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Stronzi.

Quanto al no alla equiparazione matrimoni-unioni, Alfano sottolinea di sottoporre “questioni di buon senso. È ad esempio inutile imporre un obbligo di fedeltà nell’unione civile”.

Oltre alla stepchild adoption, l’altra fissa dei conservatori italiani baciapile era il terrore che le unioni civili assomigliassero troppo al matrimonio.
Perché in effetti se i due istituti sono sovrapponibili, non c’è motivo di averne due e tanto vale uniformare tutto al matrimonio civile. E, razionalmente, non ci sarebbe alcun motivo per cui lo stato, essendo laico (almeno sulla carta) non possa riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Volendo, senza neppure toccare la costituzione, che parla di “coniugi” e non di “marito e moglie” (però è una cosa un po’ oziosa: dubito che i costituenti, nel 1948, fossero così lungimiranti, ma semplicemente davano per scontato che “coniugi” indicasse un uomo e una donna) (certo, in Spagna per introdurre i matrimoni tra persone dello stesso sesso hanno cambiato “marito e moglie” in “coniugi” nella loro costituzione).
Razionalmente.
Ma non possiamo ignorare l’elefante in mezzo a piazza San Pietro.
Così, l’idea che lo stato possa riconoscere pari diritti ai sodomiti e alle tribadi è semplicemente fantascienza.
Siccome le forze politiche che dovrebbero essere progressiste o sono troppo deboli o sono troppo stupide o non sono, tocca andare a chiedere il permesso al baciapile per fare sì che si riconosca uno straccio di diritto anche a chi non è “normale”.
E ovviamente, a quel punto, te la fa cagare.
Sul piano pratico, ti dice di scordarti che una coppia di persone dello stesso sesso possa adottare il figlio naturale di uno dei due. Dici: “e quelle coppie che già si trovano in questa situazione?”. Quelle sono pregate di fare, cattolicamente, alla vecchia maniera: tenete la testa bassa e ringraziate il Cielo che non vi mandiamo i servizi sociali a portare via il pargolo.
Sul piano simbolico, ti chiede di baciargli le scarpe.
E ti fa levare questa cosa della fedeltà, che fa troppo matrimonio. Cito dal Post:

Una sentenza del 2008 della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha anche dato una particolare interpretazione del concetto di fedeltà: «L’obbligo della fedeltà è da intendere non soltanto come astensione da relazioni extraconiugali, ma quale impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la reciproca fiducia ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio». In questa sentenza il concetto di “fedeltà” è molto simile a quello di” lealtà” e, si legge, «impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro l’infedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia e dal sodalizio che su di esso si fonda».

In pratica, se passerà la legge così, lo stato dice a delle persone “il vostro rapporto è un po’ un capriccio, non avete quella dedizione che si chiede agli altri, quelli normali”.
Di fatto, l’unione civile diventa una specie di coinquilinaggio.

Ora, il Bomba come sceglie di raccontare questo accordo al ribasso, una cosa che nella migliore delle ipotesi va considerato come un piede nella porta?

Così:

A questi livelli di perculamento credo che nemmeno Berlusconi sia mai arrivato.

Comunque, come al solito, hanno vinto tutti.
Renzi può dire di avere fatto approvare le unioni civili.
Alfano e Giovanardi possono dire di avere impedito l’utero in affitto e, in generale, l’ennesima crisi di pianto isterico a Gesù e alla Madonna (i quali, detto tra noi, magari trarrebbero giovamento da una terapia con dei farmaci, se c’hanno ‘sta voglia di piangere costante).
I grillini possono dire che il PD ha preferito fare patti con Alfano.
Tutti.
Va beh, quasi tutti.
Ma non staremo davvero a credere che si faccia politica per i bisogni dei cittadini, n0?

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Idioti in Senato. Idioti ovunque.

