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La Banda delle Bende

MUSICA!

Nella vita ho sempre immaginato che prima o poi in libreria ci sarebbero stati dei libri scritti interamente da me.
Quello che non avevo programmato è che sarebbero stati dei libri di narrativa “per ragazzi”. Per giunta, illustrati (da Roberto Lauciello – anche lui genovese e questa è una bella combinazione).
Ma, si sa, la vita è quello che ti succede mentre tu fai dei progetti, quindi eccoli qua, da oggi 18 aprile sono ufficialmente in distribuzione i (primi) 4 titoli della collana di narrativa della Banda delle Bende, per i tipi di Franco Cosimo Panini Editore – il che vuol dire che io e Altan, per dire, abbiamo lo stesso editore.

La Banda delle Bende è un gruppo di quattro (più uno) personaggi nati per accompagnare il lettore in una collana di divulgazione realizzata in collaborazione con il Museo Egizio di Torino, all’interno della quale erano presente scenette interpretate da Kha e Merit (ispirati a due mummie del Museo), la loro gatta Miu e i due giovani Schiapp (da Ernesto Schiaparelli) e Cody (se non ricordo male, da Erminia Caudana, restauratrice del Museo).

Cose così (i disegni sono di Roberto Lauciello)

Quando ho saputo che c’era l’intenzione di provare a fare della narrativa con quegli stessi personaggi, ho buttato giù quattro soggetti. Sono stati approvati e a quel punto mi sono reso conto che avrei davvero dovuto sfornare in tempi abbastanza brevi quattro storie per un pubblico per il quale non avevo mai scritto in vita mia.
Le cose per fortuna sono andate molto meno peggio del previsto: tra i buffi incidenti di percorso, ho dovuto fondere insieme due soggetti perché da soli non avrebbero retto la lunghezza richiesta, trovandomi a dovere inventare da zero una storia al volo. Ho tirato gli Story cubes e mi hanno dato una buona idea, che è diventato il quarto titolo della collana.
Ma di cosa parlano, queste storie?
In sintesi, di quattro improbabili eroi (più uno) che si trovano invischiati in avventure incredibili che coinvolgono – a vario titolo – la mitologia egizia. Non sono strettamente storie didattiche, ma gli elementi egizi che contengono hanno ricevuto la supervisione dal Museo Egizio stesso; e in ogni caso, da buon fan di Martin Mystère ho chiesto che in fondo ci fossero delle pagine in cui si potessero spiegare le differenze tra quello che viene raccontato nelle storie e la vera mitologia egizia. Le storie iniziano tutte in un museo senza nome che non è il Museo Egizio, ma un po’ gli assomiglia.
Mentre scrivevo, il mio ideale era un modello Carl Barks / Duck Tales: avventure buffe in posti esotici, adatte ai bambini (l’età consigliata è 9+) ma in cui anche lettori più navigati possano trovare qualcosa di divertente.

I quattro titoli (e le relative sinossi, più qualche retroscena) sono questi:

Illustrazione di Roberto Lauciello

Nella terra della notte
La gattina Miu è scomparsa! L’unico indizio è un misterioso buco luminoso che si è aperto in uno dei luoghi più magici del museo. Quando la Banda delle Bende lo attraversa ha inizio un’avventura tra dèi, sfingi parlanti, uccelli dalla testa umana e fiumi impetuosi, fino a una minacciosa caverna… Non sarà certo una barzelletta (o forse sì?), sfuggire alla terra della notte!

È la prima storia che ho scritto (in realtà come sceneggiatura a fumetti di 16 pagine) e quella più rigorosamente egizia, nella quale ho adattato il mito del viaggio notturno di Ra che, con le sue prove, forniva già una struttura narrativa pronta all’uso. Il finale – con un crossover mitologico molto ardito – è un omaggio a certe storie con Zio Paperone, Paperino e Paperoga. La barzelletta che racconta Kha è la prima che mi abbiano mai raccontato.

