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Ruled by demency

Proprio mentre Nonciclopedia e Vasco Rossi firmano il trattato di pace in un tripudio di miccette, in “sciopero” entra Wikipedia Italia.
Al momento in cui scrivo, tutte le pagine dell’enciclopedia italiana rimandano a un comunicato che spiega in che cosa consista il comma 29 del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, in discussione in questi giorni alla Camera:

Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.

Una cosuccia da niente che fa sì che se per esempio Massimo Carlotto dovesse capitare su questo blog, e leggere questa frase:

Non credo che Carlotto sia particolarmente misogino, ma semplicemente deve essergli scappata la mano nel voler rimarcare quanto Giorgio Pellegrini, il suo protagonista, e il mondo siano malvagi.

potrebbe, nel caso si senta offeso o mal rappresentato, costringermi a pubblicare una smentita. Automaticamente. Entro 48 ore.
Non so che cosa accadrebbe se, putacaso, lo facesse mentre sono in vacanza senza possibilità di leggere la posta elettronica. Immagino oscuramento del sito, multa, confino a Ponza dei parenti prossimi.
E tutto questo senza che ci sia possibilità di appello da parte mia o una decisione di una terza parte imparziale.
Metilparaben ha messo in piedi un divertente post didattico sulla faccenda, che mostra che buffo pasticcio rischiano di diventare le pagine web nei prossimi giorni.

Ma qual è lo scopo di un provvedimento simile? Al di là del rendere un sacco incasinati gli scazzi tra utenti “comuni”, intendo.
Se già parlare di gente con tempo e soldi per farti scrivere lettere dagli avvocati può comportare dei rischi ora, con questa norma non c’è nemmeno più bisogno che uno ti mandi delle diffide, per infilarti nei pasticci. Quindi di conseguenza scrivere di più o meno chiunque rischia di diventare fonte di scocciature.
Il potere della scocciatura non è una cosa da poco; i suoi effetti a lungo termine li potete vedere nelle statistiche sulla lettura in Italia, per esempio.
Infatti, dopo la Riforma luterana, la Chiesa cattolica si trovò per vari motivi a poter esercitare un controllo molto forte dal punto di vista temporale solo sulla penisola italiana; e decise di schermarla il più possibile dagli influssi provenienti da oltr’alpe, lande temibili che pullulavano di gente che scriveva e leggeva un sacco. I libri diventarono così uno dei principali interessi dell’inquisizione e nel 1558 venne pubblicato il temutissimo “Indice dei libri proibiti”. Aggiornato spesso per adeguarsi alla pubblicazione di nuovi titoli, l’Indice portò all’idea che il possesso e la lettura di libri fossero attività che rischiavano di attirare le attenzioni dell’autorità e provocare problemi. Quindi la cultura italiana si atrofizzò e si provincializzò perché, per esempio, erano proibiti tutti i libri prodotti da determinati stampatori europei.
E il risultato a lungo termine è che tutt’ora il libro e la lettura in Italia sono cose un po’ da gente stramba che ha voglia di perdere del tempo (e questo da prima della televisione, complici anche tassi di alfabetizzazione agghiaccianti, simpatica conseguenza del fatto che nel mondo cattolico manco hai bisogno di saper leggere perché la Bibbia te la legge il parrocco). (Dovremmo chiedere i danni di guerra alla Santa Sede, altro che l’Ici).

Ecco, secondo me l’idea che c’è sotto a una legge stupida stupida stupida come questa (ho già detto “stupida”?) è qualcosa di simile: mettere le persone davanti a un timore immediato.
La rettifica così formulata (48h, automatica) è la stessa che si applica ai quotidiani (anche se avete mai visto una smentita pubblicata nella stessa posizione della notizia?).
Ma un conto è una testata giornalistica, che ha una struttura ed eventualmente può permettersi spese legali, e un conto è l’intera galassia di blog, siti e affini, situazioni diversissime tra loro per dimensioni, scopi, utenza.
A me va benissimo che se uno scrive delle cose che oltrepassano il diritto di espressione e violano il diritto all’immagine di qualcuno ci siano delle conseguenze; ma deve deciderlo un soggetto esterno.
Dare a qualsiasi imbecille la possibilità di ottenere smentite da chiunque solo perché sì è stupido.
(Comunque se passerà questa legge ci saranno un sacco di opportunità comiche, vedrete) (ma anche un sacco di tristezza infinita)

PS: la legge 223 del 1990, sul sistema radiotelevisivo (la famosa Mammì), dà facoltà ai soli telegiornali di chiedere un parere terzo al Garante sulle richieste di rettifica (art. 10):

Fatta salva la competenza dell’autorità giudiziaria ordinaria a tutela dei diritti soggettivi, nel caso in cui il concessionario privato o la concessionaria pubblica ritengano che non ricorrono le condizioni per la trasmissione della rettifica, sottopongono entro il giorno successivo alla richiesta la questione al Garante che si pronuncia nel termine di cinque giorni. Se il Garante ritiene fondata la richiesta di rettifica, quest’ultima, preceduta dall’indicazione della pronuncia del Garante stesso, deve essere trasmessa entro le ventiquattro ore successive alla pronuncia medesima.

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