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Sì o no?

Non si esce vivi dagli ottanta, ma pure dai novanta non è che siamo usciti tutti interi.

Non si esce vivi dagli ottanta, ma pure dai novanta non è che siamo usciti tutti interi.

Non so se ci sia ancora qualcuno che legga questo blog dai tempi eroici di Splinder.
Allora (ho aperto nel 2004) capitava spesso che i miei post (ne scrivevo anche uno al giorno!) parlassero di politica.
O meglio: di Berlusconi.
Del resto, era impossibile non parlare di Berlusconi, quando c’era Berlusconi.
L’antiberlusconismo, al quale ho dedicato diversi anni della mia vita, era una cosa a cui era impossibile resistere. Non era tanto colpa di noialtri, che probabilmente a un certo punto siamo diventati (o lo siamo sempre stati) davvero molestissimi e un po’ ridicoli, come ci ha crudelmente sbattuto in faccia un paio di scene della terza stagione di Boris.

E non era neanche, come scrisse una volta Michele Serra, colpa di Berlusconi. Cioè, non del tutto: Berlusconi era sì molestissimo e non poteva non suscitare una forte reazione uguale e contraria in chi non si riconosceva nel mondo che incarnava e nelle politiche che portava avanti.

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Come non si pubblica il Mein Kampf

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Un “libro” non è quello che c’è scritto dentro. Quello è un testo.
Un libro è, più correttamente, la somma delle parti che lo compongono. Questa è una cosa parecchio importante per noi che di lavoro “facciamo libri”, definendo il nostro mestiere con una formula che indica tutto quello che succede da quando un testo arriva in casa editrice a quando vengono mandati allo stampatore i PDF definitivi.
Il formato del volume, il tipo di carta, la presenza di immagini, la gabbia grafica, il tipo di font usato sono tutti elementi che “fanno” un libro, che lo definiscono. Prendete una vecchia edizione di uno dei romanzi di James Bond scritti da Fleming e confrontatelo con la veste della recente edizione di Adelphi. Anche se la storia è la stessa, cambia tutto: la vecchia edizione è un libro mordi-e-fuggi, quella di Adelphi presenta le vicende di 007 in volumi raffinati, oggetti anche belli da esporre. Cerca di riqualificare quelli che sono romanzi di intrattenimento, non privi di un loro, ancorché sghembo, fascino, come grandi protagonisti della Letteratura.

La copertina della prima edizione italiana di Casino Royale, intitolato La benda nera

La copertina della prima edizione italiana di Casino Royale, intitolato La benda nera

 

L'edizione Guanda

L’edizione Guanda

 

L'edizione Adelphi, che – raffinatezza – riprende la copertina della prima edizione inglese

L’edizione Adelphi, che – raffinatezza – riprende la copertina della prima edizione inglese

 

Inoltre, un “libro”, specie se non è alla sua prima edizione, è anche tutti i discorsi che su quel libro sono stati fatti, il ruolo che ha svolto nella storia, sia quella letteraria sia quella del mondo o del Paese in cui è stato pubblicato.
Per esempio, come si pubblica un libro scritto da un dittatore che ha causato una guerra mondiale e, tra le altre cose, approvato un piano per lo sterminio dell’intera razza ebraica in Europa che, tutto sommato, gli è anche riuscito piuttosto bene? Non un romanzo giovanile o una silloge di poesie, no: proprio il suo manifesto programmatico.
Il Mein Kampf, tra tutti i libri “maledetti” è quello che senza dubbio si porta più a ragione questo titolo, essendo alla radice della morte violenta di svariati milioni di esseri umani tra il 1930 e il 1945. E non per un accidente della storia: proprio perché è stato messo in atto quello che in quel libro si teorizzava.
Nonostante questo, il Mein Kampf non è il Necronomicon: non è che se lo leggi diventi nazista automaticamente (come non è vero che il fascismo si cura leggendo). È bello pensare che si dia tutto questo potere ai libri, ma il MK da solo non basta a fare diventare nazista una nazione. Ci vogliono anche certe condizioni storico-sociali e una generale benevolenza del potere economico.
Sicuramente è un documento storico importante e come tale andrebbe trattato.
Il che è esattamente quello che non ha fatto il Giornale di Alessandro Sallusti quando ha deciso di proporlo come allegato al proprio giornale per inaugurare una serie di volumi dedicati al nazionalsocialismo. Continua a leggere