Illustrazione di Roberto Lauciello

Un visitatore sgradito

Mummie che terrorizzano i visitatori, statuette egizie che si animano, macchine dʼepoca che ingoiano ignari passanti… Solo la Banda delle Bende può trovare il colpevole di una lunga serie di eventi misteriosi che sconvolgono la vita del museo, ma questo sarà solo l’inizio di un’avventura che porterà i nostri eroi sulle tracce di qualcosa di ben peggiore di un visitatore sgradito!

È un’avventura che si svolge quasi tutta all’interno del Museo, dove sono riuscito a infilare ben due delle mie divinità egizie preferite (Bes e Sekhmet). Oltre a nominare Carlo Cane, il mio indagatore dell’incubo, e inserirci un microracconto da toni weird raccontato a più voci (e se siete vecchi giocatori di ruolo, vi renderete conto che un personaggio ha passato un test di biblioteconomia) . Fa il suo esordio narrativo il direttore del Museo, che è un personaggio che mi diverte tanto scrivere. Il finale richiama un recente discusso evento del museo.

Illustrazione di Roberto Lauciello

La minaccia strisciante

La Banda delle Bende va in televisione! Invitato a una trasmissione sui misteri della storia, Kha si trova invischiato in una ragnatela di incredibili panzane sulla storia dell’Antico Egitto. Ma davvero tutto è come sembra o è solo un inganno per trascinare tutti in una nuova avventura, che li costringerà a confrontarsi nuovamente con una minaccia strisciante!

Questa è strutturata un po’ come un’avventura di Dungeons&Dragons, con un dungeon pieno di nemici e prove di astuzia e intelligenza. Metà buona della storia l’ho scritta in traghetto tra la Sardegna e Civitavecchia, disperato perché mi ero reso conto di avere chiuso la storia con svariate (SVARIATE) cartelle di anticipo. Nella prima versione c’era un evidentissimo omaggio al primo film di Conan che è stato ammorbidito in fase di editing. Però è rimasto il dialogo a pagina 121, che insieme al disegno sottostante ha un tasso di epicità davvero fuori scala (modestamente).

Illustrazione di Roberto Lauciello

Mummie nello spazio

Chi potrebbe mai rapire una mummia egizia? Alieni che assomigliano a grandi api, ovviamente, che trasportano Kha sul proprio pianeta perché lavori per loro. Ma la Banda delle Bende non si perde d’animo e troverà il modo di raggiungerlo, in un’avventura tra alieni di tutte le taglie, intrighi e un po’ di dolcezza. Come se la caveranno, le mummie nello spazio?

Oh boy. Questa è la storia nata da un lancio fortunato di dadi con alieni e api, che mi ha permesso non solo di scrivere un planetary romance in piena regola ma pure di scrivere “Tschai” in un libro. Delle quattro, è la storia meno egizia del lotto, ma è anche un test per vedere se i personaggi possono uscire dalla loro comfort zone e adattarsi ad altri ambienti senza snaturarsi. Per la copertina avevo proposto di citare i Gamma Ray.

Tutti i titoli possono vantare le splendide illustrazione di Roberto Lauciello, che ha creato graficamente i personaggi, in un’elegante monocromia sfumata che non fa rimpiangere la quadricromia.

(SPOILER!) Disegno di Roberto Lauciello

I primi quattro libri della collana (dico primi perché ho già consegnato le prime stesure dei quattro della “seconda stagione”) sono acquistabili in libreria, su amazon, su ibs, ma anche dallo shop online del Museo Egizio o dal sito dell’editore.
La Banda delle Bende ha un suo sito, dove si trovano il meraviglioso trailer, le schede dei libri (con il primo capitolo di ciascuno), le descrizioni dei personaggi e pure un piccolo quiz, estratto dal rinomato Rischiathot.