Il M5S oggi aveva la possibilità di dimostrare di essere una forza politica con la volontà di modernizzare il paese (dando pure un bello schiaffo morale al pezzo di PD più odioso di tutti). Invece, ha scelto di esporre una legge che vuole dare diritti a cittadini che ne sono ingiustamente privati a tutta una serie di agguati che cercheranno di renderla inutilizzabile.
Come dei Giovanardi qualsiasi.
Uno può dire “eh, ma il super-canguro [sic] non è una bella pratica”.
Certo.
Ma cosa è peggio, per il Senato?
Secondo me, perdere tempo a votare emendamenti come questi:

7.128
MALAN
Al comma 1, lettera b), sostituire le parole da: «all’estero» al termine con le seguenti: «malattie sessualmente trasmissibili».

[il testo risultante è: «modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina della unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero malattie sessualmente trasmissibili». Perché non c’è dell’omofobia, dietro all’opposizione al ddl Cirinnà, no. Figuriamoci. Me l’ha detto Giovanardi, quello per cui due donne che si baciano sono come uno che piscia per strada.]

o

1.1109
MALAN
Al comma 2, sostituire la parola: «italiano»; con la seguente: «libico».

E tutti gli altri di cui avrete letto in queste ore, che quando non sono semplicemente tecnicismi molesti, denotano un feroce disprezzo nei confronti delle persone che stanno aspettando una cazzo e stracazzo di legge (per altro timidissima) che dia alle coppie di cui fanno parte almeno i diritti minimi.
Secondo me, in questa situazione, per rispetto nei confronti delle persone, era giusto fare qualsiasi cosa per evitare di perdere tempo dietro a dei bulletti dell’emendamento.
Per i senatori del Movimento 5 Stelle, che evidentemente hanno come allineamento morale Legale Fesso, no.
E quindi hanno preferito dare legittimità all’ostruzionismo di Giovanardi e compagnia ributtante, silenziosamente approvato dai “cattodem” (in questo caso, “catto” sta verosimilmente per “mentecatto”).

Oh, certo, pure l’ostruzionismo è una prassi parlamentare consolidata e sono certo di avere apprezzato in passato forme di ostruzionismo parlamentare nei confronti di leggi dei governi berlusconiani.
Ma qua stiamo parlando di fare ostruzionismo verso la concessione di diritti elementari.
Stiamo parlando di giochini parlamentari sulla pelle di gente che aspetta da trent’anni uno straccio di leggina che la renda uguale agli occhi dello Stato ai propri colleghi, vicini di casa, amici. Almeno nelle cose minime.
E una forza politica che ha passato anni a sfrantumarci, triturarci, sminuzzarci, omogeneizzarci, caramellarci (va beh, ci siamo capiti) i coglioni sul fatto che all’estero facevano cose meravigliose mentre “in Italia…”, questa stessa forza politica, messa davanti alla scelta se essere parte della soluzione o parte del problema ha scelto, perché è più “corretto”, di essere parte del problema.
Invece di aiutare la parte migliore di quella roba orripilante che è il PD a fare la cosa giusta ha scelto di dire a Giovanardi “eh, sì, dobbiamo discutere le tue idee”. Il tutto con una conoscenza, a quello che risulta, dei regolamenti parlamentari pari a quella che ho io delle regole del baseball.
Invece di piazzare l’Italia sulla mappa insieme ai Paesi che hanno una legislazioni sulle unioni tra persone dello stesso sesso ha scelto che vale la pena rischiare di lasciarci in compagnia dell’ex blocco sovietico, roba che neanche il PCI avrebbe mai sognato.

economist-unioni-civili

“Ma noi vogliamo votare la legge così com’è”, dicono. Ma sono così stupidi da non capire che l’unico modo per poterlo fare era bypassare quell’orda di roba su cui, se non si trova una soluzione (improbabile) toccherà votare, con le incognite dei voti segreti, delle assenze e tutte quelle furbizie parlamentari che gli altri conoscono e loro no, perché per statuto possono essere stati al massimo rappresentanti di classe al liceo.

L’unica consolazione è che almeno si rendono conto della loro inutilità e restituiscono una parte dello stipendio.

ps: Giovanardi merda.

