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Lemmy (1945 – 2015)

Huty18405 031

Foto di Chalkie Davies

We are Motörhead and we are gonna kick your ass.
Lemmy si presentò così, sul palco del Gods of Metal 1999. Passò i 90 minuti successivi a mantenere la promessa.
A un certo punto, durante non so più che pezzo, dalla folla davanti a me sbucò una ragazza, bellissima, in canottiera e short di jeans, con appiccicato un attempato biker che la tampinava cercando di palparla a dodici mani (nonostante ne avesse una occupata da una lattina di birra). Lei, esasperata, si voltò e gli assestò una sacrosanta ginocchiata nelle palle così forte che nel backstage qualcuno deve essersi accasciato per il dolore. Lui mollò l’assalto per un attimo, mentre lei si dileguava. Poi si fece una risata, buttò giù una sorsata di birra e se tornò verso la mischia.
Credo che una scena del genere non potesse verificarsi che durante un concerto dei Motörhead.

(Born to raise hell sta lì perché è uno dei miei pezzi preferiti e credo che oggi OverkillAce of Spades siano dappertutto; e perché ricordo che sempre durante quel concerto quando la suonarono non riuscii più a capire se saltavo perché volevo farlo o perché mi stava tremando l’asfalto sotto i piedi)

(Bonus: il videogioco del 1992)

 

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The day the music died. Twice.

L’8 dicembre, oltre a essere una festa religiosa su cui la gente di solito ha le idee poco chiare (è il giorno in cui viene concepita Maria che è, i soliti raccomandati, immune dal peccato originale, non quello in cui l’angelo mette incinta Maria) è la Giornata Nazionale di Sparare ai Musicisti.
Tutti sanno di John Lennon, ma pochi sanno che il vero assassino non è Mark Chapman bensì Stephen King. Quest’anno sono 30 anni tondi tondi e il livello di moleste celebrazioni zuccherose del Cristo Ateo sarà ancora più elevato del solito.
A me questo tipo di glorificazione fa un po’ ridere, perché Lennon era un personaggino abbastanza lontano dal santino che ne è stato fatto nel corso degli anni. Sia nei turbolenti anni di Liverpool prima e Amburgo poi (dove i Beatles vissero da Rolling Stones tra amfetamine, prostitute, malavitosi e spacciatori), sia in quelli successivi.
Una delle infamie più memorabili perpetrate ai danni di Paul McCartney all’epoca in cui i Beatles stavano andando in frantumi è la registrazione di The Long and Winding Road, canzone che Macca aveva pensato perché diventasse uno standard per i Grandi Cantanti. E che, incidentalmente, Phil Spector o non Phil Spector, è una lagna mortale. All’epoca i quattro volevano tornare alle registrazioni in presa diretta, così Ringo suona la batteria, George la chitarra, Paul il piano e John Lennon il basso.
Il risultato è questa traccia, in cui il basso fa un po’ di tutto fuorché le note giuste (ed è facile immaginare John che sogghigna mentre sbaglia).

Ian McDonald, autore del monumentale e fondamentale “Revolution in the head”, in cui analizza tutte le registrazioni dei Beatles, definisce quello di Lennon un vero e proprio sabotaggio per rendere inutilizzabile quello che doveva essere un demo e che poi ha finito per diventare la traccia vera e propria. A me fa impazzire la “scivolata” a 1:03, che non c’entra nulla.  Comunque, le foto del Getty sono bellissime (occhio che parte Imagine a tradimento).
C’è anche un curioso aneddoto sul giovane John raccontato da Lemmy nella sua autobiografia. In pratica, i giovani Beatles sono al Cavern a suonare, tra un pezzo e l’altro un tizio urla “Lennon sei un frocio”. Lennon mette giù la chitarra, scende e chiede chi è stato. Si fa avanti uno e dice “Sono stato io, e allora?” BAM! BAM! Due craniate sul naso, il “Liverpool kiss”. E poi di nuovo sul palco. “Qualcuno ha qualcos’altro da dire? No? Ok. Il prossimo pezzo è Money”. Living life in peace, yu-hu, uhuhuh.

Ma l’8 dicembre 2004 a Columbus, Ohio, è morto, ucciso a colpi di pistola sul palco, Dimebag Darrell, chitarrista dei Pantera.
Spiegare il ruolo dei Pantera nell’evoluzione del metal alla fine degli anni ottanta in poche parole non è semplicissimo. Ascoltare Vulgar Display of Power è molto più semplice e divertente. Qui magari basta dire che per qualche anno prima che il mondo del metal piombasse nella più bieca restaurazione ottantiana, i Pantera sono stati la bandiera di uno svecchiamento del genere, di un metal che non sembrava la caricatura di qualcosa. Poi sono arrivati gli Hammerfall.
A ogni modo, Dimebag come chitarrista aveva tutto: un immenso senso del ritmo, velocità e ignoranza e un suono enorme (dato, almeno fino al 2004, solo da amplificatori a transistor; cosa molto inusuale visto che di solito i chitarristi prediligono quelli a valvole). E poi è stato seppellito in una bara dei Kiss.
Uno dei progetti a cui aveva lavorato prima di morire era il disco di Southern Metal Rebel meets Rebel, insieme al cantante country David Allan Coe e al batterista e al bassista dei Pantera.
Che è un bel disco cialtrone e rumoroso e divertente. E che spiega che i cowboy si bombano più droga che i musicisti rock.

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Post for Lennon

La faccio breve, che di lacrime su John Lennon ne avrete lette a milioni, oggi.
Quello che Mark Chapman ci ha portato via nel 1980 è stato, soprattutto, una persona intelligente e tagliente, neanche tanto sottilmente stronza e assai più vera del santino che è diventato dopo la sua morte.

C’è un aneddoto che racconta Lemmy dei Motorhead nella sua autobiografia che mi piace sempre ricordare.
Siamo a prima che i Beatles vengano presi sotto l’ala di Brian Epstein e ripuliti. Sono un gruppo di quattro tizi che si sono fatti le ossa suonando nell’angiporto di Amburgo, tra papponi, puttane, marinai ubriachi e criminali. A un certo punto, tra una canzone e l’altra, qualcuno urla “Lennon sei un frocio!”. John mette giù la chitarra, scende dal palco, va da un tizio gli chiede “sei stato tu?”. Quello dice di sì e STUD!, si prende una craniata in faccia (il “bacio di Liverpool“). Poi Lennon se ne torna sul palco e riprende a suonare.

(C’è anche il Lennon fragile e insicuro, però, che quando sente 4th Time Around, una canzone di Bob Dylan che sembra Norwegian Wood e in cui c’è il verso “io non ho mai chiesto il tuo appoggio tu non chiedere il mio” va in paranoia, convinto che la “quarta volta” del titolo si riferisca alle quattro canzone ispirate allo stile di Dylan da lui fin lì composte e che la canzone sia un messaggio per lui)
(l’emulazione di Lennon per Dylan si spingerà fino a innamorarsi di Yoko Ono. “Se lui ha avuto il coraggio di accoppiarsi con Joan Baez”, deve avere pensato, “io non posso essere da meno!”)

(poi c’è anche il Lennon che un giorno convoca d’urgenza una riunione della Apple Music per annunciare i presenti che è giunto alla conclusione che lui è Gesù Cristo)

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