La Banda delle Bende

MUSICA!

Nella vita ho sempre immaginato che prima o poi in libreria ci sarebbero stati dei libri scritti interamente da me.
Quello che non avevo programmato è che sarebbero stati dei libri di narrativa “per ragazzi”. Per giunta, illustrati (da Roberto Lauciello – anche lui genovese e questa è una bella combinazione).
Ma, si sa, la vita è quello che ti succede mentre tu fai dei progetti, quindi eccoli qua, da oggi 18 aprile sono ufficialmente in distribuzione i (primi) 4 titoli della collana di narrativa della Banda delle Bende, per i tipi di Franco Cosimo Panini Editore – il che vuol dire che io e Altan, per dire, abbiamo lo stesso editore.

La Banda delle Bende è un gruppo di quattro (più uno) personaggi nati per accompagnare il lettore in una collana di divulgazione realizzata in collaborazione con il Museo Egizio di Torino, all’interno della quale erano presente scenette interpretate da Kha e Merit (ispirati a due mummie del Museo), la loro gatta Miu e i due giovani Schiapp (da Ernesto Schiaparelli) e Cody (se non ricordo male, da Erminia Caudana, restauratrice del Museo).

Cose così (i disegni sono di Roberto Lauciello)

Quando ho saputo che c’era l’intenzione di provare a fare della narrativa con quegli stessi personaggi, ho buttato giù quattro soggetti. Sono stati approvati e a quel punto mi sono reso conto che avrei davvero dovuto sfornare in tempi abbastanza brevi quattro storie per un pubblico per il quale non avevo mai scritto in vita mia.
Le cose per fortuna sono andate molto meno peggio del previsto: tra i buffi incidenti di percorso, ho dovuto fondere insieme due soggetti perché da soli non avrebbero retto la lunghezza richiesta, trovandomi a dovere inventare da zero una storia al volo. Ho tirato gli Story cubes e mi hanno dato una buona idea, che è diventato il quarto titolo della collana.
Ma di cosa parlano, queste storie?
In sintesi, di quattro improbabili eroi (più uno) che si trovano invischiati in avventure incredibili che coinvolgono – a vario titolo – la mitologia egizia. Non sono strettamente storie didattiche, ma gli elementi egizi che contengono hanno ricevuto la supervisione dal Museo Egizio stesso; e in ogni caso, da buon fan di Martin Mystère ho chiesto che in fondo ci fossero delle pagine in cui si potessero spiegare le differenze tra quello che viene raccontato nelle storie e la vera mitologia egizia. Le storie iniziano tutte in un museo senza nome che non è il Museo Egizio, ma un po’ gli assomiglia.
Mentre scrivevo, il mio ideale era un modello Carl Barks / Duck Tales: avventure buffe in posti esotici, adatte ai bambini (l’età consigliata è 9+) ma in cui anche lettori più navigati possano trovare qualcosa di divertente.

I quattro titoli (e le relative sinossi, più qualche retroscena) sono questi:

Illustrazione di Roberto Lauciello

Nella terra della notte
La gattina Miu è scomparsa! L’unico indizio è un misterioso buco luminoso che si è aperto in uno dei luoghi più magici del museo. Quando la Banda delle Bende lo attraversa ha inizio un’avventura tra dèi, sfingi parlanti, uccelli dalla testa umana e fiumi impetuosi, fino a una minacciosa caverna… Non sarà certo una barzelletta (o forse sì?), sfuggire alla terra della notte!

È la prima storia che ho scritto (in realtà come sceneggiatura a fumetti di 16 pagine) e quella più rigorosamente egizia, nella quale ho adattato il mito del viaggio notturno di Ra che, con le sue prove, forniva già una struttura narrativa pronta all’uso. Il finale – con un crossover mitologico molto ardito – è un omaggio a certe storie con Zio Paperone, Paperino e Paperoga. La barzelletta che racconta Kha è la prima che mi abbiano mai raccontato.