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Mille strappi di morbidezza

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Scusate la faccia

I fatti sono noti: il giorno dell’ennesima visita a Bologna di Matteo Salvini (che potrebbe anche starsene a casa sua invece che venire a rompere il cazzo qui) alcuni militanti di Hobo, un collettivo universitario “antagonista” entrano nella Feltrinelli di piazza Ravegnana – quella sotto le due torri, la Feltrinelli per eccellenza – strappano le pagine di alcune copie del libro scritto dal segretario della Lega (appena pubblicato) e diffondo il filmato, ironicamente accompagnato dalle note della sigla di Daltanius.
La cosa su cui ci sarebbe più da discutere, secondo me, è se l’uso della canzone sia ironico o no: Extraterreste via da questa terra mia viene, per così dire “messo in bocca” a Salvini, in absentia, o è rivolto a Salvini?
Invece, in un Paese che giornalmente condanna alla distruzione migliaia di copie di libri perché non li compra nessuno e quindi prima o poi vanno al macero, è partito il Grande Coro di Vibrante Sdegno, con grande gioia di quelli che si sentono molto provocatorii ad accomunare fascismo e antifascismo. Perché, insomma, i libri non si toccano. Subito seguiti dai voltairiani d’accatto che hanno annunciato che avrebbero comprato il libro per protesta, solidarietà, vanità o chissà perché.
Poi è arrivato Saviano e ha scritto delle robe su Gian Giacomo Feltrinelli. Non propriamente centrate.

Ma andiamo con ordine.
È stato un atto violento? Sì. È stata fatta della violenza contro delle cose.
Ma, cosa vuol dire, nel 2016, distruggere delle copie di un libro con i pensieri di Matteo Salvini?
Se la vostra risposta contiene “roghi, nazisti, fascisti!1!” mi sa che possiamo anche salutarci qui. Pensare che la libertà di espressione di Matteo Salvini, che vive in televisione 24/7, sia minacciata da alcune copie di un pamphlet danneggiate da un gruppo di universitari, se vi calmate un attimo, vi renderete conto anche voi che suona un po’ ridicolo (non fosse altro perché il gesto ha avuto l’ovvia conseguenza di permettere a Salvini di fare parlare ancora di sé e del suo libro).
So che piace molto citare a sproposito una cosa che Voltaire non solo non ha mai detto ma probabilmente non ha mai neanche pensato, ma anche qui sarebbe il caso di darsi una regolata. Le opinioni non sono cose che esistono nell’iperuranio: se sei il segretario di un partito nazionale, che governa comuni, province e regioni, ha avuto ministeri e ha ispirato leggi (Bossi-Fini, anyone?) le tue opinioni non solo solo opinioni. Sono azioni. Azioni che influenzano la vita delle persone o che vorrebbero farlo. E molti di noi magari sono disposti ad accettare che qualcuno, sbagliando, pensi che Pete Best suonasse meglio di Ringo Starr o che Sgt. Pepper è meglio di Revolver. Invece, non è che se uno ha intenzione di rendere più complicata la vita a degli altri esseri umani dobbiamo dire “oh, pofferbacco, non sono d’accordo ma prego, lo dica pure”. No. La verità è che ci sono idee che non dovremmo accettare e contro le quali è giusto lottare. Io non darei la vita per permettere a Salvini di esprimersi: io vorrei che Salvini avesse quelle idee di merda e vorrei che non avesse a disposizione tutti i megafoni del mondo per diffonderle.
E non è che se quelle idee sono pubblicate tra due dorsi di cartonicino, con un codice ISBN diventano intoccabili.
I ragazzi di Hobo hanno danneggiato delle proprietà della Feltrinelli (che ha le spalle larghe abbastanza da sopportare quella perdita inventariale); persino per la legge non dovrebbero rispondere di altro che di questo.
Vedo un’obiezione in fondo alla sala: “EH, MA ALLORA QUELLO DI CASA POUND CHE HA DANNEGGIATO I FUMETTI SATIRICI SU MUSSOLINI A ROMICS HA FATTO BENE?”
Grazie per la domanda.
Intanto, è di Casa PWND, quindi già parte svantaggiato. Ma quello che è successo a Roma è molto più vicino all’intimidazione di quello che è successo a Bologna. Le vittime della patetica (nella forma) spedizionaccia del Di Stefano jr. erano nelle intenzioni gli stessi autori del fumetto. E i danni, grandi o piccoli che siano stati, li ha subiti un piccolo editore. Tra l’altro, prendersela con le barzellette perché non si è capita una battuta mi sembra un livello davvero bassissimo. Per questo è giusto percularli, perché manco sono riusciti a fare quello che volevano.
Poi, oh, neanche l’azione di Hobo mi sembra una gran alzata di ingegno, ma trovo assurdo ed esagerato il modo in cui si è reagito.