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Zappe, spade e ragazzi morti

È vero che per le cose legate alla scrittura ho un blog a parte, Dorso di Carta, ma è anche vero che un aggiornamento anche qui male non fa.

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Cajelli, De Feo, Fantoni, Gonnella, Hoffmann, Lanzoni, Leonardi, Mala Spina, Mana, Mazza, Nerdheim, Vicenzi. Questa la lista dei rinnegati che hanno dato vita a “Zappa e Spada”, la prima antologia al mondo di racconti Spaghetti Fantasy! Ecco la fantasia eroica all’italiana, quella con pochi soldi per gli effetti speciali, ambientata in una contrada fantastica popolata da furfanti e villani, avventurieri senz’arte né parte e paladini male in arnese, fratacchioni e fattucchiere… insomma: braccia rubate all’agricoltura, e restituite al campo di battaglia. Perché quando l’uomo con la zappa incontra l’uomo con la spada… nasce lo SPAGHETTI FANTASY!

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Carlo Cane è pronto a credere in voi

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Fare l’indagatore dell’incubo può sembrare una buona idea, se non hai un lavoro, il tuo cognome è Cane e il tuo nome inizia con la stessa lettera.
Ma quando Carlo Cane decide di inscenare una messa nera in una chiesa diroccata per attirare l’attenzione della televisione non può immaginare le conseguenze delle sue azioni
Tra vecchi partigiani, un cane, ragazze sboccate, star della seconda serata televisiva, beghine, comunisti, un vescovo (anzi, un arcivescovo), storici dell’arte, vigili urbani, gerarchi nazisti, streghe, bariste, chiese diroccate e parecchi gatti, un racconto sovrannaturale ambientato tra Genova e il suo entroterra, ambientato nello stesso universo narrativo delle Storie dello Spadaccino.

Carlo Cane è pronto a credere in voi.

Quest’anno Dylan Dog ha compiuto trent’anni di vita editoriale, un evento festeggiato, tra l’altro, con il ritorno di Tiziano Sclavi alla scrittura, Dopo un lungo silenzio.
Siccome ho un grosso debito, a più livelli, con l’indagatore dell’incubo di Craven Road, volevo in qualche modo celebrare a mio modo questa ricorrenza. E quale modo migliore se non scrivere una storia che inizia con un coetaneo di Dylan Dog, ma genovese, che decide di darsi anche lui alla carriera di indagatore dell’incubo? Continua a leggere

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Recupero crediti – un racconto

  Nel 2010 partecipai a una specie di concorso di scrittura online, organizza da non ricordo più che azienda e gestito da Francesco Dimitri. Ogni settimana si riceveva una “carta” e si doveva fare procedere la propria storia secondo quella carta, per un numero molto basso di battute. Un buon esercizio. 

Ora credo che su web non ci sia più traccia di tutto ciò. Ma ho scoperto per caso di avere salvato tutto quanto. La mia storia era un fantasy, che riprendeva alcune cose di un racconto più lungo che stavo provando a scrivere nello stesso periodo. Con le limitazioni delle regole del gioco, lo svolgimento è per forza di cose un po’ concitato. Ma tutto sommato non è malissimo. Eccola qui.



Non riuscivo a capire a che punto fossi. La mia vita e la mia strada mi avevano portato fin là. Ma il bello stava per cominciare

Risalita
L’ultima cosa che ricordavo erano le nocche del marinaio, gigantesche, un attimo prima che mi colpissero. Era stato in gamba, pensai mentre mi tiravo in piedi. Dovevo essere rimasto svenuto per qualche minuto; non poteva essere andato lontano. Piotr era stato chiaro: nessuno va con le sue ragazze senza pagare. E recuperare i suoi soldi da quel dannato marinaio prima che ripartisse era il mio lavoro.

