Recupero crediti – un racconto

  Nel 2010 partecipai a una specie di concorso di scrittura online, organizza da non ricordo più che azienda e gestito da Francesco Dimitri. Ogni settimana si riceveva una “carta” e si doveva fare procedere la propria storia secondo quella carta, per un numero molto basso di battute. Un buon esercizio. 

Ora credo che su web non ci sia più traccia di tutto ciò. Ma ho scoperto per caso di avere salvato tutto quanto. La mia storia era un fantasy, che riprendeva alcune cose di un racconto più lungo che stavo provando a scrivere nello stesso periodo. Con le limitazioni delle regole del gioco, lo svolgimento è per forza di cose un po’ concitato. Ma tutto sommato non è malissimo. Eccola qui.



Non riuscivo a capire a che punto fossi. La mia vita e la mia strada mi avevano portato fin là. Ma il bello stava per cominciare

Risalita
L’ultima cosa che ricordavo erano le nocche del marinaio, gigantesche, un attimo prima che mi colpissero. Era stato in gamba, pensai mentre mi tiravo in piedi. Dovevo essere rimasto svenuto per qualche minuto; non poteva essere andato lontano. Piotr era stato chiaro: nessuno va con le sue ragazze senza pagare. E recuperare i suoi soldi da quel dannato marinaio prima che ripartisse era il mio lavoro.

Attacco
Infatti eccolo lì, fuori dalla taverna dell’Oca che scherza con un gruppo di altri marinai. Cinque persone sono davvero troppe, visto che è bastato lui per mandarmi al tappeto. Mi nascondo nell’ombra di un vicolo e penso a cosa fare. Qualcuno mi si avvicina. Due uomini, gli abiti curati. Mi si piazzano davanti e sguainano daghe da sotto i mantelli. “Dovevi startene giù” mi dice uno dei due. Poi mi sono addosso.

La scelta
Fuggire o combattere. È la mia città. Sono i miei vicoli. Basterebbero due svolte e questi idioti sarebbero persi. Ma Piotr vuole i suoi soldi e io voglio sapere perché qualcuno sta cercando di sbudellarmi per proteggere un marinaio delle isole dell’est. Quindi resto. Estraggo il coltello appena in tempo per deviare il primo fendente. Il secondo uomo non riesce ad avvicinarsi, non trova lo spazio. Sono i miei vicoli.

Desiderio
Ci riprovano con un altro assalto, provano a stringersi per attaccarmi in due. Inutile. Mi basta un allungo per tagliare uno dei due sull’avambraccio e sfiorare l’altro, tanto sono stretti e impacciati. Poi la voce di una donna alle loro spalle: “Va bene, basta così”. Si bloccano, abbassano le armi. Dal buio non appare una donna, ma una dea. “Che cosa vuoi?” mi chiede. I soldi del marinaio, prima. Ora vorrei lei.

Successo
“Voglio i due assi d’argento che il vostro amico non ha dato a Yania” dico. È tutto quello che posso sperare di ottenere. Lei accenna un sorriso, lunghe dita affusolate frugano in una sacca di velluto nero. “Questo dovrebbe bastare” dice. Fisso incredulo la moneta d’oro che ora brilla nella mia mano, luccicante come fosse appena uscita dal conio. Non avevo mai visto una moneta simile. Non viene dalle isole dell’est.

Sogno
“Basta e avanza” dico. “Ma perché?” “Qualcuno ci ha chiesto di proteggere quel marinaio”. La donna fa un cenno ai suoi due compagni e se ne va. Resto solo a guardare la moneta e capisco. Cavalieri. Si muovevano e combattevano da Cavalieri. Era da molto tempo che non pensavo più a loro, al fatto che un tempo avevo cercato di essere uno di loro. Ma era stato solo un sogno da bambino. E il risveglio era stato brusco.

Speranza
Ed è brusco anche ora, il ritorno alla realtà. Tentacoli. Giganteschi. Emergono dalla strada come radici impossibili sotto al terzetto di Cavalieri e li lanciano in aria come pupazzi. Il vociare dei vicoli diventa una cacofonia di urla. Nella confusione, vedo il marinaio, sta scappando da questa parte. Non vede il tentacolo che sta per ghermirlo. Io sì. E per la prima volta posso fare qualcosa. Qualcosa da Cavaliere.

