Diritto al pogrom

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A settembre, scrivevo in un post:

Detta in breve, è assai probabile che il 2017 verrà ricordato come l’anno in cui in Italia è tornato normalissimo dirsi fascista, elogiare il fascismo e sostenere che chi è antifascista è anti-italiano. In cui “lo straniero” (non più “il clandestino”) è tornato a essere il bersaglio di tutto l’arco parlamentare, finalmente appiattito sulle posizione dei fascisti di Casa Pound e Forza Nuova. Quando il partito che dovrebbe (…) rappresentare la sinistra è capitanato da uno che tira fuori “aiutiamoli a casa loro” (scusate, “aiutiamoli davvero“, perché lo storytelling è importante) capisci che è finita.

Il 2018, per mano di un nazista di Tolentino (una roba che sembra uscita dal periodo cannibale di Niccolò Ammaniti), ha deciso di mostrarci il ventre della Bestia.
Luca Traini non vanta una primogenitura nell’idea di andare ad abbattere gli allogeni invasori. Amedeo Mancini ha ucciso un uomo a luglio del 2016 e a maggio del 2017 era già di nuovo a casa sua, per dire.
Anni prima, a dicembre del 2011 Gianluca Casseri, un simpatizzante fiorentino di Casa Pound, già pubblicato da Bompiani in un libro di studi su Tolkien curato da De Turris, uccise a colpi di 357 Magnum Samb Modou e Diop Mor, e ferì gravemente Sougou Mor, Mbenghe Cheike e Mustapha Dieng, prima di spararsi a sua volta. Casseri aveva agito, però, in un paio di ere geologiche fa: Casa Pound fece uscire il rapidissimo comunicato di prammatica “è passato una volta da noi giusto per pisciare” e, salvo alcuni ambienti di fascisti dichiarati nessuno cercò di giustificare il suo attentato razzista. Almeno non a voce a troppo alta.

Luca Traini, invece, ha agito dopo la grande estate del 2017, quando ormai le idee che una volta erano appannaggio dell’estrema destra sono diventate moneta corrente di buona parte degli schieramenti politici.
Così, nonostante nel 2017 fosse stato candidato dalla Lega a Corridonia, Matteo Salvini non ha provato il minimo imbarazzo e, anzi, all’interno di una blanda condanna della violenza ha rivendicato l’accaduto, inquadrandolo come conseguenza dell’immigrazione. Nell’era della morte della vergogna, neppure un tuo militante che a un mese dal voto cerca di fare una strage per motivi razziali e manda sei persone all’ospedale (Festus Omagbon, 32 anni; Wilson Kofis Lui, 21 anni; Jennifer Otioto, 29 anni; Mahmadou Toure, 28 anni; Omar Fadera; Gideon Azeke, 25 anni; più probabilmente un altro paio di persone fuggite perché non in regola con i documenti) basta più a scatenare non dico l’opinione pubblica, ma neppure i tuoi avversari. Continua a leggere

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Tutti gli Universi Paralleli del 2017

Periodicamente, pubblico sul mio Tumblr un post che inizia con “Un universo parallelo in cui…”. L’anno scorso avevo raccolto tutti quelli del 2016, ora tocca a quelli del 2017. Mi sento molto Forattini, anche quest’anno e vorrei ringraziare il M5S che è sempre fonte di grande ispirazione.

Un universo parallelo in cui De Andrè è ancora vivo e rilascia interviste per difendere il suo amico Beppe Grillo.

Un universo parallelo in cui De André non è morto e ha fermato Beppe Grillo con un semplice “Beppe, ma che è ‘sta belinata del blog?”

Un universo parallelo in cui se in un talent show dici “io sono un/a guerriero/a” poi devi fare tutte le puntate con le mutande di peluche come i Manowar nel 1982

Un universo parallelo in cui il sindaco di Roma viene indagato e per prima cosa avvisa Beppe Grillo.
No, aspetta…

Un universo parallelo (?) in cui tutti gli eletti in un movimento politico devono sottoscrivere una polizza sulla vita a favore dei leader e se tradiscono vengono uccisi facendolo sembrare un incidente

Un universo parallelo in cui dieci anni dopo che Licia Colò ha liberato a Ostia dei granchi vivi trovati al Carrefour i kaiju attaccano Roma.

