I colombi dell’inferno, di Robert E. Howard

Illustrazione di Virgil Finlay per Weird Tales

Pigeons from hell è una storia horror uscita nel 1938 su “Weird Tales”, due anni dopo che Robert Ervin Howard si era ucciso sparandosi alla testa dopo aver saputo che la madre non sarebbe mai uscita dal coma. Aveva appena trent’anni e una dozzina d’anni di carriera letteraria alle spalle.
Oggi, in Italia, il nome di Howard è noto soprattutto per il suo personaggio più famoso, Conan di Cimmeria, ma two-gun Bob fu un autore spaventosamente prolifico, che toccò tutti i generi possibili del pulp letterario della sua epoca. La galleria dei suoi protagonisti comprende barbari, cowboy, pugili, marinai, crociati, avventurieri, spadaccini e spadaccine.
Come molti scrittori dell’epoca, Howard era in contatto epistolare con Howard Phillips Lovecraft. Ora, non è che posso stare qua a spiegarvi chi fosse Lovecraft, quindi in sintesi diciamo che HPL è stata una delle cose più eccitanti accadute al nostro immaginario e che anche se non conoscete i suoi lavori vivete in un mondo che ne è stato influenzato. Tra le altre cose, Lovecraft intratteneva una fitta corrispondenza con più o meno chiunque e Howard era uno dei suoi interlocutori più assidui, sulla base di una stima reciproca fortissima e di interessi simili.
In una lettera del 1930, REH scrisse a HPL delle storie che gli raccontava da bambino la vecchia cuoca di famiglia, che era stata schiava prima della guerra di Secessione, benché quasi completamente bianca (“about one sixteenth negro, I should say”). Nella lettera ci sono dei particolari straordinari, come gli schiavi che sono nei campi, sentono una ventata di aria calda e capiscono che la loro padrona è morta perché quando muore una persona malvagia le porte dell’inferno si spalancano per accoglierla ed esce l’aria rovente. E la vecchia padrona era una persona malvagia perché torturava e maltrattava le schiave dalla cui bellezza si sentiva minacciata. E poi c’è una storia tipica del folklore dei neri che parla di uomini che decidono di trascorrere la notte in una casa abbandonata e vengono svegliati da dei rumori provenienti dal piano di sopra, dove dimora qualcosa di orripilante che cambia a seconda delle versioni e che causa la fuga dei terrorizzati malcapitati.
Ecco, è da queste suggestioni che nasce Pigeons from hell, che Stephen King ha definito “una delle più riuscite storie dell’orrore del nostro secolo” e che è generalmente acclamata come una delle migliori storie di Howard. A ragione, perché nella prima parte ci sono un paio di momenti genuinamente spaventosi e la storia che Howard racconta tra le righe è davvero inquietante.
Mentre la leggevo mi domandavo “ma in italiano non è stata tradotta?”.
Sì. L’ultima edizione è in un libro del 1995 della Netwon Compton. Diciassette anni fa.

Un fotogramma della versione televisiva del 1961

Allora ho pensato che visto che di solito i lettori di fantastico in Italia si lamentano sempre perché questo e quello non viene tradotto e visto che avevo tempo e l’idea di affrontare da vicino la scrittura di Howard mi intrigava potevo provare a tradurlo io.
E l’ho fatto. Non sono un traduttore professionista, però mi sembra che il risultato sia accettabile.

Pigeons from hell – I colombi dell’inferno [epub]

Pigeons from hell – I colombi dell’inferno [mobi]

[versione non corretta] Pigeons from hell – I colombi dell’inferno [pdf]

Sia per quanto riguarda la traduzione sia per quanto riguarda gli aspetti tecnici dei file sono più che felice di ricevere critiche, suggerimenti, insulti ecc.

Ogni altra introduzione da parte mia è superflua, quando possiamo lasciare la parola a Boris Karloff:

Buona lettura.

8 commenti

Archiviato in Libri

8 risposte a “I colombi dell’inferno, di Robert E. Howard

  1. Un piccolo aggiornamento: in una settimana il racconto è stato scaricato 43 volte (18 epub, 13 pdf, 12 mobi). Considerato che il post è stato visto 223 volte non è una brutta media.
    Adesso aspetto di vedere se qualcuno lo leggerà :-)

  2. Perche’ non hai usato piccioni? So che in italiano la cosa e’ piu’ complessa, ma in inglese di solito il piccione e’ quello piu’ grosso e la colomba/o (dove) e’ piu’ piccolina. Inoltre, visto che la prima immagine che mi viene in mente pensando al colombo e’ quella del colombo ornamentale o del colombo pavoncello. Piccione mi sembra piu’ adeguato. Poi, gusti personali.
    Ho finito di leggere il racconto originale adesso, piu’ tardi provo la traduzione :)

    • Ci ho rimuginato un po’.
      Se usavo un termine nel titolo dovevo usarlo anche nel testo (non è così automatico che colombi e piccioni siano la stessa cosa, e tecnicamente non è nemmeno correttissimo).
      Ho scelto i piccioni per due motivi:
      1. “piccione” in italiano è connotato molto quotidianamente. Pure troppo. Se titolo “I piccioni dell’inferno” mi viene in mente Fantozzi a venezia coperto di guano – e poi c’è stato chi in italiano ha provato a collegare i piccioni a un’idea di malvagità e non mi sembra abbia ricevuto il plauso dei lettori (i piccioni dall’aria stolida e maligna del Wunderkind). Insomma, “piccione” mi leva di colpo la pineta e mi porta alla fermata dell’autobus.
      Tra l’altro, pure nell’adattamento a fumetti (non quello di Landsale) mi sembra che non si vedano i nostri piccioni cittadini ma uccelli più piccoli – però non ho ancora fatto a tempo a leggermelo bene. “Colombo” secondo me poi, con l’ovvio richiamo alla colomba, richiama la funzione di tramite tra i due mondi – che nel testo originale ovviamente non c’è; però secondo Wikipedia la distinzione di uso tra “pigeon” e “dove” è sempre stata oscillante e vai a sapere cosa intendeva esattamente un texano degli anni ’30.

      2. C’è una motivazione più terra-terra: il racconto in italiano è stato tradotto l’ultima volta con quel titolo. Quindi l’ho adottato perché qualcuno lo cerca su Google ha qualche possibilità in più di trovare me :-)

  3. asd

    – pur non essendo un lettore di Tex il “voi” mi è piaciuto come mi è piaciuto che la traduzione sia stata svecchiata ma senza tradire l’originale
    – non sarebbe possibile mettere i brani del diario di Elizabeth Blassenville in corsivo?
    – ho trovato 2-3 refusi, un “suggeriimenti” nel Colophon, “facendoli socchiudere gli occhi” che per me è un “facendogli” (1° cap.) e altri che non riesco più a trovare (una “E” in inizio di frase invece di una “È”), niente di grosso comunque

  4. Grazie!
    Soprattutto per avere colto il tentativo di “svecchiare”, che poi era un po’ il punto principale del mettersi a ritradurre. Ho finito ieri di leggere “La donna eterna” di Haggard e ho sofferto tantissimo per una traduzione, quella della Newton, che appesantisce tantissimo il testo e la narrazione – che già di per sé non è fluidissima.

    Per i suggerimenti di formattazione e gli errori, mi segno tutto e metto dentro alla prossima revisione!

  5. Grazie mille per l’ottimo lavoro.

  6. Pingback: Colei che canta | buoni presagi

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