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I libri dell’estate – parte terza (e ultima)

Ok, ora sono in pari. Evidenziato il Gran Figo.

Italiani brava gente – Angelo Del Boca (Neri Pozza)
La storia del nostro Paese è sempre un argomento interessante, per il semplice fatto che alla stragrande maggioranza è sostanzialmente ignota in molte sue parti. Per esempio quelle relative alle nostre imprese belliche non propriamente eroiche. Del Boca stila un catalogo di alcuni dei crimini di guerra compiuti dall’unificazione in poi, partendo con la guerra al brigantaggio (che fu di fatto una specie di guerra civile) e arrivando alle imprese coloniali in Africa e alla seconda guerra mondiale. Un utile appunto per ricordarsi pagine poco note della nostra storia.

La melancolia del corpo – Shirley Jackson (Minimum Fax)
Racconti inquietanti e surreali, in cui l’autrice smonta la realtà e la ricostruisce, dotandola di nuova coerenza, in mondi che tanto più sono simili a quello reale tanto più sono inquietanti per i dettagli che li differenziano.

Il sogno di Naarom – Marco Redaelli (Edicolors)
È il romanzo di esordio, uscito per una piccola casa genovese, di un ragazzo di 18 anni. L’ho letto perché me l’ha mandato un amico che ci lavora. Cosa c’è di buono? Che riesce a gestirsi una storia piuttosto lunga – anche se qualche sforbiciata si poteva dare – e che si è premurato di ambientarla in un mondo che sembra il Giappone che si vede nei manga e negli anime di ambientazione scolastica. E c’è anche un personaggio davvero riuscito (il ratto parlante). Di male c’è che la scrittura ha dei frequenti momenti di cedimento, vuoi verso la “purple prose” vuoi verso il parlato o il cliché e che diversi passaggi della trama avrebbero avuto bisogno di personaggi delineati meglio e meno bidimensionali per essere credibili. In più, il libro è funestato da una quantità di errori editoriali un po’ troppo alta e il risultato complessivo è ancora amatoriale. Però il ragazzo ha della stoffa, se riuscisse a maturare potrebbe fare qualcosa di interessante.

I ragazzi del massacro – Giorgio Scerbanenco (Garzanti)
Scerbanenco ai vertici assoluti della sua durezza. L’inizio, con la descrizione della scena del delitto (una professoressa di una scuola serale stuprata e massacrata dai suoi alunni), è un pugno nello stomaco. E il resto del romanzo contiene scene da girone dantesco, come il lungo interrogatorio notturno dei sospetti. Oltre a uno sviluppo rigoroso e impeccabile degli aspetti dell’indagine. Il ritratto della società che emerge dal romanzo è spaventoso e senza appello, tanto più perché Scerbanenco non calca mai la mano al punto di diventare caricaturale, ma resta sempre, pur nell’orrore e nella disperazione che racconta, assolutamente sobrio. Un capolavoro.

Se consideri le colpe – Andrea Bajani (Einaudi)
Un giovane italiano va in Romania, dove la madre, imprenditrice, è morta durante uno dei suoi lunghi soggiorni di lavoro. Una storia tenue, dove il dolore privato per la perdita diventa il pretesto per raccontare il rapporto tra i due paesi, il mondo degli italiani che vanno ad aprire fabbriche in Romania. Scritto molto bene, riesce a trattare due temi sensibili senza mai scadere nel patetismo o nel didascalico.

L’inattesa piega degli eventi – Enrico Brizzi (Baldini & Castoldi – Dalai)
Enrico Brizzi si cimenta con l’ucronia: l’Italia non ha perso la seconda guerra mondiale, il fascismo non è mai caduto, le colonie d’Africa sono diventate saldamente italiane. Per raccontare la vita oltremare si inventa la storia di un giornalista sportivo mandato a seguire il campionato africano, fatto di squadre miste (malviste dal regime) e di squadre di purissima razza italica. I pregi sono che riesce a cogliere del calcio quel senso profondo (e un po’ idealizzato) di epicità e appartenenza – tanto che ha affascinato me che sono stato tre volte allo stadio, tutte prima dei 14 anni – e una costruzione credibile della vita nelle colonie. Il difetto è che alcuni passaggi sembrano essere funzionali, più che alla storia, alla dimostrazione delle ricerche fatte per l’ambientazione. Il bilancio è però positivo e il romanzo mette in mostra un lato piuttosto inedito di Brizzi (che comunque è sempre stato sbagliato identificare solo con “Jack Frusciante”).

Men and cartoons – Jonathan Lethem (Minimum Fax)
Raccolta di racconti. Di cui ricordo piuttosto poco, se non che il primo gira attorno al gioco di società che io conosco come “lupus in tabula” e altri probabilmente come “lupi”, “licantropi” o simili.

I tre moschettieri – Alexandre Dumas (Mondadori)
Il problema grosso è che Dumas veniva pagato un tot alla riga. Quindi succede che ci siano delle parti meravigliose, che sono quelle per cui il romanzo è diventato celebre, e delle parti di una noia mortale che servono solo a fare volume. E spesso le seconde sovrastano le prime, purtroppo.

Verso occidente dirige l’impero il suo corso – David Foster Wallace (Minimum Fax)
È un’operazione complicata, una specie di meta-romanzo che dialoga con un racconto di John Barth e ha al suo interno una digressione sulla meta-narrativa. Ha degli spunti molto buoni e molto divertenti, ma nel complesso mi sono un po’ perso e annoiato…

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