Ma torniamo, per chiudere, a Saviano.
Che scrive:

Per prima cosa alla libreria, quella stessa Feltrinelli di piazza Ravegnana famosa perché lì Gian Giacomo Feltrinelli istruiva i librai affinché lasciassero i lettori liberi di leggere i libri per intero – andando ogni giorno a leggerne un pezzetto, come fosse il salotto di casa propria – senza comprarli. Quella stessa dove persino qualche furto era tollerato. E tollerare il furto di un libro significa capire che la cultura è nutrimento.

Ora. A parte che la Feltrinelli di piazza Ravegnana era il regno di Romano Montroni, più che di Feltrinelli,
Feltrinelli era un uomo d’affari e di cultura, ma probabilmente, da comunista terzomondista, avrebbe cercato di non farcelo nemmeno entrare, nelle sue librerie, il pamphlet politico di uno xenofobo che va a braccetto con i fascisti.
Perché bisogna prendere un uomo come Gian Giacomo Feltrinelli, che è stato complesso, sanguigno, radicale, e farne un’altra figurina nella Grande Raccolta per la Gioventù Panini dei Buoni-a-tutto-tondo?
Come se tutto fosse uno speciale di Fazio, un editoriale di Gramellini?
Il conflitto esiste, le ideologie esistono e le persone con cui possiamo essere in linea di massimo d’accordo possono fare delle cose che non condividiamo o che non comprendiamo.
Non è necessario cercare di ricondurre tutto a un’unità, verso il basso.

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Stronzi.

Quanto al no alla equiparazione matrimoni-unioni, Alfano sottolinea di sottoporre “questioni di buon senso. È ad esempio inutile imporre un obbligo di fedeltà nell’unione civile”.