Illustrazione di Roberto Lauciello

Un visitatore sgradito

Mummie che terrorizzano i visitatori, statuette egizie che si animano, macchine dʼepoca che ingoiano ignari passanti… Solo la Banda delle Bende può trovare il colpevole di una lunga serie di eventi misteriosi che sconvolgono la vita del museo, ma questo sarà solo l’inizio di un’avventura che porterà i nostri eroi sulle tracce di qualcosa di ben peggiore di un visitatore sgradito!

È un’avventura che si svolge quasi tutta all’interno del Museo, dove sono riuscito a infilare ben due delle mie divinità egizie preferite (Bes e Sekhmet). Oltre a nominare Carlo Cane, il mio indagatore dell’incubo, e inserirci un microracconto da toni weird raccontato a più voci (e se siete vecchi giocatori di ruolo, vi renderete conto che un personaggio ha passato un test di biblioteconomia) . Fa il suo esordio narrativo il direttore del Museo, che è un personaggio che mi diverte tanto scrivere. Il finale richiama un recente discusso evento del museo.

Illustrazione di Roberto Lauciello

La minaccia strisciante

La Banda delle Bende va in televisione! Invitato a una trasmissione sui misteri della storia, Kha si trova invischiato in una ragnatela di incredibili panzane sulla storia dell’Antico Egitto. Ma davvero tutto è come sembra o è solo un inganno per trascinare tutti in una nuova avventura, che li costringerà a confrontarsi nuovamente con una minaccia strisciante!

Questa è strutturata un po’ come un’avventura di Dungeons&Dragons, con un dungeon pieno di nemici e prove di astuzia e intelligenza. Metà buona della storia l’ho scritta in traghetto tra la Sardegna e Civitavecchia, disperato perché mi ero reso conto di avere chiuso la storia con svariate (SVARIATE) cartelle di anticipo. Nella prima versione c’era un evidentissimo omaggio al primo film di Conan che è stato ammorbidito in fase di editing. Però è rimasto il dialogo a pagina 121, che insieme al disegno sottostante ha un tasso di epicità davvero fuori scala (modestamente).

Illustrazione di Roberto Lauciello

Mummie nello spazio

Chi potrebbe mai rapire una mummia egizia? Alieni che assomigliano a grandi api, ovviamente, che trasportano Kha sul proprio pianeta perché lavori per loro. Ma la Banda delle Bende non si perde d’animo e troverà il modo di raggiungerlo, in un’avventura tra alieni di tutte le taglie, intrighi e un po’ di dolcezza. Come se la caveranno, le mummie nello spazio?

Oh boy. Questa è la storia nata da un lancio fortunato di dadi con alieni e api, che mi ha permesso non solo di scrivere un planetary romance in piena regola ma pure di scrivere “Tschai” in un libro. Delle quattro, è la storia meno egizia del lotto, ma è anche un test per vedere se i personaggi possono uscire dalla loro comfort zone e adattarsi ad altri ambienti senza snaturarsi. Per la copertina avevo proposto di citare i Gamma Ray.

Tutti i titoli possono vantare le splendide illustrazione di Roberto Lauciello, che ha creato graficamente i personaggi, in un’elegante monocromia sfumata che non fa rimpiangere la quadricromia.

(SPOILER!) Disegno di Roberto Lauciello

I primi quattro libri della collana (dico primi perché ho già consegnato le prime stesure dei quattro della “seconda stagione”) sono acquistabili in libreria, su amazon, su ibs, ma anche dallo shop online del Museo Egizio o dal sito dell’editore.
La Banda delle Bende ha un suo sito, dove si trovano il meraviglioso trailer, le schede dei libri (con il primo capitolo di ciascuno), le descrizioni dei personaggi e pure un piccolo quiz, estratto dal rinomato Rischiathot.

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Tutti amano gli italiani!

Nella narrazione della nostra identità nazionale, noi italiani siamo un po’ schizofrenici. Da un lato rivendichiamo un ruolo fondamentale nell’arte e nella cultura che affonda le radici nell’impero romano e nel rinascimento, dall’altro ci dipingiamo come una specie di comic relief della storia. Siamo quelli che siamo stati colonialisti, ma buoni, che siamo usciti dalle rovine della seconda guerra mondiale rifacendo il Paese più bello che prima con tanta inventiva e simpatia… siamo buffi e simpatici a tutti, con tanto cuore!