Attacco
Infatti eccolo lì, fuori dalla taverna dell’Oca che scherza con un gruppo di altri marinai. Cinque persone sono davvero troppe, visto che è bastato lui per mandarmi al tappeto. Mi nascondo nell’ombra di un vicolo e penso a cosa fare. Qualcuno mi si avvicina. Due uomini, gli abiti curati. Mi si piazzano davanti e sguainano daghe da sotto i mantelli. “Dovevi startene giù” mi dice uno dei due. Poi mi sono addosso.

La scelta
Fuggire o combattere. È la mia città. Sono i miei vicoli. Basterebbero due svolte e questi idioti sarebbero persi. Ma Piotr vuole i suoi soldi e io voglio sapere perché qualcuno sta cercando di sbudellarmi per proteggere un marinaio delle isole dell’est. Quindi resto. Estraggo il coltello appena in tempo per deviare il primo fendente. Il secondo uomo non riesce ad avvicinarsi, non trova lo spazio. Sono i miei vicoli.

Desiderio
Ci riprovano con un altro assalto, provano a stringersi per attaccarmi in due. Inutile. Mi basta un allungo per tagliare uno dei due sull’avambraccio e sfiorare l’altro, tanto sono stretti e impacciati. Poi la voce di una donna alle loro spalle: “Va bene, basta così”. Si bloccano, abbassano le armi. Dal buio non appare una donna, ma una dea. “Che cosa vuoi?” mi chiede. I soldi del marinaio, prima. Ora vorrei lei.

Successo
“Voglio i due assi d’argento che il vostro amico non ha dato a Yania” dico. È tutto quello che posso sperare di ottenere. Lei accenna un sorriso, lunghe dita affusolate frugano in una sacca di velluto nero. “Questo dovrebbe bastare” dice. Fisso incredulo la moneta d’oro che ora brilla nella mia mano, luccicante come fosse appena uscita dal conio. Non avevo mai visto una moneta simile. Non viene dalle isole dell’est.

Sogno
“Basta e avanza” dico. “Ma perché?” “Qualcuno ci ha chiesto di proteggere quel marinaio”. La donna fa un cenno ai suoi due compagni e se ne va. Resto solo a guardare la moneta e capisco. Cavalieri. Si muovevano e combattevano da Cavalieri. Era da molto tempo che non pensavo più a loro, al fatto che un tempo avevo cercato di essere uno di loro. Ma era stato solo un sogno da bambino. E il risveglio era stato brusco.

Speranza
Ed è brusco anche ora, il ritorno alla realtà. Tentacoli. Giganteschi. Emergono dalla strada come radici impossibili sotto al terzetto di Cavalieri e li lanciano in aria come pupazzi. Il vociare dei vicoli diventa una cacofonia di urla. Nella confusione, vedo il marinaio, sta scappando da questa parte. Non vede il tentacolo che sta per ghermirlo. Io sì. E per la prima volta posso fare qualcosa. Qualcosa da Cavaliere.

Cambio di vento
“Giù!” urlo al marinaio e mi butto sul tentacolo. L’impatto con la carne compatta, viscida e fredda è ripugnante e fa male come prendere un altro pugno in faccia, ma ce la faccio: lo devio quanto basta per permettere al marinaio di evitarlo. “Di là, svelto” gli urlo mentre mi rialzo. Questa roba è uscita dalla fogna che passa qui sotto, la prima cosa da fare è andare dove la fogna non passa. Se riesco ad arrivarci.

La scommessa
È il caos. Cadaveri. Urla. I tentacoli hanno creato un cratere. Un occhio giallo, enorme, mi fissa da sotto le lastre di pietra spezzate. Un tentacolo mi ondeggia davanti come un serpente. Sembra invitarmi a fare la prima mossa. Ma io ho solo un pugnale. Non posso far niente. O forse no. Mi volto. C’è un uomo dietro di me, lo sguardo fisso e le labbra serrate. Un mago? Un incantesimo? C’è solo un modo per scoprirlo.