Oltre alla stepchild adoption, l’altra fissa dei conservatori italiani baciapile era il terrore che le unioni civili assomigliassero troppo al matrimonio.
Perché in effetti se i due istituti sono sovrapponibili, non c’è motivo di averne due e tanto vale uniformare tutto al matrimonio civile. E, razionalmente, non ci sarebbe alcun motivo per cui lo stato, essendo laico (almeno sulla carta) non possa riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Volendo, senza neppure toccare la costituzione, che parla di “coniugi” e non di “marito e moglie” (però è una cosa un po’ oziosa: dubito che i costituenti, nel 1948, fossero così lungimiranti, ma semplicemente davano per scontato che “coniugi” indicasse un uomo e una donna) (certo, in Spagna per introdurre i matrimoni tra persone dello stesso sesso hanno cambiato “marito e moglie” in “coniugi” nella loro costituzione).
Razionalmente.
Ma non possiamo ignorare l’elefante in mezzo a piazza San Pietro.
Così, l’idea che lo stato possa riconoscere pari diritti ai sodomiti e alle tribadi è semplicemente fantascienza.
Siccome le forze politiche che dovrebbero essere progressiste o sono troppo deboli o sono troppo stupide o non sono, tocca andare a chiedere il permesso al baciapile per fare sì che si riconosca uno straccio di diritto anche a chi non è “normale”.
E ovviamente, a quel punto, te la fa cagare.
Sul piano pratico, ti dice di scordarti che una coppia di persone dello stesso sesso possa adottare il figlio naturale di uno dei due. Dici: “e quelle coppie che già si trovano in questa situazione?”. Quelle sono pregate di fare, cattolicamente, alla vecchia maniera: tenete la testa bassa e ringraziate il Cielo che non vi mandiamo i servizi sociali a portare via il pargolo.
Sul piano simbolico, ti chiede di baciargli le scarpe.
E ti fa levare questa cosa della fedeltà, che fa troppo matrimonio. Cito dal Post:

Una sentenza del 2008 della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha anche dato una particolare interpretazione del concetto di fedeltà: «L’obbligo della fedeltà è da intendere non soltanto come astensione da relazioni extraconiugali, ma quale impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la reciproca fiducia ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio». In questa sentenza il concetto di “fedeltà” è molto simile a quello di” lealtà” e, si legge, «impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro l’infedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia e dal sodalizio che su di esso si fonda».

In pratica, se passerà la legge così, lo stato dice a delle persone “il vostro rapporto è un po’ un capriccio, non avete quella dedizione che si chiede agli altri, quelli normali”.
Di fatto, l’unione civile diventa una specie di coinquilinaggio.

Ora, il Bomba come sceglie di raccontare questo accordo al ribasso, una cosa che nella migliore delle ipotesi va considerato come un piede nella porta?

Così:

A questi livelli di perculamento credo che nemmeno Berlusconi sia mai arrivato.

Comunque, come al solito, hanno vinto tutti.
Renzi può dire di avere fatto approvare le unioni civili.
Alfano e Giovanardi possono dire di avere impedito l’utero in affitto e, in generale, l’ennesima crisi di pianto isterico a Gesù e alla Madonna (i quali, detto tra noi, magari trarrebbero giovamento da una terapia con dei farmaci, se c’hanno ‘sta voglia di piangere costante).
I grillini possono dire che il PD ha preferito fare patti con Alfano.
Tutti.
Va beh, quasi tutti.
Ma non staremo davvero a credere che si faccia politica per i bisogni dei cittadini, n0?

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Idioti in Senato. Idioti ovunque.

Il M5S oggi aveva la possibilità di dimostrare di essere una forza politica con la volontà di modernizzare il paese (dando pure un bello schiaffo morale al pezzo di PD più odioso di tutti). Invece, ha scelto di esporre una legge che vuole dare diritti a cittadini che ne sono ingiustamente privati a tutta una serie di agguati che cercheranno di renderla inutilizzabile.
Come dei Giovanardi qualsiasi.
Uno può dire “eh, ma il super-canguro [sic] non è una bella pratica”.
Certo.
Ma cosa è peggio, per il Senato?
Secondo me, perdere tempo a votare emendamenti come questi:

7.128
MALAN
Al comma 1, lettera b), sostituire le parole da: «all’estero» al termine con le seguenti: «malattie sessualmente trasmissibili».

