L’egoismo e le chiese bruciate

Due cose sugli attentati in Norvegia.

1. For the greater good

Come ci si poteva immaginare, Libero e il Giornale si sono comportati secondo la loro mission editoriale di stronzi, entrambi arrivando in edicola con delle prime pagine che davano per certa la matrice islamica degli attentati (il Giornale poi ha ristampato la prima pagina). Dovendo poi metterci una pezza, hanno detto che comunque è vero, Al- Qaida non c’entrava, ma… per Magdi Allam il razzismo è colpa del multiculturalismo (che è come dire che l’omofobia è colpa dei froci che vanno in giro mano nella mano; ma in più lo dice che se passa mentre un pazzo stufo del multiculturalismo si mette a sparare per strada è assai probabile sia una delle prime vittime). Poi a un certo punto ci si è messo pure Vittorio Feltri, con un articolo di cui nessuno credo sentisse il bisogno:

Ho letto in giro parecchie critiche a questo pezzo, ma mi pare che restino tutte un po’ in superficie (del tipo “avrei voluto vedere lui, in quella situazione”); io ho un’idea un po’ più radicale della cosa.

Ora, quali sono per Breivik i requisiti del Cavaliere di Sta Minchia?
Identificarsi con gli altri e sacrificarsi per loro. Non sto scherzando, ho cercato “selfish” nel papello:

The purpose of the Justiciar Knight is to heed the call of his people in an unselfish manner. He is the protector of his people, culture, country, of European Christendom and civilisation.

We must fight on behalf of our brothers and sisters because the great majority of our women, the ignorant, the weak, the impaired, the cowardly and the selfish are either unable or unwilling to fight.

L’egoismo è anche citato esplicitamente in relazione al multiculturalismo:

These are the British people who suffer the consequences of multiculturalism so those who do not can appear virtuous and righteous with their “we’re all equal” mantra whilst acting as superiors who feather their own nests and lie and deceive at every turn to protect their own selfish interests.

Ora. Vogliamo dare tutte le attenuanti del caso a Feltri? Cioè che è un signore in abbondante età da pensione, che fa caldo, che nel suo partito di riferimento volano così tanti pugnali che sembra di stare nell’omonima foresta? Diamogliele, tanto i testi producono senso al di là delle intenzioni dei loro autori. Forse Feltri voleva fare solo il pezzo o tempora o mores un po’ alla Alberoni. Ma gli è andata malissimo, perché il senso prodotto è questo: all’indomani dell’uccisione di 93 persone per mano di uno che non puoi nemmeno definire folle perché è di una lucidità agghiacciante, il quotidiano italiano più vicino (eufemismo) al governo in carica è uscito con un pezzo che, volente o riflette, riflette gli ideali dell’autore della strage.
Non male, davvero non male.

2. Norvegian wood (isn’t it good?)

Mi stupisce molto che il massacro di Oslo abbia fatto cascare dal pero quintali e quintali di commentatori, tutti pronti a dipingere una Norvegia tipo villaggio dei puffi, arrivando al massimo a citare l’ondata di giallisti scandinavi come segni premonitori.
C’è una storia che è abbastanza premonitrice e che credevo fosse ben più diffusa.
Toccherà raccontarla qui per sommi capi, che il libro che la tratta più diffusamente ce l’ho in coda di lettura (ma primo devo finire il restante 70% dell’ultimo libro di George R.R. Martin, che è infinito).
È la storia di Kristian Larsson Vikernes, alias Varg Vikernes, alias Count Grishnackh, alias Burzum, nato nel 1973 dalle parti di Bergen. Vikernes fu uno dei primi membri della scena black metal norvegese, scena che oltre che per la musica si distinse per una certa propensione all’attivismo extra-musicale. Tipo dare fuoco alle chiese. Hai gioco facile, in Norvegia: ci sono questi capolavori medievali interamente in legno che bruciano che è un piacere, come quella che diede inizio, il 6 giugno 1992, alla serie, a Fantoft. Non era tanto il satanismo a spingere questi gesti quando un più sentito paganesimo misto a nazionalismo:

