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Canadà (4) – Quebec! (1 di 2)

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Una foto di una foto dell’hotel più fotografato al mondo secondo la Lonely Planet (che però è reticente sulle altre posizioni della classifica degli hotel più fotografati al mondo)

Fedeli alla linea (del bus), anche per spostarci da Montreal a Quebec la nostra scelta è ricaduta sul torpedone.
Ma prima di arrivarci c’è da passare lo scoglio della colazione.
In una recensione su Tripadvisor dell’Hotel Elegant si legge:

La stanza dove viene servita la colazione sembra un sottoscala con pochi posti a sedere e la qualità della colazione servita è quasi imbarazzante.

Ed è esattamente così. La colazione è servita in una stanzetta di due metri per tre con 7-8 posti a sedere. Ti puoi servire di un’enorme brioche stantia da una scatola di plastica, versare una tazza di caffè e poi… uhm… potresti sederti? No, perché non c’è posto. Allora che fai?
Non lo so, io ho preso il mio vassoietto e sono andato a mangiare sul divano all’ingresso (per fortuna che Lucilla non ha preso niente, altrimenti avremmo dovuto fare a turno perché in due non avremmo avuto dove appoggiare i vassoi), davanti alla reception, nell’indifferenza del portiere. Quindi suppongo si potesse fare. O che comunque non gliene fregava un cazzo a nessuno. Come di tutto il resto che riguarda quell’albergo.

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La tipica architettura nord-americana

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Finlandiamo, Ep. 4: Nordkapp

Riassunto delle puntate precedenti: siamo andati in Finlandia, per la precisione a Rovaniemi. La sera prima di arrivare in Norvegia (la nostra destinazione è Capo Nord), scopriamo che la macchina a noleggio non può uscire dalla Finlandia. Per fortuna, un intraprendente finlandese ci mette una pezza. Arriviamo così in Norvegia, dove andiamo a fare due passi nel nulla, prima di venire invitati a tornare indietro. Poi incontriamo degli italiani e ci fingiamo morti come gli opossum.

Ho le prove.

Ho le prove.

Una cosa che dovreste sapere di Nordkapp (in italiano Capo Nord) è questa: non è il punto più settentrionale del continente europeo. Intanto perché in realtà sta su un’isola, che si chiama Magerøya e poi perché in realtà il punto più settentrionale di quest’isola è un altro.
Perché quindi tutti conoscono Capo Nord?
Ci arriviamo. Continua a leggere

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Finlandiamo, Ep. 3: Norwegian Wood

Riassunto delle puntate precedenti: siamo andati in Finlandia, per la precisione a Rovaniemi. La sera prima di arrivare in Norvegia (la nostra destinazione è Capo Nord), scopriamo che la macchina a noleggio non può uscire dalla Finlandia. Per fortuna, un intraprendente finlandese ci mette una pezza.

Varcare la frontiera con la Norvegia non è particolarmente eccitante, in condizioni normali. Schengen è una figata, ma ci ha tolto il brividino delle frontiere. Quando da piccolo andavo in montagna a Bardonecchia con i miei genitori, ricordo l’impressione che mi facevano le guardie francesi alla dogana per entrare in Vallé Étroite. Bisognava fermarsi, tirare fuori i documenti, a volte il tizio in divisa (e armato) guardava dentro la macchina e tu ti ritraevi come fossi stato colpevole di qualcosa. Adesso invece, niente. Persino per prendere l’aereo in Europa tiri fuori la carta di identità meno spesso che per andare allo stadio.
Però le nostre non sono condizioni normali, perché è molto probabile che nel momento in cui usciamo dalla Finlandia stiamo guidando una macchina non assicurata. Quindi ecco che, anche se la frontiera è una linea immaginaria per terra, bandiere che cambiano, cartelli scritti in un’altra lingua e alci disegnate diverse sui cartelli stradali, il brividino lo sentiamo tutto.

L'alce finlandese (questi cartelli vanno letteralmente a ruba e i paesi nordici spendono un sacco di soldi ogni anno per rimpiazzarli)

L’alce finlandese (questi cartelli vanno letteralmente a ruba e i paesi nordici spendono un sacco di soldi ogni anno per rimpiazzarli)

L'alce norvegese

L’alce norvegese.

