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Autodifesa – Ottobre 2011

"Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare, zecca di merda! E te là dietro, omnia sunt communia, pure le mazzate, quindi adesso arriviamo"

Bentornati su Autodifesa, la rubrica dei libri di questo blog che ha come titolo una citazione sbagliata, perché la frase di Woody Allen è “leggo per legittima difesa” e non “per autodifesa”. Mi ci sono voluti dieci mesi per capire perché tutte le volte che scrivevo il titolo sentivo qualcosa di stonato, ma alla fine ci sono arrivato. Scommetto che a Nick Hornby queste cose non succedono.

More about Non ti meriti nullaNon ti meriti nulla” di Alexander Maksik (e/o) è uno di quei libri che ti spiazzano per il gap culturale tra il mondo dell’autore e quello del lettore. Uno dei suoi protagonisti, Will Silver, è infatti un giovane professore che insegna letteratura in un liceo internazionale di Parigi; non so se l’autore non ne dice esplicitamente l’età nelle sue prime apparizioni o se mi era sfuggito il dato, ma io sono arrivato a tre quarti del libro convinto che avesse minimo quarant’anni, età che immaginavo giusta per un “giovane” insegnante che ricopre, già da qualche tempo, un ruolo di responsabilità in una scuola di un certo livello. Poi a un certo punto ho letto che aveva trentadue anni e ci sono rimasto un po’ così.
Problemi generazionali a parte, il romanzo di Maksik non brilla di originalità, perché ruota attorno a una relazione tra il suddetto professore e una studentessa della scuola, ma recupera raccontando questa storia con un intreccio di punti di vista (quelli dei due amanti e quello di uno studente di origine araba affascinato da Silver) gestito con oculatezza e che serve anche a parlare di responsabilità, reputazione, crescita. Non è il genere di romanzo che di solito mi andrei a cercare ma è ben fatto e sono contento che qualcuno (grazie Silvia) mi abbia detto “toh, leggilo”.
More about InvisibileIn alcuni aspetti ci sono dei punti di contatto con “Invisibile” di Paul Auster (Einaudi), che porta all’estremo il gioco dei punti di vista con lo scopo di raccontare una storia in cui la “verità” è probabilmente impossibile da stabilire oggettivamente, ma resta solo una convinzione del singolo lettore. “Invisibile” racconta una storia che si dipana nel corso di quarant’anni, iniziando nella New York della fine degli anni Sessanta e spostandosi a Parigi prima e su un’isola del Pacifico poi. Auster impiega, non senza una giustificazione narrativa che lo tiene lontano dallo sterile esercizio di stile, tre tipi di narrazione: in prima, in terza e anche in seconda persona.
Date le premesse, si potrebbe pensare che il romanzo sia un pedante esercizio intellettualistico. E invece Auster, benché abbia comunque ambizioni alte, riesce a costruire una struttura narrativa che affascina, in cui rivelazioni ed enigmi sono dosati secondo il ritmo di un thriller (e alla fine una delle letture possibili è proprio che il romanzo sia un thriller raccontato da un’angolazione diversa da quella che ci si aspetterebbe), con personaggi ben descritti e vividi. È quel genere di libro che vorrei trovare più spesso, godibile e allo stesso tempo stimolante per come racconta il modo in cui si raccontano storie e si (ri)costruisce il mondo grazie a esse.

More about ACABLa prima volta che ho sentito parlare di “Acab” di Carlo Bonini (Einaudi) è stato quando nell’homepage di Repubblica.it c’era tra le notizie un suo pezzo, quello relativo alla trascrizione (?) di messaggi del forum interno della Polizia di Stato. Una decisione editoriale che lasciava parecchio perplessi perché “Acab” era presentato come “romanzo” e Bonini è una delle firme di punta delle inchieste di Repubblica, quindi si creava uno spiacevole cortocircuito tra fiction e giornalismo. Ora che l’ho letto, mi rendo conto che il problema è complesso e merita un discorso un po’ più articolato. Continua a leggere

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