 

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Family Day

Potremmo liquidare l’argomento “Family Day” dicendo che non a caso lo fanno al Circo. 

E non uno qualsiasi: quello “massimo”.

Potremmo.

Ed effettivamente è quello che faremo.

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Lo sciacallo

Lo sciacallo

Lo sciacallo (screenshot preso nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 novembre)

Gli animali che si nutrono di cadaveri spesso devono aspettare che i predatori abbiano finito il loro pranzo. Di conseguenza sono abituati a mangiare tutto freddo.
La tecnologia, però, permette agli sciacalli bipedi di avventarsi sui cadaveri dei propri simili quando sono ancora belli caldi.
Con il tempo, si sa, ci si abitua a tutti. E quindi pure il cadavere caldo deve venire a noia.
E poi quando il cadavere cade per terra si sporca, la terra impasta un po’ la bocca.
E allora perché non affondare le zanne quando la carne ancora non ha toccato terra?
Va’ come sorride soddisfatto, il Matteo.
Non gli pare vero.

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Poveri

Da un po’ di tempo si è deciso di lasciare perdere la guerra alla povertà e passare direttamente alla guerra ai poveri, in nome di efficienza e progresso, come cantavano quelli là. Per fare un esperimento, usate un’estensione per browser (Chrome o Firefox, per esempio) che permetta di sostituire alcune parole con altre e cambiate “migranti”, “clandestini”, “extracomunitari”, “profughi”, “rom”, “zingari” e quant’altro con “poveri”. I risultati sono interessanti: Grazie ad Addictions Grazie ad Aioros

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Caro Sergio

copertina di Tex 347, Ombre Cinesi. Disegno di Claudio Villa

Caro Sergio,
non ci conosciamo. Abbiamo brevemente chiacchierato di Tex all’inaugurazione di una mostra di fumetti che faceva parte della tua campagna elettorale nelle comunali bolognesi. Qualche tempo dopo, quando facevi il sindaco di Bologna e io lo stagista in un giornale, l’unica volta che mi mandarono a Palazzo D’Accursio, ti ho visto scambiare due battute con i cronisti e ho notato sorridendo che nella mazzetta dei giornali avevi l’ultimo Tex.
Insomma, non ci conosciamo ma ti do del tu perché tra gente che legge Tex ci si dà del tu.