Cambio di vento
“Giù!” urlo al marinaio e mi butto sul tentacolo. L’impatto con la carne compatta, viscida e fredda è ripugnante e fa male come prendere un altro pugno in faccia, ma ce la faccio: lo devio quanto basta per permettere al marinaio di evitarlo. “Di là, svelto” gli urlo mentre mi rialzo. Questa roba è uscita dalla fogna che passa qui sotto, la prima cosa da fare è andare dove la fogna non passa. Se riesco ad arrivarci.

La scommessa
È il caos. Cadaveri. Urla. I tentacoli hanno creato un cratere. Un occhio giallo, enorme, mi fissa da sotto le lastre di pietra spezzate. Un tentacolo mi ondeggia davanti come un serpente. Sembra invitarmi a fare la prima mossa. Ma io ho solo un pugnale. Non posso far niente. O forse no. Mi volto. C’è un uomo dietro di me, lo sguardo fisso e le labbra serrate. Un mago? Un incantesimo? C’è solo un modo per scoprirlo.

Coraggio
Ce ne vuole di fegato per dare le spalle a un mostro con tentacoli grandi come gli alberi delle navi ormeggiate al porto. Ma quando è l’unica possibilità che hai per salvarti non è così difficile trovarlo. Sento il tentacolo vibrare alle mie spalle, ma io non sono più lì. Con un balzo sono alla gola di quello che spero sia il mago che ha dato vita a quell’orrore. I suoi occhi passano dalla fissità al terrore.

Il mondo aperto
La lama entra nella pelle tenera della gola dell’uomo. Crolla al suolo senza un lamento, inondato di sangue, mentre i tentacoli svaniscono. Resta solo quel grande buco in mezzo alla strada. E le persone morte. Il marinaio mi sta guardando. Pulisco la lama del coltello in uno straccio, lo getto via. “Mi hai salvato” dice “Perché?”. “Volevo vedere che si prova a fare il lavoro di un Cavaliere, almeno per una volta”.

Gli altri
Il marinaio sembra perplesso. “Cavaliere?” “Quei tentacoli hanno ammazzato fuori una squadra di Cavalieri che ti seguiva per proteggerti”. “Proteggere me? E perché? A chi può importare di me?”. Fantastico. In che razza di guaio mi sono andato a infilare? Intanto sta arrivando una pattuglia della Guardia Cittadina. Alla buon’ora. “Andiamocene” dico al marinaio “cercheremo qualcuno che ci aiuti a capire”

Affidamento
Ma chi è che ci può aiutare? E in che modo? I vecchi dicono che la città è viva e che sente i tuoi pensieri. Che se cammini e desideri qualcosa e non pensi a dove stai andando lei ti porterà dove hai bisogno. Forse questa notte è proprio quello che ci vuole. Andare. Non pensare. Da qualche parte finiremo. “Dove stiamo andando?” chiede il marinaio. “Nel posto giusto. Qualunque sia” rispondo.

Autoaffermazione
E il posto giusto lo riconosco solo quando ci passo davanti. Il Tempio dei Cavalieri. La facciata di marmo bianco è così pura che anche di notte sembra brillare di luce. Il grande portone di bronzo si spalanca davanti a noi. Sulla soglia c’è il Capitano dei Cavalieri e il suo seguito. “Ben ritrovato Rifieal di Halfwood” dice il Capitano. “Sei riuscito a portarci chi cercavamo”. E tutti sguainano le spade.

Amico
“Ma che cosa volete da me?” urla il marinaio. Già: che cosa vogliono i Cavalieri da questo ragazzo dalle spalle larghe, i capelli radi e i denti che ballano in bocca? “Due settimane fa la tua nave ha fatto sosta in un’isola disabitata dei mari dell’ovest” risponde il capitano. “E dei marinai scesi a terra tu sei l’unico che è tornato indietro. La cosa che avete svegliato ha ucciso tutti gli altri. Ha lasciato in vita perché potessi dare alla luce la sua progenie, che sta crescendo nel tuo petto. Ecco quelli che vogliamo: ciò a cui darai vita” “Quindi quella ferita era…” “Un’inseminazione. Presto da te usciranno i piccoli di un demone delle isole. Un’arma straordinaria da usare contro i nemici della Capitale.” Le ginocchia del marinaio cedono. Vomita. “Prendetelo” dice il Capitano ai suoi. “Non così in fretta” dice una voce alle mie spalle. Piotr. “Molto interessante Capitano” dice. “Ma il marinaio l’ha trovato un mio uomo. Spetta a noi.” Con Piotr ci sono almeno cinquanta uomini armati. Altrettanti Cavalieri escono dal Tempio con le spade in pugno. “Vedremo” dice il Capitano. Adoro questa cazzo di città. Sorrido e sguaino il pugnale. Poi il petto del marinaio si squarcia con un orribile suono liquido.