Coraggio
Ce ne vuole di fegato per dare le spalle a un mostro con tentacoli grandi come gli alberi delle navi ormeggiate al porto. Ma quando è l’unica possibilità che hai per salvarti non è così difficile trovarlo. Sento il tentacolo vibrare alle mie spalle, ma io non sono più lì. Con un balzo sono alla gola di quello che spero sia il mago che ha dato vita a quell’orrore. I suoi occhi passano dalla fissità al terrore.

Il mondo aperto
La lama entra nella pelle tenera della gola dell’uomo. Crolla al suolo senza un lamento, inondato di sangue, mentre i tentacoli svaniscono. Resta solo quel grande buco in mezzo alla strada. E le persone morte. Il marinaio mi sta guardando. Pulisco la lama del coltello in uno straccio, lo getto via. “Mi hai salvato” dice “Perché?”. “Volevo vedere che si prova a fare il lavoro di un Cavaliere, almeno per una volta”.

Gli altri
Il marinaio sembra perplesso. “Cavaliere?” “Quei tentacoli hanno ammazzato fuori una squadra di Cavalieri che ti seguiva per proteggerti”. “Proteggere me? E perché? A chi può importare di me?”. Fantastico. In che razza di guaio mi sono andato a infilare? Intanto sta arrivando una pattuglia della Guardia Cittadina. Alla buon’ora. “Andiamocene” dico al marinaio “cercheremo qualcuno che ci aiuti a capire”

Affidamento
Ma chi è che ci può aiutare? E in che modo? I vecchi dicono che la città è viva e che sente i tuoi pensieri. Che se cammini e desideri qualcosa e non pensi a dove stai andando lei ti porterà dove hai bisogno. Forse questa notte è proprio quello che ci vuole. Andare. Non pensare. Da qualche parte finiremo. “Dove stiamo andando?” chiede il marinaio. “Nel posto giusto. Qualunque sia” rispondo.

Autoaffermazione
E il posto giusto lo riconosco solo quando ci passo davanti. Il Tempio dei Cavalieri. La facciata di marmo bianco è così pura che anche di notte sembra brillare di luce. Il grande portone di bronzo si spalanca davanti a noi. Sulla soglia c’è il Capitano dei Cavalieri e il suo seguito. “Ben ritrovato Rifieal di Halfwood” dice il Capitano. “Sei riuscito a portarci chi cercavamo”. E tutti sguainano le spade.

Amico
“Ma che cosa volete da me?” urla il marinaio. Già: che cosa vogliono i Cavalieri da questo ragazzo dalle spalle larghe, i capelli radi e i denti che ballano in bocca? “Due settimane fa la tua nave ha fatto sosta in un’isola disabitata dei mari dell’ovest” risponde il capitano. “E dei marinai scesi a terra tu sei l’unico che è tornato indietro. La cosa che avete svegliato ha ucciso tutti gli altri. Ha lasciato in vita perché potessi dare alla luce la sua progenie, che sta crescendo nel tuo petto. Ecco quelli che vogliamo: ciò a cui darai vita” “Quindi quella ferita era…” “Un’inseminazione. Presto da te usciranno i piccoli di un demone delle isole. Un’arma straordinaria da usare contro i nemici della Capitale.” Le ginocchia del marinaio cedono. Vomita. “Prendetelo” dice il Capitano ai suoi. “Non così in fretta” dice una voce alle mie spalle. Piotr. “Molto interessante Capitano” dice. “Ma il marinaio l’ha trovato un mio uomo. Spetta a noi.” Con Piotr ci sono almeno cinquanta uomini armati. Altrettanti Cavalieri escono dal Tempio con le spade in pugno. “Vedremo” dice il Capitano. Adoro questa cazzo di città. Sorrido e sguaino il pugnale. Poi il petto del marinaio si squarcia con un orribile suono liquido.

