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Australia, 10. Finire.

1 (133).jpgFinito il giro a caccia di balene, ci mettiamo alla ricerca di qualcosa da mangiare e poi affrontiamo uno dei grandi momenti di ogni viaggio: l’itinerario consigliato dalla Lonely Planet, che, come da tradizione, facciamo al contrario (amici di Lonely Planet: siete voi che progettate i vostri percorsi in città a cazzo o siamo noi che ci troviamo sempre più comodi a partire dall’altra parte?).
L’area scelta è quella di The Rocks, il quartiere storico di Sydney che si trova sulla costa ovest di Sydney Cove, la baia dove gli inglesi fondarono il loro primo insediamento australiano nel 1788. Continua a leggere

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Australia, 9. Sydney, possum e balene

Ibis: già uccello sacro nell'Antico Egitto, oggi si aggira ai giardinetti di Sydney come un pensionato

Ibis: già uccello sacro nell’Antico Egitto, oggi si aggira ai giardinetti di Sydney come un pensionato

Trovare l’ostello di Sydney dopo avere lasciato la metropolitana è abbastanza semplice.
Si percorrono un paio di vie dove ogni tre passi c’è un posto dove ci fermeremmo a mangiare tutto (siamo reduci dalla malefica Peri Peri Chicken Pizza, ricordatelo) e si arriva in questo che è proprio un ostello come uno si aspetta un ostello: giovane, dinamico, un sacco di musica nella hall dove ci sono dei divani comodissimi.
Fare il check-in in ostello è, di colpo, complicatissimo, perché bisogno prima registrarsi usando i tablet forniti su un sito, con tanto di scansione del passaporto (che funziona malissimo), e scarsa collaborazione dai tizi dietro al bancone.
Quando finalmente riusciamo ad avere la camera siamo esausti.
Ma la grande gioia, dopo tre notti di bisogni corporali espletati all’aperto e lavaggio più o meno a secco e/o a pezzi, è scoprire che avevamo prenotato una stanza con bagno privato.
Ritrasformati in creature presentabili, affrontiamo il panorama gastronomico che Sydney ha da offrirci e alla fine cosa c’è che dice “mollezze delle civiltà” più che polpette di riso e aceto con sopra dei pezzi di pesce crudo? Continua a leggere

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Australia, 8. Verso Alice Springs

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Per l’ultima colazione nel bush, visto che la sera prima non abbiamo assunto abbastanza proteine animali, ci siamo tenuti eggs & bacon.
Per l’ultima volta smontiamo il campo, arrotoliamo gli swag e copriamo il fuoco con la sabbia.
C’è parecchia mestizia, perché in poche ore Lucilla e io saremo su un aereo per Sydney – e qualche giorno dopo di nuovo nell’emisfero boreale – mentre Amy e Fra resteranno ad Alice Springs.

Sulla strada, facciamo una sosta agli Ochre Pits, una miniera all’aria aperta dove gli aborigeni estraevano l’ocra che usavano per dipingersi ritualmente il corpo nelle cerimonie. Ci sono, nelle pareti di roccia, diverse zone da cui affiora l’ocra, di diversi colori. Ci sarebbe anche un percorso che esplora la zona, ma non abbiamo molto tempo quindi lasciamo perdere.
Per la cronaca, se ti beccano a portarti via l’ocra ci sono delle multe ferocissime.

Gli Ochre Pits. Dal vivo sono più affascinanti, giuro.

Gli Ochre Pits. Dal vivo sono più affascinanti, giuro.

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Australia, 7. Palme, luterani, crateri, acqua, cammello e canguro.

Il risveglio, quando stavi dormendo beato e ti svegliano e per colazione c’è sì del caffè ma poco altro, può non essere il massimo.

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Specie se poi, mentre stai mettendo a posto le sedie per prepararsi alla partenza, finalmente (per modo di dire) ti trovi un ragno a pochi dalla mano. E sei l’unico della compagnia ad avere problemi con gli aracnidi e nessuno sembra condividere il tuo terrore.

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“Ah, ma è un cucciolo” dirà Amy.

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Australia, 6. Kings Canyon & Mereenie Loop Road.

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La cosa più brutale di Kings Canyon è la salita che dà il via alla passeggiata più lunga (e migliore) delle tre disponibili.
Del resto, c’è poco da fare. Se vuoi salire in cima a un canyon le cui pareti superano i cento metri, da qualche parte devi cominciare. I locali la chiamano “collina spaccacuori”, ma forse esagerano un po’.
La salita è ripida, ma fattibile. Magari con calma, ma fattibile.
Certo, noi la facciamo di mattina, in inverno e fa così fresco che io sono coperto come Totò e Peppino a Milano. D’estate deve essere ben più impegnativa.

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Ma una volta che arrivi in cima, ogni fatica è ripagata dal fatto che ciascun centimetro dei sei chilometri della passeggiata è una specie di campionario di tutte le cose strepitose che possono fare la giusta combinazione di sedimenti, pressione, erosione, se dai loro la giusta quantità di tempo. Continua a leggere

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Australia, 5. Andiam, andiam, andiamo a campeggiar

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Toyota Landcruiser.
Quattro posti.
Cassone aperto.
Quattro ruote motrici.
Snorkel per non fare entrare acqua nel motore durante i guadi.
Bullbar per i canguri o altre bestie.
Se fossi Alan D. Altieri ora trovereste un sacco di dati tecnici sulla potenza del motore e altre cose così; ma siccome non ho trovato il modello preciso della macchina con cui Amy e Francesco si sono presentati all’Ayers Rock Resort tocca fare senza.
La macchina serve per il tour di tre notti nel Red Centre Way, la zona a sud di Alice Springs dove, oltre a Uluru, si trovano diverse meraviglie geologiche (in breve, l’Australia è praticamente un porno per geologi).
Prima di partire, saluto la civiltà entrando in shopping spree di calamite nel negozio del resort e giro un video della tristissima fontana che fa andare l’acqua in senso anti-orario per fare contenti tutti quelli che si domandano se davvero l’acqua nei lavandini nell’emisfero australe gira in senso opposto rispetto a qua (no, è una mezza leggenda urbana)

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Australia, 4. Uluru e Kata Tjuta (Sabbia rossa e deserto)

Australia Macchina - 1 di 1

In fin dei conti, è solo un grande sasso.
Una grande pietra rossa dai contorni arrotondati e la cima più o meno piatta, piazzata in mezzo al niente. Centinaia di chilometri di pianura tutt’intorno. Ci sono delle spiegazioni geologiche per cui Uluru (il nome originale di quella che gli australiani chiamarono poi Ayers Rock) ha la forma che ha e non è stata sbriciolata dall’erosione come tutto quello che doveva starle attorno (a eccezione del complesso di Kata Tjuta, di cui diremo più avanti), ma in fin dei conti ci interessano poco.
Quello che conta è il risultato, una bizzarria del caso che ha dotato l’Australia di una delle formazioni naturali più riconoscibili al mondo, giustamente considerata dai suoi primi abitanti un luogo ancora più “sacro” e importante di molti altri.
Solo un grosso sasso?
 Certo, ma a tutti piacciono le cose grosse.

Australia Macchina - 1 di 1 (1)

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