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Stronzi.

Quanto al no alla equiparazione matrimoni-unioni, Alfano sottolinea di sottoporre “questioni di buon senso. È ad esempio inutile imporre un obbligo di fedeltà nell’unione civile”.

Oltre alla stepchild adoption, l’altra fissa dei conservatori italiani baciapile era il terrore che le unioni civili assomigliassero troppo al matrimonio.
Perché in effetti se i due istituti sono sovrapponibili, non c’è motivo di averne due e tanto vale uniformare tutto al matrimonio civile. E, razionalmente, non ci sarebbe alcun motivo per cui lo stato, essendo laico (almeno sulla carta) non possa riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Volendo, senza neppure toccare la costituzione, che parla di “coniugi” e non di “marito e moglie” (però è una cosa un po’ oziosa: dubito che i costituenti, nel 1948, fossero così lungimiranti, ma semplicemente davano per scontato che “coniugi” indicasse un uomo e una donna) (certo, in Spagna per introdurre i matrimoni tra persone dello stesso sesso hanno cambiato “marito e moglie” in “coniugi” nella loro costituzione).
Razionalmente.
Ma non possiamo ignorare l’elefante in mezzo a piazza San Pietro.
Così, l’idea che lo stato possa riconoscere pari diritti ai sodomiti e alle tribadi è semplicemente fantascienza.
Siccome le forze politiche che dovrebbero essere progressiste o sono troppo deboli o sono troppo stupide o non sono, tocca andare a chiedere il permesso al baciapile per fare sì che si riconosca uno straccio di diritto anche a chi non è “normale”.
E ovviamente, a quel punto, te la fa cagare.
Sul piano pratico, ti dice di scordarti che una coppia di persone dello stesso sesso possa adottare il figlio naturale di uno dei due. Dici: “e quelle coppie che già si trovano in questa situazione?”. Quelle sono pregate di fare, cattolicamente, alla vecchia maniera: tenete la testa bassa e ringraziate il Cielo che non vi mandiamo i servizi sociali a portare via il pargolo.
Sul piano simbolico, ti chiede di baciargli le scarpe.
E ti fa levare questa cosa della fedeltà, che fa troppo matrimonio. Cito dal Post:

Una sentenza del 2008 della Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha anche dato una particolare interpretazione del concetto di fedeltà: «L’obbligo della fedeltà è da intendere non soltanto come astensione da relazioni extraconiugali, ma quale impegno, ricadente su ciascun coniuge, di non tradire la reciproca fiducia ovvero di non tradire il rapporto di dedizione fisica e spirituale tra i coniugi, che dura quanto dura il matrimonio». In questa sentenza il concetto di “fedeltà” è molto simile a quello di” lealtà” e, si legge, «impone di sacrificare gli interessi e le scelte individuali di ciascun coniuge che si rivelino in conflitto con gli impegni e le prospettive della vita comune. In questo quadro l’infedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia che si traduce nella capacità di sacrificare le proprie scelte personali a quelle imposte dal legame di coppia e dal sodalizio che su di esso si fonda».

In pratica, se passerà la legge così, lo stato dice a delle persone “il vostro rapporto è un po’ un capriccio, non avete quella dedizione che si chiede agli altri, quelli normali”.
Di fatto, l’unione civile diventa una specie di coinquilinaggio.

Ora, il Bomba come sceglie di raccontare questo accordo al ribasso, una cosa che nella migliore delle ipotesi va considerato come un piede nella porta?

Così:

A questi livelli di perculamento credo che nemmeno Berlusconi sia mai arrivato.