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TRBNGR – Una storia di sesso, violenza e vendetta

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Un omicidio efferato. Unico indizio, la targa di un’auto: TRBNGR.
Per i detective Richard Patterson e Julius Cuomo è l’inizio di una corsa contro il tempo, sulle tracce di un assassino spietato.
Un thriller sovrannaturale sopra le righe, volgare e violento.
Sesso, violenza e vendetta in una storia lanciata a capofitto verso l’abisso.

TRBNGR è il mio quarto ebook; il primo a non avere per protagonista lo Spadaccino.
È una storia di vendetta, ambientata negli Stati Uniti verso la fine del primo decennio del XXI secolo. Dentro ci sono un sacco di parolacce, parecchio sesso, sangue e, spero, un po’ di umorismo grottesco.
Se il nume tutelare dello Spadaccino era Robert E. Howard, qui aleggia lo spettro di Garth Ennis e, attraverso di lui, Joe Lansdale. Con una spruzzata di Alan D. Altieri. Il tutto presentato alla mia maniera, giusto per non fare un calco pedissequo di cose che già esistono.
Sono 22.000 parole, il che vuol dire che è quella che gli anglosassoni chiamano “novella” (usando una parola che noi non usiamo più, se non a scuola).
Al momento TRBNGR è disponibile solo sul Kindle Store di Amazon, per 1 euro tondo tondo (gratis per gli abbonati a Kindle Unlimited). Può essere letto sui dispositivi Kindle e su tutte le applicazioni di Kindle installabili su computer, smartphone e tablet. Il file è privo di DRM, quindi può essere convertito in epub per essere letto su tutti gli altri lettori di ebook, attraverso applicazioni come Calibre.

Siccome TRBNGR ha ovviamente un debito enorme con i Turbonegro, un gruppo punk/metal/glam norvegese (per semplificare la cosa, loro definiscono quello che suonano “Death Punk”), già a partire dal titolo, lascio a loro l’ultima parola.
Siete pronti per un po’ di oscurità?
Siete pronti per un po’ di divertimento?

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Klein Venedig

[…] diverse delle opere che ho preso in esame hanno premesse ucroniche implicite: non fanno ipotesi “controfattuali” su come apparirebbe il mondo prodotto da una biforcazione del tempo, ma riflettono sulla possibilità stessa di una tale biforcazione, raccontando momenti in cui molti sviluppi erano possibili e la storia avrebbe potuto imboccare altre vie. Il “what if” è potenziale, non attuale. Il lettore deve avere l’impressione che in ogni istante molte cose possano accadere, dimenticare che “la fine è nota”, o comunque vedere il continuum con nuovi occhi (e qui torna il discorso sullo sguardo). “What if potenziale”. L’esistenza nella valle del Mohawk, prima della rivoluzione americana, di una comunità mista anglo-“irochirlandese” è un’ucronia implicita, possibilità nascosta – non importa quanto remota – di una biforcazione del nostro continuum

Il passo qui sopra, alcuni lo avranno più riconosciuto, proviene dal Memorandum sul New Italian Epic di Wu Ming 1, un testo su cui a suo tempo scrissi alcune cose anche io.
A distanza di tempo, quest’idea dell’ucronia potenziale mi è rimasta come una delle cose più interessanti e potenzialmente creative di tutto il testo (che non era un manifesto o una guida per la creazione di nuove opere, ma una riflessione su un campione di testi pubblicati negli anni precedenti): per abitudine consideriamo la Storia come una strada più o meno dritta, larga e luminosa, ma basta uscire appena un poco dall’immagine che abbiamo delle vicende del mondo così come ci vengono, per comodità, insegnate a scuola, per scoprire che il suo cammino è invece tortuoso, colmo di deviazioni che il più delle volte finiscono contro un muro ma non prima di avervi fatto vedere delle belle fette di panorama.
Ne ho avuto conferma di recente, iniziando a raccogliere le idee per la prossima storia dello Spadaccino (lo so che un tempo su questo blog si parlava di un sacco di cose, ma al momento gira così: mi interessa quello che gira intorno allo scrivere storie. C’è un sacco di gente in giro molto più brava di me a scrivere delle cose di cui scrivevo una volta e mi sembra inutile fare peggio quello che fanno altri). Continua a leggere