Ti vorrei raccontare una storia, se hai due minuti. Secondo me li hai.
Qualche anno fa, era il 2009, tu non facevi più il sindaco di Bologna e io facevo lo scrutatore a Genova, per le elezioni europee. Ero in un piccolo seggio in una porzione particolarmente anziana e “rossa” di Genova, una città che, ormai lo saprai, è di suo parecchio anziana e parecchio “rossa”. Eravamo, come sempre capita ai seggi, una buffa squadra: c’ero io, c’era una ragazza che (CARRAMBA) era in classe al liceo con mio fratello minore, c’era un ragazzo che (CARRAMBA) era al liceo con me in un’altra sezione. E poi c’era un bizzarro über-italiano ultraquarantenne che viveva con la madre, non capivamo bene che lavoro facesse, stava con una ballerina dell’est ma odiava gli immigrati. Questo si era pure portato il computer e una chiavetta della 3 e di tanto in tanto si metteva a navigare. A un certo punto era andato a vedere il programma di Forza Nuova, poi è entrato qualcuno e lui è corso al tavolo a registrare i dati lasciando in bella vista il computer con su la schermata di Forza Nuova. Una delle sere mi ha chiesto se volevo un passaggio in auto per tornare a casa e sono tutt’ora convinto che se avessi accettato sarebbe finita tipo Il sorpasso di Dino Risi. Ma questa è un’altra storia.
Presidente di seggio era una signora, madre del ragazzo mio compagno di scuola, sulle prime molto cordiale. Si era portata da casa la macchina della Nespresso, per dire.
Poi questa signora ha iniziato a diventare un po’ inquietante.
Quel seggio era il “suo” seggio. Faceva la presidente lì da eoni. Senza problemi, ci raccontava di essere un’attivista del PD, aveva tutta una serie di reti di conoscenze a livello di quartiere per delle robe di orti per pensionati. Conosceva tutti quelli che venivano a votare.
Anziani, per lo più.
Come sempre, a passare tutto quel tempo insieme, finisce sempre che la gente si apra più di quanto sarebbe necessario. Quindi, oltre a sapere tutte le sue vicende famigliari (che francamente ne avrei anche fatto a meno), a un certo punto ho saputo che tutti i “suoi” vecchietti venivano a votare con il “santino” che lei aveva distribuito.
Immagino, Sergio, che tu sappia cosa sia il “santino”: è quel foglietto, tipo un biglietto da visita, che ricorda all’elettore come deve votare, quali preferenze indicare. È una roba un po’ antipatica, perché se c’è la lista e ci sono le preferenze l’elettore dovrebbe votare secondo coscienza e non secondo il partito.
Comunque, mi ha fatto vedere uno di questi santini.
Quando abbiamo iniziato a fare lo spoglio delle schede, oh, tu non hai un’idea di quante fossero le schede che votavano la lista del PD indicando esattamente quelle preferenze lì. E, lo avrai capito, il nome in cima alla lista era il tuo.
Non penso di starti rivelando chissà cosa. Lo sapevi tu per primo che il PD genovese era ben felice di mandarti al Parlamento Europeo per togliere di mezzo un ingombrante personaggio. Più o meno come altri erano ben felici di mandarti a fare il sindaco a Bologna per evitare che interferissi troppo con le sorti del PD nazionale.
A Strasburgo, una promozione che sa di rimozione (oltre che, lo dicevi anche tu, ottimo impiego part-time per potere seguire da vicino il tuo ultimo figlio), ci sei andato anche grazie a chissà quanti vecchini intruppati con il santino con il tuo nome in tasca. Vecchini che a me non sembrano così diversi dagli immigrati che, nella tua visione del mondo che già ci ha regalato l’indimenticabile racket dei lavavetri bolognesi, sarebbero andati a votare la tua avversaria in cambio di soldi. Oh, poi magari hai ragione tu, vallo a sapere. Però, ecco, io di quel giorno ai seggi mi ricorderò sempre perché mi ha insegnato una cosina o due sulle magagne del meccanismo elettorale.

Ma poi, forse, Sergio, non è nemmeno colpa tua. Sono le primarie che proprio non vanno. Guarda che teatro che è scoppiato a Modena quando hanno fatto quelle per il sindaco (sono modenesi, sono matti, se hai abitato a Bologna dovresti saperlo, ma tant’è…). Io una volta ho pure votato, a delle primarie. Per Scalfarotto, fai te. Però, più ci penso, più mi sembra assurdo che un partito o una coalizione possa pensare di demandare le sue scelte non ai suoi tesserati (come sarebbe logico, no?) ma, letteralmente, al primo che passa per strada e ha due euro che gli ballano in tasca. Secondo me dovreste pensarci un po’ bene, a questa cosa qua. Poi fate voi.

Comunque, chiudendo, lascia perdere. È andata così.
Bisogna saper perdere.
Non sempre si può vincere.
Non siamo mica tutti Tex.

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Cerchiamo di non essere stupidi tutti insieme

Non credo di potere dire di essere Charlie, non fosse altro perché all’epoca delle famigerate “vignette danesi” io e Charlie Hebdo avevamo due posizioni differenti. E ancora oggi penso che quella vicenda, in quel contesto, in quegli anni, avesse più a che fare con la propaganda che non con la libertà d’espressione.
Ma è ovvio che non ci sia bisogno di essere d’accordo al 100% con CH per essere agghiacciati dall’attacco alla sua redazione e annichiliti dall’assurda idea di un’irruzione con le armi nella redazione di un giornale (e in qualunque altro posto, ovvio; ma la redazione di un giornale ha un valore simbolico ben preciso per quella cosa che chiamiamo “cultura occidentale”. E soprattutto in Italia è una cosa che storicamente si associa con il fascismo, dalla devastazione della sede dell’Avanti fino alla bomba alla redazione del Manifesto nel 2000).
Che poi “Je Suis Charlie” venga usato, almeno in Italia, da persone che se CH fosse pubblicato nel nostro paese ne invocherebbero la chiusura un giorno sì e l’altro pure, non aiuta molto.

