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In Dublin fair city (2 di 3)

Eravamo rimasti, sconsolati, a metà dell’Ha’Penny Bridge a guardare i lucchetti mocciani.
Attraversato il ponte, siamo di nuovo a Temple Bar, che essendo giusto le dieci e venti ha l’aria di una casa di studenti fuorisede il mattino dopo una festa. Sonnecchiosamente le bancarelle di roba per turisti mettono fuori la loro mercanzia, mentre gli spazzini si danno da fare per ridare una parvenza di ordine alle strade (Dublino è mediamente sporca, cosa in cui ricorda un po’ Genova). Iniziamo, già che ci siamo, la ricerca di magneti da frigo, sia per uso personale sia come regalo a chi ama riceverne, e abbiamo un primo assaggio di un problema che ci perseguiterà per tutto il giorno: i magneti da frigo in vendita a Dublino fanno mediamente schifo. Anche per la media dei magneti da frigo. Sono giganteschi, obbligatoriamente in rilievo e brutti (il meno peggio sarà un Temple Bar Pub in rilievo, con la sua facciata rossa e una bicicletta appoggiata che non credo sia una citazione di De Andrè; e uno piatto con una pubblicità della Guinness d’annata). Io per conto mio mi compro un paio di spilline, un “pog ma thoin” e un “I’ll be Irish in a few beers” (e finalmente mi daranno una bicicletta), da mettere rigorosamente in Italia perché va bene essere turisti ma fare la figura di quelli che girano a New York con la maglietta I ♥ NY no. Vediamo anche le prime bancarelle di un mercato di cibo che si svolge il sabato in zona, ma siamo ancora provati dalla colazione e rifuggiamo la vista del cibo, puntando invece decisi verso il Dublin Castle. Al Dublin Castle non entriamo per la visita. Ci limitiamo a gironzolare nei cortili, guardiamo da fuori la torre medievale e ci godiamo la giornata fredda ma soleggiatissima. Dedichiamo qualche minuto anche a ispezionare il gift shop, che trabocca ovviamente di magneti improponibili.

Le tende proseguivano sul lato sinistro

Sulla strada per il Trinity College, su Dame Street, c’è l’accampamento di Occupy Dame Street, la branca dublinese del movimento Occupy (gli “indignados”) che si è collocata davanti alla Central Bank. Dopo un boom nel corso degli anni Novanta, l’Irlanda si è trovata parecchio inguaiata dal punto di vista economico: quando l’acronimo era ancora PIGS era lei la I (le altre ovviamente erano Portogallo, Grecia e Spagna) (cheap holidays in other people’s misery). Ora le I sono due e noi siamo l’altra. Rispetto alla sua controparte bolognese della primavera del 2011, questo accampamento si presenta molto strutturato: ci sono una quindicina di tende, attorno alla quale è stato eretto un recinto per impedire l’accesso agli estranei. Le tende sono montate non sul marciapiede ma su bancali di legno, per garantire un minimo di isolamento termico. Una tenda più grande ospita la dispensa degli occupanti, mentre fuori dal recinto c’è un banchetto con volantini e un foglio dove lasciare il proprio indirizzo email. I pali della luce lì attorno sono coperti di manifesti e infografiche.

tipo questa. Avrei voluto fermarmi a fare due chiacchiere, poi ho visto che gli dobbiamo un sacco di soldi e ho soprasseduto, che magari poi me li chiedevano a me

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