Un universo parallelo in cui la gente va su Facebook sperando di trovare simpatiche variazioni su “mai una gioia”

Un universo parallelo in cui una legge illuminata impedisce agli studiosi di avere più di una pubblicazione per ciascun anno solare, semplificando la vita a noi che dobbiamo compilare bibliografie

Un universo parallelo in cui la flat tax serve per attirare stranieri ricchi da rapire a scopo estorsione.

 

Un universo parallelo in cui la gente sfina con Photoshop le foto di Claudia Cardinale venten… ah, no.
Niente

Un universo parallelo in cui la foto di Salvini con la maglia di Trump di fianco al manifesto con il capo indiano è un fotomontaggio.
Un universo parallelo in cui le malattie hanno acquisito una coscienza e manipolano gli esseri umani perché si oppongano ai vaccini

Un universo parallelo in cui ogni settimana in Italia si sorteggia una persona e la si mette in carcere fino a che non dimostra di non avere mai fatto nulla per meritarselo. Con diretta sul sito del Fatto Quotidiano e pungenti corsivi di Travaglio

 

Un universo parallelo in cui un ultranovantenne Claudio Villa è il reuccio di Facebook, alla faccia di Gianni Morandi

 

Un universo parallelo in cui la Spagna concede l’indipendenza alla Catalogna ma si riannette la Lombardia

 

Un universo parallelo in cui tutti alla corte di Eternia sanno benissimo che He-Man è il principe Adam ma non dicono niente perché lo psicologo dice che se lui sta bene così è meglio continuare ad assecondarlo.

 

Un universo parallelo in cui un viaggiatore del tempo arriva a Greccio e spiega a quel tale, Francesco, le nefaste conseguenze sul lungo periodo della rappresentazione della Natività che sta allestendo.

Un universo parallelo in cui quando nasci in Italia da genitori italiani non acquisci la cittadinanza automaticamente ma la conquisti solo attraversando a piedi, armato solo di un gladio con il quale difenderti dai mutanti creati dagli esperimenti nucleari, il tunnel tra il Gran Sasso e il CERN

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Chernobyl – un giorno nella Zona

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Mi sono addormentato, sul piccolo bus, guardando un documentario sull’incidente.
Non ricordo bene a che punto, ma ricordo un testimone oculare che raccontava che la luce dell’esplosione, da lontano, era bellissima. Lo diceva con una specie di strana ammirazione colpevole: sapeva che stava parlando di un disastro, ma non poteva negare che la luce smeraldo che si era accesa nel cielo della notte era stata stupefacente.

Quando mi sono svegliato, eravamo in vista del posto di blocco.

Io non ci volevo andare, a Chernobyl. Anzi, per essere precisi, nella zona di esclusione di Chernobyl, un’area di trenta chilometri di raggio attorno al reattore 4 della centrale nucleare, saltato in aria per un errore umano la notte del 26 aprile 1986. La prima volta che Lucilla mi ha detto “già che per la fine dell’anno andiamo a Kiev dobbiamo andare a Chernobyl” ho provato un senso di fastidio: mi sembrava una cosa da stupidi turisti del macabro. Probabilmente il fastidio era anche un meccanismo di difesa per non ammettere un’altra cosa: che l’idea mi faceva paura. Pura e semplice paura.

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Ognissanti – un inedito di Carlo Cane

È buio. Il lampione di questo vicolo non funziona mai, perché il Comune è discreto e non vuole disturbare quelli che pisciano nell’angolo. Di solito evito di passare di qui, perché non ho del…

Sorgente: Ognissanti – un inedito di Carlo Cane | Dorso di carta

 

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Perdersi a Roma con Mercurio Loi