Resta sempre un po’ sullo sfondo quel piccolo particolare di quando abbiamo inventato il fascismo e regalato al novecento la ricetta per l’inferno, ma sono dettagli.

Anche ora, nell’attacco dei terroristi nazisti a Christchurch abbiamo lasciato qualche impronta, ma non ce ne preoccuperemo troppo.

Su uno dei caricatori c’era il nome di Luca Traini, ma è solo perché all’esterno non leggono la nostra stampa e non sano che non era un terrorista imbevuto di ideologia xenofoba, ma un povero ragazzo di provincia che ha solo preso troppo a cuore una orribile storia di cronaca nera (per la stessa ignoranza, le guerre tra Venezia e Ottomani vengono prese per uno scontro di civiltà e non per un più prosaico prosecuzione del commercio con altri mezzi)

E in un paesaggio del manifesto dei terroristi c’era un riferimento alle ONG che sono complici dell’immigrazione clandestina che, ça va sans dire, è un complotto per eliminare i bianchi dall’Europa. Si tratta di una convinzione criminogena che giusto la settimana scorsa Bonafede ha ricordato che è stata espressa da Luigi Di Maio per primo, e non dalla Lega.

Anche questo, però, ci scivolerà addosso, come ci scivola addosso il nostro passato di colonialisti che comprano bambine come “spose” perché “là si usa così”, come andiamo in giro a dire che in fondo Mussolini era ok fino a che non si è fatto traviare da Hitler, ecc. ecc.

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Chi è il ministro Fontana?

La mia cresima, se non ricordo male in seconda media, fu un evento curioso per un paio di fattori. Il primo è che ero di almeno una testa più alto del mio padrino, che con la mano sulla mia spalla sembrava un po’ appeso, e di due più alto del minuscolo sostituto del vescovo, che per ungermi la fronte fu costretto a salire almeno un paio di gradini del presbiterio.
Il secondo è che ho rischiato di essere, credo, l’unica persona nella storia di Santa Romana Chiesa, a essere bocciato alla Cresima. Un paio di settimane prima dell’evento, la suora che ci faceva catechismo ci aveva portati nella cappella della parrocchia e ci aveva fatto recitare uno per uno l’Ave Maria. Io ero verso il fondo della fila e, mentre i miei compagni cantilenavano la preghiera senza problemi, mi sono reso conto che non la ricordavo. Ho provato a memorizzare quello che ripetevano, ma i concetti e le parole mi scivolano via dalla testa, si mescolavano… era come aspettare l’esecuzione capitale.
Arrivato il mio momento, ci ho provato. Credo di essere crollato poco dalle parti del seno tuo, facendo cadere sulla cappella uno dei più imbarazzati silenzi della sua storia (e stiamo parlando della parrocchia del Gesù Adolescente, età di grandi silenzi). La suora, una donna di grande affabilità, che secondo mia madre doveva avere fatto il militare nei Carabinieri (“Ma le suore non possono fare il militare” aveva risposto la madre di uno dei miei compagni a questa battuta), mi gelò con lo sguardo, mi disse una roba tipo “forse è meglio se preghi un po’ di più” e passò oltre.
Un paio di giorni dopo fui convocato dal parroco perché la suora non voleva farmi fare la Cresima.
Aveva ragione lei: la mia fede era evaporata da un paio d’anni – se mai c’era davvero stata (non sapeva nemmeno del periodo attorno ai sette anni in cui ero convintissimo dell’esistenza delle divinità classiche e dicevo robe tipo “senti Giove come è arrabbiato!” quando tuonava, con sommo sbigottimento della cattolicissima vicina in pensione – ma che conviveva con una ex collega in una casa con una sola camera da letto – che mi portava a scuola e mi faceva da baby-sitter).
Il parrocco però ci teneva e così mi ha fatto l’esame di riparazione. Credo di essere riuscito a recitare un’Ave Maria corretta e dobbiamo avere chiacchierato un po’ di dottrina (come diceva mia nonna).