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Omarsharif ibn Guglielmo – una satira

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L’unico film con Omar Sharif che abbia mai visto è Top Secret!, che come tutti sanno è il più bel film del mondo.
Qualche anno fa, però, all’epoca delle “vignette su maometto” dopo che in una discussione qualcuno mi scrisse “voglio capire tu come faresti della satira sull’Islam” scrissi una roba che aveva il nome dell’attore nel titolo. Non è propriamente satira sull’Islam, o almeno non solo sull’Islam.
Mi è ovviamente tornato in mente e sono andato a ripescarlo. Non sono sicurissimo della mia vena comica, ma mi sembra passabile. Eccolo qui sotto in tutto il suo splendore:

OMARSHARIF IBN GUGLIELMO

Quella mattina, il signor Anselmo Bartoletti, pensionato ottantenne, venne cacciato di casa presto dalla moglie, la signora Luisa Ceccarelli in Bartoletti, sua coetanea, che doveva fare le pulizie di primavera.
«Non tornare prima di mezzogiorno», gli aveva intimato mentre scendeva le scale.
Anselmo aveva guardato l’ora. Erano le otto e mezza.
Sospirando, si era diretto verso l’edicola, aveva comprato il giornale e poi era andato al parco a leggerlo. Dopo mezz’ora si era già stufato, ma le lancette gli dicevano che non erano nemmeno le nove e un quarto. Che fare? Dove andare?
Poi il suo occhio cadde su di una piccola notizia della pagina della città.
“Si inaugura oggi la Festa delle Religioni”, diceva il giornale. E spiegava che in Fiera ci sarebbero stati gli esponenti di diverse religioni che sarebbero stati a disposizione del pubblico per spiegare il loro credo, le loro idee e la loro storia. “Un’occasione di incontro per capirsi meglio”, spiegavano gli organizzatori.
Da lì alla Fiera, calcolò Anselmo, ci volevano venti minuti di bus. Avrebbe potuto spendere un bel po’ di tempo ad andare fin là. E poi avrebbe gironzolato tra gli stand, facendo due chiacchiere con chi lavorava lì. E poi era sempre meglio che andare a vedere gli scavi dei tubi del gas con Galleani e Purselli, come faceva di solito la mattina. Tornò all’edicola, comprò due biglietti e si mise ad aspettare il 54. Poi affrontò i tre gradini del bus, roba da far venire paura anche a uno che aveva il militare negli alpini. Per timbrare il biglietto dovette far scansare un giovanotto che se ne stava appoggiato alla macchinetta obliteratrice. E poi rimase in piedi, troppo orgoglioso per chiedere a qualcuno di cedergli il posto. Dopo venti minuti di accelerazioni assassine, svolte brusche, frenate improvvise e ripartenze da Formula Uno il 54 scaricò i suoi passeggeri davanti ai brutti palazzoni della Fiera, un incubo fascista di cemento armato e vetro che metteva angoscia solo a nominarlo. Erano trent’anni che si pensava di buttarlo giù per rifarlo nuovo, ma nessuno aveva mai presentato un progetto che non fosse ancora più allucinante di quello.
Già provato dal viaggio, il signor Anselmo avanzò a piccoli passi verso la biglietteria, superato a destra e manca da trentenni che avevano fatto tutto il tragitto seduti, guardandolo quasi con schifo.
Pagò otto euro alla cassiera per entrare. Nessuno sconto, di nessun tipo. Conoscersi meglio, pensò, è un’attività piuttosto costosa.

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