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Chile – 6 – Atacama (4)

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La cosa migliore dell’ultima escursione nei dintorni di San Pedro di Atacama è questa: si parte alle 8.30 e non nel cuore della notte.
Per giunta, quando arriva il minivan scopriamo che la nostra guida è di nuovo Pablo, con cui ci eravamo trovati un sacco bene e con cui ci fa piacere chiudere il ciclo desertico della vacanza.
Tutto bene-bene, quindi?
Insomma: c’è un po’ di timore perché oggi arriveremo fino a 4.800 metri e il giorno prima Lucilla sopra i 4.000 ha sofferto un po’ e perché l’escursione viene presentata come la più avventurosa tra quelle offerte da Cosmo Andino. Ma soprattutto c’è molto timore quando Pablo ci saluta e ci dice: “Oh, oggi siete quasi tutti italiani!”
“Buona fortuna,” gli rispondo io, ma in realtà è a me che la auguro.
Però, spoiler, per fortuna andrà benissimo perché i compagni di escursione sono:
– la coppia di signori milanesi con figlia con la quale già avevamo fatto un’escursione, assolutamente piacevoli;
– una famiglia con padre olandese, madre torinese e due bambini sabaudo/neederlandesi;
– una coppia trentenne di nuova borghesia borghesia cinese da manuale.

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In primo piano, un’animita abbastanza minuta

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Chile – 5 – Atacama (3)

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Non giriamoci attorno.
Nulla fa più “vacanze” di quei momenti in cui sei a 4.300 metri d’altezza, sono passate da poco le 7 del mattino, fuori ci sono dodici gradi sotto zero e prima di scendere dal minivan la guida sta spiegando che cosa fare se qualcuno viene investito da un getto di acqua rovente (mi pare che l’importante fosse avere abbastanza salsa verde, ma potrei sbagliarmi).
Tutto questo succede quando siamo arrivati alla zona di geyser nota come El Tatio, a un’ottantina di chilometri da San Pedro de Atacama, sulle Ande.
El Tatio (a parte l’articolo, il nome è in lingua atacamena e sembra che significhi qualcosa come “il forno”, oppure “apparire”, ma forse anche “scottatura” o “nonno”) è la zona di geyser più grande di tutto l’emisfero australe, con un’estensione di ben 30 kmq. È anche quella più alta al mondo (insieme a un’altra in Bolivia) e circa l’8% di tutti i geyser conosciuti al mondo si trovano in questa zona. Continua a leggere

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Chile – 3 – Atacama (1)

La prima volta che ho sentito parlare del deserto di Atacama era il 1992, nel secondo incontro tra Dylan Dog e Martin Mystère. La pagina qui sotto contiene una verità (è una delle zone più aride della Terra) che serve a far passare meglio una beffa: il Pisum alatum non esiste, ma è una specie inventata da Guido Nolitta (ovvero Sergio Bonelli) in un episodio di Zagor.

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Cosa c’entra questo con il nostro viaggio? Quasi nulla, però è una bella coincidenza che il numero di pagina sia il 23, perché è il numero preferito di Lucilla, essendo la sua data di nascita.
Nella “divisione” delle zone del viaggio in Cile, il deserto di Atacama era un po’ di pertinenza di Lucilla, nel senso che è stata lei che, dopo che abbiamo prenotato i voli, un giorno mi ha mandato un messaggio con scritto: “Mi dai carta bianca per organizzare le escursioni nel deserto?”.
Lo sventurato rispose (positivamente) e, nel tempo che ci ho messo a rendermi conto che potevo essere stato imprudente, già Lucilla mi chiedeva di confermare il mio peso, il passaporto e i dati dell’assicurazione di viaggio. A quel punto ho preferito non sapere nulla di quello che ci avrebbe aspettato, almeno fino a che non saremmo stati sull’aereo per Calama, da cui poi si arriva a San Pedro de Atacama.
Quando l’ho scoperto, ho immediatamente rimosso l’informazione. Continua a leggere

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Chile – 2 – Valparaiso

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Il 14 agosto mi sono appena svegliato; è abbastanza presto perché abbiamo in programma di andare a prendere il pullman per Valparaiso e dobbiamo muoverci per tempo.
Sono ancora a letto che scorro la timeline di Facebook sull’iPhone e a un certo punto leggo che è crollato un ponte a Genova. “Ma che è ‘sto ponte Morandi?” mi chiedo. Sono nato e cresciuto a Genova ma non avevo mai saputo come si chiamasse il ponte dell’autostrada.
Lo scenario, come si vede dalle foto, è un misto di apocalisse e assurdità: sotto quella pioggia e quel cielo grigio che dovrebbe appartenere più all’inverno in cui mi trovo che non all’estate ligure, i frammenti del ponte crollati nel letto del Polcevera sembrano qualcosa uscito da un film a basso costo, che nasconde i limiti degli effetti speciali dietro alla scarsa visibilità. Continua a leggere