Non ricordo di precisione su quali punti mi abbia interrogato, ma sono certo che se avessi detto che “ama il prossimo tuo” significa

quello in tua prossimità. […] Quindi, prima di tutto cerchiamo di far star bene le nostre comunità

sono abbastanza certo che sarebbe dovuta intervenire la suora, con la sua esperienza nei NOCS, per trattenere il parroco.
Questa illuminante lettura del catechismo secondo Matteo Salvini l’ha proposta il ministro della famiglia, Lorenzo Fontana.
Repubblica lo presentava così, all’epoca della sua nomina:

Fa il tifo per Orban e per l’Hellas Verona, la “squadra a forma di svastica” – come cantano gli ultrà pro-Hitler della curva Sud dove il neoministro è presenza fissa da quando era giovane. Oltre a quella per Vladimir Putin ha un’ammirazione politica per il Front National di Marine Le Pen e va fiero di essere stato – da europarlamentare – tra gli artefici dell’ “alleanza storica” tra il partito dell’estrema destra francese e la Lega. Una bella medaglia per uno che, sul tema immigrazione, agita da sempre lo spauracchio della “sostituzione etnica”, che parla di “annacquamento devastante dell’identità del Paese che accoglie”, che come gli imprenditori della paura associa il calo della natalità in Italia al fenomeno migratorio qui inteso come “invasione”, termine mantra dei leghisti e dei neofascisti.

Un articolo su Famiglia Cristiana (oh, l’ironia) invece ne tracciava questo ritratto:

Il Carroccio lo folgorò  sulle  vie del Lungadige. «Ma non era il tipo da usare slogan vuoti  o non meditati”, aggiunge Luigi Macchioni, suo catechista e amico. «Le posizioni di Lorenzo sui migranti erano certo quelle  leghiste del “aiutiamoli a casa loro”, ma cercava di suffragarle con dati e ricerche personali».  Insomma lontano dalle derive razziste di un certo leghismo.

Forse è il caso che faccia un attimo rivedere la rotta e, già che c’è, ripassi un attimo non tanto il catechismo, ma il Nuovo Testamento. Tipo l’episodio del buon samaritano, che lascio spiegare al mio referente – titolato – per le questioni riguardanti la dottrina:

La questione è che Fontana avrebbe pure ragione, se non avesse torto. Ovvero, la regola che gli ebrei seguivano era quella, il prossimo era uno del popolo di Israele, quindi un “prima gli ebrei” ante-litteram, ma Gesù sfonda con un calcio rotante questa idea e propone la parabola del buon SAMARITANO, cioè dello straniero odiato come un nemico, e costringe lo scriba che fa la domanda a Gesù su chi sia “il prossimo”, ad ammetter che il prossimo NON era un “prima gli ebrei”.

Fontana, insomma, è uno di quelli a cui piace un casino il Vangelo ma non si rende manco conto che lui, nel Vangelo, c’è ed è il cattivo.
Che è Satana.

Ps: sinceramente, ma questo lo sa “cattolico” che etimologia ha? Lo sa cosa dice quando pronuncia l’atto di fede? SI POSSONO AVERE DEGLI ADULTI AL GOVERNO, PER FAVORE?

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Processi

A sinistra, Ubaldo Diciotti, da cui la famosa nave

Se il M5S, con la ridicola devoluzione delle proprie responsabilità al proprio elettorato, secondo una visione folle della democrazia diretta (che viene invocata in una questione tecnica, proprio il genere di cose per le quali si eleggono dei rappresentanti che possano dedicarsi all’esercizio della politica) voterà per mandare a processo Matteo Salvini per l’accusa di sequestro di persona ai danni dei naufraghi raccolti dalla nave Diciotti, sicuramente la cosa avrà un impatto politico.
È verosimile che la maggioranza si sfaldi, che si apra una nuova fase, eccetera eccetera. Taglio corto perché per tutta una serie di motivi mi sembra altamente improbabile questo scenario: sono abbastanza certo che l’autorizzazione verrà negata (scrivo mentre la “votazione” sulla piattaforma del Movimento, che sembra appena meno stabile di Splinder nel 2007, è in corso).