[il testo risultante è: «modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina della unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero malattie sessualmente trasmissibili». Perché non c’è dell’omofobia, dietro all’opposizione al ddl Cirinnà, no. Figuriamoci. Me l’ha detto Giovanardi, quello per cui due donne che si baciano sono come uno che piscia per strada.]

o

1.1109
MALAN
Al comma 2, sostituire la parola: «italiano»; con la seguente: «libico».

E tutti gli altri di cui avrete letto in queste ore, che quando non sono semplicemente tecnicismi molesti, denotano un feroce disprezzo nei confronti delle persone che stanno aspettando una cazzo e stracazzo di legge (per altro timidissima) che dia alle coppie di cui fanno parte almeno i diritti minimi.
Secondo me, in questa situazione, per rispetto nei confronti delle persone, era giusto fare qualsiasi cosa per evitare di perdere tempo dietro a dei bulletti dell’emendamento.
Per i senatori del Movimento 5 Stelle, che evidentemente hanno come allineamento morale Legale Fesso, no.
E quindi hanno preferito dare legittimità all’ostruzionismo di Giovanardi e compagnia ributtante, silenziosamente approvato dai “cattodem” (in questo caso, “catto” sta verosimilmente per “mentecatto”).

Oh, certo, pure l’ostruzionismo è una prassi parlamentare consolidata e sono certo di avere apprezzato in passato forme di ostruzionismo parlamentare nei confronti di leggi dei governi berlusconiani.
Ma qua stiamo parlando di fare ostruzionismo verso la concessione di diritti elementari.
Stiamo parlando di giochini parlamentari sulla pelle di gente che aspetta da trent’anni uno straccio di leggina che la renda uguale agli occhi dello Stato ai propri colleghi, vicini di casa, amici. Almeno nelle cose minime.
E una forza politica che ha passato anni a sfrantumarci, triturarci, sminuzzarci, omogeneizzarci, caramellarci (va beh, ci siamo capiti) i coglioni sul fatto che all’estero facevano cose meravigliose mentre “in Italia…”, questa stessa forza politica, messa davanti alla scelta se essere parte della soluzione o parte del problema ha scelto, perché è più “corretto”, di essere parte del problema.
Invece di aiutare la parte migliore di quella roba orripilante che è il PD a fare la cosa giusta ha scelto di dire a Giovanardi “eh, sì, dobbiamo discutere le tue idee”. Il tutto con una conoscenza, a quello che risulta, dei regolamenti parlamentari pari a quella che ho io delle regole del baseball.
Invece di piazzare l’Italia sulla mappa insieme ai Paesi che hanno una legislazioni sulle unioni tra persone dello stesso sesso ha scelto che vale la pena rischiare di lasciarci in compagnia dell’ex blocco sovietico, roba che neanche il PCI avrebbe mai sognato.

economist-unioni-civili

“Ma noi vogliamo votare la legge così com’è”, dicono. Ma sono così stupidi da non capire che l’unico modo per poterlo fare era bypassare quell’orda di roba su cui, se non si trova una soluzione (improbabile) toccherà votare, con le incognite dei voti segreti, delle assenze e tutte quelle furbizie parlamentari che gli altri conoscono e loro no, perché per statuto possono essere stati al massimo rappresentanti di classe al liceo.

L’unica consolazione è che almeno si rendono conto della loro inutilità e restituiscono una parte dello stipendio.

ps: Giovanardi merda.

 

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Family Day

Potremmo liquidare l’argomento “Family Day” dicendo che non a caso lo fanno al Circo. 

E non uno qualsiasi: quello “massimo”.

Potremmo.

Ed effettivamente è quello che faremo.

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Lo sciacallo

Lo sciacallo

Lo sciacallo (screenshot preso nella notte tra venerdì 13 e sabato 14 novembre)

Gli animali che si nutrono di cadaveri spesso devono aspettare che i predatori abbiano finito il loro pranzo. Di conseguenza sono abituati a mangiare tutto freddo.
La tecnologia, però, permette agli sciacalli bipedi di avventarsi sui cadaveri dei propri simili quando sono ancora belli caldi.
Con il tempo, si sa, ci si abitua a tutti. E quindi pure il cadavere caldo deve venire a noia.
E poi quando il cadavere cade per terra si sporca, la terra impasta un po’ la bocca.
E allora perché non affondare le zanne quando la carne ancora non ha toccato terra?
Va’ come sorride soddisfatto, il Matteo.
Non gli pare vero.

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