Comunque, come al solito, hanno vinto tutti.
Renzi può dire di avere fatto approvare le unioni civili.
Alfano e Giovanardi possono dire di avere impedito l’utero in affitto e, in generale, l’ennesima crisi di pianto isterico a Gesù e alla Madonna (i quali, detto tra noi, magari trarrebbero giovamento da una terapia con dei farmaci, se c’hanno ‘sta voglia di piangere costante).
I grillini possono dire che il PD ha preferito fare patti con Alfano.
Tutti.
Va beh, quasi tutti.
Ma non staremo davvero a credere che si faccia politica per i bisogni dei cittadini, n0?

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Idioti in Senato. Idioti ovunque.

Il M5S oggi aveva la possibilità di dimostrare di essere una forza politica con la volontà di modernizzare il paese (dando pure un bello schiaffo morale al pezzo di PD più odioso di tutti). Invece, ha scelto di esporre una legge che vuole dare diritti a cittadini che ne sono ingiustamente privati a tutta una serie di agguati che cercheranno di renderla inutilizzabile.
Come dei Giovanardi qualsiasi.
Uno può dire “eh, ma il super-canguro [sic] non è una bella pratica”.
Certo.
Ma cosa è peggio, per il Senato?
Secondo me, perdere tempo a votare emendamenti come questi:

7.128
MALAN
Al comma 1, lettera b), sostituire le parole da: «all’estero» al termine con le seguenti: «malattie sessualmente trasmissibili».

[il testo risultante è: «modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina della unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all’estero malattie sessualmente trasmissibili». Perché non c’è dell’omofobia, dietro all’opposizione al ddl Cirinnà, no. Figuriamoci. Me l’ha detto Giovanardi, quello per cui due donne che si baciano sono come uno che piscia per strada.]

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1.1109
MALAN
Al comma 2, sostituire la parola: «italiano»; con la seguente: «libico».

E tutti gli altri di cui avrete letto in queste ore, che quando non sono semplicemente tecnicismi molesti, denotano un feroce disprezzo nei confronti delle persone che stanno aspettando una cazzo e stracazzo di legge (per altro timidissima) che dia alle coppie di cui fanno parte almeno i diritti minimi.
Secondo me, in questa situazione, per rispetto nei confronti delle persone, era giusto fare qualsiasi cosa per evitare di perdere tempo dietro a dei bulletti dell’emendamento.
Per i senatori del Movimento 5 Stelle, che evidentemente hanno come allineamento morale Legale Fesso, no.
E quindi hanno preferito dare legittimità all’ostruzionismo di Giovanardi e compagnia ributtante, silenziosamente approvato dai “cattodem” (in questo caso, “catto” sta verosimilmente per “mentecatto”).

Oh, certo, pure l’ostruzionismo è una prassi parlamentare consolidata e sono certo di avere apprezzato in passato forme di ostruzionismo parlamentare nei confronti di leggi dei governi berlusconiani.
Ma qua stiamo parlando di fare ostruzionismo verso la concessione di diritti elementari.
Stiamo parlando di giochini parlamentari sulla pelle di gente che aspetta da trent’anni uno straccio di leggina che la renda uguale agli occhi dello Stato ai propri colleghi, vicini di casa, amici. Almeno nelle cose minime.
E una forza politica che ha passato anni a sfrantumarci, triturarci, sminuzzarci, omogeneizzarci, caramellarci (va beh, ci siamo capiti) i coglioni sul fatto che all’estero facevano cose meravigliose mentre “in Italia…”, questa stessa forza politica, messa davanti alla scelta se essere parte della soluzione o parte del problema ha scelto, perché è più “corretto”, di essere parte del problema.
Invece di aiutare la parte migliore di quella roba orripilante che è il PD a fare la cosa giusta ha scelto di dire a Giovanardi “eh, sì, dobbiamo discutere le tue idee”. Il tutto con una conoscenza, a quello che risulta, dei regolamenti parlamentari pari a quella che ho io delle regole del baseball.
Invece di piazzare l’Italia sulla mappa insieme ai Paesi che hanno una legislazioni sulle unioni tra persone dello stesso sesso ha scelto che vale la pena rischiare di lasciarci in compagnia dell’ex blocco sovietico, roba che neanche il PCI avrebbe mai sognato.

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“Ma noi vogliamo votare la legge così com’è”, dicono. Ma sono così stupidi da non capire che l’unico modo per poterlo fare era bypassare quell’orda di roba su cui, se non si trova una soluzione (improbabile) toccherà votare, con le incognite dei voti segreti, delle assenze e tutte quelle furbizie parlamentari che gli altri conoscono e loro no, perché per statuto possono essere stati al massimo rappresentanti di classe al liceo.