Non cambia neanche granché il paesaggio: sempre foreste, sempre strada a due sole corsie, che se ti si piazza davanti un camion o un camper è una sofferenza superare perché tra dossi e curve è raro avere una buona visuale della strada. Continua a leggere

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Finlandiamo, Ep. 2: Lapponia (just don’t go to Russia)

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Quando facciamo una vacanza che preveda il noleggio di un’auto all’estero, non ci preoccupiamo di noleggiare anche un navigatore satellitare. Né abbiamo un piano dati sul telefonino per connettersi dall’estero. Troppo semplice.
Invece, Lucilla cerca su google maps i percorsi che dobbiamo fare e li stampa.
Una volta in loco a me (che non guido) tocca il ruolo del navigatore.
La cosa è ovviamente foriera di drammi perché non sempre le indicazioni di Google coincidono perfettamente con quelle che trovi scritte realmente sui cartelli. Per questa ragione, all’avvicinarsi di ogni bivio mi sorge una vaghissima forma di ansia. C’è gente a cui piace rovesciarsi addosso la cera bollente, noi passiamo il tempo così.
Tanto per cominciare bene, lasciato il villaggio di Babbo Natale invece di dare l’indicazione di tornare indietro per prendere la strada verso la nostra nuova tappa, semplicemente faccio andare Lucilla dritta. Per fortuna, sulla stampata del percorso era ancora visibile il percorso alternativo, che era esattamente quello che avevo fatto imboccare per errore. Solo di quei quaranta minuti più lungo. Continua a leggere

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Il Giappone è proprio come lo disegnano, ep. 9: molte grazie, signor robot! Inchinatevi al suo cospetto e chiedete perdono delle vostre malvagità!!

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Ora, come tutti sapete, la cosa più bella di Tokyo è il Gundam a grandezza naturale collocato a Odaiba.
Odaiba è un’isola artificiale che sorge nella baia di Tokyo, dove un tempo sorgevano fortezze che dovevano difendere la città dagli attacchi dal mare (con grande tempismo, costruite dopo che gli americani erano arrivati a bussare da quelle parti con quattro cannoniere al comando dell’ammiraglio Matthew Perry – non Chandler di Friends, l’altro). Continua a leggere

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“Andiamo in Polonia” (4 di 15; “In Italia girano da anni storielle sull’Olocausto”)

Riassunto delle puntate precedenti: da Orio al Serio a Cracovia, dove complici i pierogi ho visioni di tizi vestiti di arancione che arringano le folle.

L’unica foto che ho fatto ad Auschwitz.

Io ad Auschwitz con gli italiani non ci volevo andare, tanto per cominciare.
Però non puoi fare altrimenti, perché a meno che non ci arrivi molto presto o molto tardi la visita puoi farla solo con le guide. E comunque non avrebbe molto senso visitare i campi senza qualcuno che spieghi quello che stai vedendo (Birkenau è per tre quarti una distesa di erba circondata da filo spinato, non è immediato capire che cosa ci sia di interessante) e non ha neanche molto senso spararti ore di visita guidata in inglese quando c’è nella tua lingua.
Se non altro, abbiamo evitato il tour organizzato e ci siamo mossi per i fatti nostri. In fin dei conti arrivare ad Auschwizt-Birkenau non è difficile, tutto quello che devi fare è prendere la corriera per Oswiecim (una ogni mezz’ora) alla stazione dei bus. Continua a leggere

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“Andiamo in Polonia” (1 di 15)

Praticamente fino al giorno della partenza, quando dicevo a qualcuno che andavo in vacanza in Polonia, la risposta era di norma una faccia stupita e la domanda “e a fare che?” in un sacco di varianti, tra cui anche un meraviglioso “ma a voi non piace il mare?”.
In effetti, partire per un giro di due settimane della Polonia il giorno di Ferragosto suona un pochino strano e decisamente fuori dai giri consueti (“una meta poco ortodossa” ha celiato da par suo uno dei pochissimi che hanno subito detto “che bello”) e persino noi due che dovevamo partire un po’ di timore lo avevamo. E se non ci piaceva? E se le tappe intermedie tra Cracovia e Varsavia si rivelavano dei brutti posti? E se dovevamo mangiare solo pierogi e gulash per 15 giorni? (oddio…) E se non trovavamo i treni e i pullman per arrivare in tempo agli alberghi già prenotati? E se…?
No, niente di tutto questo. Quando tra sei mesi avrò finito questo post a puntate, si capirà che (spoiler) la Polonia è un posto molto bello dove trascorrere del tempo. Non fosse altro perché mentre noi la sera uscivamo con il maglioncino gli amici rimasti in Italia morivano di caldo nelle grinfie di anticicloni dai nomi sempre più improbabili, ma anche perché abbiamo visto piazze gigantesche, chiese, castelli, boschi, casette sul canale, barche, palazzi, reticolati, monumenti, gente mediamente gentile, cibo buono, draghi che sputano fuoco in mezzo alla città; abbiamo impastato il pandizenzero, camminato in città risorte dal fuoco e dalle fiamme, calpestato il suolo su cui sono caduti i primi colpi della seconda guerra mondiale e tante altre cose (tipo che ho mangiato sei pierogi, una salsiccia e un mezzo litro di birra a pranzo e poi ho dormito su un prato per due ore filate).
Se avrete la pazienza di seguirmi, cercherò di raccontare come è andata.

La prima scena si svolge al check-in di Orio al Serio. Continua a leggere

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