Ma, da non sostenitore di questo governo né delle forze che lo compongono, mi sembra che in ogni caso mandare a processo Salvini sarebbe una vittoria semplicemente di principio, con scarse conseguenze reali. Il punto è che non esiste una reale opposizione a questo ordine di cose che sappia proporre una reale visione alternativa sulle tematiche dell’immigrazione.
Anche quando si parla di “porti aperti” si invoca un sacrosanto, legittimo e umano principio di levare la gente in pericolo dal mare. Un principio che è però il minimo sindacale. Dal “porto aperto” si entra comunque in una macchina burocratica che ha lo scopo o di rimandare indietro la gente o, se restano, di lasciarla in una condizione di assoluta sussidiarietà dallo Stato. Magari con il contentino di lavorare gratis per la gioia di qualche amministratore “””di sinistra””” che può cianciare di “integrazione” (cioè lavorare gratis).

C’è davvero qualcuno che esprima una visione che esca radicalmente da questo modello e che suggerisca di fare la cosa più umana ed elementare di tutte, cioè concedere dei visti e fare sì che chi vuole emigrare non debba mettersi nelle mani di organizzazioni criminali? Permettere alle persone di arrivare in Europa con dei soldi per mantenersi, invece di mollarli alle organizzazioni di cui sopra?

Perché fino a che non c’è, possiamo processare (e pure condannare, magari) Salvini, ma non avremo risolto un bel niente – come per altro la storia recente dell’antiberlusconismo dovrebbe averci insegnato.

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Il Movimento e il movimento

Sì, c’entra anche lui

Il movimento No Tav esiste, in varie forme, dalla fine circa degli anni Ottanta circa. In questi trent’anni si è costituito come un’entità incredibilmente attiva e radicata, capace di esprimere un’opposizione al progetto contro cui si batte che non è limitata alla caricatura che ne fanno i detrattori.
Purtroppo, da quando è al governo, il movimento 5 stelle, nel suo dichiararsi “No Tav” non ha fatto altro che dare in pasto ai mass-media esattamente la caricatura “nimby” che tanto va per la maggiore.
Prova ne è Di Maio che in Abruzzo, sparando cifre a caso sul tempo di percorrenza in treno tra Roma e Pescara, dice che una Tav andrebbe invece fatta lì, dimostrando di non avere idea, appunto, delle ragioni No Tav e del loro non essere legate alla sola realtà valsusina.
Un racconto delle ragioni del Movimento No Tav, delle sue origini, di quello che ha prodotto, delle sue prospettive e della sua demonizzazione è stato pubblicato da Wu Ming 1 e si intitola Un viaggio che non promettiamo breve. Da ottobre dello scorso anno, come altri libri di WM, è disponibile per il download gratuito in vari formati.
Certo, è una lettura lunga, ma bisogna farsene una ragione: se un tema è complesso, non si può esaurire a slogan.
Né si può ridurre l’esperienza del Movimento No Tav al tragico dilettantismo (nella migliore delle ipotesi) dei cinque stelle.

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Che cosa rende grande una canzone?

Se avete la curiosità e l’interesse di sapere come sono fatte le canzoni, perché certe soluzioni ritmiche, melodiche, di incisione, funzionano meglio di altre, non potete non conoscere la serie di video di Rick Beato (musicista, insegnante, produttore) che analizza, tracce singole alla mano, canzoni di ogni genere.
Rick sa tutto, sa suonare tutto e non si preoccupa troppo di lavorare solo sul “canone” (tanto che, appunto, il primo episodio è dedicato ai Blink 182 – difficile immaginare che in tre minuti di pop punk radiofonico ci possa essere così tanta cura).

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Vittime

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Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič, Edvard Škerbec.
Con l’avvicinarsi del Giorno del Ricordo, cioè la giornata di commemorazione delle vittime (italiane) delle foibe costruita a tavolino dalla destra per avere un contraltare alla Giornata della Memoria e a tutte quelle sgradevoli immagini di ebrei morti, compresi quelli catturati o traditi dagli italiani, la foto qui sopra tornerà a comparire un po’ ovunque come simbolo dei crimini di guerra commessi ai danni degli italiani.
Da parte, nello specifico, di quei cinque nomi slavi, che corrispondono ad altrettanti carnefici pronti a sparare? Continua a leggere

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