Archivi categoria: società

Breve storia di lunghi rapimenti

Stamattina, trovo in un articolo su Repubblica una notizia che mi incuriosisce. Silvia, ora Aisha, Romano non è il primo ostaggio italiano che si converte all’Islam durante un rapimento, ma il terzo in un anno.

Immagine

Mi incuriosisce per almeno due motivi; il primo è che ho vaghi ricordi della liberazione di Tacchetto e della compagna e praticamente nessuno di quella di Sandrini. Indice che probabilmente i loro casi, nonostante il lunghissimo rapimento di quest’ultimo, hanno ricevuto molta meno attenzione pubblica di quella che ha invece ricevuto lei.
Il secondo è che anche nel caso di Tacchetto non ricordavo di avere sentito niente riguardo a una conversione.
Così, ho fatto una ricerca sugli articoli all’epoca della loro liberazione: in quelli di Sandrini non se ne parla, nemmeno quando a ottobre è stato processato per reati commessi prima della sua partenza per la Turchia.
Idem per Tacchetto: niente alla liberazione/fuga, niente neanche dopo.
Entrambi, al rilascio, si sono presentati con la barba lunga con i baffi corti, alla maniera islamica (secondo la tradizione, Maometto la portava così). Un segno di appartenenza come la veste indossata da Silvia (a quel punto) Aisha Romano al suo arrivo in Italia.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in società

Lo spostamento

Idiocracy doveva essere una satira, sta diventando un documentario

Molto di quello che fa Matteo Salvini non è nuovo e, in diversi campi, è già stato fatto da vari suoi predecessori, da Berlusconi a Minniti. Lui ci mette, di suo, dell’«ignoranza», che di questi tempi si porta molto, e rende tutto molto più esplicito e sgradevole.
Però, se andiamo a vedere al di là degli aspetti di costume, persino del più becero clientelismo (il Papeete è di proprietà di un amico di Salvini, neo deputato europeo per la Lega e tra i beneficiari dell’abolizione di vendita di drink nei locali dopo le 3 di notte – “perché da papà preferisco che sia un barman professionista a dare un cocktail a mio figlio che un immigrato”), fa tutto parte di un processo – iniziato non certo con Salvini – di trasferimento del potere dall’istituzione alla persona.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in internet, politica, società

Meno eroi, più moltitudine

La sorte della comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, dopo la notte tra il 28 e il 29 giugno in cui ha attraccato nel porto di Lampedusa senza il consenso delle autorità per porre fine al ridicolo braccio di ferro messo in scena dal governo italiano, è regolamentata di diritti e dai doveri di cui gode una cittadina europea, che è anche parte di un’organizzazione che ha potuto e potrà operare sull’opinione pubblica.
La sorte dei migranti che erano a bordo della Sea Watch invece è quella di persone che come mettono piede sul territorio europeo sono di fatto in balia di tutto un sistema di “accoglienza” nel quale hanno molti doveri e pochissimi diritti. Per ora verranno portati all’hotspot di Lampedusa, una sorta di carcere, e da lì in poi chissà. Potrebbero essere trasferiti in altre strutture, in Sicilia o nella penisola, venire ridistribuiti in Europa a seconda delle disponibilità, oppure scappare o essere rimandati al paese di origine o in Libia.
Della loro sorte sapremo pochissimo, a differenza di quella di Carola Rackete.

Risultati immagini per repubblica salvini carola


Questo perché ormai il racconto dell’immigrazione si è concentrato su uno scontro che prima era tra governo e Ong, poi è diventato tra Salvini e Ong e ora tra Salvini e “Carola”. In tutto questo continua a mancare la voce dei veri protagonisti: le persone che cercano una nuova vita in altri posti. Li sentiamo parlare rarissimamente, non sappiamo quasi nulla di loro, delle loro aspirazioni, delle loro vite.
Anche nel caso della Sea Watch 3, a parte un appello, loro sono rimasti sullo sfondo quando erano a bordo, anche nel tifo social dei sostenitori di “Carola”, e lo resteranno anche dopo.
Mentre invece il cuore della questione sono loro, non è dare uno smacco a Salvini o ai razzisti. È permettere a delle persone di trovare una vita normale; e per farlo non bastano i “porti aperti”.
Va rivisto tutto il sistema dei visti e dell’accoglienza, per permettere alle persone di arrivare in Europa con sicurezza, senza finanziare organizzazioni criminali e con la possibilità di prendere in mano le proprie vite.
Senza di questo, continueremo a fare il tifo per gli eroi contro i cattivi e poco più.

Lascia un commento

Archiviato in politica, società

L’ignoranza è una trappola

Il modello – ideale – degli stati moderni si basa sulla sinergia tra tre elementi:

  • L’istruzione, che forma cittadini in grado di formarsi un’opinione analizzando le nozioni che riceve dall’informazione, al fine di votare con la maggiore consapevolezza possibile per i propri rappresentanti nelle istituzioni;
  • L’informazione, che contestualizza la propaganda prodotta dai partiti politici, la analizza, la verifica e fa da “cane da guardia” al potere. Lo Stato sostiene il sistema dell’informazione di diversi orientamenti politici, al di là del mercato, perché è dal mosaico risultante che viene fuori qualcosa il più vicino possibile alla “verità” (con tutte le virgolette del caso)
  • La politica, nel senso dell’insieme dei partiti, organizzazioni finalizzate a fare eleggere i propri rappresentanti per poter prendere decisioni per il benessere dello stato – a seconda della propria visione del mondo.

