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Chile (8) – Isola di Pasqua (1)

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La prima cosa da sapere per arrivare all’Isola di Pasqua è che, di fatto, ci si arriva solo da Santiago. La seconda è che, nonostante sia territorio cileno dal 1888, i voli per Rapa Nui partono dal terminal dei voli internazionali.
Noi, non avendo capito nulla, invece ci ritroviamo la mattina della partenza, fatto il check-in e passati i controlli di sicurezza, nella zona delle partenza nazionali con in mano uno di quei fogli per l’immigrazioni sul modello statunitense (quante notti stai, dove stai, hai capito che non puoi stare di più di quello che dici, ecc) che nessuno ci ha ancora controllato. Non solo: sui monitor il nostro volo non compare proprio.
A quel punto, visto che per caso siamo davanti a un punto informazioni della compagnia aerea, facciamo due domande e scopriamo che, in effetti, siamo nel terminal sbagliato.
Per fortuna, dopo avere chiesto informazioni a tutto il personale dell’aeroporto, siamo riusciti a trovare il terminal giusto, altrimenti il nostro viaggio all’isola di Pasqua finiva prima di cominciare (e principalmente per colpa mia, che non avevo capito le indicazioni della tizia al check-in).

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La storia dell’Isola di Pasqua è oggetto di uno dei capitoli più noti di Collasso di Jared Diamond e l’isola in generale è universalmente nota come “luogo misterioso”. In realtà, l’unico mistero è perché la sua storia sia ancora considerata un mistero, visto che  origine, funzione e declino dei moai (i “testoni”) sono stati da tempo chiariti. Ci sono alcuni buchi, certo, nelle vicende dell’isola immediatamente dopo il primo contatto con gli europei, ma quelli derivano dal fatto che la popolazione originaria, i rapanui, sia stata decimata dai mercanti di schiavi peruviani a fine Ottocento prima che gli antropologi potessero iniziare a fare delle ricerche un po’ più serie. Continua a leggere

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Chile (7) – Interludio a Santiago

P8190988.jpgA separare il soggiorno nel deserto di Atacama e quello sull’isola di Pasqua abbiamo infilato una mezza giornata a Santiago. Io ero convinto di avere prenotato un albergo dentro all’aeroporto, in realtà scopriamo che si trova a qualche chilometro da lì, in mezzo al niente.
È uno di quegli albergoni di catena che la gente prenota unicamente perché arriva con un aereo tardi o deve ripartire presto il mattino dopo; ci appioppano una stanza con due letti matrimoniali, il secondo dei quali diventa quello per gli zaini (perché è giusto che anche loro possano riposarsi.

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Chile – 6 – Atacama (4)

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La cosa migliore dell’ultima escursione nei dintorni di San Pedro di Atacama è questa: si parte alle 8.30 e non nel cuore della notte.
Per giunta, quando arriva il minivan scopriamo che la nostra guida è di nuovo Pablo, con cui ci eravamo trovati un sacco bene e con cui ci fa piacere chiudere il ciclo desertico della vacanza.
Tutto bene-bene, quindi?
Insomma: c’è un po’ di timore perché oggi arriveremo fino a 4.800 metri e il giorno prima Lucilla sopra i 4.000 ha sofferto un po’ e perché l’escursione viene presentata come la più avventurosa tra quelle offerte da Cosmo Andino. Ma soprattutto c’è molto timore quando Pablo ci saluta e ci dice: “Oh, oggi siete quasi tutti italiani!”
“Buona fortuna,” gli rispondo io, ma in realtà è a me che la auguro.
Però, spoiler, per fortuna andrà benissimo perché i compagni di escursione sono:
– la coppia di signori milanesi con figlia con la quale già avevamo fatto un’escursione, assolutamente piacevoli;
– una famiglia con padre olandese, madre torinese e due bambini sabaudo/neederlandesi;
– una coppia trentenne di nuova borghesia borghesia cinese da manuale.