I am not going to say that I burnt any churches. But let me put it this way: There was one person who started it. I was not found guilty of burning the Fantoft stave church, but anyway, that was what triggered the whole thing. That was the 6th of June and everyone linked it to Satanism … What everyone overlooked was that on the 6th June, 793, in Lindesfarne in Britain was the site of the first known Viking raid in history, with Vikings from Hordaland, which is my county … They [the Christians] desecrated our graves, our burial mounds, so it’s revenge

Nel 1993 Vikernes uccide in una lite Øystein Aarseth, in arte Euronymous, fondatore dei Mayhem, altro gruppo delle scena, e proprietario di un negozio di dischi e di un’etichetta discografica. Ventitré coltellate, di cui sedici alla schiena.
I sospetti cadono immensamente su di lui, già sott’occhio per la faccenda delle chiese, e quando la polizia va a perquisire casa sua trova circa 3.000 munizioni e 150 kg di esplosivo. A cosa servivano? Lo racconta in un’intervista del 2009 lo stesso Kristian (che odia il suo nome di battesimo per ovvi motivi e per questo l’ha cambiato in Varg, lupo):

I was getting [the explosives and ammunition] in order to defend Norway if we were attacked any time. During the Cold War, the United States and the Soviet Union could have decided to attack us. We have no reason to trust neither the government, the royal family or the military because of what happened last time we were attacked. We are left to ourselves

Interessa?
Al processo prende la pena massima, 21 anni, per l’omicidio e gli incendi. Insieme a lui viene condannato un complice per l’omicidio e un altro per gli incendi (per i quali però si è sempre dichiarato innocente).
In carcere incide dischi, non più black metal ma dark ambient perché gli unici strumenti che può usare sono sintetizzatori. Poi succede che:

In October 2003, Vikernes failed to return to his low-security prison in Tønsberg, Norway after having been granted a short leave. He was found riding in a stolen Volvo car, which, according to the media, contained an unloaded AG3 automatic rifle, a handgun, numerous large knives, a gas mask, camouflage clothing, a laptop, a compass, a Global Positioning System, various maps and a fake passport (it is thought that Vikernes came to be in possession of this equipment by means of a military barracks). For this thirteen months were added to his sentence, and he was then moved to a maximum-security prison in Trondheim. He was subsequently moved again, this time to Tromsø Prison.

Il fatto un detenuto in permesso sia riuscito a procurarsi tutta quella roba è qualcosa che fa pensare che forse in Norvegia non è che sia tutto così rose e fiori e che i gruppi di estrema destra abbiano reti abbastanza attive.
Vikernes comunque è in libertà vigilata dal maggio del 2009, dopo aver scontato 15 anni di carcere.
Il carcere non sembra avere ammorbidito certe sue idee. Anzi. Nel novembre del 2009, presentando il suo nuovo disco, scriveva:

As You might already know, my dear ladies and gentlemen, and other individuals too, I am no friend of the modern so-called Black Metal culture. It is a tasteless, low-brow parody of Norwegian so-called Black Metal anno 1991-1992, and if it was up to me it would meet its dishonourable end as soon as possible. However, rather than abandon my own music, only because others have soiled its name by claiming to have something in common with it, I will stick to it. The “black metallers” will probably continue to “get loaded”, “get high”, and in all other manners too behave like the stereotypical Negro; they will probably continue to get foreign tribal tattoos, dress, walk, talk, look and act like homosexuals, and so forth.

Pare che una sua fissa sia diventata il fatto che il metal, derivando dal rock, sia comunque una musica da negri; nel 2004 diceva che:

The “metal heads” tend to behave like a bunch of “White Niggers”, so to speak, with their sex, drugs and rock’n’roll culture.

Ma non sono solo le fisse musicali a colpire. Appena fuori di prigione scrive anche che:

I am no longer imprisoned by the criminal anti-Norwegian regime in Norway.