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Disegni di Sergio Gerasi

Mercurio Loi, serie a fumetti pubblicata da Sergio Bonelli Editore e scritta da Alessandro Bilotta, a prima vista potrebbe sembrare semplicemente una rilettura di Sherlock Holmes con un’ambientazione un po’ particolare, come la Roma papalina degli anni venti dell’Ottocento. Il protagonista è un professore universitario, di mente acutissima, che si diletta nel vagare per Roma e nel risolvere enigmi.
In realtà, la somiglianza è solo superficiale, perché la Roma di Bilotta è un palcoscenico quasi surreale, attraversato da una vena di follia che sembra coinvolgere tutti, e le “investigazioni” di Mercurio Loi lo portano spesso a confrontarsi non con la logica ma con l’imponderabile, l’imprevedibile, il simbolico. Piuttosto, la serie sembra a volte quasi una bizzarra rilettura delle avventure di Batman, ma più quelle televisive che quelle, più cupe, cinematografiche. Di tanto in tanto, Mercurio e il suo assistente discutono di qualche mistero mentre sono impegnati in disinvolte scazzottate con improbabili bande criminali, come quella dei fiorai. Per non dire del quinto numero della serie regolare (il personaggio ha esordito con un “numero zero” nella collana Le Storie, poi ristampato in volume di grande formato), “L’infelice”, nel quale l’antagonista è un Joker al contrario, i cui articolati piani hanno lo scopo di condurre la vittima, appunto all’infelicità.
Bilotta, che è uno degli autori più efficaci al momento in forza alla Bonelli, se non il più efficace in assoluto (la sua serie parallela portata avanti sugli speciali annuali di Dylan Dog, con l’Indagatore dell’Incubo invecchiato in un mondo di zombi, è la cosa migliore sull’Old Boy uscita da parecchio tempo), serve il tutto con una scrittura fumettistica che sta diventando di numero in numero sempre più disinvolta e sempre più lontana dagli “standard” a cui uno pensa quando pensa a casa Bonelli. In questo, Mercurio Loi non colma tanto il vuoto lasciato da una serie come Volto Nascosto (romanzo storico-avventuroso a cavallo tra Roma e le colonie africane di fine Ottocento) ma quello dei personaggi di Carlo Ambrosini, Napoleone e poi Dix, che nascondevano sotto a una struttura investigativa un approccio molto più riflessivo ed esistenziale.
Anche le copertine acquarellate di Emanuele Fior (autore di suggestivi volumi come Cinquemila chilometri al secondo) sono parecchio lontane dalla tradizione bonelliana – che pure conosce e ha conosciuto le sue eccezioni – e indicative della volontà di fare altro.

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Copertina di Emanuele Fior

Tutto questo esplode nel numero di novembre 2017, A passeggio per Roma, che recupera una forma narrativa che su un albo Bonelli non ricordo di avere mai letto: la storia a bivi. Di storie a bivi avevo parlato in occasione della morte di Bruno Concina, che aveva portato il concetto sulle pagine di Topolino, e faccio prima a citare da lì:

La prima storia a bivi è del 1985, lo stesso anno della pubblicazione in Italia dei libri-game di Lupo Solitario di Joe Dever, ma la coincidenza temporale è, appunto, solo una coincidenza.
I libri-game di Dever sono, in sintesi, il tentativo di rendere giocabili in solitario le tipiche avventure del gioco di ruolo: il lettore-giocatore si muove all’interno di un’impalcatura narrativa ben definita, esplora un mondo di cui vede solo quello che le sue scelte gli permettono di vedere. Ci sono diversi finali che sono però solo differenti gradi di successo.
Concina invece non era giocatore e le storie a bivi sono qualcosa di più radicale, dal punto di vista testuale: le scelte del lettore non esplorano un mondo prefissato bensì danno vita a storie differenti. Credi che i rumori al piano di sopra siano opera di u fantasma? Ecco, c’è il fantasma (oppure non c’è). Ti è piaciuto questo finale? No? Ok, torna indietro e fai un’altra scelta. Visto? Il fantasma non c’è (oppure c’è).
Le storie a bivi erano un modo per fare esplodere una storia con la collaborazione del lettore, un’applicazione pratica e ludica delle teorie testuali che avrei trovato un giorno spiegate nel Lector in Fabula di Eco.