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In primo piano, un’animita abbastanza minuta

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Chile – 5 – Atacama (3)

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Non giriamoci attorno.
Nulla fa più “vacanze” di quei momenti in cui sei a 4.300 metri d’altezza, sono passate da poco le 7 del mattino, fuori ci sono dodici gradi sotto zero e prima di scendere dal minivan la guida sta spiegando che cosa fare se qualcuno viene investito da un getto di acqua rovente (mi pare che l’importante fosse avere abbastanza salsa verde, ma potrei sbagliarmi).
Tutto questo succede quando siamo arrivati alla zona di geyser nota come El Tatio, a un’ottantina di chilometri da San Pedro de Atacama, sulle Ande.
El Tatio (a parte l’articolo, il nome è in lingua atacamena e sembra che significhi qualcosa come “il forno”, oppure “apparire”, ma forse anche “scottatura” o “nonno”) è la zona di geyser più grande di tutto l’emisfero australe, con un’estensione di ben 30 kmq. È anche quella più alta al mondo (insieme a un’altra in Bolivia) e circa l’8% di tutti i geyser conosciuti al mondo si trovano in questa zona. Continua a leggere

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Chile – 4 – Atacama (2)

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Saluti da Socaire

Prima che sorga il sole, San Pedro de Atacama già brulica di vita.
Se si pul definire “vita” il via vai di minivan che fanno la spola da un albergo all’altro a raccogliere i turisti. I più furbi aspettano il suono del clacson dentro, al calduccio delle loro stanze (qualcuno direttamente a letto, dove dorme ancora, e bisogna tornare a prenderlo dopo). Altri, invece, li vedi battere i piedi e i denti per il freddo fuori dal portone. Tipo noi.
Si sa come vanno queste cose. Ti dicono che passeranno a prenderti tra le 6.30 e le 7.10, quindi metti la sveglia alle 5.30 per essere a fare colazione alle 6. La colazione è un momento molto surreale, intanto perché tutti gli alberghi o simili di San Pedro te la servono a partire dalle 4.30; in secondo luogo perché la signora ti illustra che cosa puoi prendere ed è tipo “ecco, qui c’è l’acqua calda, lì le bustine di tè, qui il caffè solubile, il cacao, le foglie di coca”. Tu annuisci, uomo di mondo, e guardi quel barattolo pieno di foglie mezze secche come se fossi Pablo Escobar e fossi abituato a valutare la qualità di intere partite solo con un’occhiata. Però sai benissimo che quella stessa foglia, che qua e in altri paesi dell’America Latina è assolutamente legale (fino a che non la usi per produrre cocaina), è illegale più o meno in tutto il resto del mondo.

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Chile – 3 – Atacama (1)

La prima volta che ho sentito parlare del deserto di Atacama era il 1992, nel secondo incontro tra Dylan Dog e Martin Mystère. La pagina qui sotto contiene una verità (è una delle zone più aride della Terra) che serve a far passare meglio una beffa: il Pisum alatum non esiste, ma è una specie inventata da Guido Nolitta (ovvero Sergio Bonelli) in un episodio di Zagor.

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Cosa c’entra questo con il nostro viaggio? Quasi nulla, però è una bella coincidenza che il numero di pagina sia il 23, perché è il numero preferito di Lucilla, essendo la sua data di nascita.
Nella “divisione” delle zone del viaggio in Cile, il deserto di Atacama era un po’ di pertinenza di Lucilla, nel senso che è stata lei che, dopo che abbiamo prenotato i voli, un giorno mi ha mandato un messaggio con scritto: “Mi dai carta bianca per organizzare le escursioni nel deserto?”.
Lo sventurato rispose (positivamente) e, nel tempo che ci ho messo a rendermi conto che potevo essere stato imprudente, già Lucilla mi chiedeva di confermare il mio peso, il passaporto e i dati dell’assicurazione di viaggio. A quel punto ho preferito non sapere nulla di quello che ci avrebbe aspettato, almeno fino a che non saremmo stati sull’aereo per Calama, da cui poi si arriva a San Pedro de Atacama.
Quando l’ho scoperto, ho immediatamente rimosso l’informazione. Continua a leggere

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Chile – 2 – Valparaiso

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Il 14 agosto mi sono appena svegliato; è abbastanza presto perché abbiamo in programma di andare a prendere il pullman per Valparaiso e dobbiamo muoverci per tempo.
Sono ancora a letto che scorro la timeline di Facebook sull’iPhone e a un certo punto leggo che è crollato un ponte a Genova. “Ma che è ‘sto ponte Morandi?” mi chiedo. Sono nato e cresciuto a Genova ma non avevo mai saputo come si chiamasse il ponte dell’autostrada.
Lo scenario, come si vede dalle foto, è un misto di apocalisse e assurdità: sotto quella pioggia e quel cielo grigio che dovrebbe appartenere più all’inverno in cui mi trovo che non all’estate ligure, i frammenti del ponte crollati nel letto del Polcevera sembrano qualcosa uscito da un film a basso costo, che nasconde i limiti degli effetti speciali dietro alla scarsa visibilità. Continua a leggere

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