Le ultime parola credo piacerebbero molto a Breivik.
Con questo (è sempre bene mettere i puntini sulle i) non credo che Vikernes c’entri qualcosa con l’attentato di Oslo e il massacro sull’isola. Non ho alcun elemento per dirlo e, al di là del nazionalismo, mi sembra che da un lato abbiamo un pagano e dall’altro un tizio che addirittura rimprovera il papa di essere troppo debole e tollerante nei confronti dell’islam. Non so nemmeno se si parlerebbero, questi due.
Però mi sembra che in entrambe le storie ci sia qualcosa in comune, nell’ossessione per la purezza, l’accumulo di armi come mezzo di difesa di un’identità minacciata, il considerare il proprio stato nemico di un’idealizzata nazione.
E forse sarebbe bastato aver seguito un po’ di riviste metal negli anni 90 per non stupirsi più di tanto.

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8 commenti

Archiviato in musica, società

8 risposte a “L’egoismo e le chiese bruciate

  1. TheBlackMonk

    O forse basterebbe ricordarsi che tutti i nazi fanno così. Il loro fuehrer aveva cominciato cristianissimo per poi passare ad un finto paganesimo esoterico quando aveva scoperto che il papa non si divertiva come lui a sbudellare ebrei. In ammmerica al paganesimo non ci arriveranno mai, ma il tizio di Oklahoma City aveva paro paro le stesse idee di sti imbecilli. Secondo me l’unica soluzione per sta gente è imbottirli di LSD, chiuderli in una stanza blindata con molte armi cariche e dire che i mussulmani comunisti negri stanno arrivando per stuprarli. Tempo 10 minuti hanno fatto tutto da soli…

    • Grazie!
      Tra l’altro appunto, come mi fanno notare anche via mail, Breivik è decisamente filo-israeliano (sono ammirato dalla descrizione che fa Vikernes delle macchinazione ebraiche: se davvero si fanno tutto quel culo a favorire ora i cristiani ora i musulmani magari se lo meritano anche di governare l’Universo)

  2. uriele

    L’ebreo tipo di Burzum e’ un simpatico incrocio fra Light di Deathnote, Ozymandias, John Doe e il Mule… Spero li mettano nella stessa cella e girino un reality

  3. Barbara

    A me quello che ha colpito nell’articolo di Feltri è che usa le stesse argomentazioni che si sono usate contro gli Ebrei nei campi di concentramento. Alcuni chiedevano come mai non si erano ribellati, loro erano così tanti e i kapò così pochi, avrebbero potuto ribellarsi in massa sapendo che qualcuno sarebbe stato sacrificato ma gli altri si sarebbero salvati e si insinuava un certo egoismo e vigliaccheria da parte del popolo ebreo. Non credo sia casuale la coincidenza delle argomentazioni, anche perché l’articolo di Feltri è assolutamente fuori tono rispetto alla vicenda. Cioè, come dire… non è esattamente quello il punto degli avvenimenti no? Peraltro mi fa venire in mente che al tempo dell’11 settembre girava voce che i passeggeri a bordo di uno degli aerei erano riusciti a far mancare il bersaglio agli attentatori pur sacrificando le loro vite. E anche rispetto ai pompieri che hanno lavorato alle 2 torri si parla spesso di eroismo (giustissimo peraltro). Insomma, quello dell’eroismo è un topos evidentemente ancora molto presente nella società occidentale e Feltri forse sa come maneggiarlo… no?

    • L’argomentazione nazista era la prima cosa che mi era venuta in mente. Però volevo evitare la reductio ad hitlerum, perché avevo l’idea che ci fosse una vicinanza più specifica con il caso singolo. E infatti.
      ovviamente l’eroismo, il sacrificio di sé per il bene collettivo sono tratti ricorrenti di un sacco di narrazioni.
      Da quello che ho capito dell’armamento del tizio, lo scenario che propone Feltri è una roba da prima guerra mondiale, l’assalto baionetta tra i denti al nido di mitragliatrici.
      Però grazie al cielo non riesco a pensare come Feltri e proprio non so che diavolo gli sia saltato in mente; più probabilmente è solo un’espressione di quel “buon senso” cinico e stronzo da chiacchiere al bar tra uomini di mondo.

  4. Barbara

    Ah, e poi dimenticavo i 300 alle Termopili, altro esempio di eroismo di chi si sacrifica…

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