Bilotta, accompagnato ai disegni da Sergio Ponchione, con i colori di Nicola Righi, fa un ulteriore passo meta-testuale e gioca sia con le aspettative del lettore di storie a bivi sia con quelle del lettore di libri-game, usando il meccanismo per amplificare la potenza di una storia che parla sì di scelte ma anche di ineluttabilità. A un certo punto, al lettore è consentito di soddisfare i desideri del personaggio e farlo entrare in un loop che lo estranea da ciò che stava inseguendo. Alla fine della lettura si capirà che quel loop è ancora più agrodolce di quanto già non sembri. Un’altra particolarità è che la storia può anche essere letta in sequenza, ignorando i bivi (o meglio optando sempre per la scelta che porta alla pagina successiva); solo in questo modo è possibile avere un quadro completo della storia e chiarirsi certi passaggi.
Una storia fatta per essere letta, o meglio percorsa più volte, smontandola e rimontandola, che ha al suo centro il tema del doppio, della scelta, dell’essere intrappolati in un cerchio. Esattamente quello che succede al lettore, che è chiamato a diventare Mercurio.
Fino alla fine.
In tutti i sensi.

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I lettori di fumetti sono quasi tutti, segretamente, dei direttori vendite e passano un sacco di tempo a ipotizzare quanto venda una serie e quanto potrà durare.
Per le cose che mi piacciono molto, non faccio eccezione neanche io: anche se non ho idea di quanto venda Mercurio Loi, temo che sia il genere di prodotto che in edicola non venderà mai abbastanza per sopravvivere a lungo. Spero di sbagliarmi e che Bilotta possa continuare a sfornare storie del genere per molti anni a venire.
Intanto, però, la cosa migliore da fare è cercare di convincere più persone possibili a comprare Mercurio Loi, sperando che poi continuino a farlo.

ps: un’altra bella serie di Bilotta era Valter Buio. Poteva sembrare un clone di Dylan Dog (uno psicanalista romano che “cura” i fantasmi essendo l’unico a poterli vedere) e invece si è immediatamente dimostrata qualcosa di diverso e molto più personale. Uscita in dodici albi, è stata di recente ristampata su quattro volumi da libreria.

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Zappe, spade e ragazzi morti

È vero che per le cose legate alla scrittura ho un blog a parte, Dorso di Carta, ma è anche vero che un aggiornamento anche qui male non fa.

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Cajelli, De Feo, Fantoni, Gonnella, Hoffmann, Lanzoni, Leonardi, Mala Spina, Mana, Mazza, Nerdheim, Vicenzi. Questa la lista dei rinnegati che hanno dato vita a “Zappa e Spada”, la prima antologia al mondo di racconti Spaghetti Fantasy! Ecco la fantasia eroica all’italiana, quella con pochi soldi per gli effetti speciali, ambientata in una contrada fantastica popolata da furfanti e villani, avventurieri senz’arte né parte e paladini male in arnese, fratacchioni e fattucchiere… insomma: braccia rubate all’agricoltura, e restituite al campo di battaglia. Perché quando l’uomo con la zappa incontra l’uomo con la spada… nasce lo SPAGHETTI FANTASY!

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Canadà (4) – Quebec! (1 di 2)

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Una foto di una foto dell’hotel più fotografato al mondo secondo la Lonely Planet (che però è reticente sulle altre posizioni della classifica degli hotel più fotografati al mondo)

Fedeli alla linea (del bus), anche per spostarci da Montreal a Quebec la nostra scelta è ricaduta sul torpedone.
Ma prima di arrivarci c’è da passare lo scoglio della colazione.
In una recensione su Tripadvisor dell’Hotel Elegant si legge:

La stanza dove viene servita la colazione sembra un sottoscala con pochi posti a sedere e la qualità della colazione servita è quasi imbarazzante.

Ed è esattamente così. La colazione è servita in una stanzetta di due metri per tre con 7-8 posti a sedere. Ti puoi servire di un’enorme brioche stantia da una scatola di plastica, versare una tazza di caffè e poi… uhm… potresti sederti? No, perché non c’è posto. Allora che fai?
Non lo so, io ho preso il mio vassoietto e sono andato a mangiare sul divano all’ingresso (per fortuna che Lucilla non ha preso niente, altrimenti avremmo dovuto fare a turno perché in due non avremmo avuto dove appoggiare i vassoi), davanti alla reception, nell’indifferenza del portiere. Quindi suppongo si potesse fare. O che comunque non gliene fregava un cazzo a nessuno. Come di tutto il resto che riguarda quell’albergo.

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La tipica architettura nord-americana

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