loro erano feriti, ubriachi e spaventati.
Al diavolo, si dissero. L’onore di Pisa non valeva le loro vite.
Senza dire una parola, scapparono a gambe levate. Lasciarono lì il loro compagno ferito.
I due genovesi si guardarono. “È spacciato,” disse l’uomo con il cappello. “Può solo morire dissanguato.”
“No!” urlò l’uomo a terra. “Non è vero, aiutatemi, aiutatemi! Posso…”
“Shhh,” disse l’uomo con il cappello. “Come ti chiami, pisano?”
“Rainaldo, signore, Rainaldo di Guastaldo, vi prego, portatemi da un cerusico, vi prego.”
“Chiudi gli occhi Rainaldo. Abbandona la tua anima e muori in pace.”
“No, signore, no, vi prego, vi pre…”
Lo spadaccino distolse lo sguardo quando la lama affondò nella gola di Rainaldo. “Pace all’anima tua, Rainaldo di Guastaldo,” disse il suo compagno.
L’uomo con il cappello pulì la lama con un pezzo di stoffa. “Sai che cosa temo di più? L’agonia. Spero che se mai capiterà a me ci sarà qualcuno a porre fine ai miei tormenti.”
Lo spadaccino annuì. “Combatti bene per essere uno con dei batuffoli di cotone al posto della barba.”
“Attento.” Puntò la lama alla gola dello spadaccino. “Sono molto suscettibile sulla mia barba.”
Lo spadaccino mise via la sua spada e alzò le mani. “Come non detto. Però combatti bene lo stesso.”
“Ho avuto un buon maes… Attento!”
Lo spadaccino si voltò di scatto. Non vide niente. Poi qualcosa di duro cozzò contro la sua nuca. “Ma cosa…?” fece appena in tempo a dire. Poi fu tutto nero.

(volevo dire che comunque ho molti amici pisani)

Con Gatto e Libertà porto finalmente a termine il progetto originario, che era quello di avere tre titoli da pubblicare a breve. Colei che Canta era quasi finito quando pubblicai L’Isola del Teschio, pensavo di riuscire a scrivere un terzo episodio in fretta e invece c’è voluto più tempo del previsto. Ci sono state due false partenze, una poi confluita in questa storia, un’altra da riprendere da capo.

Gatto e Libertà è disponibile sul kindle store al prezzo di 1,50 € (gratis per chi ha sottoscritto il programma Kindle Unlimited)
È necessario avere un Kindle per leggerlo?
No.
L’applicazione Kindle è disponibile per tablet e telefonini Apple, Android, Windows e Blackberry oltre che per computer (ma non per Linux).
Inoltre, il file è privo di DRM e può essere convertito in ePub usando Calibre per poterlo leggere su e-reader che non siano Kindle.

Non posso prevedere quale sarà il prossimo racconto dello Spadaccino. Sto leggendo cose sull’epoca dei Conquistadores e sui monasteri cristiani nel Medio Oriente, tanto per capire che cosa può ispirarmi. L’idea è di tornare all’avventura pura dell’Isola del Teschio, ma non si può mai dire.

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