Li ho elencati da quello di livello più elementare a quello più alto. Va da sé che se si demolisce il primo livello, poi vacilla tutto il resto.
Per esempio, nel momento in cui si dà un valore strumentale all’ignoranza, intesa come richiamo reazionario al ridurre tutto il mondo alle proprie intuizioni e pulsioni, si fa passare l’idea che l’istruzione sia un trucco per mistificare il naturale stato delle cose. È uno dei grandi trionfi della destra, da sempre: far passare le proprie idee reazionarie e conservatrici come “naturali” e tutto il resto come sofisticazione. Ed è quello che fanno le varie pagine FB dedicate all’ignoranza, che creano un umorismo tutto basato sull’idea che ci siano cose “sane e buone”: a tutti piace mangiare carne, a tutti piace fare commenti pesanti sulle donne, a tutti piace risolvere i problemi tirando dritti (la campagna “bomberista” di Gilette Italia), a tutti piace prendere in giro i “marocchini”, i negri, le femministe, gli slavi, ecc. È la stessa palude in cui sguazza la propaganda del ministro degli interni sul web.

Oggi, in un’intervista a Repubblica, lo spiegano benissimo due illuminati maestri della complessità culturale del mondo contemporaneo, Dolce e Gabbana.

Ovviamente, è una cazzata. È chi non sa che, per definizione, è più probabile che cada vittima dei propri preconcetti. Come appunto ci hanno mostrato splendidamente i due stilisti con l’epocale campagna pubblicitaria cinese, una vicenda dalla quale non hanno evidentemente capito nulla.
Spiace anche che la loro sparata venga presa così, acriticamente, e diventi una “provocazione” con tanto di titolone; spiace perché è segno di un giornalismo che non si accorge nemmeno di chi sta lavorando, consapevolmente o meno, per scavargli la fossa.

1 Commento

Archiviato in politica, società

State guardando il Salone dalla parte sbagliata

“Guardami mamma, mi intervistano alla radio e dico che sono fascista!”

La scelta del Comitato d’Indirizzo del Salone del Libro di Torino di non escludere la casa editrice Altaforte, diretta emanazione di CasaPound, è ormai passata in secondo piano rispetto alle successive dimissioni di Christian Raimo, le quali a loro volta hanno innescato quello che ora sembra una specie di derby dell’antifascismo tra (in primo luogo) gli autori che hanno scelto di non confermare la loro presenza al Salone e quelli che sostengono che non si debba abbandonare il campo.
Polemica scatenata da un appello di Michela Murgia che inizia nel peggiore dei modi possibili, cioè ridicolizzando la posizione di chi ha scelto di non partecipare (“Se Casa Pound mette un picchetto nel mio quartiere che faccio, me ne vado dal quartiere?”) e che forse poteva essere evitata con un minimo di coordinamento in più.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in politica, società

Tutti amano gli italiani!

Nella narrazione della nostra identità nazionale, noi italiani siamo un po’ schizofrenici. Da un lato rivendichiamo un ruolo fondamentale nell’arte e nella cultura che affonda le radici nell’impero romano e nel rinascimento, dall’altro ci dipingiamo come una specie di comic relief della storia. Siamo quelli che siamo stati colonialisti, ma buoni, che siamo usciti dalle rovine della seconda guerra mondiale rifacendo il Paese più bello che prima con tanta inventiva e simpatia… siamo buffi e simpatici a tutti, con tanto cuore!

Resta sempre un po’ sullo sfondo quel piccolo particolare di quando abbiamo inventato il fascismo e regalato al novecento la ricetta per l’inferno, ma sono dettagli.

Anche ora, nell’attacco dei terroristi nazisti a Christchurch abbiamo lasciato qualche impronta, ma non ce ne preoccuperemo troppo.

Su uno dei caricatori c’era il nome di Luca Traini, ma è solo perché all’esterno non leggono la nostra stampa e non sano che non era un terrorista imbevuto di ideologia xenofoba, ma un povero ragazzo di provincia che ha solo preso troppo a cuore una orribile storia di cronaca nera (per la stessa ignoranza, le guerre tra Venezia e Ottomani vengono prese per uno scontro di civiltà e non per un più prosaico prosecuzione del commercio con altri mezzi)

E in un paesaggio del manifesto dei terroristi c’era un riferimento alle ONG che sono complici dell’immigrazione clandestina che, ça va sans dire, è un complotto per eliminare i bianchi dall’Europa. Si tratta di una convinzione criminogena che giusto la settimana scorsa Bonafede ha ricordato che è stata espressa da Luigi Di Maio per primo, e non dalla Lega.

Anche questo, però, ci scivolerà addosso, come ci scivola addosso il nostro passato di colonialisti che comprano bambine come “spose” perché “là si usa così”, come andiamo in giro a dire che in fondo Mussolini era ok fino a che non si è fatto traviare da Hitler, ecc. ecc.

Lascia un commento

Archiviato in società

Vittime

fucilazione-a-Dane-31-luglio-1942.jpg

Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič, Edvard Škerbec.
Con l’avvicinarsi del Giorno del Ricordo, cioè la giornata di commemorazione delle vittime (italiane) delle foibe costruita a tavolino dalla destra per avere un contraltare alla Giornata della Memoria e a tutte quelle sgradevoli immagini di ebrei morti, compresi quelli catturati o traditi dagli italiani, la foto qui sopra tornerà a comparire un po’ ovunque come simbolo dei crimini di guerra commessi ai danni degli italiani.
Da parte, nello specifico, di quei cinque nomi slavi, che corrispondono ad altrettanti carnefici pronti a sparare? Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in società, Uncategorized