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Canadà (4) – Quebec! (1 di 2)

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Una foto di una foto dell’hotel più fotografato al mondo secondo la Lonely Planet (che però è reticente sulle altre posizioni della classifica degli hotel più fotografati al mondo)

Fedeli alla linea (del bus), anche per spostarci da Montreal a Quebec la nostra scelta è ricaduta sul torpedone.
Ma prima di arrivarci c’è da passare lo scoglio della colazione.
In una recensione su Tripadvisor dell’Hotel Elegant si legge:

La stanza dove viene servita la colazione sembra un sottoscala con pochi posti a sedere e la qualità della colazione servita è quasi imbarazzante.

Ed è esattamente così. La colazione è servita in una stanzetta di due metri per tre con 7-8 posti a sedere. Ti puoi servire di un’enorme brioche stantia da una scatola di plastica, versare una tazza di caffè e poi… uhm… potresti sederti? No, perché non c’è posto. Allora che fai?
Non lo so, io ho preso il mio vassoietto e sono andato a mangiare sul divano all’ingresso (per fortuna che Lucilla non ha preso niente, altrimenti avremmo dovuto fare a turno perché in due non avremmo avuto dove appoggiare i vassoi), davanti alla reception, nell’indifferenza del portiere. Quindi suppongo si potesse fare. O che comunque non gliene fregava un cazzo a nessuno. Come di tutto il resto che riguarda quell’albergo.

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La tipica architettura nord-americana

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Finlandiamo, Ep. 4: Nordkapp

Riassunto delle puntate precedenti: siamo andati in Finlandia, per la precisione a Rovaniemi. La sera prima di arrivare in Norvegia (la nostra destinazione è Capo Nord), scopriamo che la macchina a noleggio non può uscire dalla Finlandia. Per fortuna, un intraprendente finlandese ci mette una pezza. Arriviamo così in Norvegia, dove andiamo a fare due passi nel nulla, prima di venire invitati a tornare indietro. Poi incontriamo degli italiani e ci fingiamo morti come gli opossum.

Ho le prove.

Ho le prove.

Una cosa che dovreste sapere di Nordkapp (in italiano Capo Nord) è questa: non è il punto più settentrionale del continente europeo. Intanto perché in realtà sta su un’isola, che si chiama Magerøya e poi perché in realtà il punto più settentrionale di quest’isola è un altro.
Perché quindi tutti conoscono Capo Nord?
Ci arriviamo. Continua a leggere

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Finlandiamo, Ep. 3: Norwegian Wood

Riassunto delle puntate precedenti: siamo andati in Finlandia, per la precisione a Rovaniemi. La sera prima di arrivare in Norvegia (la nostra destinazione è Capo Nord), scopriamo che la macchina a noleggio non può uscire dalla Finlandia. Per fortuna, un intraprendente finlandese ci mette una pezza.

Varcare la frontiera con la Norvegia non è particolarmente eccitante, in condizioni normali. Schengen è una figata, ma ci ha tolto il brividino delle frontiere. Quando da piccolo andavo in montagna a Bardonecchia con i miei genitori, ricordo l’impressione che mi facevano le guardie francesi alla dogana per entrare in Vallé Étroite. Bisognava fermarsi, tirare fuori i documenti, a volte il tizio in divisa (e armato) guardava dentro la macchina e tu ti ritraevi come fossi stato colpevole di qualcosa. Adesso invece, niente. Persino per prendere l’aereo in Europa tiri fuori la carta di identità meno spesso che per andare allo stadio.
Però le nostre non sono condizioni normali, perché è molto probabile che nel momento in cui usciamo dalla Finlandia stiamo guidando una macchina non assicurata. Quindi ecco che, anche se la frontiera è una linea immaginaria per terra, bandiere che cambiano, cartelli scritti in un’altra lingua e alci disegnate diverse sui cartelli stradali, il brividino lo sentiamo tutto.

L'alce finlandese (questi cartelli vanno letteralmente a ruba e i paesi nordici spendono un sacco di soldi ogni anno per rimpiazzarli)

L’alce finlandese (questi cartelli vanno letteralmente a ruba e i paesi nordici spendono un sacco di soldi ogni anno per rimpiazzarli)

L'alce norvegese

L’alce norvegese.

Non cambia neanche granché il paesaggio: sempre foreste, sempre strada a due sole corsie, che se ti si piazza davanti un camion o un camper è una sofferenza superare perché tra dossi e curve è raro avere una buona visuale della strada. Continua a leggere

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