I libri letti nel 2018 – il meglio

Stando a Goodreads (che va bene il ritorno al blog, ma Anobii non è più cosa) (comunque c’è gente che usa ancora last.fm, ho visto) nel 2018 ho letto 93 libri. La lista dettagliata con i voti si trova là, qui faccio solo un riassunto dei titoli che si sono meritati secondo me il massimo dei voti.

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Fantascienza non è una parolaccia

Ragazze elettriche di Naomi Alderman è un bel romanzo di fantascienza, che traccia una bella parabola (beffarda) sul potere, sul rapporto tra i generi e persino su come la storiografia sia un riflesso del mondo che la produce.

Solo, stona un po’ che nelle prime tre righe dell’aletta dell’edizione italiana si sia sentito il bisogno di dire che non è proprio un romanzo di fantascienza, eh. E comunque ha anche vinto un premio!

Ma, no: Ragazze elettriche è un romanzo di fantascienza (proprio da definizione, perché c’è una spiegazione scientifica del fenomeno che racconta), che sarebbe potuto tranquillamente uscire in Urania o per Zona 42 (per la quale è di recente uscito un romanzo di Alessandro Vietti che presenta un simile intreccio tra potere fisico, politico e costruzione della verità, appunto Il potere).

Ripetiamolo tutti insieme: “fantascienza non è una parolaccia”

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Chile (9) – Isola di Pasqua (2)

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Per il secondo giorno all’Isola di Pasqua abbiamo un programma che prevede, dopo la gita organizzata del giorno precedente, di farne una in autonomia a Orongo, che è facilmente raggiungibile a piedi da Hanga Roa.
Al risveglio è ancora buio, non perché ci alziamo presto ma perché il fuso orario dell’isola prevede due sole ore di distanza dal Cile mentre dovrebbero essere di più. Così, il sole tramonta presto e sorge tardi.

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Ricky e Toto (ho paura che non siamo più nel Kansas)

Mentre ci prepariamo la colazione la nostra cucina viene invasa da uno dei due cani dell’albergo, un simpatico e vispo bassotto, che scappa da un’esuberante bambina italiana che ha deciso che è il suo giocattolo. Offriamo ospitalità al bassotto (Toto, ma la bimba continua a chiamarlo Totò), che dopo un po’ viene raggiunto dal suo compare, Ricky. Ricky è un barboncino anzianotto, timorosissimo e con qualche problema di tremolio alle zampe. Già che stiamo preparando i panini per il pranzo serviamo una piccola colazione a base di prosciutto cotto anche a loro due.
Quando sorge il sole il tempo non è dei migliori. Nuvole, qualche goccia di pioggia, ma niente di preoccupante: abbiamo già visto il giorno prima che nella stessa giornata può esserci il sole, piovigginare, poi di nuovo il sole, ecc. In fondo, sei in mezzo all’Oceano e non c’è nulla che possa bloccare eventuali perturbazioni. Continua a leggere

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Titolista, ti voglio parlare

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Nella vicenda dell’asilo nido di Codroipo c’è da fare una netta distinzione tra due piani.
Il primo è quello politico, con la giunta di centrodestra che cancella una proposta di aggiornamento al regolamento dell’asilo che prevedeva la “la presenza di materiali ludico-didattici che fanno riferimento alle diverse culture”. Senza dubbio si tratta di un atto minimo nella forma ma ostile nelle intenzioni, in senso identitario.
Il secondo è quello giornalistico, perché il Messaggero Veneto ha deciso di raccontare questa fatto (la cancellazione della proposta di aggiornamento del regolamento di un asilo nido comunale di un paese del Friuli di 16.000 abitanti ai più noto perché l’anagramma del suo nome è una bestemmia) con l’immagine dei “bambolotti dalla pelle scura” vietati. Dalle prime righe dell’articolo visibili prima del paywall si capisce che chi ha scritto l’articolo era conscio che quell’immagine era una proiezione della realtà (anche se forzata: di fatto il testo emendato non vieta alcunché).
Presentata in questo modo, la vicenda si è sparsa nella prateria della comunicazione in rete come un incendio estivo, con una serie di titoli-fotocopia sulle testate online, a loro volta ripresi al volo su twitter e facebook da migliaia e migliaia di utenti, in buona fede.
Questo è uno di quei casi in cui poi arriva il Gramellini/Serra/MattiaFeltri a fare la lezioncina sui social che propalano bufale, quando invece tutta la vicenda nasce da una leggerezza squisitamente giornalistica che si sposa alla perfezione con le dinamiche dell’informazione ai tempi della sua diffusione digitale.
L’articolo confonde lo spazio della cronaca con quella del commento, il titolista prende l’aspetto più semplificato della questione, decine e decine di testate riprendono il titolo e l’articolo senza fare troppi controlli. Da lì, la ricetta per il disastro è servita: l’immagine di squadre di vigili che girano per gli asili a sequestrare bambolotti con il colore della pelle troppo scuro si impianta immediatamente nell’immaginario collettivo e diventa “reale”. Continua a leggere