Non so molto della Francia, della sua società, della sua situazione politica. Quindi non posso sapere che cosa abbiano rappresentato i tre giorni “neri” di inizio gennaio per loro.
Però ho visto come sono stati raccontati e interpretati in Italia; e di colpo è stato come fare un salto indietro nel tempo di 10 anni.
Sulla bacheca di Facebook ho visto ricomparire la Fallaci di “La rabbia e l’orgoglio”, presentata come una Cassandra. La stessa classe dirigente che ha brigato per desertificare il panorama satirico italiano si è scoperta paladina della libertà d’espressione (il culmine è la Santanchè che vorrebbe pubblicare CH in Italia). Ridicoli tromboni dichiarano lo stato di guerra, ma con l’elmetto sembrano ancora più stupidi di quanto già non siano. In Veneto una circolare della Regione chiede alle scuole di ottenere dai genitori musulmani la dissociazione dagli attacchi (questa in effetti potrebbe essere una cosa inedita). Altri riaprono i dibattito sui limiti della satira. Si invoca la revoca di Schengen.
Tutte cose che mi sembrano follia e reazioni isteriche e scomposte che sono l’ultima cosa di cui dovremmo avere bisogno.
Dopo l’11 settembre 2001, Susan Sontag scrisse una cosa del tipo “Va bene, piangiamo tutti insieme, ma cerchiamo di non essere stupidi tutti insieme”.
Se la Fallaci avesse avuto ragione, dal 2001 a oggi l’intera Europa dovrebbe essere un campo di battaglia. O, quantomeno, il 7 gennaio 2015 Parigi avrebbe dovuto essere sconvolto da centinaia di attacchi simultanei. Invece no. La guerra che l’Islam starebbe portando in Europa è fatta di una manciata di attentati in 13 anni, che non sembrano granché incitare le comunità islamiche residenti all’insurrezione. Del resto, se così fosse, gli assalitori di Parigi sarebbero potuti scomparire inghiottiti dalla solidarietà della comunità islamica, come succede in Italia ai killer di mafia e camorra nel loro territorio. Se volete pensare, come Salvini, che il kebabbaro sotto casa vi sgozzerebbe come un agnellino, fate pure: ma ricordatevi che la paranoia è una malattia mentale per la quale dovreste cercare aiuto medico.
Tutto questo, ovviamente, non vuol dire dimenticare che esistono aspetti dell’Islam odiosi che sono gioiosamente abbracciati da musulmani in tutto il mondo e, soprattutto, che esistono realtà islamiche mostruose come ISIS o Boko Haram, la cui visione del mondo ha effettivamente dichiarato guerra alla mia. Per quanto riguarda questi ultimi, però, mi sembra che a oggi le loro principali vittime siano, fosse anche solo per una ragione geografica, altri musulmani, considerati “non abbastanza musulmani” (poi vi chiedete dove sta l'”Islam moderato”) o musulmani in modo sbagliato.

Salvini, Le Pen, la Fallaci e tutti quelli come loro non sono parte della soluzione: sono parte del problema. E i tre giorni di Parigi sono stati per i partiti di destra un dono dal cielo (senza cadere in dietrologie, credo sia abbastanza evidente). Ma più razzismo, più intolleranza, più diffidenza, sarebbero un dono dal cielo anche per i loro “avversari”, dei quali in realtà hanno un gran bisogno per fomentare la paura su cui si basa il loro consenso.

(L’ultimo pensiero è per gli scemi che sostengono che il video dell’uccisione del poliziotto davanti a Charlie Hebdo sarebbe un falso perché la testa non esplode come in Call of Duty: curatevi e/o cercate cosa ha da dire chi ha un minimo di infarinatura di balistica)

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