L’unica consolazione è che almeno si rendono conto della loro inutilità e restituiscono una parte dello stipendio.

ps: Giovanardi merda.

 

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Bonelliana – Gennaio 2016

Sergio_Bonelli_Editore

Con l’anno nuovo cerco di fare rivivere una rubrica che ha avuto vita brevissima: Bonelliana, le recensioni dei fumetti Bonelli che ho letto il mese precedente. Contiene Adam Wild, Le Storie, Nathan Never, Morgan Lost, Dylan Dog. Continua a leggere

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Family Day

Potremmo liquidare l’argomento “Family Day” dicendo che non a caso lo fanno al Circo. 

E non uno qualsiasi: quello “massimo”.

Potremmo.

Ed effettivamente è quello che faremo.

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Yado

locandina

Ci sono film di cui nessuno ha celebrato il trentennale.
Film che non avranno ristampe in Blu Ray con commenti, extra, immagine restaurata. E per fortuna perché sono bruttissimi.
Yado (o Red Sonja), sto parlando proprio di te.

"Non piangere, quel che è fatto è fatto"

“Non piangere, quel che è fatto è fatto”

Yado, uscito nel luglio del 1985 in America e poco dopo da noi, è uno di quei disastri ferroviari su pellicola che è veramente difficile riuscire a rivalutare, anche in questa epoca di ironia e distacco post-moderno. Perché la sua bruttezza non è figlia dell’essere troppo legato al periodo della sua realizzazione (anzi, sembra un film di dieci anni prima), non dipende da una storia piena di trovate improbabili (è semplicemente piatta e banale); è la pura e semplice noia di vedere alcuni pezzi legni aggirarsi su un set scambiandosi battute brutte senza il minimo impegno. Si salva giusto una messa in scena di un certo livello, con costumi e interi ricercati e dotati di una loro selvaggia nobiltà. Ma tutto il resto è noia.
No, non ho detto Hyboria, ma noia noia noia.

"Iz it a voman I zee beevore me?"

“Iz it a voman I zee beevore me?”

L’elefante in mezzo al bosco è Arnold Schwarzenegger. Doveva per motivi contrattuali un cammeo a De Laurentiis, una roba da una settimana sul set e poi via. Rimase in Abruzzo, dove si girava il film, un mese. In montaggio la sua parte fu estesa fino a farlo diventare uno dei principali comprimari del film, in scena per una buona ventina di minuti. In tutto il mondo il suo personaggio il suo personaggio si chiama Kalidor; nell’edizione italiana invece si chiama Yado ed è l’eroe titolare del film. Pare che esista una teoria propugnata da alcuni fan secondo la quale Kalidor/Yado sarebbe in realtà proprio Conan sotto mentite spoglie, facendo di questo il terzo film di Conan con Arnie. La verità è che il personaggio che interpreta è talmente neutro che potrebbe essere anche il vostro lattaio sotto mentite spoglie.

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“Frechete!”

La vera protagonista del film, Sonja, è un’esordiente Brigitte Nielsen ventiduenne, catapultata dagli studi fotografici al set cinematografico senza particolare preparazione. Sorprendentemente, una delle poche esperienze positive del film è scoprire che prima che si facesse impiantare due tacchini del giorno del Ringraziamento al posto delle tette, era una ragazza sì muscolosa e imponente ma anche parecchio aggraziata. Peccato che le sia pure toccato di recitare. E probabilmente è stata lei la ragione per cui Schwarzenegger non ha fatto troppe storie a prolungare la sua presenza sul set, visto che quando qualche anno fa il buon Arnie è stato sgamato come traditore seriale pure la Nielsen ha alzato la mano e ha detto “ah sì, ma pure mentre giravamo Red Sonja faceva delle robe con me”. Durante la promozione del film, Brigitte conoscerà Sylvester Stallone, che oltre a sposarla avrà la fenomenale intuizione di farla non-recitare in Rocky IV nel ruolo della moglie di Ivan Drago: un ruolo che prevede la più totale mancanza di espressioni facciali ed emozioni, nel quale effettivamente riesce a giganteggiare.
 Ma non divaghiamo.