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Un po’ di cose sui Queen?

Senza entrare nel dettaglio di quello che penso di Bohemian Rhapsody, il biopic sui Queen e Freddie Mercury che suscita sentimenti forti come neanche la nuova trilogia di Star Wars (il mio consiglio è: pensate che sia ambientato nel Queen Cinematic Universe, non nel mondo reale), ecco alcuni episodi della storia della band che sarebbe stato divertente vedere sul grande schermo (c’è una foto NSFW, più sotto).

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Two naughty boys in Kensington. Christmas Eve 1969

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Freddie Mercury e Roger Taylor che gestiscono un banchetto di abiti usati al Kensington Market. Continua a leggere

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Chile (8) – Isola di Pasqua (1)

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La prima cosa da sapere per arrivare all’Isola di Pasqua è che, di fatto, ci si arriva solo da Santiago. La seconda è che, nonostante sia territorio cileno dal 1888, i voli per Rapa Nui partono dal terminal dei voli internazionali.
Noi, non avendo capito nulla, invece ci ritroviamo la mattina della partenza, fatto il check-in e passati i controlli di sicurezza, nella zona delle partenza nazionali con in mano uno di quei fogli per l’immigrazioni sul modello statunitense (quante notti stai, dove stai, hai capito che non puoi stare di più di quello che dici, ecc) che nessuno ci ha ancora controllato. Non solo: sui monitor il nostro volo non compare proprio.
A quel punto, visto che per caso siamo davanti a un punto informazioni della compagnia aerea, facciamo due domande e scopriamo che, in effetti, siamo nel terminal sbagliato.
Per fortuna, dopo avere chiesto informazioni a tutto il personale dell’aeroporto, siamo riusciti a trovare il terminal giusto, altrimenti il nostro viaggio all’isola di Pasqua finiva prima di cominciare (e principalmente per colpa mia, che non avevo capito le indicazioni della tizia al check-in).

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La storia dell’Isola di Pasqua è oggetto di uno dei capitoli più noti di Collasso di Jared Diamond e l’isola in generale è universalmente nota come “luogo misterioso”. In realtà, l’unico mistero è perché la sua storia sia ancora considerata un mistero, visto che  origine, funzione e declino dei moai (i “testoni”) sono stati da tempo chiariti. Ci sono alcuni buchi, certo, nelle vicende dell’isola immediatamente dopo il primo contatto con gli europei, ma quelli derivano dal fatto che la popolazione originaria, i rapanui, sia stata decimata dai mercanti di schiavi peruviani a fine Ottocento prima che gli antropologi potessero iniziare a fare delle ricerche un po’ più serie. Continua a leggere

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Chile (7) – Interludio a Santiago

P8190988.jpgA separare il soggiorno nel deserto di Atacama e quello sull’isola di Pasqua abbiamo infilato una mezza giornata a Santiago. Io ero convinto di avere prenotato un albergo dentro all’aeroporto, in realtà scopriamo che si trova a qualche chilometro da lì, in mezzo al niente.
È uno di quegli albergoni di catena che la gente prenota unicamente perché arriva con un aereo tardi o deve ripartire presto il mattino dopo; ci appioppano una stanza con due letti matrimoniali, il secondo dei quali diventa quello per gli zaini (perché è giusto che anche loro possano riposarsi.

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