Giustamente cerca di non farsi riconoscere con una maschera

Giustamente cerca di non farsi riconoscere con una maschera

L’antagonista, la malvagia regina/strega cripto-lesbica, è interpretata dalla stessa attrice che nel primo Conan interpretava Valeria, Sandahl Bergman. Qui le avevano offerto il ruolo della protagonista, ma probabilmente dopo aver letto il copione deve avere detto “no, guarda, faccio la cattiva” per dare meno nell’occhio.

Bikini chainmail!

Bikini chainmail!

Il film fu accolto bene, nel senso che comunque nessuno cercò di ammazzare i responsabili. Su Rotten Tomatoes vanta un mirabolante 15%. Schwarzenegger racconta di averlo usato come deterrente con i suoi figli: “Se vi comportate male vi chiudo in camera vostra e vi faccio vedere dieci volte di fila Yado”. L’allora moglie di Schwarzenegger, scrollando desolata i maestosi palchi, sentenziò: “Se non ammazza la tua carriera questa roba qua non so proprio che altro potrebbe riuscirci”.
Credo che nemmeno Italia Uno negli anni ottanta e novanta lo trasmettesse frequentemente, nonostante il richiamo che potrebbe esercitare Schwarzenegger.
Si parla da anni di un remake, o meglio di un nuovo film dedicato a Red Sonja, che è titolare di una serie a fumetti di un certo successo nel suo campo. A un certo punto doveva girarlo Rodriguez, poi mi sa che non se ne sia fatto più niente.
Da allora, Schwarzenegger si è tenuto più che alla larga dal fantasy. Abbiamo avuto davvero un terzo film di Conan, che è riuscito a sprecare Jason Mamoa (che era un cimmero fantastico, molto vicino alla visione di Barry Windsor Smith) costruendogli attorno un fantasy dozzinale molto lontano dall’essenza della sword and sorcery. Forse avremo un nuovo Conan con Schwarzenegger, ma quasi inizio a disperare.
Così Red Sonja/Yado resta lì, figlio ripudiato che ha soffiato in solitudine sulla sua trentesima cartolina, in uno di quegli squallidi residence di periferia fatto di riedizioni in dvd da due soldi in cui vivono i film che nessuno vuole rivedere, nemmeno per farsi due risate.

Buon compleanno, vecchio.
Ti è andata male, sono cose che succedono.

(questo post dovevo pubblicarlo l’anno scorso, poi mi sono dimenticato. Così ora Yado/Red Sonja non può neanche vantare un post commemorativo nell’anno giusto)

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Quando David Bowie era somigliantissimo alla Duse (e l’aereo sopra il palco)

La Stampa di Torino non è solo un giornalaccio il cui direttore propala la peggiore propaganda razzista coloniale e il cui vicedirettore è quel monumento al populismo di Massimo Gramellini*, ma ha il pregio di avere digitalizzato e messo online l’intero archivio, dal 1867. Questo permette di fare delle divertenti ricerche che hanno per tema “la prima volta che La Stampa ha parlato di gente famosa”. Anni fa ci feci un post parecchio divertente da scrivere (e pare anche da leggere), Quando i Beatles erano un duo di urlatori, che ha anche avuto un seguito un po’ meno brillante.
In quei post mancava David Bowie. Come ne avrà parlato per la prima volta La Stampa?
Così, il 18 febbraio dei 1973, in un articolo sulle nuove tendenze in America, firmato da Lietta Tornabuoni.

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Due gocce d’acqua, lui e la Duse.

Eleonora Duse

Eleonora Duse

Il camaleontico Duca Bianco

Il camaleontico Duca Bianco

Non conoscevo invece la foto di Keith Moon che cita, ma è meritevole e molto meglio della descrizione, perché non è abbracciato a un enorme Topolino ma coricato su una pelle d’orso.

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Qui deve essere dopo il tranquillante per cavalli

Va decisamente meglio il 1 maggio dello stesso anno, con la recensione di Aladdin Sane (in una pagina degli spettacoli e cultura che vi consiglierei di guardare per le locandine dei film).

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Già che ci siamo, e i Motörhead? Niente di divertente negli articoli, ma chi doveva promuovere il concerto torinese del 26 marzo 1980 sapeva certamente fare il suo lavoro.

L'aereo sul palco costava meno di Concato.

L’aereo sul palco costava meno di Concato.


* E con questo incipit dovrei essermi assicurato almeno un paio di “ma come si fa andare oltre le prime due righe?” nei commenti.

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